SILVESTRO CAMERINI: DALLA GHINOTTA A PIAZZOLA
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Forse molti non lo sanno, ma nella pianura tra Padova e Cittadella esiste un pezzo di Castel Bolognese in quella che fu la dimora del Duca Silvestro Camerini e dei suoi successori a Piazzola sul Brenta, una delle più belle e più grandi ville che il Veneto conserva.
Silvestro Camerini gli anni del "cariolante".
Strano destino quello di Silvestro Camerini,
che si riassume tutto nel motto del suo stemma gentilizio: "Nil difficile
volenti", cioè nulla è difficile, volendolo. Un self made man si direbbe
oggi, e sicuramente se gli Americani ne conoscessero la figura lo additerebbero ad
esempio. Silvestro Camerini nacque il 5 ottobre 1777 da Francesco e Lucia Borghesi a
Castel Bolognese nella casa denominata "Ghinotta", poco più che un
tugurio, posta sulla strada che dal fianco delle mura dei Cappuccini menava a Biancanigo,
ove la famiglia si era ritirata in assoluta povertà in seguito al fallimento del padre,
dovuto a poco felici investimenti finanziari. Rimasto prematuramente orfano del padre
assieme altri sei fratelli, Silvestro, ancora giovanissimo, frequenta le piazze ed i
mercati della Romagna conducendo capi di bestiame per conto terzi. E proprio in questi
ambienti egli fu sensibilizzato agli imponenti lavori idraulici che si andavano compiendo
già da tempo nel ferrarese e nel ravennate per il recupero di terre allagricoltura
con la costruzione di canali consorziali e con il rafforzamento degli argini dei
principali corsi dacqua. Silvestro quindi lasciò la famiglia per trasferirsi nel
ferrarese dove lavorò come manovale nelle opere di riparazione degli argini fluviali, poi
come "carriolante" (1).
Nei primi anni del XIX secolo, Silvestro dimorò nella parrocchia di San Biagio di
Vezzano, in comune di Bondeno, proprio a ridosso dei fiumi Po e Panaro di cui erano in
corso le arginature e nelle vicinanze dei luoghi in cui, a partire dal 1807, sarebbe stato
realizzato il cosiddetto "cavo napoleonico", che collega il Po al Reno. Proprio
in quellanno, verso la fine del mese di luglio, Silvestro sposò con il rito civile
nella casa comunale di Ospitale di Bondeno Eurosia Mantovani (2), ragazza
del luogo di undici anni più giovane, nata nella Parrocchia di San Biagio di Vezzano il 6
settembre 1788 da Nicolò figlio di Girolamo e Teresa Salamoni (3). Il
nome Eurosia era abbastanza comune in quella zona, in quanto la Santa è patrona di
Scortichino, unaltra Parrocchia del Comune di Bondeno. Le nozze religiose furono
celebrate a San Biagio di Vezzano il successivo 1 settembre (4). Il
Parroco tace sullo stato della famiglia Mantovani, ma senza dubbio doveva avere origini
modestissime. Il 3 luglio 1807 Silvestro Camerini ritornò a Castel Bolognese per
comunicare ufficialmente le nozze alla madre, ai sensi dellart. 151 del codice
civile napoleonico, ed al Notaio che ricevette latto dichiarò di essere
"caporale della Commissione delle Acque" (5). Nello stato delle
anime della Parrocchia si San Biagio di Vezzano del 1811 (6) i Camerini
abitano in affitto; Silvestro è segnato come "bracciante" e la famiglia è
composta oltre che da Eurosia, la moglie, dal figlio Giovanni, un servo proveniente dalla
vicina Parrocchia di Salvatonica ed il fratello di Silvestro, Stefano (7)
di 26 anni. La fortuna di Silvestro quindi doveva ancora sorgere (8),
mentre la morte aveva già bussato a quella casa. A San Biagio infatti nacquero i primi
due figli della coppia: il primogenito Giovanni il 10 maggio 1808 (9) ,
il secondogenito Ippolito Maria il 20 marzo 1810 (10); questi però morì
il successivo 13 ottobre e venne seppellito nel medesimo cimitero (11).
Secondo il Lessona, una delle prime commesse dellappaltatore Camerini fu proprio
legata al fiume Panaro presso Bondeno (12).
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Silvestro Camerini a Ferrara linizio e il consolidamento della fortuna.
La famiglia di Silvestro Camerini si
trattenne ancora a San Biagio per qualche anno ma, comunque, dopo il 1815, si trasferì a
Ferrara e probabilmente questo spostamento coincise con linizio della fortuna
economica del futuro Duca. Ancora oggi nella zona di Bondeno si racconta la favola del
"carriolante" che trovò la pentola doro e sarricchì
allinverosimile. È invece più verosimile che il "carriolante" avesse
iniziato a far fruttare il suo spirito diniziativa diventando dapprima
"caporale di compagnia di giornalieri prendendo a governo molti barocci" (13)
ottenendo poi appalti sempre più rilevanti nella costruzione e riparazione di arginature.
Pare non fosse secondo a questi il lucroso commercio della sabbia e della ghiaia, ricavata
dai fiumi nei quali si ponevano le arginature e rivendute ad altissimo prezzo (14).
Probabilmente, proprio la disponibilità di queste materie prime gli permise di concorre
ed ottenere lappalto per le strade dello Stato Pontificio.
Si può certamente stabilire che nel 1818 Silvestro Camerini fosse già a Ferrara, poiché
il 2 gennaio di quellanno chiese ed ottenne dal Gonfaloniere della città il
permesso di porto darmi a difesa della sua persona (15). Ma forse
già nel 1816 egli dimorava in città, in quanto nei registri del Cimitero della Certosa (16)
risultano sepolte due gemelle, figlie di Silvestro Camerini ed Eurosia Mantovani, nate in
quellanno e morte dopo pochi giorni, le quali erano state battezzate Linda e
Carlotta.
Il 17 dicembre 1825 Silvestro Camerini ottenne lappalto generale delle strade
nazionali di tutto lo Stato Pontificio e, per il solo Agro Romano, anche quello per le
strade Provinciali e Comunali a partire dallanno 1826 e fino a tutto lanno
1843 (17). Quellanno tuttavia venne funestato dalla morte
improvvisa, per malattia, dellunico figlio ancora in vita, Giovanni, di appena
diciotto anni, che fu sepolto nel cimitero cittadino della Certosa (18).
Eppure, la sua fortuna cresceva al di qua ed al di là del Po: così scriveva il Marchese
Zappi, amministratore del condominio Bentivoglio (19) nel 1827: "Il
signor Camerini è luomo di fortuna del giorno, gran possidente nella Stato
pontificio quanto nel Regno Lombardo-Veneto, amministratore generale per le strade dello
Stato pontificio, ed oggi in pieno credito" (20). Il 17 ottobre
del medesimo anno, per rogito del notaio Francesco Oltramari di Ferrara, il futuro Duca
acquistò per 60.000 scudi romani il latifondo detto "Diamantina"
(21) dal marchese Luigi Lomellini (22). Si tratta di una
magnifica estensione di terreno con villa in agro di Vigarano Mainarda. Un altro acquisto
importante risale al 3 dicembre 1830 quando il Camerini comprò Palazzo Nappi a Ferrara,
in via degli Angeli (23) "e principiò a rifabbricarlo di nuovo
dun tenero marmo con architettura e disegno di Giovanni Tosi ferrarese"(24).
Lanno dopo la facciata fu terminata ed il timpano venne arricchito da un
bassorilievo dello scultore veneto Marco Casagrande (Treviso 1804-1880) che volle
raffigurare la felicità e la fortuna. Per adornare il palazzo furono fatti venire marmi e
lastre di pietra dai Colli Euganei e insorse col Comune di Ferrara una questione sul
pagamento delle tasse doganali e del dazio (25). Il Palazzo, assieme alla
tenuta di Diamantina, verranno donati con atto notarile del 16 maggio 1866 al nipote
Giovanni, figlio di Cristoforo (26).
Andava consolidandosi il patrimonio di Silvestro Camerini che crebbe nei successivi
cinquantanni attorno a tre interconnessi rami centrali di attività: gli
instancabili acquisti di terreno erano funzionali e giuridicamente necessari
sia alla concessione di pubblici appalti sia allottenimento della gestione di
esattorie e ricevitorie del pubblico erario. Per decenni, laccumulo di patrimoni
fondiari , al di là delle rendite ricavate e dal prestigio sociale che ne derivava, che
non possiamo misurare sulle reali intenzioni di Silvestro, rappresentò il serbatoio di un
vastissimo reticolo di fidejussioni che garantivano in solido il preferenziale rapporto
con le pubbliche autorità. Così, quando il futuro Duca, tra il 1818 ed il 1840 acquistò
i patrimoni di Stienta, in provincia di Rovigo, che fu la prima "Agenzia"
traspadana del Camerini (27), era già ricettore dellErario per la
medesima Provincia ed a loro volta quei terreni sarebbero serviti nel 1832 quale garanzia
per ottenere lassunzione dellesattoria di Piazzola (28)(29).
Contemporaneamente, ma senza mai raggiungere una palese fisionomia in questo campo,
Silvestro Camerini svolse una vasta e differenziata opera finanziaria come accadeva alle
annuali concessioni di credito fatte al Monte di Pietà di Rovigo per coprirne i vuoti di
liquidità (30).
Tra i suoi capitali figuravano anche crediti pubblici con le Amministrazioni di alcuni
Stati italiani e con alcune delle maggiori potenze europee (31), nonché
i proventi ottenuti dallassunzione di forniture militari. Gli utili ricavati furono
prontamente investiti in possessi fondiari ed urbani tanto da accumulare in breve tempo
migliaia di ettari, accorpando sistematicamente proprietà in diverse province venete. In
particolare nel 1852 il Camerini acquisì dai Correr - Giovannelli il possedimento di
Piazzola sul Brenta, già appartenuto ai Contarini. Esso comprendeva la villa, in grave
stato di abbandono e destinata dal nuovo proprietario ad "immenso granaio" (32),
ed un vasto latifondo di 5.000 ha, il vero oggetto di interesse del futuro Duca. Il
patrimonio fondiario veniva offerto in fideiussione al governo di Vienna (33)
per ottenere lappalto delle esattorie e ricevitorie in molte città e centri minori
del Veneto. Tra i suoi più grossi appalti durante il dominio austriaco figuravano le
concessioni esattoriali della Ricevitori Provinciale del Polesine di Rovigo, delle
Esattorie per i distretti e Comuni di Rovigo, Lendinara, Occhiobello, Massa e Crespino,
delle Esattorie del Comune di Padova, Venezia e Treviso, della Ricevitoria Provinciale di
Padova, dellesercizio di controllore presso la Cassa di Finanza di Padova (34).
