STORIA DELLE BENEFICENZE CAMERINI A CASTEL BOLOGNESE
Il Duca Camerini istituì e dotò nella
nostra città quattro beneficenze, due delle quali, ancora oggi, esistenti ed attive.
Nellordine, la prima fu fondata nel 1846 e si trattò della Beneficenza Camerini
Artigianelli, dotata di trecento scudi annui, volta a far imparare un mestiere a
bambini, maschi e femmine, di età compresa tra sette e dieci anni. Nel tempo
listituto, gestito successivamente dallEnte Comunale di Assistenza, si
trasformò in una sorta di patronato per la salute dellinfanzia, con
lorganizzazione di colonie estive e la promozione di vaccinazioni e visite di
controllo; tuttavia, a partire dal 1867, con lassenso degli eredi, parte del
patrimonio servì per lapertura dellasilo infantile, unendolo al lascito
Tassinari. Si attivò pertanto lAsilo Infantile Camerini-Tassinari, oggi
Scuola Materna Statale Camerini-Tassinari. Nel 1856, il Duca fondò lOpera
Pia Camerini pei poveri Invalidi del Comune di Castel Bolognese volta a dare
alloggio ed assistenza ai malati cronici, privi di mezzi, residenti nel Comune. A tal fine
negli anni 1863/65, a spese della fondazione e su disegno dellingegnere imolese
Luigi Ricciardelli, furono aggiunte allOspedale Civile due ali per il ricovero dei
maschi e delle femmine; parte dellala nord, dal 1880 ed a spese della beneficenza,
fu destinata ad ospitare le Suore della Carità. Oggi questIstituto sopravvive nella
Casa di Riposo Camerini. La terza beneficenza, istituita poco prima della morte nel 1866,
fu quella verso i parenti poveri sia Camerini che Borghesi (discendenza della madre Lucia
Borghesi), ai quali lasciò in perpetuo duemila scudi da distribuirsi ogni anno a cura del
Sindaco e dellArciprete di Castel Bolognese. La difficoltà di gestione di questa
beneficenza, che provocò in pochi anni lallargamento a macchia dolio dei
pretendenti ed una serie di vertenze giudiziarie impiantate dagli esclusi, ha fatto sì
che dal dopoguerra ne sia stata sospesa lerogazione. Attualmente, si stima che i
beneficiati potrebbero essere quasi ventimila, sparsi in tutto il mondo, cui toccherebbe a
ciascuno una assai esigua somma, forse poche centinaia di lire. Il patrimonio confluì
nellEnte Comunale di Assistenza. Lultima beneficenza fu istituita col
testamento del 1866 donando 550 scudi in perpetuo ai Veri Poveri di Castel Bolognese.
Anche la distribuzione di questa somma doveva essere curata dalle Autorità Civile ed
Ecclesiastica cittadina. Il lascito passò poi sotto la gestione della Congregazione di
Carità, successivamente Ente Comunale di Assistenza.
E sempre stata opinione, a Castel Bolognese, che la filantropia del Duca fosse stata
mossa dalla sua volontà laica e forse un poco anticlericale di far partecipare i suoi
concittadini poveri e sfortunati alle sue immense ricchezze; esempi di tal genere non
erano rari nella seconda metà del secolo scorso. Ne sarebbero stata prova di ciò il
fatto che tali beneficenze non erano rivolte alla chiesa od a confraternite, ma,
direttamente, si offrivano ai poveri con lintervento delle autorità civili. Questa
opinione deve oggi essere smentita, ed è forse frutto di quella grossolana campagna
anticlericale voluta dal neonato Regno dItalia che, oltre a requisire i beni
ecclesiastici, secolarizzò anche gli istituti di beneficenza allora in mano a
confraternite e parrocchie costituendo le Congregazioni di Carità poste sotto la diretta
vigilanza dei Prefetti. Ma fu proprio il Duca stesso, temendo che le sue beneficenze
finissero scialacquate in mano pubblica, che ne ideò la gestione congiunta tra Autorità
Religiosa (Vescovo di Imola od Arciprete di Castel Bolognese), ed Autorità Civile
(Sindaco), venendo così a scongiurare per molti anni e sino allemanazione del Regio
Decreto 7 aprile 1895, il loro passaggio alla mano pubblica.
