Giovanni Bagnaresi e il
folklore romagnolo
Le fiabe di Bacocco
di Giuseppe Bellosi
Forse fu il ricordo dei canti ascoltati da bambino a indurre, nel 1883, il diciannovenne
Giovanni Bagnaresi a trascrivere dala bocca dRosa dBerta, la moi
dZvanon dMuron (più tardi, nel 1926, avrebbe detto: "continuo ad
avere una venerazione per questa lavandaia, morta da tanti anni, che fu la seconda mia
dada [tata], che seppe frenare la mia irrequieta fanciullezza colle sue
favole, colle sue orazioni sacre), lorazione popolare della Passion
de Signor. Quasi sicuramente non era stato spinto a interessarsi al folklore
romagnolo dalle pochissime pubblicazioni riguardanti l'argomento fino a quellanno
uscite e di cui egli ignorava verosimilmente lesistenza; poteva tutt'al più sapere
che in altre regioni italiane erano stati raccolti e si andavano raccogliendo testi di
letteratura popolare, soprattutto canti.
La Passion de Signor (che molti anni dopo sarebbe stata studiata da un
maestro della storia delle tradizioni popolari: il romagnolo Paolo Toschi) fu dunque
probabilmente il primo "pezzo" della vastissima raccolta folklorica che
Bagnaresi realizzò nel corso di alcuni decenni, trascrivendo dalla viva voce di popolani
dellarea di Castel bolognese fiabe, leggende, canti di vario genere, indovinelli,
proverbi e modi di dire,
usanze e credenze: una raccolta che è per mole a tuttoggi insuperata
nellambito del folklore romagnolo e per qualità si può ritenere tra le migliori.
Bagnaresi non solo amava citare i suoi informatori con i nomi e soprannomi dialettali con
i quali erano noti allinterno della comunità (oltre alla Rosa dBerta,
già ricordata, troviamo la Franzchina dla Clumbera, la Laurena dla Canova
dCampian, lAnena dBusanott dCampian, la Franzchina
dCainon, la Minghinena dCaldarena, la Teresina dSgon,
la Paulena d'j Arnezz, Pasquêl e Zvanen dla Canova, Zvanon
dCavalletta ecc.), ma adottò egli stesso, per i suoi lavori folklorici, il
soprannome familiare (Bacöch) italianizzato, Giovanni Bacocco, affermando così
la propria intima partecipazione alla cultura popolare locale.
Nato a Castelbolognese nel 1864 e compiuti gli studi liceali a Faenza, segretario comunale
del suo paese dal 1891 al 1924, morto nel 1945, Bacocco è stato uno dei raccoglitori più
appassionati e rigorosi del folklore romagnolo, dimostrando, anche in mancanza di una
solida base scientifica, una buona coscienza filologica (ricordiamo che entrò in polemica
con Francesco Balilla Pratella che aveva osato tradurre in dialetto lughese,
pubblicandoli, alcuni canti da lui raccolti in quel di Castelbolognese e forniti
alletnomusicologo lughese).
Non vanno dimenticati i suoi contatti con folkloristi di livello nazionale: Angelo De
Gubernatis (fondatore e direttore della Rivista delle tradizioni popolari
italiane, 1893-1895, sulla quale Bagnaresi pubblicò il suo primo lavoro); Paolo
Toschi (nel 1933); Michele Barbi (nel 1933).
Bagnaresi pubblicò parte dei suoi materiali sulla Rivista delle tradizioni popolari
italiane (1894), sul periodico faentino Valdilamone (negli anni 20
e 30) e soprattutto sulla rivista di Aldo Spallicci La Piê a partire
dal 1926, quando, lasciato limpiego, poté dedicarsi alla cura dei testi raccolti in
gioventù, ma tale collaborazione si concluse nel 1933, quando "La Piê" fu
soppressa dal regime fascista. I materiali editi da Bacocco sono soprattutto canti e
favole. Scrive Paolo Toschi nellintroduzione alla raccolta di fiabe Buon sangue
romagnolo (Bologna, Cappelli, 1960, p.x): senza dubbio il maggior contributo
alla raccolta e alla conoscenza della novellistica popolare romagnola è stato dato da
Giovanni Bagnaresi.
Nel 1960 il figlio di Bagnaresi, il prof. Giacomo, ha
donato alla Biblioteca Comunale di Castelbolognese una raccolta di manoscritti autografi e
di dattiloscritti del padre. Qualche anno fa il dott. Giovan Battista Borzatta, nipote di
Bagnaresi, ha poi messo a mia disposizione altri manoscritti e dattiloscritti del nonno
che integrano la raccolta della Biblioteca. Entrambi i fondi sono importantissimi sia
perché contengono materiali inediti sia perché consentiranno di preparare una nuova
edizione di quelli editi attraverso un confronto tra manoscritti e testi a stampa.
testo tratto da: Università Aperta, n. 11, 1993, p. 10