Da queste, oltre agli utili (35), il Camerini ricavò la possibilità di
un esclusivo controllo sul mercato fondiario, il che gli permetteva di intervenire
tempestivamente per acquistare terre svendute alle aste da inadempienti alle tasse
prediali e consorziali. Le esattorie poi si costituirono come punto di partenza per
lapertura di crediti, a cui trovarono più facile accesso rispetto alle banche,
anche molti Comuni quasi una Cassa Depositi e Prestiti ante litteram. La
terra quindi come mezzo per ottenere liquidità: era questo il progetto del Camerini che
investì poco nel miglioramento dei suoli e delle tecniche di produzione in quanto
lobiettivo era accumulare vaste estensioni per effettuare investimenti molto più
redditizi nelle esattorie. Così limmenso patrimonio fondiario, diretto da
unAgenzia, era condotto, a giudizio di alcuni, secondo unottica da
"finanziere senza scrupoli" (36), attraverso lenfiteusi,
utilizzata non a caso nelle terre in via di bonifica, la conduzione diretta e gli affitti,
praticati sui fondi migliori (37). Tuttavia, sui terreni in affitto il
Camerini effettuava un controllo minuzioso e severissimo sullandamento produttivo,
non interessandosi tanto alla conduzione, quanto ad elevare la produzione (38)
anticipando in questo il pronipote Paolo.
Anche nella natia Romagna Silvestro Camerini, pur non avendo interessi economici o
finanziari amò investire nellacquisto di terreni, in particolare nel territorio di
Lugo tra San Lorenzo, Voltana e Belricetto.
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Silvestro Camerini a Ferrara il cursus honorum e le prime beneficenze.
Alla immensa fortuna di Silvestro Camerini
cominciarono ad interessarsi sia il Vescovo di Ferrara, sia quello di Imola che, al tempo,
era il cardinale Giovanni Maria Mastai-Ferretti, poi papa Pio IX, che gli stessi Pontefici
Leone XII e Gregorio XVI. Riferisce don Tommaso Gamberini, Arciprete di Castel Bolognese
che "Essendo dunque questuomo straricco, e senza figli, ed avendo
lanimo ben informato a Religione largiva ovunque i doni della Provvidenza in oggetto
di culto, ed a sollievo de poveri, e la Provvidenza lassisteva sì che sempre
più arricchiva." (39).
Tra le prime elargizioni figura un importante contributo elargito
nel 1823 per il restauro della Basilica di San Paolo fuori le Mura a Roma, distrutta da un
incendio (40). Indi vengono segnalati da un
documento pontificio (41) le seguenti opere a
Ferrara: ampliamento e restauro del Convento dei Domenicani, oggi Uffici Comunali di Via
Spadari; ampliamento e restauro della Casa delle Orfanelle di San Giovanni Battista su
Corso Porta a Mare; ampliamento e restauro della chiesa di Santo Spirito e del Convento
degli Osservanti in via Montebello, ampliamento e restauro della Chiesa del Gesù dei
Padri Gesuiti in Via Borgo dei Leoni (Tribunale); restauro ed ampliamento della chiesa di
Santa Lucia per le Terziarie Domenicane; benefici alla Chiesa dei Cappuccini dedicata a
San Maurelio e posta in Corso Rossetti; contributi per il restauro della Chiesa di
SantAntonio Vecchio in Via del Saraceno e per la chiesa del Monastero delle
Clarisse, cioè la Chiesa del Corpus Domini posta in Via Pergolato, famosa per accogliere
sepolcri della fa miglia dEste, tra i quali quello di Lucrezia Borgia. Per due volte
vi fu un intervento finanziario del Camerini a favore della Casa di Ricovero oggi Casa di
Riposo di Ferrara, posta fra le vie Ripagrande, Piangipane e Corso Porta Reno. Si
enumerano infine elargizioni ai Padri Camilliani, ministri degli infermi, di Ferrara e di
Comacchio.
Seppur non dirette alla città di Ferrara, sono registrati pure un contributo al Vescovo
Armeno di Venezia per una chiesa da erigersi a Costantinopoli; una fondazione presso i
Padri Domenicani di Venezia per il mantenimento totale di due novizi per due anni; vari
benefici alle Case di Ricovero di Lendinara e di Este.
Pur non essendo un intervento in denaro, non è sottovalutare lintervento da lui
svolto in occasione delle grandi alluvioni del Reno nelle campagne di Ferrara e Bologna
avvenute nel 1844 ove "accorse mettendo a disposizione tutta le sua perizia
tecnica" (42).
Occorse però lelevazione al Soglio Pontificio del Vescovo di Imola Giovanni Maria
Mastai-Ferretti ed un severo monito a lui diretto perché Camerini cominciasse a
ricordarsi della sua terra natale: Castel Bolognese. Riferisce don Tommaso Gamberini che "avvenne
finalmente nel 1846 la fausta Esaltazione al Pontificato nella Persona dellEcc.mo
Cardinale Gian Maria Mastai-Ferretti Vescovo Nostro col Nome immortale di Pio IX, il quale
nella sua grandezza non si dimenticò di Castel Bolognese, imperciocchè poche settimane
dopo la sua elezione, presentatosi lEcc.mo Cardinale Gadolini Arcivescovo di Ferrara
per licenziarsi a far ritorno alla sua Diocesi, il Papa gli disse "Date la mia
Benedizione, e portate questa Croce (ed era la croce di Commendatore Cavaliere) al Sig.
Camerini, ma ditegli che si ricordi di Castel Bolognese, quando no lo scavaliero" (43). Nacque così, nel 1846 con la dote di 300 scudi la Beneficenza Camerini
Artigianelli (44) a favore di poveri fanciulli, e
fanciulle, che si applicassero ad un mestiere. Nel novembre di quel medesimo anno don
Tommaso Gamberini si recò, unitamente alla Amministrazione Comunale di Castel Bolognese a
Ferrara per ringraziarlo e fu in quella occasione che i due si conobbero di persona per la
prima volta, serrando una corrispondenza di amicizia e di stima reciproca che durerà fino
alla morte del Duca. Dieci anni dopo, fu il Camerini, spontaneamente, ad istituire la
seconda beneficenza a favore dei malati cronici poveri. Così racconta don Gamberini:
"Erano già trascorsi dieci anni che il Camerini già insignito dal S. Padre del
titolo di Conte, e creato Gonfaloniere di Ferrara pagava gli annui Sc. 300 per la
Beneficenza Artigianelli, quando nel 1856 spontaneamente scrisse allEcc.mo Baluffi
esternando la sua determinazione di volere assicurare con Atto Pubblico lannuale
rendita dè 300 scudi non solo, ma in pari tempo dinstituire unaltra
Beneficenza perpetua a favore dei poveri Cronici del Comune di Castel Bolognese." (45)
Di pari passo crescevano i titoli e gli onori attribuiti dai Pontefici al generoso
benefattore: l11 giugno 1843 papa Gregorio XVI lo insignì Cavaliere
dellordine di San Gregorio Magno (46); il 2 marzo 1846 il medesimo
Papa gli conferì il titolo Cavaliere anche dellOrdine di San Silvestro Papa (47);
il 3 luglio 1846, ricevette il Breve di Pio IX che lo nominò Cavaliere e Commendatore
dellOrdine di San Gregorio Magno (48) ed infine il 9 febbraio 1855
Pio IX emanò un secondo Breve ove ottenne il titolo di Conte (49).
Silvestro Camerini fu Gonfaloniere di Ferrara dal dicembre 1854 al luglio 1857 e "benemerito
cittadino Ferrarese" (50).
Proprio nel 1857, in occasione della visita in Romagna di papa Pio IX, il Conte Silvestro
Camerini incontrò il Pontefice a Castel Bolognese. Il Papa, proveniente da Fognano varcò
il Senio nelle prime ore del pomeriggio di sabato 6 giugno 1857, vigilia della Solennità
della Santissima Trinità Una curiosa coincidenza avveniva in quella giornata: sabato 6
giugno 1846, sempre vigilia della SS.ma Trinità, allincirca alla stessa ora, il
Cardinale Mastai Ferretti, allora Vescovo di Imola, diretto a Roma per il conclave dal
quale uscì eletto Papa, passò per Castel Bolognese, fermandosi dalle Monache Domenicane.