Dobbiamo perciò pensare alle beneficenze Camerini come vere e proprie opere di Carità
Cristiana, il cui motore e saggio consigliere è stato Mons. Tommaso Gamberini, dietro al
quale agirono di sprone al Duca il vescovo di Imola card. Gaetano Baluffi ma, soprattutto,
papa Pio IX che da Pastore Imolese aveva conosciuto la singolare vicenda di Silvestro
Camerini e da sempre coltivava profonda amicizia con mons. Gamberini. Non a caso pubblico
queste pagine nellimminenza della beatificazione di Pio IX proprio per dimostrare
che anche da Pontefice, non si dimenticò di Castel Bolognese. La fonte di quanto fin qui
detto ed affermato si trova nellarchivio delle Opere Pie di Castel Bolognese, da me
recentemente consultato. Conservato in un raccoglitore sta un quaderno, rilegato di blu,
scritto di pugno da Mons. Tommaso Gamberini col seguente titolo: Cenni Storici delle
Beneficenze Camerini a Castel Bolognese. Si tratta di una precisa e meticolosa
ricostruzione di ventanni di lavoro a fianco del Duca per indirizzarlo e
consigliarlo nel momento di fare il bene. Da esso si scopre che Mons. Gamberini dimorò
per lunghi periodi a Padova, durante i quali cercava di guidare il Duca, a volte
ricevendone secchi rifiuti, comera nel suo carattere burbero e facilmente
irritabile, che poi puntualmente si tramutavano in generose beneficenze, passato qualche
giorno ovvero alla successiva visita. Certamente inedita, si scopre in essa la tormentata
vicenda del testamento: il Camerini aveva già deciso da tempo di lasciare erede
universale delle sue sostanze lIstituto Pontificio di Propaganda Fide (e
quale laico od anticlericale lavrebbe fatto?), non volendo dare alcunché ai figli
del fratello Cristoforo di Rovigo, già benestanti, e nemmeno al figlio di Paolo, Luigi
che pur versava in difficoltà economiche, del quale era stato pure tutore ma col quale da
tempo aveva rotto le relazioni per le vicende legate alla sua partecipazione ai moti
carbonari del 1848. Fu Mons. Gamberini a riconciliare definitivamente zio e nipote ed a
convincere il Duca a nominare Luigi suo erede.
Conviene tuttavia sentire, dalla viva voce del protagonista, queste vicende. La fonte
trovasi presso lArchivio OO.PP.RR. di Castel Bolognese, al Faldone 95, Opera Pia
Beneficenza Camerini, Carte 1857.
Fin da quando io divenni Arciprete di questa chiesa penetrato dalla miserabile condizione
di questo Paese interessai lanimo pio del Nostro amatissimo Vescovo Diocesano allora
Monsignore, e poscia Cardinale Giovanni Maria Mastai-Ferretti affinché ponesse uffizi, ed
impegni presso lIll.mo Sig.re Silvestro Camerini allora residente in Ferrara per
indurlo a fare qualche Beneficenza a favore di questo suo Paese nativo, essendo che
questuomo nato di poveri Genitori nella Parrocchia di Biancanigo Comune di Castel
Bolognese, e battezzato in questa Chiesa Arcipretale il 5 di ottobre 1777, e rimasto
orfano di Padre con altri fratelli, e varie sorelle, e la madre vedova, e quindi ridotto a
penuriare del necessario si era di qui dipartito in età di circa 20 anni per andare sul
Ferrarese a cercar pane ai lavori del Po. Diffatti, collà colla buona volontà di
lavorare, col suo ingegno naturale, e colla sua economia non solo trovò pane, ma a poco a
poco arricchì straordinariamente da diventare milionario: dal suo matrimonio contratto
