Giovanni Antonio Antolini
(Castel Bolognese 11 settembre 1754, Bologna 11 marzo 1841)

Giovanni Antonio Antolini (88808 byte)

Giovanni Antonio Antolini. figlio di Gioacchino, notaio di Castel Bolognese, nacque il giorno 11 settembre 1754. Rimasto orfano a dodici anni, fu aiutato negli studi dalla famiglia Ginnasi di Imola, laureandosi in architettura presso l’Università di Bologna.
Nel 1776 fu impegnato nei lavori di bonifica delle Paludi Pontine. Nello stesso periodo, 1776-1777, eseguì un progetto per la Sacrestia di San Pietro in Vaticano che gli fruttò una borsa di studio e progetti per alcune fabbriche a Roma e a Frascati per il Cardinale Jorck. Dopo questo periodo romano l’Antolini si spostò in Umbria e nelle Marche; a Fabriano, ove progettò l’Ospedale e l’Orfanotrofio, gli fece da mecenate Mons. Vinci. Analoghe opere furono da lui compiute a Perugia ed a Todi. Del periodo umbro sono poi ancora alcuni lavori di idraulica, come la rettifica del corso del fiume Topino nella piana tra Foligno ed Assisi ed il rifacimento di impianti idraulici in località Molino di Spello. A Città di Castello restaurò e progettò alcuni ponti; ad Assisi progettò il Palazzo Bini e la Casa Tini. Nel 1787 progettò a Pesaro l’erezione della "Guglia di granito", singolare monumento d’ispirazione illuministica poi non realizzato.
E’ di qualche anno successivo il ritorno in Romagna di Giovanni Antonio Antolini, che a Faenza progetta nel 1796 il Gabinetto Astronomico di Palazzo Laderchi; tuttavia sono ancora le Marche a richiamare l'architetto castellano che l’anno successivo, a Jesi, progetta il Teatro Pergolesi ed il comparto del volto per la Cappella della SS.ma Vergine delle Grazie.
Il 1797 è anche l’anno decisivo per l’Antolini, che gode la fiducia e l’amicizia dei Laderchi, potente famiglia faentina; un Laderchi lo accompagna a Milano da Napoleone Bonaparte con i disegni dell’arco di trionfo da erigersi a Faenza. E' questa l’opera in cui già si scorge il futuro Antolini architetto ed urbanista milanese, napoleonico e neoclassico: la fabbrica, oltre alla costruzione dell’Arco che riecheggi quelli romani, prevedeva una sistemazione urbanistica vera e propria, con giardini pubblici e palazzi ospitanti negozi ed abitazioni. Dopo questo progetto, ebbe altri incarichi professionali affidatigli dalla Municipalità di Faenza, come alcuni lavori al Canale Naviglio ed ai suoi edifici idraulici.
Nel 1798 l’Antolini vinse un concorso per l’erezione di otto piramidi dedicate ai caduti di guerra che avrebbero dovuto essere collocate a Milano nell’ex lazzaretto di manzoniana memoria. Con quest’opera cominciò a farsi conoscere un poco di più nel capoluogo lombardo, già intriso di idee napoleoniche ed illuministiche, pronto a diventare la nuova Capitale della Repubblica Cisalpina. Nello stesso anno sistema a Faenza l’ex chiesa di Santo Stefano (oggi negozio di abbigliamento di fronte alla sede del Credito Romagnolo in Corso Mazzini) per il Circolo Costituzionale con la costruzione di una gradinata, nel corpo circolare della chiesa, interrotta nell’ingresso e nella zona riservata ai moderatori ed ai segretari, e di tre gallerie, inserite negli altari laterali, riservate al pubblico.
E’ però di nuovo Milano a chiamare l’Antolini, per conferirgli, nel 1801, la carica di Architetto e Direttore dei lavori del Foro Bonaparte. Questa immensa piazza circolare, (520 metri di diametro) avrebbe dovuto essere il segno tangibile e duraturo della nuova restaurazione napoleonica per una città che stava aprendosi ai contati internazionali: nel suo centro si sarebbe dovuto trovare il Castello Sforzesco e da essa sarebbe partita la strada che, attraverso il Passo del Sempione, avrebbe condotto a Parigi. Gli edifici di contorno, tutti a portici, avrebbero dovuto contenere gli uffici pubblici più importanti della città, ed in particolare la Dogana, la Borsa, il Municipio oltre ad altri luoghi di soggiorno, di svago o celebrativi quali le Terme, il Teatro, il Museo, il Pantheon, una sala per le assemblee del popolo, nonché numerosi negozi ed abitazioni. Foro Bonaparte sarebbe diventata la piazza degli Uguali per la città degli Uguali; anche il Castello, suo punto centrale, avrebbe subito trasformazioni era prevista una sistemazione della facciata con colonne e timpano triangolare che lo avrebbe fatto assomigliare più ad un tempio greco che ad una fortificazione medievale.