Ben tre archi di trionfo erano stati innalzati per loccasione dalla Comunità: uno
alla porta del Molino, il secondo alla porta del Mercato, il terzo allingresso del
Monastero delle Domenicane; un quarto a spese dei Comuni del Mandamento fu approntato
allinizio del Borgo San Carlo nei pressi della chiesa di San Sebastiano ed esponeva,
assieme alle insegne gentilizie del Pontefice, gli stemmi comunali di Castel Bolognese,
Riolo, Solarolo e Bagnara (51). Don Tommaso Gamberini racconta che,
saputo che il Camerini si trovava a Imola, accompagnato dalla Consorte, in attesa del
passaggio del Pontefice, "fui sollecito di portarmi in Imola col Magistrato a
pregarlo di venire a Castel Bolognese, ove il Santo Padre si doveva fermare, e diffatti la
sera stessa dei 5 Giugno venne con noi, e fù ospitato in Casa di questo Sig. Marchese
Zacchia Rondinini usandogli tutti i dovuti riguardi, e qui si trattenne tutto il giorno 6
girando pel Paese colle ovazioni di tutta la popolazione, ed il dopo pranzo
allarrivo del Papa, che si fermò alle Monache Domenicane, fù presentato
dallEcc.mo Baluffi, e venne accolto con tutta onorevolezza dal S. Padre ed
introdotto nel Monastero con Lui" (52). Pio IX, giunto sotto
larco innalzato di fronte al Monastero delle Domenicane, "imitato dal suo
seguito, discese dalla carrozza ed il Sindaco gli offrì le chiavi della città; quindi,
preceduto dal Clero, attorniato dalle Autorità e da altri illustri personaggi, tra i
quali il Marchese Camillo Zacchia-Rondinini, vestito dellabito di Cameriere Secreto,
e dal Duca Silvestro Camerini accompagnato dalla moglie Eurosia, si recò
processionalmente a piedi fino alla chiesa del Monastero" (53)
per ritirarsi in preghiera. Successivamente, concesse alle Monache lindulgenza
plenaria perpetua nel giorno 6 di giugno, e dopo aver ricevuto nellingresso
lomaggio degli ordini regolari e secolari del Vicariato, oltre a quello di tutti i
Sindaci dei comuni del Mandamento; uscì acclamato dal popolo, salì sul palco approntato
sul fianco sinistro del Monastero e da qui ammise al bacio della pantofola tutto il clero,
il Sindaco di Castel Bolognese Giacomo Biancini ed altre persone; chiamatovi il Duca
Camerini, gli donò un prezioso cofanetto contenente le Reliquie di San Silvestro e Santa
Eurosia (54). Infine il Pontefice impartì la Benedizione Apostolica
a tutti i presenti e al termine della cerimonia, verso sera, risalì in carrozza diretto
ad Imola. Il Conte Camerini e la moglie, invece, partirono un poco più tardi sempre
diretti ad Imola, ospiti del Vescovo Baluffi, ma prima di lasciare Castel Bolognese
allArciprete Gamberini "lasciò trenta marenghi ossia Sc. 111.60 per i
Poveri, che io erogai nel fare restituire gratis tutti i pegni del monte dai 20 ai 30 baj.
luno, ed il rimanente lo distribuii ai poveri delle Parrocchie di questo
Comune." (55)
Silvestro Camerini il trasferimento a Padova.
Forse perché ormai i suoi maggiori
interessi finanziari erano proiettati nel Veneto austro-ungarico, oppure perché vedeva
sgretolarsi lo Stato Pontificio di cui era fedele suddito, a partire dal 1859 Silvestro
Camerini cessò di dimorare in Ferrara portandosi nel Veneto (56). Dopo
il 1861 si trasferì a Padova, pur mantenendo la cittadinanza Pontificia, anzi ormai
italiana, e la residenza in Ferrara (57). Nella città del Santo dimorò
nel Palazzo Bembo-Camerini, posto in Via San Gaetano, 4 oggi Via Altinate, che aveva
acquistato nel 1847. Si tratta di un palazzo storico, tra i più antichi di Padova,
costruito nel XV secolo e ristrutturato tra il 1527 ed il 1547 dal cardinale Pietro Bembo
ed infine rimaneggiato nel XIX secolo dal Duca che, per allinearlo alla prospettiva della
strada, gli rifece la facciata avanzandola sopra un elegante portico. In effetti la
costruzione risale al 1400, allorché nacque come "Casa Bon Romeo", e nel
1512 fu proprietà di Bernardo Fortebraccio, condottiero della Serenissima. Il Bembo si
interessò a questo palazzo fin dal 1522 e riuscì a comperarlo nel 1527 facendolo
diventare centro di cultura e ritrovo dei migliori ingegni padovani. Tra i suoi ospiti si
annovera Benvenuto Cellini oltre a molti intellettuali e uomini di lettere suoi
contemporanei (58). Morto il Bembo nel 1547, il palazzo passò come dote
alla figlia, la quale sposò un Grandenigo. Sempre per via di successione, nel 1815 furono
proprietari i Farsetti fino al 1847 quando appunto venne acquistato dal duca Silvestro
Camerini (59). Palazzo Bembo-Camerini è conosciuto anche all'estero: si
racconta che nel 1750 Charles Cochin, incisore prediletto di Luigi XV e precettore
di Francesco de Poisson, fratello di madame Pompadour, dopo aver visitato
Padova, lo citò nelle sue memorie con viva ammirazione (60). Paolo
Camerini, nel suo testamento, lo donò alla Stato Italiano purché in esso venisse
ospitato un comando militare. Dagli inizi del 900 quindi il palazzo è stato sede
della Terza Armata dellEsercito, mentre a partire dal 1972 è
sede del Comando dell'Artiglieria Contraerea dell'Esercito (61), e
custodisce linteressantissimo Museo della Terza Armata, ricco di documentazione
fotografica e di reperti e cimeli della Prima Guerra Mondiale, con specifico riferimento
al settore di responsabilità della Terza Armata: il Carso e il basso Piave. Il Museo si
costituì nel 1956 grazie allofferta di una collezione di documenti, reperti e
cimeli, provenienti dal patrimonio del segretario personale in guerra del duca D'Aosta; il
generale Nino Villasanta (62).
Nel 1858 Silvestro Camerini acquistò dallImpero Asburgico lisola nel delta
del Po che diventerà "Polesine Camerini" (63); essa era quasi
completamente incolta e molta parte era ancora paludosa. Il Duca costruì l'attuale casa
padronale e gli edifici che formano la corte; a questa data, solo una piccola parte di
terra attorno alla casa era asciutta e coltivata. I suoi agenti, poi cominciarono ad
assumere lavoratori che venivano da fuori e, man mano che il terreno veniva messo a
coltivazione, le famiglie dei braccianti si stabilirono nell'isola dando inizio
all'attuale centro abitato: però, le abitazioni consistevano in capanne fatte di canne e
fango.
Silvestro Camerini le ultime beneficenze a Padova.
Durante il soggiorno padovano il Duca non
cessò la sua attività benefica. Tra i più impegnativi interventi, vi fu il restauro a
sue spese della chiesa di Santa Sofia in Padova, chiusa da cinque anni. Si tratta di una
delle più antiche chiese cittadine, che chiude la Via Altinate. Dellintervento
rimane una lapide a ricordo. Il restauro finanziato dal Camerini, assieme a quello
avvenuto negli anni 1951-1958, rimosse gran parte dell'apparato
decorativo e tutte le aggiunte barocche, compresi gli altari.
Un altro intervento benefico, avvenuto in circostanze assai particolari, riguarda la
costruzione della chiesa di San Giuseppe delle Suore Terziarie Francescane Elisabettine di
Padova (64). Conviene tuttavia sentire laccaduto dalla
testimonianza della protagonista, suor Placida De Rocco, terza superiora generale delle
Benedettine (65), allepoca segretaria della Congregazione. "Nella
sontuosa sala del piano nobile di Palazzo Bembo, suor Placida De Rocco non si sente
minimamente a disagio. Entrata in convento a trent'anni, ha conosciuto a Venezia, sua
città, altri palazzi e altri signori. Guarda i ritratti dipinti da mano pregevole senza
alcuna meraviglia, compiacendosi che tra essi vi sia quello del glorioso antenato del
conte Silvestro, il beato Francesco Saverio Camerini, eroico missionario morto in Cina.
Che il conte sia religiosissimo tutti lo sanno, e già si parla, in quell'anno del Signore
1865, della sua probabile nomina a Duca pontificio; ma non tutti sanno che proprio una
disgrazia crudele, la morte dell'unico figlio ancora adolescente, è stata la forza
maggiore che lo spinse a tramutare in opere buone la sua favolosa ricchezza. Mentre sta
pensando, ecco il gran vecchio in persona: dalla porta dello studio la invita ad entrare.
Nonostante i suoi ottantotto anni, il volto ha tutta la fierezza di quel ritratto che
nella sala lo presenta sessantenne, ammantato dalla divisa di Gonfaloniere di Ferrara:
ampia la fronte prominente e lo sguardo da dominatore.
La suora espone il motivo della visita: è venuta a chiedere un'offerta per la cappella
interna delle Elisabettine, bisognosa di restauro e di un allargamento per contenere la
comunità in continua crescita. II conte non fa commento. Da un cassetto estrae cinquanta
lire e gliele porge, scrutando sotto le sue cespugliose sopracciglie la reazione della
suora. Avvezza alle estrosità dei signori, madre Placida non lascia apparire alcun segno
di sorpresa per la modesta cifra in rapporto all'immensa ricchezza di chi le sta di
fronte; anzi, ringrazia con la sua abituale compostezza dei lineamenti, improntati al
sorriso; e si accomiata con l'augurio della protezione divina. Cinquanta lire! Sia lei che
la madre Generale se ne aspettavano a dir poco almeno mille come spinta ad iniziare i
lavori.
Suor Placida non si spaventa. Oltre ad aver stima, per l'uomo Silvestro Camerini ha pure
simpatia. Come non sentire il fascino di chi ha l'orgoglio del suo umile avvio alla
ricchezza ed ostenta a tavola artistiche saliere a forma di carriola? Forse quella
giornataccia di un marzo ancora invernale può avere influito sull'umore del vecchio,
perseguitato da continue richieste provenienti non solo dal Veneto... E poi, perché
quello sguardo scrutatore? Pensa e ripensa, ecco balenarle un'idea: far cadere il conte in
un tranello innocuo. "Benedetta te! Magari ci cadesse! È una volpe..."
"Eppure io ho un buon motivo ancora per sperare nel suo aiuto. " "E quale?
" "A Venezia ho sentito raccontare un episodio della sua dura vita di
carriolante. Un giorno si è trovato senza soldi per pagare il pasto e sperava che gli
fosse fatto credito. Il padrone della trattoria, invece, gli rispose in malo modo. Un
signore di passaggio, chiesto il motivo del diverbio, buttò sul banco una
"genova" perché fosse pagato quel pasto, lasciando tutto il resto della grossa
moneta d'oro al Camerini. Dopo tanti anni quel signore vendeva all'asta la sua villa per
fallimento. Il conte Silvestro, appena lo sa, corre, batte l'asta, compra la villa a
prezzo maggiorato e la dona al benefattore, che più non si ricordava di lui." Alla
madre Generale brillano gli occhi: "Da un uomo così, si può ancora sperare!"