con Eurosia Mantovani del Contado Ferrarese gli era vissuto un solo figlio, che gli morì
in età di circa anni 20, mi pare nel 1830. Essendo dunque questuomo straricco, e
senza figli, ed avendo lanimo ben informato a Religione largiva ovunque i doni della
Provvidenza in oggetto di culto, ed a sollievo de poveri, e la Provvidenza
lassisteva sì che sempre più arricchiva. Egli è pertanto che approfittando di
queste buone disposizioni del Camerini il Vescovo Mastai-Ferretti, come dissi da me
impegnato, gli si mise attorno e con lettere, e con visite personali a Ferrara,
interponendo anche gli uffizi degli Ecc.mi Cardinali Arcivescovo, e Legato di Ferrara per
indurlo a fare qualche Beneficenza a favore di Castel Bolognese suo Paese nativo. Il
Camerini si mostrava disposto a voler fare, prometteva, ma non veniva mai a capo di sue
promesse. Dopo sei o sette anni di uffizi, e di promesse avvenne finalmente nel 1846 la
fausta Esaltazione al Pontificato nella Persona dellEcc.mo Cardinale Gian Maria
Mastai-Ferretti Vescovo Nostro col Nome immortale di Pio IX, il quale nella sua grandezza
non si dimenticò di Castel Bolognese, imperciocchè poche settimane dopo la sua elezione,
presentatosi lEcc.mo Cardinale Gadolini Arcivescovo di Ferrara per licenziarsi a far
ritorno alla sua Diocesi, il Papa gli disse "Date la mia Benedizione, e portate
questa Croce (ed era la croce di Commendatore Cavaliere) al Sig. Camerini, ma ditegli che
si ricordi di Castel Bolognese, quando no lo scavaliero" Il Camerini vedutosi così
onorato dal nuovo Papa memore delle sue promesse scrivendo una lettera di ringraziamento
offrì per Castel Bolognese annui scudi trecento (circa 12 milioni doggi)
da erogarsi a favore di poveri fanciulli, e fanciulle, che si applicassero ad un
mestiere; e tutti questi particolari seppi io dal Papa stesso quando nel settembre 1846
ebbi la sorte di visitarlo in Roma, e trattenermi presso di Lui quasi un mese.
Poscia il Papa passò questa lettera di offerta di Sc. 300 annui, fatta da Camerini, al
nuovo Vescovo dImola allora Monsignore, e poscia Cardinale Gaetano Baluffi, perché
si mettesse daccordo col Camerini a concretare questa Beneficenza, come difatti
venne concretata coi capitoli seguenti:
REGOLAMENTO
CAPITOLI PER LA BENEFICENZA CAMERINI ARTIGIANELLI
Imola 24 febbraio 1847
G. Card.le Baluffi Arciv. Vescovo
E da avvertire però che gli Articoli
2°, 3° e 4° di questo Regolamento presentando difficoltà nella loro pratica esecuzione
furono modificati nel seguente modo, cioè:
2° Lammissione sarà fatta per estrazione a sorte in Chiesa fra tutti i concorrenti
descritti numericamente in unelenco formato dallArciprete degli aventi le
richieste qualità.
3° Ciascun ammesso tanto maschio che femmina percepirà dal giorno di sua ammissione fin
alletà di anni 18 compiti il giornaliero sussidio di bajocchi quattro.
4° Gli ammessi perciò saranno 20, cioè dieci Maschi e dieci femmine.
In novembre del 1846 io andai unitamente a questo Magistrato a Ferrara per ringraziare il
Benefattore Camerini, e fù la prima volta chebbi sorte di fare la sua conoscenza
personale.
Intanto il Camerini continuò a passare annualmente li Sc. 300 nelle mani dellEcc.mo
Cardinale Baluffi anticipatamente promettendo di assicurare in seguito con atto pubblico
questannua rendita.