Ma la gloria umana passa, e passa in fretta; e così, come era finita nella polvere la Rivoluzione Francese, vi finirono Napoleone ed il suo tempo: il Foro Bonaparte non andò oltre la posa della prima pietra. L’Antolini ebbe molti avversari in quest’opera e forse il più accanito fu proprio il faentino Giuseppe Pistocchi (Faenza 1744-Mantova 1814), già con lui in polemica dal 1800 dopo l’esito del Concorso per la colonna commemorativa della Battaglia di Marengo, e che si protrasse fino al 18O3 alimentata anche da altri detrattori come il Bargigli ed il Ricchi i quali, tra l’altro serbavano rancori personali verso il castellano. Eppure Pistocchi ed Antolini, pochi anni prima, avevano collaborato per realizzare quel gioiello neoclassico che è Palazzo Milzetti a Faenza. La disputa rivelò l’esistenza di un profondo antagonismo culturale fra il neoclassicismo ideologico dell‘Antolini e lo sperimentalismo del Pistocchi. Tre furono i libelli pubblicatigli contro: Riflessioni architettoniche sopra il premiato disegno della colonna trionfale da erigersi a Milano (1800); Lettera del cittadino N.N. ad un suo amico dove espone il suo sentimento sul Foro progettato dal Cittadino architetto Antolini (1801); Arco trionfale di Faenza dell’anno 1797 (1803).
Nel 1802 Giovanni Antonio Antolini venne nominato per un breve periodo Architetto della Fabbrica del Duomo di Milano; nello stesso anno progettò una villa da erigersi a Faenza presso il Colle di Persolino: Villa Rotonda, ispirata alla Villa "Rocca Pisana" di Lonigo, presso Vicenza, per la presenza di due corpi porticati laterali, tipici delle ville venete palladiane.
L’Università di Bologna gli offrì nel 1804 una cattedra alla Facoltà di Architettura, mentre l’anno successivo lo vide impegnato nei lavori di restauro di Palazzo Tè a Mantova. Tra il 1806 ed il 1807 l’Antolini è a Venezia; dapprima restaura Villa Pisani a Strà, quindi riceve l’incarico per la costruzione del collegamento tra le Procuratie Vecchie e le Procuratie Nuove: quelle che saranno le Procuratie Novissime in Piazza San Marco.
Ultima sua opera è l’ospedale di Castel Bolognese, iniziato nel 1813. La struttura esterna è rimasta pressoché invariata: l’elegante fronte a doppio colonnato e timpano, il corpo retrostante, alto, di forma rettangolare che, ai lati più corti, aggiunge due semicerchi. La partizione interna era semplice: un ampio ed alto salone con volta a botte; da un lato erano sistemati i letti per gli uomini, dall’altro quelli per le donne; al centro del complesso, sul retro, erano sistemati i locali dei servizi. La struttura interna rimase intatta fino al dopoguerra, quando l’enorme stanzone fu diviso in due piani, sistemando al piano terreno l’ospizio cronici ed al piano superiore l’ospedale vero e proprio. Le due ali che ospitavano la cucina e le sale operatorie furono aggiunte successivamente, a spese del Duca Silvestro Camerini, per ospitarvi i cronici. Molti giudicarono questa costruzione una tra le più eleganti nel suo genere della Romagna.
Con la definitiva caduta di Napoleone Giovanni Antonio Antolini perse ogni fama e venne pure rimosso dall’insegnamento universitario. Il suo valore artistico fu noto anche all’estero e, in particolare, in Egitto, in Belgio ed in Danimarca ove ha lasciato traccia di sé con varie costruzioni. Oltre che architetto fu pure appassionato archeologo: lo dimostrano i suoi libri, qualcuno conservato nella nostra Biblioteca Comunale, che trattano di studi sul Tempio di Minerva ad Assisi, sul Tempio di Ercole in Cori, sull’Obelisco di Augusto a Roma ed infine sulle rovine della città di Velleia.
La sua morte è datata in modo diverso dal Costa e dall’Enciclopedia dell’Arte: il primo afferma che morì a Bologna l’11 marzo 1841, la seconda a Milano nel 1842. Castel Bolognese ha ricordato questo suo concittadino intitolandogli la strada che da Piazza Fanti conduce al "suo" Ospedale.

indietro