Forte di quel commento, dopo un paio di settimane Suor Placida torna a Palazzo Bembo. Al
conte non domanda alcun aiuto economico, ma soltanto il suo parere, ben sapendo quanto sia
esperto di edilizia. Il vecchio, facendosi anche questa volta cipiglioso, risponde secco:
"Verrò a vedere in loco." La suora ringrazia con un angelico sorriso ed
invocando le più ampie benedizioni dal cielo. Con il landau tiro a quattro per
divertirsi ad impressionare quelle brave seguaci della intrepida Elisabetta Vendramini, il
maggior ricco del Veneto giunge il giorno dopo nel primo pomeriggio: vuole tutto esaminare
alla miglior luce del sole di aprile. Per più di mezz'ora osserva senza proferire parola.
Il suo silenzio fa diminuire le speranze della madre Generale, non della segretaria.
Terminata l'ispezione, subitamente si fa scuro in viso, e guardando soltanto suor Placida
attacca una filippica sconcertante: "Ma come, proprio voi, religiose quali siete,
tenete per il culto del Signore una cappella così misera! Non è così che si onora il
Padrone dei padroni!" La suora gli da ampia ragione spiegando che tutto ciò dipende
da difficoltà economiche. Allora il volto di Silvestro lascia cadere la maschera, e
mentre un sorriso furbesco sfiora rapido le labbra, prorompe: "Cosa direste se io, a
totale mia spesa, facessi erigere non una cappella ma una chiesa artistica con l'ingresso
principale in contrada degli Sbirri?" Allargano le braccia esultanti le due
consorelle, vivamente desiderose di far fruire anche i laici di quelle sacre mura. Ma lui
non permette loro di esprimere a voce il giubilo perché subito aggiunge con lo sguardo
fiero del gonfaloniere: "Ma ad una sola condizione: che mi lasciate edificarla a mio
completo piacimento!" "Certamente!" "Anche se vi faccio il
matroneo?" "Idea splendida!" "Anche se vi metto due campanili come due
sentinelle?" "Sarà una chiesa ancora più bella!"
Nell'androne, prima di salire in carrozza, il conte guarda suor Placida e le dice
sorridendo: "Hai giocato molto bene, ma l'ultimo a vincere sono stato io!" E fu
di parola.
Nella facciata della chiesa, in alto tra i due campanili, si può leggere la seguente lapide:
D.O.M. |
A Dio Ottimo Massimo |
Altra importante istituzione benefica a
Padova fu la creazione del Collegio per i discoli (1865), poi confluito nel 1869
nellIstituto "Opera Pia Camerini Rossi" che si occupava di assistenza,
educazione e ospitalità a orfani, giovani e persone in disagio sociale. Dalla primitiva
sede di Piazza Castello, oggi lIstituto Camerini Rossi si trova in Via Beato
Pellegrino 155 e fa parte dal 1985, assieme ad altre Opere Pie accorpate, della Fondazione
I.R.P.E.A. Istituti Riuniti Padovani di Educazione e Assistenza (66) e si
occupa di formazione professionale. Da segnalare che tra il 1923 ed il 1933 il Vescovo di
Padova mons. Elia Dalla Costa affidava la direzione dellIstituto Camerini-Rossi alla
Congregazione di Don Orione (67).
Il Duca Camerini inoltre partecipò alla co-fondazione della nuova Parrocchia
dellArcella di SantAntonio sempre in Padova (68), nel cui
cimitero volle in seguito essere sepolto. Infine, presso le Suore Dorotee venne fondata
(1890) una sezione scolastica elementare col capitale di 20.870 lire lasciato per
testamento dal Duca (69).
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Silvestro Camerini il titolo di Duca, la beneficenza
ai parenti poveri e la sofferta istituzione dellerede.
Il 19 marzo 1866 giunse a Padova il Breve di
Pio IX che nominava Silvestro Camerini Duca. Ma la gioia durò ben poco, in quanto nel
successivo mese di maggio ladorata moglie Eurosia morì e il lutto venne turbato
dalla richiesta di metà del patrimonio pretesa dai parenti della consorte defunta che
citarono il Duca in Tribunale, forti del fatto che il matrimonio, concluso sotto la
vigenza del Codice Civile Napoleonico, prevedeva la comunione dei beni fra i coniugi,
salvo patto contrario che allepoca non vi fu. Rimane sconosciuto lesito della
causa che il Duca affrontò con la solita determinazione ed il piglio di sempre,
nonostante letà, così come mostrano le carte darchivio (70).
Vecchio e solo, costretto a letto da marzo di quellanno, volle dar corso ad una sua
vecchia idea, cioè quella di beneficiare i suoi parenti poveri, di parte paterna
(Camerini) e materna (Borghesi). Lidea gli era balenata già qualche anno addietro,
precisamente durante un soggiorno a Padova dellArciprete Tommaso Gamberini nel
giugno del 1864, come lui stesso riferisce (71). Per tal motivo
lArciprete gli fece avere un abbozzo di albero genealogico delle due famiglie e,
successivamente, sempre nel marzo del 1866 lo raggiunse di nuovo a Padova appalesandogli
le difficoltà che si sarebbero incontrate nella distribuzione di questa beneficenza in
mancanza di regole severe. Rimasto alquanto turbato dalle osservazioni del sacerdote, del
quale aveva profonda stima, il Duca lo congedò con un nulla di fatto. In seguito alla
morte della moglie ed allaggravarsi delle sue condizioni di salute, Silvestro
Camerini si determinò a donare lintera possidenza ferrarese al nipote Giovanni,
figlio di Cristoforo, cosa che avvenne con rogito del notaio padovano Luigi Rasi del 16
maggio 1866 gravandolo sia dellobbligo di residenza nel palazzo di Via degli Angeli,
sia istituendo il Legato di scudi 2.000 a favore dei suoi Parenti Poveri. Solo il 22
agosto, a causa della terza guerra dindipendenza, don Tommaso Gamberini riuscì a
raggiungere il Duca a Padova, ove si trattenne fino al giorno 25, esternandogli le sue
perplessità per la maniera vaga in cui listituzione era stata fatta e pregandolo di
fare una dichiarazione autenticata che contenesse norme più precise, ma il vecchio
Camerini fu irremovibile e liquidò il sacerdote con queste poche parole: "voi
conoscete la mia volontà, e perciò stà alla vostra coscienza il fare ciò che
dovete" (72) concludendo: "ho impazzito io finora,
impazzite mo un poco anche voi" (73).
Don Tommaso Gamberini, però, riuscì in una impresa che gli era parsa fino ad allora
impossibile: convincere il Duca ad istituire erede universale il nipote Luigi, revocando i
precedenti testamenti. Egli riferisce infatti che "il Sig. Duca Camerini già da
molti anni aveva fatto il suo ultimo Testamento lasciando Erede universale di tutti li
suoi Beni la Propaganda Fidei, mosso da questo riflesso che essendo la ricchezza dono di
Dio, e non avendo egli eredi necessarii giusto era che a Dio le ridonasse" (74).
Dei tre nipoti, due figli di Cristoforo ed uno figlio di Paolo, Giovanni era
ammogliato con figli, mentre Francesco benché ammogliato, era senza figli e si trovava al
momento sullorlo della separazione ed entrambi inoltre erano già ricchi. Il figlio
di Paolo, Luigi (Argenta 1819 Padova 1885), invece, era celibe, ma aveva
"mal corrisposto alle cure dello Zio" (75), colpevole di
aver partecipato ai moti risorgimentali del 1848 e non era ricco, contando un capitale di
circa ventimila scudi; le relazioni tra i due erano interrotte da anni. Luigi dunque,
tramite alcune persone vicine allo zio, aveva cercato da circa un anno di riannodare i
rapporti ed il Duca gli aveva concesso di fargli visita una volta al mese ma questo era
ancora poca cosa. Luigi "desiderava riacquistare la grazia dello Zio, ed averne
almeno, come diceva, una pubblica dimostrazione con qualche Legato." (76)
Nel marzo del 1866, saputo dunque che don Tommaso Gamberini era a Padova lo interessò
affinché intercedesse presso lo zio in suo favore, cosa che il sacerdote fece e che
fruttò un insperato successo: nel maggio del 1866, dopo la morte della zia Eurosia, Luigi
fu accolto stabilmente in casa del Duca, ricevendo in dono il palazzo padovano e molte
migliaia di scudi in rendite dellImpero Austro-Ungarico. Ritornato a Padova in
agosto, il sacerdote fu così accolto: "eccoti tutti gli Inservienti raccomandarsi
perché inducessi, e persuadessi il Sig. Duca a far Testamento a suo favore, e provvedere
ad essi, eccoti il Nipote Luigi, che non contento del legato di Donazione insta, e mi
prega a porre uffizj presso il Zio affinché faccia Testamento a suo favore; ed io per
giovare ai primi, e sul riflesso che la Venezia già era divenuta italiana allora, e
perciò era facile annullare il testamento a favore di Propaganda anche per certi diritti,
che poteva allarmare il nipote Luigi, come erede ab intestato del padre proprio (Paolo)
morto indiviso col Fratello Silvestro, ed anche per mostrare col fatto non essere vero che
sempre i Preti fanno testare per la loro causa, per tutte queste ragioni io mi accinsi
allopera trattenendomi tre giorni in Padova, nella quale occasione celebrava ogni
mattina la S. Messa nella Camera stessa del Sig. Duca infermo, e giacente in letto dietro
privilegio Pontificio, chEgli aveva ottenuto" (77).
Da principio il vecchio Duca si mostrò contrario ed inflessibile sulla necessità di
conservare il testamento a favore di Propaganda Fide ma Don Gamberini, non senza un
poco di malizia, sicuramente bene spesa, gli fece notare che la legislazione italiana,
impostata ad un malcelato anticlericalismo, aveva fatto della confisca dei beni
ecclesiastici uno strumento politico per ottenere a poco prezzo immobili e liquidità a
favore del nuovo Stato da poco costituito, per cui probabilmente lo stato Italiano, di cui
Padova ormai faceva parte, avrebbe potuto opporre una confisca ad una così cospicua
eredità in favore di un Ente Ecclesiastico, peraltro posto ormai in uno Stato estero
(Roma infatti era sotto il residuo Stato Pontificio che ormai comprendeva il solo Lazio).