Erano già trascorsi dieci anni che il Camerini già insignito dal S. Padre del titolo di
Conte, e creato Gonfaloniere di Ferrara pagava gli annui Sc. 300 per la Beneficenza
Artigianelli, quando nel 1856 spontaneamente scrisse allEcc.mo Baluffi esternando la
sua determinazione di volere assicurare con Atto Pubblico lannuale rendita dè 300
scudi non solo, ma in pari tempo dinstituire unaltra Beneficenza perpetua a
favore dei poveri Cronici del Comune di Castel Bolognese. E difatti nel giorno 4 di
novembre 1856 pel suo Mandatario Avv. Rizzoni di Ferrara fù stipulato in Imola a Rogiti
dr. Paolo Galeati Cancelliere Vescovile un pubblico Istromento, col quale oltre
lassicurare in perpetuo lannua rendita di Sc. 300 assegna unaltra annua
rendita di Sc. 700 (circa 30 milioni doggi) in perpetuo a favore dei poveri Invalidi
del comune di Castel Bolognese sua Terra nativa; in tutto Sc. 1.000 anni da pagarsi in due
rate eguali di Sc. 500 scadibili luna alli 29 settembre, e laltra nel giorno
di Natale di ogni anno incominciando collanno 1857 dando a garanzia di
questannua assegnazione la Tenuta di Belricetto nella Parrocchia di San
Bernardino Comune di Lugo collipoteca di un capitale di Sc. 20.000. E così venne a
fondare le due Beneficenze la prima col titolo "Opera Pia Camerini per Fanciulli e
Fanciulle povere della terra di Castel Bolognese, onde apprendano le arti, e
mestieri" e la seconda sintitola "Opera Pia Camerini pei poveri Invalidi
del Comune di Castel Bolognese" ed aggiunge "Ad effetto poi che dette
Istituzioni abbiano mai sempre a raggiungere il migliore scopo morale possibile, e siano
mantenute col miglior ordine desiderabile intende il lodato Benefattore Cav. Conte
Camerini che dette Opere Pie si eriggano, e debbano sempre ritenere come erette in Imola,
e ciò affinché la direzione principale delle stesse appartenga allEm.mo Rev.mo
Vescovo di detta Città, per il quale accetta, e stipula lattuale E.mo Cardinale
Arciv. Vescovo Gaetano Baluffi, e ciascuno suo successore nella sede Vescovile
dImola abbia tutte le più opportune facoltà per adottare i modi, che troverà più
morali, e proficui alla fondazione, e direzione delle Istituzioni medesime disponendo
anche delle rendite dei primi anni per acquistare, od erigere una Fabbrica ecc., come
verrà ritenuto conveniente, dichiarandosi fin dora approvato per parte del Sig.
Conte Camerini quanto verrà fatto dalla sullodata Sua Eminenza, e suoi Successori."
Prima che si facesse questistromento io già mi era portato a Ferrara col Magistrato
per rendere le ben dovute grazie allillustre Benefattore ed in questa Circostanza
strinsi buona relazione col medesimo.
La seconda domenica di Novembre poi dopo la stipulazione dellIstromento cantai una
Messa Solenne con Te Deum di ringraziamento a Dio collintervento di tutte le
Autorità del Paese, in questa Chiesa Arcipretale, e la sera vi fù illuminazione, e Festa
Municipale.
Lanno seguente 1857 ebbi occasione di fare più stretta relazione col Sig. Camerini:
imperciocchè essendo Egli Gonfaloniere di Ferrara alla venuta del S. Padre in Romagna si
portò in Imola ad incontrarlo, e saputolo io fui sollecito di portarmi in Imola col
Magistrato a pregarlo di venire a Castel Bolognese, ove il Santo Padre si doveva fermare,
e diffatti la sera stessa dei 5 Giugno venne con noi, e fù ospitato in Casa di questo
Sig. Marchese Zacchia Rondinini usandogli tutti i dovuti riguardi, e qui si trattenne
tutto il giorno 6 girando pel Paese colle ovazioni di tutta la popolazione, ed il dopo
pranzo allarrivo del Papa, che si fermò alle Monache Domenicane, fù presentato
dallEcc.mo Baluffi, e venne accolto con tutta onorevolezza dal S. Padre ed
introdotto nel Monastero con Lui. Dopo la partenza del Papa la sera andò a Imola ospitato
dallEcc.mo Baluffi, e prima di partire mi lasciò trenta marenghi ossia Sc. 111.60
per i Poveri (poco più di 4 milioni doggi), che io erogai nel fare restituire
gratis tutti i pegni del monte dai 20 ai 30 baj. luno, ed il rimanente lo distribuii
ai poveri delle Parrocchie di questo Comune.
Sul finire di questanno 1857 dallEcc.mo Sig. Cav. Conte Camerini furono pagati
nelle mani dellEm.mo Cardinale Baluffi i primi scudi mille Sc. 1000, de quali
Sc. 300 mi furono passati per lannuo esercizio della solita Beneficenza
Artigianelli, e gli altri Sc. 700 tenuti in deposito per la futura Fabbrica dei Cronici
invalidi, la quale si giudicò conveniente, ed utile di erigere annessa a questo Civico
Spedale, ma prima era pur necessario laccumulare la somma occorrente colle
annualità in corrente, come di fatto si fece, molto più perché per le luttuose vicende
del 1859 lamministrazione dei Luoghi Pii venne tolta agli Ordinarii Diocesani, e
passata alla Congregazione di Carità del nuovo Governo. Si era tentato anche di togliere
dalla Giurisdizione del Vescovo queste Beneficenze Camerini, ma avendo io fatto
riflettere, che ciò operando contro la volontà del pio Fondatore ancor vivente, e ben
disposto ad aumentare tali Beneficenze, si sarebbe alienato lanimo di Lui con danno
del Paese, furono rispettate.
Eravamo nellanno 1863, e lE.mo Cardinal Vescovo teneva già in deposito il
cumulo di Sc. 4200, quando il Medesimo si determinò a volere cominciare la Fabbrica per
lo Stabilimento de Poveri Invalidi, e perciò fatto fare il Dissegno, e la Perizia
di preventivo allIngegnere Ricciardelli, che ammontava a Sc. 8327.98, (circa 350
milioni di oggi) mandò me con Lettera analoga allEcc.mo Sig. Cav. Conte Camerini in
Padova, ove già si era stabilito fin dal 1859, per sentire da Lui, se si doveva dar
principio al lavoro. A dire il vero appena il Camerini sentì la somma della Perizia si
alterò fortemente dissapprovando, ed io, che già aveva conosciuto il suo carattere,
lasciandolo dire aspettai la calma, e bel bello solleticando il suo amor proprio riuscii a
far concludere "si cominciasse la fabbrica, si spendesse intanto la somma in cumulo
depositata, e dopo si sarebbe pensato al resto."
Appena ritornato io a casa sui primi di Luglio 1863, lE.mo Baluffi ordinò si dasse
principio alla Fabbrica, ed io per dare lavoro, e pane a miei Paesani procurai si
facesse unasta privata sulla Perizia fra i Capi - Muratori di questo Castello, ed
ebbi unabbuono di Sc. 427.98 sul Preventivo della perizia assumendo il lavoro il
Capo - Muratore Battista Cattani, che cominciò il lavoro nellAgosto sul Dissegno, e
Perizia dellArchitetto Ricciardelli costruendo due grandi cameroni con varie stanze
di servizio annessi uno di qua, ed uno di là dal Civico Spedale col consenso della
Congregazione di Carità Governativa, e sul finire dellanno tutto già era coperto.
In occasione degli augurii felici delle Feste Natalizie 1863 secondo il solito scrissi
lettera allEcc.mo Sig. Conte Benefattore, nella quale dopo aver reso esatto conto
della Fabbrica in bel modo lo interessava a somministrare mezzi ulteriori per sollecitare
lapertura di questo Ricovero pei poveri Cronici; e diffatti la mia preghiera non fù
vuota di effetto, poiché mi fece lofferta di scudi duemila Sc. 2000, che vennero
pagati nel 1864 oltre le due corrisposte annue di Sc. 1400 degli anni 1863-64. Ma pure
questa somma non bastò a coprire tutte le spese incontrate per ragione anche di varii
Addizionali al lavoro, che venne però ultimato nel 1864 contentandosi lappaltatore
di riscuotere il deficit collannue corrisposte di Sc. 700 degli anni venturi
senza frutto; e siccome tutta la somma della spesa della Fabbrica fù di Sc. 9413.68
(circa 380 milioni doggi), come si vedrà dal rendiconto in fine di questo libro,
perciò il pagamento non si potè ultimare che collultima corrisposta dellanno
1867.