Laccorto sacerdote gli suggerì invece di fare un generoso legato annuo Propaganda
Fide e così, pian piano, indusse finalmente il vecchio Duca a fare il nuovo
testamento istituendo erede il nipote Luigi con la promessa che si sarebbe sposato.
Ma la missione di don Gamberini non era ancora conclusa: prima di lasciare il palazzo,
ringraziando il padrone di casa per la sua benevolenza e linteressamento da sempre
profuso per le beneficenze di Castel Bolognese, gli lanciò una provocazione: "Perdoni,
Sig. Duca, se io le sono importuno pregandolo ad aumentare almeno di Sc. 300 annui la
rendita di Sc. 700 per i poveri Cronici, chè certo la carità sarebbe più fiorita"
al che Egli "Nò, disse, Castelbolognese ha avuto abbastanza" "Ebbene
perdoni; la mia parola sia come non detta" terminai io, che conosceva il suo
carattere. Così pure rispose negativamente alla mia raccomandazione, che facesse un
piccolo legato annuo di Sc. 50 almeno ad tempus al piccolo ragazzo Domenico delli q.
Lorenzo Deggiovanni, e Camerini Maddalena, ambedue di lui attinenti in parentela, e per
servizio in qualità di Castaldi morti pochi anni prima in Diamantina." (78)
Due settimane dopo il postino recapitò in Canonica a Castel Bolognese una lettera da
Padova nella quale si riferiva che il Duca Silvestro Camerini aveva fatto testamento il 7
settembre 1866 a rogito del Notaio padovano Agostino Meneghini istituendo erede il nipote
Luigi, raddoppiando le rendite dei benefici di Castel Bolognese, istituendone un altro di
550 scudi annui in perpetuo da dispensare ai poveri, legando in perpetuo 300 scudi annui a
Domenico De Giovanni e ben ventimila allanno (sarebbero circa 500.000 Euro di oggi)
in favore di Propaganda Fide.
Le rendite annue dei legati a favore di Castel Bolognese e quello al De Giovanni erano
determinate sul canone annuo enfiteutico delle tenute di Belricetto e Bagnara, come recita
la particola del Testamento: "Dei romani scudi 3000 che dai fratelli Camerini
Pasquale e Domenico di Belricetto sono in diritto di percepire annualmente a titolo di
Livello perpetuo ordino, e voglio che Sc. 1000 siano passati annualmente in perpetuo
allIstituto pei Cronici, ed Artieri da me fondato nella mia Patria di
Castelbolognese come già vivente aveva commesso à miei debitori utilisti di fare" (79).
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Silvestro Camerini la morte e le solenni esequie.
La morte lo colse ottantanovenne il 4 dicembre 1866 nel palazzo di via San Gaetano e fu sepolto nella chiesa di SantAntonino a fianco dellArcella, dopo solenni funerali. A Piazzola sul Brenta, in un tempietto rotondo posto a fianco della villa, il nipote gli eresse un monumento opera dello scultore Giovanni Dupré che fu anche biografo del Duca. Giova a questo punto riportare quanto ebbe a scrivere uno sprovveduto giornalista su una modesta pubblicazione milanese, Museo di famiglia del 30 dicembre 1866, a pochi giorni dalla morte del Camerini, aderendo a quanto scritto da Pietro Costa (80): la malignità e lincomprensione operano in chi non riesce a concepire quanto lintelligente operosità, favorita da particolari situazioni, possa far arrivare in alto nei meriti e nella scala sociale. "Morte di un milionario - Il signor Silvestro Camerini, non so quante volte cavaliere e ciambellano dellImperatore dAustria, ha cessato di vivere a Padova in questi giorni lasciando la tenue sostanza di 42 milioni di franchi, 24 dei quali ad un nipote quì dimorante, le cui condizioni economiche lasciavano alquanto a desiderare e 18 in vari legati. In questi ultimi, egli non ha dimenticato quasi nessuno dei campanili delle province limitrofe; le male lingue dicono che il testamento sia concepito in modo da fare il gambetto alla legge sul patrimonio ecclesiastico. A tutti i suoi impiegati, che devono sommare a più centinaia, accordò la paga in perpetuo, lasciandola loro capitalizzata. A due donne che dovettero nutrirlo delle loro poppe durante gli ultimi mesi della sua malattia, lasciò una pensione ed una casa. Sono bellissimi atti, che devono essere lodati da qualunque parte vengano. I burloni aggiungono che finalmente fra le tante belle cose, il ciambellano austriaco fece quella di protrarre di due mesi la sua morte, senza di che il milione e 500.000 franchi cui ammonta la tassa ereditaria da pagarsi al nostro governo sarebbe caduta nelle due fauci ingorde dellaquila austriaca. Pace allanima sua. Silvestro Camerini aveva 92 anni, sapeva appena scrivere il suo nome e 50 anni or sono fu uno dei manuali che fecero la prima strada postale da Rovigo a Polesella. Guadagnava una lira veneta al giorno, pari a 50 centesimi italiani. Misteri della vita!".
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Silvestro Camerini luomo
Spunta dalla biografia il non comune profilo
di questuomo che qualcuno definì in versi "talor ritroso alla scienza
spazio più vasto gli offeria listinto" (81); il futuro
Duca era analfabeta e, tale, per lo più rimase per il resto della sua vita.
Nellarchivio di famiglia non vi sono epistolari e carte private, ma solo documenti
daffari e notarili, contratti, diffide, processi. Certamente egli era uomo delle
cose, non delle parole; ma sotto la sua figura, epitome dellhomo oeconomicus,
scorreva comunque il fiume del secolo nuovo, che voleva libero mercato della terra e
spazio alle iniziative individuali. Grande accentratore, temibile ed irritabile, governava
una macchina potente, e con i potenti trattava: avvocati, notai e procuratori erano la sua
corte, oltre ad una schiera di agenti e factotum tra cui i fratelli Cristoforo (Castel
Bolognese 1784 Rovigo 1858), capostipite del ramo rodigino della famiglia e padre
di Giovanni Battista (Rovigo 1837 1919), futuro Conte e Senatore del Regno
dItalia e Paolo Francesco (Castel Bolognese 1776 Ferrara 1821) padre
dellerede Luigi.
Dai suoi detrattori fu definito a fosche tinte quale un "ricco magno"
austriacante e bigotto occupato a far denaro, un uomo che compra, vende e arraffa, quindi,
con furia e apparentemente senza disegno, se non un moto di terrore controriformistico,
dona terre, denari, fabbricati a suore, poverelli, discoli, servi fedeli, cenobiti e
gesuiti.
Uno spunto polemico del suo soggiorno padovano ispirò le pungenti espressioni di Carlo
Leoni che, commentando la riapertura della chiesa di Santa Sofia, restaurata a spese del
Duca, lo definì: "gretto e sfondato riccone che dal saccheggio finanziario
dellAustria, soprattutto dopo il 1848, ebbe lucri inonesti e smisurati essendo
ricettatore generale" (82).
Laltra faccia del colosso delleconomia è purtroppo segnata dal dolore della
prematura scomparsa di tutti i figli, sopportato con cristiana rassegnazione e che mosse
il Camerini filantropo, quel figlio di poveri che aveva conosciuto la miseria e confidava
nel suo affrancamento. Fondò istituzioni benefiche non solo a Castel Bolognese, ma anche
a Ferrara, Rovigo, Padova, Vicenza, Venezia, Este, Chioggia; così pure non lesinò denaro
ai parenti poveri di Castel Bolognese aiutandoli sia quando era ancora in vita, sia con
lasciti testamentari. A Castel Bolognese il Camerini fu co-fondatore dellOspedale
Civile, istitutore della Fondazione del Ricovero per i Cronici, oggi Casa di Riposo
Camerini, dellAsilo per linfanzia oggi Scuola Materna Camerini, di Borse di
Studio dette Beneficenza Artigianelli, promosse il restauro della chiesa di San Petronio,
elargì sussidi ai carcerati ed ai perseguitati politici. Nel 1856, per compiacere
larciprete di Castel Bolognese Tommaso Gamberini e lo spesso Papa, che lo aveva già
insignito del titolo di Conte, istituì "lOpera Pia per i poveri invalidi del
Comune di Castel Bolognese", affidata alla giurisdizione del Vescovo di Imola e
garantita dalle rendite di terre possedute nel Lughese.
Silvestro Camerini non fu politicamente legato allAustria, che anzi vide in lui un
filo-papalino ed un settario amico dei carbonari (83); pur tuttavia egli
non disdegnò di sostenere una delle più limpide figure dellantitemporalismo
religioso padovano, il preposto di Santa Sofia Tommaso De Marchi, "anima e mente
del clero liberale" (84). Eppure nemmeno può dirsi il
Camerini amante dei moti carbonari: come si è visto, solo nel 1865, appena un anno prima
della morte, egli aveva ricostituito il rapporto col nipote Luigi, interrotto in seguito
alla partecipazione del giovane ai moti risorgimentali del 1848.
La singolarità del personaggio residua ancor oggi in un detto padovano: "An gho
minga la bursa del Camerini!" per indicare limpossibilità di fare un
acquisto per mancanza di denaro.
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Silvestro Camerini era Ebreo?
In tutto il Veneto, che ancora poco conosce
sullorigine di Silvestro Camerini, è convinzione diffusa che egli fosse di famiglia
ebraica. Non cè dubbio che vi sia più di un indizio a favore di questa tesi: il
cognome, innanzitutto, che potrebbe provenire da un toponimo marchigiano (Camerino,
Camerano ed altri) come spesso succedeva per i cognomi ebraici e la facilità
nelluso del denaro e negli investimenti, attività tipica degli ebrei.
La presente ricerca, legata a quella che ricostruisce le vicende della famiglia dal XVI
secolo ad oggi, viene a fugare qualsiasi dubbio. Tuttavia, un fondo di verità cè.