Nel giugno del 1864 fui a Padova, e mi trattenni per 8, 10 giorni presso il sudd. Sig.
Conte Camerini da Lui ospitato con ogni riguardo, e dimostrazione di benevolenza, per cui
contrassi sempre più stretta relazione personale seco Lui, e col suo Agente Sig. Cav.
Scabbia, col quale si cominciò a trattare di una Beneficenza perpetua a favore dè
Parenti poveri. E diffatti sul finire dellanno 1865 in occasione di risposta alla
mia lettera di buone feste mi scriveva che teneva a mente questa mia raccommandazione a
favore dè poveri Parenti, e contemporaneamente mi ordinava per mezzo del suo Agente
Scabia di spedirgli lelenco o nota di questi Parenti poveri. Dietro il quale invito
io a scanso di troppo delicata responsabilità anzi che una stora compilai unabbozzo
di Albero geneologico paterno, e materno, cioè Camerini e Borghesi, e
glielo spedii per la posta. Poscia nel mese di marzo 1866 dietro consiglio
dellAgente Scabia mi recai di nuovo in Padova prendendo occasione anche di
congratularmi del nuovo titolo di Duca conferitogli dal Papa, e per concretare questa
nuova Beneficenza ai Parenti poveri; ma nulla si concluse. Imperciochè avendomi
Egli esternato "essere sua intenzione di perpetuare i sussidii caritatevoli, che era
solito elargire a norma dè bisogni, che conosceva né varii individui, o Famiglie dè
suoi Parenti poveri, io non potei a meno di fargli osservare le gravi difficoltà, che in
pratica avrebbe presentato una tale Beneficenza, e quindi la necessità di fissare bene le
norme della distribuzione di tali sussidj a scanso di quistioni, e di ogni responsabilità
dè Distributori; e siccome intendeva lasciare tale incarico di distribuzione a me solo, e
miei Successori pro tempore lo pregai ad associare anche il Sindaco Pro tempore.
Imbarazzato da queste mie giuste osservazioni il Sig. Duca, ed oppresso anche da un mal di
capo concluse che nulla voleva più fare, e si sentiva il bisogno di andarsi a letto, come
fece infatti. La mattina seguente benché fosse a letto con un po di febbre, non
mancai di riprendere bel bello le trattative di tale argomento, ma fù invano tal che il
giorno 18 marzo partii da Padova senza nulla concludere, ed anzi con quasi nulla sperare
più di questa Beneficenza. E diffatti sul principio di Aprile mi scrisse il Sig. Agente
Scabia pur troppo il Sig. Duca non volere più sapere di tale Beneficenza, e mi suggeriva
che lunico mezzo per farla rivivere sarebbe stata una lettera in proposito
dell'Ecc.mo Cardinal Baluffi Vescovo d'Imola. Allora io non mancai di presentarmi subito
allEcc.mo Vescovo, il quale scrisse Lettera esortativa in proposito al Sig. Duca:
era già scorso un mese da che si era spedita questa Lettera, quando mi pervenne una
lettera del Sig. Cav. Scabia in data maggio in cui mi comunicava la notizia della morte
repentina della Sig.ra Eurosia moglie del Sig. Duca mi diceva "Ieri con solenne
Istromento ho potuto assicurare una perenne Beneficenza di Sc. 2000 annui a favore dei
poveri Parenti Borghesi e Camerini". Impaziente io avrei voluto subito
conoscere i particolari di tale Disposizione ma la guerra che ferveva allora nella Venezia
(si tratta della terza guerra dindipendenza) non mi permise di recarmi a Padova, se
non che a finir di Agosto 1866.