Consultando il primo censimento eseguito sotto il Regno dItalia a Padova nel 1869,
si trovano vari nuclei familiari portanti il medesimo cognome "Camerini". Alcuni
di questi appartengono a familiari o parenti del Duca: vi si trova la famiglia del nipote
Luigi e quella della nipote Linda figlia di Cristoforo. Indi si trova una Camerini
Adelaide di Marco abitante nel quartiere di Santa Giustina, lavandaia, proveniente da
Ancona, che nulla ha a che fare con la famiglia del Duca (85). Con
sorpresa, infine, si ritrovano: Camerini Benedetta di Abramo, Camerini Regina da Trieste,
Camerini Betti, tutti nuclei famigliari residenti nella Comunità Israelitica Patavina (86),
cioè famiglie ebraiche. La presenza quindi di più ceppi Camerini, di cui alcuni
dorigine ebraica giustificherebbe questa teoria, peraltro molto diffusa in Padova.
La villa Contarini Camerini.
La rettilinea strada che da Padova conduce a
Piazzola, diventa nellultimo tratto un viale di magnolie secolari che inquadrano in
prospettiva la facciata palladiana della villa. Quel viale è dedicato a Silvestro
Camerini. Si giunge poco dopo al paese che si apre davanti al visitatore in una immensa
piazza semicircolare dedicata a Paolo Camerini, incorniciante la villa per lintera
lunghezza, pari a 178 metri. Ai lati essa è chiusa, verso destra, da un edificio
semicircolare, un tempo foresteria, coevo alla costruzione, a portici, che scavalcando
anche il viale Luigi Camerini ed un canale che corrono parallelamente alla facciata, si
congiunge alla villa; dalla parte opposta un corteo semicircolare di tigli sostituisce
lanaloga costruzione simmetrica, mai iniziata sebbene in più punti possano
osservarsi tracce di fondamenta. Precede la villa una bellissima recinzione a balaustre e
statue ed il cancello che porta in alto lo stemma Camerini. Nel giardino antistante,
sistemato ad aiuole, verso ovest, prospetta il tempietto semicircolare, a cupola, opera
moderna di Eugenio Maestri, in cui è racchiuso il monumento a Silvestro Camerini,
commissionato dal nipote Luigi ed eseguito da Giovanni Dupré (Siena 1817 Firenze
1882), uno dei maggiori scultori italiani del XIX secolo. Le figure del monumento
rappresentano la Beneficenza, virtù che tante volte era stata messa in pratica dal
Duca, e la Riconoscenza, che avrebbe spinto il nipote Luigi ad onorare la memoria
dello zio. Il bassorilievo sul basamento è opera, al pari dei leoni bronzei a lato della
gradinata dingresso, di Luigi Cecon e rappresenta laiuto dato dal duca alla
popolazione dopo una rotta del Po. La figura dellAngelo della Pace dietro il
tempietto, in bronzo, è opera di Amalia Dupré.
La villa ci appare ora nel suo splendore e nella magnificenza della sua mole che non poco
stupì, in passato, viaggiatori e commentatori storici. In essa deve distinguersi la parte
centrale dalle ali laterali. Questa è senzaltro il corpo più antico
delledificio, costruito forse sulla platea di quello che fu il castello di Piazzola
appartenuto ai Dente, poi ai Belludi ed infine ai Da Carrara. Un principe di questa
famiglia, Jacopo, lasciò in eredità tutti i beni di Piazzola alla figlia Maria che nel
1413 sposò Nicolò Contarini, nobile veneziano. Ed ecco così stabilirsi nel luogo la
famiglia dei Contarini che darà il nome alla villa. Il nucleo centrale dunque fu iniziato
da Paolo e Francesco Contarini nel 1546 ed abitato a partire dal 1565; incerta e
controversa è lattribuzione del disegno al grande architetto Andrea Palladio (87).
Alla villa furono aggiunte, su modello palladiano, due ali che tuttavia, in questa prima
fase, avevano solo funzioni rustiche ed agricole. Fu Marco Contarini nella seconda metà
del secolo XVII ad ampliare la costruzione nobile anche sulle ali ed ad apportare radicali
trasformazioni allinterno della primitiva costruzione. Dopo il 1671, probabilmente
nel 1676, si mise mano allala di destra, mentre lala di sinistra rimase con
laspetto antico almeno fino a dopo il 1788. Questa venne completata diverso tempo
dopo ed in quella circostanza si pose mano anche allala sporgente che conduce al
corpo sul piazzale ed alla chiesa. Sempre a Marco Contarini ed allinventiva
dun architetto rimasto ignoto è molto probabilmente da attribuire la realizzazione
della cosiddetta "Sala della chitarra rovesciata" dalla acustica perfetta, tanto
che ancor oggi è luogo di incisione per molti gruppi ed orchestre da camera italiane e
straniere. Il Contarini, amante della musica e del teatro (ne costruì due
allinterno delledificio), non aveva trovato nella villa una sala abbastanza
spaziosa da destinare ai balli ed alle feste; la soluzione fu trovata ampliando in altezza
il salone centrale. Su di esso si apre al primo piano una balconata che corre attorno alle
pareti della sala; la copre un semplice soffitto piano decorato a stucchi aperto al centro
da un pertugio ottagonale che collega la sottostante sala ad unidentica stanza posta
al livello del secondo piano. Qui trovavano posto i musicisti, attorno allapertura.
Il suono degli strumenti, amplificato dal soffitto della stanza e dalle capriate del
tetto, con il quale è collegato attraverso sottili aperture, scende nel salone
sottostante ove si svolge la festa. Anche questa originale invenzione, unica nel suo
genere, serviva per stupire gli ospiti e risaliva ancora al gusto cinquecentesco della
ricerca del "meraviglioso", così come la prospettiva dei due corridoi laterali
che somma a ben 178 metri. La villa insomma presenta nel suo apparato decorativo "una
chiara impostazione teatrale, un amore per il superfluo, per le aggettivazioni sonore e
grandiose che sono sì barocche, ma che formano soprattutto il linguaggio della
scenografia dellepoca. Da questo punto di vista la villa è estremamente unitaria,
altisonante e fantastica sia nellarchitettura che nella decorazione plastica e negli
affreschi" (88). Lo stesso Marco Contarini realizzò inoltre nel
complesso urbano sorto dietro la foresteria, conosciuto oggi come "Loco delle
Vergini" un orfanotrofio che educasse i giovani al canto e alla musica strumentale,
ed una stamperia che ha dedicato alle pubblicazioni di opere teatrali una parte della sua
attività.
Certamente quando, superata la metà del secolo scorso, la villa che, passata in
proprietà dai Contarini ai Giovannelli ed ai Correr, aveva visto dispersi tutti i suoi
tesori ed era stata declassata, da splendida dimora di rappresentanza, ad usi agricoli, fu
acquistata dai Camerini, i nuovi proprietari, pur desiderando di ridarle nuova
magnificenza, non erano in grado di far rinascere quel mondo che era tramontato con
unepoca ormai troppo lontana, e videro nella villa soprattutto gli elementi per
affermare un prestigio di cui la famiglia, in fortunata ascesa economica, sentiva il
diritto. Ma, a questo punto, dobbiamo prima conoscere gli eredi del Duca, fautori del
rinato splendore.
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Luigi Camerini, lerede della fortuna
Luigi Francesco, figlio di Paolo e Lauretana
Guerrini, nacque a San Biagio di Argenta il 10 ottobre 1819 ed essendo rimasto orfano di
padre in tenerissima età, fu educato dallo zio Silvestro. La partecipazione di Luigi ai
moti risorgimentali del 1848, contro il volere del tutore, interruppe un rapporto che si
ricucì solo nel 1865. Sposò una padovana, Francesca Fava figlia di Giovanni Battista e
Marina Buzzacarini, molto più giovane di lui, essendo nata il 28 giugno 1841. La
cerimonia si svolse nella Basilica di Santa Giustina l11 novembre del 1866; le
cronache non dicono se lo zio Silvestro vi partecipò.
Alla morte del Duca unì alle proprietà personali di Villafranca Padovana i vasti
possedimenti dello zio ed assunse lincarico di esattore provinciale. La coppia si
stabilì a Palazzo Camerini in via Altinate e, dal censimento del 1869, risulta che oltre
alla coppia e al piccolo figlio Paolo, erano a servizio ben tre camerieri, due
cocchieri,un cantiniere ed un maggiordomo (89). Luigi fu eletto
Consigliere Comunale a Padova nel 1870, carica che conservò sino alla morte (90).
Per lerede del Duca, e contrariamente a quanto lui aveva fatto, la terra doveva
anche essere fonte di reddito; per questo diede inizio ad imponenti opere
dirrigazione nella zona di Piazzola, introdusse attrezzature meccaniche nella
lavorazione delle sue terre a Stienta, Legnaro e Montruglio e soprattutto simpegnò
a restaurare con magnificenza la villa di Piazzola, dove per sedici anni lavorarono
muratori ed artisti come D. Torti, F. Zonaro, M. Moro e lo scultore L. Ceccon (91).
Realizzò poi nel 1872 il Collegio dei Discoli in Padova, voluto dallo zio, e durante la
carestia del 1874 versò notevoli somme di denaro ai fornai perché vendessero a buon
prezzo il pane ai poveri. A Piazzola diede vita a un filatoio di seta; a Padova eresse un
padiglione ospedaliero per tubercolotici. Morì a Padova il 16 giugno 1885 ed i suoi
funerali furono celebrati a spese del Comune (92).
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Paolo Camerini ed il villaggio industriale di Piazzola.
Paolo, figlio di Luigi e di Fanny Fava,
nacque a Padova il 29 luglio 1868. Rimasto anchegli orfano del padre, compì
sollecitamente gli studi, con forte senso del dovere. Diresse anzi lAssociazione
Universitaria e fondò nel 1889 un settimanale satirico Lo Studente, laureandosi in
giurisprudenza nel 1891 con una tesi dal tema "I doveri del ricco proprietario di
fronte alla ricchezza nazionale e ai lavoratori del suolo".
Assumendo ventunenne la direzione della proprietà paterna, di oltre 100.000 ettari di
terra, diede inizio a grandiosi lavori che trasformarono le condizioni di vita di Piazzola
sul Brenta, mentre introdusse migliorie negli altri possessi e realizzò grandi lavori di
bonifica nel delta padano specialmente continuando i grandi lavori intrapresi a suo tempo
da Silvestro nellisola di Polesine Camerini.