Giunto a Padova potei sapere che avvenuta improvvisamente la morte della Sig. ra Eurosia,
ed il Sig. Duca essendosi gravato nel male si determinò di fare una donazione di tutta la
sua possidenza sul Ferrarese al suo Nipote ex fratre Sig. Giovanni q. Cristoforo di
Rovigo collobbligo di residenza nel suo palazzo di Ferrara gravandolo di molti
legati, fra i quali fù quello di Sc. 2000 (circa 80 milioni di oggi) annui in perpetuo ai
poveri Parenti, e siccome questAtto pubblico di Donazione fù fatto in fretta, e
scritto da persona poco pratica e non conoscente bene le qualità, e numero di questi
Parenti, e solo intenta e sollecita dellatto principale di Donazione, il Legato dè
parenti poveri venne espresso con locuzione poco determinata e non bene precisata nei
seguenti termini "Alli congiunti poveri consanguinei, cioè Borghesi per parte
materna, e Camerini per parte paterna, come agli Alberi geneologici presso
lArciprete di Castelbolognese D. Tommaso Gamberini Sc. 2000 annualmente, ed in
perpetuo. La distribuzione di questa corrisposta di Sc. 2000 annui sarà fatta
dallArciprete locale e dal Sindaco del Paese collapprovazione
dellArcivescovo" Istr. Di Donazione delli 16 maggio 1866 a rogiti Luigi Rasi
Notaro di Padova. Invano io tentai presso il Sig. Duca di far emettere una dichiarazione
autentica, che togliesse ogni ambiguità, ed argomento di questioni a questa benefica
disposizione, e dasse delle norme più determinate, e sicure, onde causare tedio, e odiose
responsabilità dai Distributori; imperciocchè Esso già nonagenario, e affetto da
cronicismo, che lobbligava al letto fin dal marzo, non faceva che ripetere "voi
conoscete la mia volontà, e perciò stà alla vostra coscienza il fare ciò che
dovete"; ed insistendo io sulle difficoltà dellesecuzione, bruscamente mi
soggiunge "ho impazzito io finora, impazzite mo un poco anche voi".
E qui per far conoscere come questillustre Benefattore aumentasse più del doppio le
beneficenze a questa sua Terra natale mi è duopo tessere una narrazione un po
lunga, e che a prima vista sembrerà estranea al mio soggetto, ma che pure con esso
sintreccia, e serve a dichiararlo. E dunque a sapere che il Sig. Duca Camerini
già da molti anni aveva fatto il suo ultimo Testamento lasciando Erede universale di
tutti li suoi Beni la Propaganda Fidei, mosso da questo riflesso che essendo la ricchezza
dono di Dio, e non avendo egli eredi necessarii giusto era che a Dio le ridonasse.
De tre nipoti che aveva, due dal Fratello Cristoforo di Rovigo, ed uno dal Fratello
Paolo residente a Padova, uno solo cioè Giovanni di Cristoforo era ammogliato, ed aveva
prole, laltro fratello Francesco benché ammogliato era senza figli, ed in divorzio
irrreconciliabile con la moglie, e poi ambedue erano ricchi assai, il terzo nipote Luigi
del fù Paolo oltre che era nubile, aveva mal corrisposto alle cure dello Zio, e rotte le
relazioni personali con Lui da molti anni. Questi non era ricco contando un capitale di
circa Sc. 20.000, e da un anno circa si era procurato per altrui mediazione di riannodare
le relazioni personali col Zio potendo almeno ogni mese fargli una visita: ma questo era
ancor poco, ei desiderava riacquistare la grazia dello Zio, ed averne almeno, come diceva,
una pubblica dimostrazione con qualche Legato. Quando fui in Padova nel marzo del corr.
Anno minteressò, affinché facessi degli ufficii presso lo zio a di lui favore, il
che non mancai di fare, e nel maggio seguente avvenuta la morte della moglie del Sig.