Emulo di Ferdinando IV di Borbone che nel 700 aveva creato in San Leucio, nei pressi
della Reggia di Caserta, un villaggio ideale di illuministiche intenzioni ed un
laboratorio serico di fama internazionale, Paolo Camerini volle attuare a Piazzola un
progetto agricolo industriale, per il quale vennero demoliti i "casoni"
(abitazioni rurali col tetto di paglia), suddivisa la proprietà in appezzamenti regolari,
costruite case coloniche, stalle, strade e canali di irrigazione. I contadini dovevano
prestare la loro opera nei campi, nellallevamento e nelle nuove industrie locali.
Perciò venne eretta una centrale elettrica di 500 cavalli-vapore, poi due fornaci di
laterizi, capaci di una produzione di 4-5 milioni di mattoni lanno, una fabbrica
dacido solforico (100.000 quintali), una di concimi chimici (150.000 quintali di
perfosfato) che fu la prima del Veneto, un cementificio ed uno iutificio. Il piccolo paese
agricolo di Piazzola crebbe rapidamente divenendo il centro più produttivo della
provincia; in poco più di dieci anni sorsero un centinaio di case coloniche ed operaie, e
inoltre i bagni pubblici, un albergo, palestre e sale di riunione, il municipio, il
dormitorio, le scuole e lasilo infantile (93); non mancò
linteresse per il tempo libero, per cui nel 1911 Paolo Camerini fondò la Società
Calcistica Plateolese, che svolgeva le sue partite nella piazza davanti la villa e come
spogliatoi usufruiva di alcuni locali offerti dal Camerini (94). La
popolazione, che nel 1890 contava 1.900 abitanti salì nel 1914 ad oltre 4.000. Inoltre
nel 1911 venne inaugurato il tronco ferroviario Padova Piazzola (successivamente
prolungato fino a Carmignano), da lui voluto (95). Paolo Camerini
contribuì alla Parrocchia di Piazzola, creando nel Duomo, intitolato a San Silvestro, la
Tribuna dedicata al Beato Francesco Saverio Camerini (96). Da segnalare
anche la costruzione dellIppodromo Camerini a Padova.
La villa di Piazzola venne riportata al primitivo splendore, con la demolizione delle
parti aggiunte ed il ripristino delle logge, la decorazione interna ed un nuovo
arredamento. Furono allestite una pinacoteca ed una ricca biblioteca; vezzo e comodità,
venne installato un ascensore, tra i primi in Italia, con cabina ed interni in stile
liberty che porta il numero di fabbrica 6 della Ditta OTIS. Le risaie contermini vennero
convertite in parco, con lago e isoletta, dove fu collocato un pregevole Cristo in
bronzo di Leonardo Bistolfi (Casale Monferrato 1859 Torino 1933). La villa ospitò
nel 1923 il congresso della "Dante Alighieri".
Per la sua attività Paolo Camerini fu fatto Cavaliere del Lavoro nel 1902; sostenitore
dellistruzione primaria e professionale gratuita, del suffragio universale, delle
autonomie comunali e della riforma tributaria sulla base dellimposta progressiva, fu
eletto fin dal 1892 Consigliere Comunale a Padova e Consigliere Provinciale di Rovigo.
Come candidato liberale-progressista si presentò alle elezioni politiche suppletive del
10 giugno 1903 venendo eletto al Parlamento per il Collegio di Este-Monselice. Siederà
sui banchi di Montecitorio fino al 1913, intervenendo sui bilanci dellagricoltura,
dellindustria e del commercio.
Nella crisi del primo dopoguerra, molte delle sue imprese industriali, che avevano avuto
rapido ma precario sviluppo, dovettero cessare o passarono ad altre mani; a ciò si sommò
una pericolosa crisi finanziaria della proprietà la cui origine partiva già agli inizi
degli anni 20 con lapplicazione di una cospicua imposta patrimoniale che si
aggiungeva ad una forte situazione di indebitamento derivante dagli investimenti fondiari
ed industriali e dalle ingenti somme spese nella ricerca, senza esito, di minerali di
ferro e pirite nelle montagne dellalto vicentino attigue a Torrebelvicino.
Fu nominato Duca per meriti agricolo industriali nel 1925, pur rimanendo alieno al
regime imperante. Nel 1933 il dissesto economico divenne insanabile e per far fronte
allesposizione bancaria ebbero inizio le cessioni delle industrie e di gran parte
del capitale fondiario. Così Paolo Camerini abbandonò gradatamente gli affari e nel 1933
cedette anche lo iutificio. Morì a Piazzola il 18 novembre 1937, ma la dismissione del
patrimonio terminò nel 1958 con la vendita delle piccole proprietà terriere. Solo nel
1970 fu ceduta alla "Fondazione Culturale G. E. Ghirardi", la villa di Piazzola
sul Brenta, che, dopo anni di abbandono, è stata fatta oggetto di radicali opere di
restauro che lhanno riportata ad un rinnovato splendore.
Paolo Grandi
Note:
(1) DUPRÈ G., Pensieri sullarte e ricordi autobiografici, Firenze,
1870 pag. 170.
(2) Tuttavia, alla morte di Eurosia Mantovani, quando i suoi eredi
pretesero parte del patrimonio del Duca come appartenenti alla moglie perché sposatisi
col rito napoleonico che prevedeva la comunione dei beni, latto di matrimonio civile
non si trovò. Cfr: Archivio della Villa Contarini-Camerini di Piazzola sul Brenta, Busta
38, pos. 14/1 e 14/2 Mantovani Eurosia, carte sparse.
(3) Archivio Parrocchiale di San Biagio di Vezzano in Bondeno, libro dei
battezzati, vol. IV, s.n.
(4) Archivio Parrocchiale di San Biagio di Vezzano in Bondeno, libro dei
matrimoni 1680-1814, s.n.
(5) Archivio del Tribunale di Ferrara, Archivio dello Stato Civile del
Comune di Bondeno, fascicoli dei matrimoni di Ospitale, n° 32.
(6) Archivio Parrocchiale di San Biagio di Vezzano in Bondeno, stato
delle anime dellanno 1811, s.n.
(7) Trattasi con assoluta certezza invece di Cristoforo, che nacque nel
1784 e sempre seguì le orme del fratello. Il nome Stefano può essere derivato da un
malinteso del Sacerdote o da una sua annotazione errata. Lassonanza
Cristoforo-Stefano è evidente.
(8) Che i coniugi Camerini-Mantovani si fossero sposati squattrinati e
non avessero mai opposto una rinuncia alla comunione legale creata dal vincolo
matrimoniale contratto sotto il vigore del codice napoleonico, lo conferma lavvocato
Camillo Laderchi in un suo scritto nel quale rivendica parte del patrimonio del Duca per
conto degli eredi della defunta moglie Eurosia, Beatrice Mantovani vedova Casoni e Luigi
Mantovani. Cfr: LADERCHI, C.: Parere di Verità in questione di Comunione coniugale nata
sotto limpero del codice Napoleone, Ferrara, 1866.
(9) Archivio Parrocchiale di San Biagio di Vezzano in Bondeno, libro dei
battezzati, vol. IV, s.n.
(10) Archivio Parrocchiale di San Biagio di Vezzano in Bondeno, libro dei
battezzati, vol. IV, s.n.
(11) Archivio Parrocchiale di San Biagio di Vezzano in Bondeno, libro dei
morti, vol. III, s.n.
(12) LESSONA M., Volere è potere, Firenze, 1900 pag. 257.
(13) LESSONA M., Volere è potere, Firenze, 1900 pag. 257.
(14) BERTONCIN M., CROCE D.: La possidenza borghese in transpadana
Silvestro Camerini, Padova 1991, pag. 11.
(15) Archivio storico Comunale di Ferrara, Archivio Familiare Moderno
43 Richiesta di porto darmi del 2 gennaio 1818.
(16) Archivio del Cimitero della Certosa di Ferrara Registro delle
tumulazioni anno 1816.
(17) DORO G., Da bracciante a Duca: Silvestro Camerini appaltatore,
esattore e proprietario nel Veneto dellOttocento, tesi di laurea facoltà di
lettere e filosofia Università di Padova a.a. 1989-90.
(18) Archivio del Cimitero della Certosa di Ferrara Registro delle
tumulazioni anno 1825.
(19) Il Condominio Bentivoglio era un Consorzio fra Comuni per il
mantenimento e lutilizzo del Cavo Bentivoglio, un canale di bonifica del Rodigino.
(20) DEROSAS R.: Strutture di classe e lotte sociali nel Polesine
preunitario in: Studi Storici, XVIII, 1977, n. 1, p. 62.
(21) Vedi più avanti La Diamantina
(22) Biblioteca Ariostea di Ferrara, Archivio Pasi Famiglie, Busta 6
fasc. 363 doc. 2.
(23) Si tratta dellattuale Palazzo Camerini-Scola in Corso Ercole I
dEste, oggi sede della Questura.
(24) Biblioteca Ariostea di Ferrara, Archivio Pasi Famiglie, Busta 6
fasc. 363 doc. 3.
(25) Archivio storico Comunale di Ferrara, Archivio Familiare Moderno
43 carte sparse.
(26) Archivio della Villa Contarini-Camerini di Piazzola sul Brenta,
Busta 38 marca B pos. 14/1, Mantovani Eurosia, Certificato notarile del 16 maggio 1866.
(27) Unaltra felice coincidenza per il Camerini fu quella che con
il Congresso di Vienna del 1815, nella ridefinizione dei piccoli stati regionali,
riscrisse la geografia: il fiume Po che, per ragioni di sicurezza, divenne una linea
naturale di confine. I paesi della riva sinistra del fiume, dopo secoli, cessarono
lappartenenza allarea ferrarese ed alla Stato della Chiesa per confluire nel
Lombardo-Veneto sotto la dominazione austriaca. Molte famiglie ferraresi proprietarie di
terre in Traspadana, divenuta ormai terra straniera, cercarono di liberarsene anche a
basso prezzo pur di non pagare doppie gabelle e tasse. Cfr: TRANIELLO L.: Il Polesine nei
primi anni della dominazione austriaca, in: Studi Polesani, VII 1980, pag.5.
(28) Anche queste terre, come il palazzo gentilizio di Ferrara, erano di
proprietà della famiglia anconetana Nappi; esse tuttavia versavano in una condizione
agricola ed idraulica desolante. Da tempo i proprietari, oppressi dai debiti, ne cercavano
un compratore. Si offrì Silvestro Camerini che comprò la tenuta per 26.000 scudi,
attratto anche dalla possibilità di bonificarle mediante un nuovo canale in ostruzione in
quellepoca. La proprietà comprendeva anche una Villa, ora
Nappi-Camerini-Bonfiglioli, descritta come Palazzo di villeggiatura di Stienta
o Palazzo del Direttario che divenne la sede dellAzienda Camerini per
lamministrazione delle vaste proprietà che Silvestro Camerini andava gradualmente
acquistando nella zona. BERTONCIN M., CROCE D.: La possidenza borghese in transpadana
Silvestro Camerini, Padova 1991, pag. 76.
(29) DORO G., Da bracciante a Duca: Silvestro Camerini appaltatore,
esattore e proprietario nel Veneto dellOttocento, tesi di laurea facoltà di
lettere e filosofia Università di Padova a.a. 1989-90, pag. 141.
(30) nel primo semestre di ogni anno, da gennaio a giugno, il Monte
mancava di liquidità, prima del raccolto, quando cioè più forti erano le richieste. Per
aumentare il capitale di 80.000 fiorini, necessari in questo periodo si cercavano
sovventori, cui si offriva un compenso del 4%. Vi si prestavano sempre due forestieri, il
Signor Silvestro Camerini e il cavalier Treves, che insieme garantivano una somma di
10.000 fiorini. Cfr: RIGOBELLO B.: Il Monte di Pietà di Rovigo e gli antichi
istituti di pegno del Polesine, Rovigo 1987, pag. 130.
(31) DIVERSI O., Silvestro Camerini il colosso degli appaltatori delle
opere idrauliche, in: La Piê 1963, n. 6, pag. 261.
(32) CAMERINI P., Piazzola, Padova, 1902 pag. 41.
(33) Un fattore che giocò sicuramente a favore di Silvestro Camerini fu
la difficoltà del Governo di Vienna di trovare possidenti in grado di sostenere gli
appalti esattoriali: ciò risulterà evidente quando le concessioni anziché triennali
divennero sessennali. Cfr: DORO G., Da bracciante a Duca: Silvestro Camerini appaltatore,
esattore e proprietario nel Veneto dellOttocento, tesi di laurea facoltà di
lettere e filosofia Università di Padova a.a. 1989-90, pagg. 144-145. Inoltre,
fino al 1859 i medesimi fondi potevano essere offerti in cauzione anche per esattorie di
più comuni o province Cfr: Archivio della Villa Contarini-Camerini di Piazzola sul
Brenta, cartone 91, carte 29-24. Citazione da: BERTONCIN M., CROCE D.: La possidenza
borghese in transpadana Silvestro Camerini, Padova 1991, pag. 71.
(34) Cfr: BERTONCIN M., CROCE D.: La possidenza borghese in transpadana
Silvestro Camerini, Padova 1991, pag. 71.
(35) Ad esempio, nella Concessione dellEsattoria Consorziale di
Stienta, Gurzone e Occhiobello, Silvestro Camerini riceveva il 5% o il 6% su ogni
pagamento. Cfr: Archivio della Villa Contarini-Camerini di Piazzola sul Brenta, cartone
16, carte 29-34.
(36) Così BERTONCIN M., CROCE D.: La possidenza borghese in transpadana
Silvestro Camerini, Padova 1991, pag. 74.
(37) FIUMAN C., Proprietari, imprenditori, agronomi. In: Le regioni
dallUnità a oggi. Il Veneto a cura di S. Lanaro, Torino 1984 pag. 140.
(38) BERTONCIN M., CROCE D.: La possidenza borghese in transpadana
Silvestro Camerini, Padova 1991, pag. 79.
(39) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(40) CAMERINI G., Il Francesco Saverio Italiano, Bologna 1982, pag. 46.
(41) Si tratta di: N: 17 Imprese sociali e caritative dallElenco
Pontificio del 1855 su relazioni del ministro dellInterno e dellArcivescovo di
Ferrara Card. Luigi Vannicelli-Casoni e del Vice-Legato Pontificio di Ferrara Filippo
Folicaldi di cui si riferisce nel volume: CAMERINI G., Il Francesco Saverio Italiano,
Bologna 1982, pag. 46-47.
(42) CELLA S.: Silvestro Camerini in: Dizionario biografico degli
italiani, Roma, 1974, p. 189.
(43) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(44) Delle beneficenze di Castel Bolognese si parlerà oltre.
(45) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(46) Archivio storico Comunale di Ferrara, Archivio Familiare Moderno
43 Camerini Breve di Gregorio XVI del 11 giugno 1843
(47) Archivio storico Comunale di Ferrara, Archivio Familiare Moderno
43 Breve di Gregorio XVI del 2 marzo 1846.
(48) Archivio storico Comunale di Ferrara, Archivio Familiare Moderno
43 Breve di Pio IX del 3 luglio 1846.
(49) Archivio storico Comunale di Ferrara, Archivio Familiare Moderno
43 Breve di Pio IX del 9 febbraio 1855.
(50) Archivio storico Comunale di Ferrara, Archivio Familiare Moderno
43 Camerini Certificato del Comune di Ferrara.
(51) GRANDI P.: Il passaggio di Pio IX da Castel Bolognese in:
www.Castelbolognese.org.
(52) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(53) GRANDI P.: Il passaggio di Pio IX da Castel Bolognese in:
www.castelbolognese.org.
(54) GRANDI P.: Il passaggio di Pio IX da Castel Bolognese in:
www.castelbolognese.org.
(55) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(56) Archivio storico Comunale di Ferrara, Archivio Familiare Moderno
43 Camerini Certificato della Giunta Comunale di Ferrara in data 28 giugno
1866.
(57) Archivio storico Comunale di Ferrara, Archivio Familiare Moderno
43 Camerini Lettera del Sindaco di Ferrara al sindaco di Stienta.
(58) www.padovando.com/monumenti.
(59) http://www.esercito.difesa.it/root/musei/museo_terzarmata_sto.asp
(60) www.padovando.com/monumenti.
(61) http://www.musei.it/veneto/padova/museo-della-terza-armata.asp
(62) http://www.esercito.difesa.it/root/musei/museo_terzarmata_desc.asp
(63) http://www.deltadelpo.it/leggi.asp?articolo=35&posizione=104.htm
(64) Le suore terziarie francescane elisabettine di Padova, fondate da
Elisabetta Vendramini nel 1828, sono una congregazione religiosa presente in Italia e
diffusa in Egitto, Sudan, Kenya, Israele, Argentina e Ecuador. La casa generalizia è a
Padova, in via beato Pellegrino, 40, accanto alla Casa Madre, luogo fondativo della
famiglia. Sulle orme di Francesco d'Assisi e Elisabetta d'Ungheria la suora elisabettina
"vive il santo vangelo di nostro Signore Gesù Cristo in obbedienza, povertà,
castità consacrata e perfetta comunità" convocata e animata dall'amore trinitario
modello di ogni comunità di fede. La spiritualità si fonda su quella francescana.
Preziosa fu lopera svota in molti ospedali, tra i quali proprio quello padovano.
Cfr: http://www.elisabettine.info/oggi/suoreelis.htm.
(65) GALLETTO P.: Galantuomini padovani nellottocento, Padova,
1993, pp. 23-26.
Vedi anche: http://www.elisabettine.info/oggi/storia/documenti/srplacidaeilconte.pdf.
(66) http://www.irpea.it.
(67) http://host-lime.com/do/messaggi/articolo.asp?ID=86.
(68) CAMERINI G., Il Francesco Saverio Italiano, Bologna 1982, pag. 46.
(69) Archivio di Stato di Padova, Atti Comunali, Inventario 52 carte
sparse.
(70) Archivio della Villa Contarini-Camerini di Piazzola sul Brenta,
Busta 38, marca B, pos. 14/1 Mantovani Eurosia, pos. 14/2 Mantovani Eurosia.
(71) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(72) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(73) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(74) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(75) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(76) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(77) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(78) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(79) Archivio Opere Pie Raggruppate di Castel Bolognese - Faldone 95
Carte 1857 Opera Pia Ben. Camerini, Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel
Bolognese.
(80) COSTA P., Un paese di Romagna - Castel Bolognese fra due battaglie
(1797 - 1945), Imola 1971, pag. 293
(81) FONTEBASSO G.: Sul monumento al Duca Silvestro Camerini in Piazzola,
Padova 1877, p. 14.
(82) LEONI C.: Cronaca segreta dei miei tempi 1845-1875, Cittadella,
1876, pag. 458.
(83) Cfr.: DIVERSI O., op. cit. nel quale è riportato un rapporto del
Comandante Militare di Padova, gen. Mohr, del 30 settembre 1825 n. 201.
(84) VENTURA A., Padova, Bari 1989, p. 109.
(85) Archivio di Stato in Padova, censimenti 1869, Registro dei
residenti.
(86) Archivio di Stato in Padova, censimenti 1869, Registro dei
residenti.
(87) Sulla attribuzione al Palladio, cfr. anche ZOPPÈ L., Ville Venete,
Bologna 1981.
(88) SEMENZATO C., Villa Contarini XVI secolo, Calliano, 1979.
(89) Archivio di Stato in Padova, censimenti 1869, Registro dei
residenti.
(90) Archivio di Stato in Padova, Atti comunali, Inventario 52, carte
sparse.
(91) CAMERINI P., op. cit., pagg. 336 - 442
(92) Archivio di Stato in Padova, Atti comunali, Inventario 52, carte
sparse.
(93) Per un elenco completo delle beneficenze istituite da Silvestro,
Luigi e Paolo Camerini cfr: CAMERINI G., Il Francesco Saverio Italiano, Bologna 1982
pag.45/48.
(94) www.solutionfamily.it/articolo.php?id=159.
(95) CHIERICATO G., SANTINELLO M.: La ferrovia di Camerini, Cortona,
2008, pag. 11.
(96) CAMERINI G., Il Francesco Saverio Italiano, Bologna 1982, pag. 48.
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Archivio Parrocchiale di San Petronio in Castel Bolognese.
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