Duca, fù accolto stabilmente in Casa del Zio, il quale dopo aver fatta la cospicua
Donazione di tutto il suo, che possedeva nel Ferrarese, al nipote Giovanni, sì perché
questi conservasse il suo nome, ed il lustro della sua discendenza in Ferrara e sì
perché teneva che questa sua possidenza sotto il Governo italiano fosse contrastata a
Propaganda; dopo ciò, io diceva, fece anche al nipote Luigi donazione del suo Palazzo in
Padova, e molte migliaia di rendita pubblica austriaca. Erano così le cose quando io
giunsi a Padova li 22 Agosto, ed eccoti tutti gli Inservienti raccomandarsi perché
inducessi, e persuadessi il Sig. Duca a far Testamento a suo favore, e provvedere ad essi,
eccoti il Nipote Luigi, che non contento del legato di Donazione insta, e mi prega a porre
uffizj presso il Zio affinché faccia Testamento a suo favore; ed io per giovare ai primi,
e sul riflesso che la Venezia già era divenuta italiana allora, e perciò era facile
annullare il testamento a favore di Propaganda anche per certi diritti, che poteva
allarmare il nipote Luigi, come erede ab intestato del padre proprio (Paolo) morto
indiviso col Fratello Silvestro, ed anche per mostrare col fatto non essere vero che
sempre i Preti fanno testare per la loro causa, per tutte queste ragioni io mi accinsi
allopera trattenendomi tre giorni in Padova, nella quale occasione celebrava ogni
mattina la S. Messa nella Camera stessa del Sig. Duca infermo, e giacente in letto dietro
privilegio Pontificio, chEgli aveva ottenuto. Da principio lo trovai molto ritroso a
fare Testamento, fermo in quello già fatto a favore di Propaganda, ma facendogli
osservare i pericoli che questo non avesse il suo effetto, attesa la nuova legislazione
italiana, e suggerendogli che facesse invece un pingue Legato annuo a Propaganda riuscii
finalmente ad indurlo a fare questo nuovo Testamento instituendo erede il Nipote Luigi
dietro promessa che si sarebbe ammogliato. Compita la mia missione partii da Padova nel
giorno 25 agosto, e nel licenziarmi da Lui ringraziandolo della sua benevolenza, e
cortesia per me e delle Beneficenze da Lui fatte a Castelbolognese aggiunsi:
"Perdoni, Sig. Duca, se io le sono importuno pregandolo ad aumentare almeno di Sc.
300 annui la rendita di Sc. 700 per i poveri Cronici, chè certo la carità sarebbe più
fiorita" al che Egli "Nò, disse, Castelbolognese ha avuto abbastanza"
"Ebbene perdoni; la mia parola sia come non detta" terminai io, che conosceva il
suo carattere. Così pure rispose negativamente alla mia raccomandazione, che facesse un
piccolo legato annuo di Sc. 50 almeno ad tempus al piccolo ragazzo Domenico delli q.
Lorenzo Deggiovanni, e Camerini Maddalena, ambedue di lui attinenti in parentela, e per
servizio in qualità di Castaldi morti pochi anni prima in Diamantina.
Erano appena 15 giorni che io era ritornato quando ebbi lettera da Padova, in cui mi si
comunicava la notizia che il Sig. Duca aveva fatto testamento il giorno 7 settembre
instituendo Erede il suo Nipote Luigi; e fra i molti Legati disponeva, che oltre gli Sc.
1000 annui già assegnati agli Istituti pii fondati a Castelbolognese fossero pagati
annualmente in perpetuo altri Sc. 1000 ai medesimi Istituti, più Sc. 550 (circa 22
milioni di oggi) annui in perpetuo da dispensare ai veri Poveri di questo Paese: faceva
pure un legato perpetuo di Sc. 300 annui al ragazzo sudd. Domenico q. Lorenzo Deggiovanni
(Macciula) e un legato di Sc. 20000 (circa 800 milioni di oggi) annui in perpetuo a
Propaganda.
E le rendite annue dei Legati a Castelbolognese, non che quello al fanciullo Deggiovanni
erano precisamente determinate sul canone annuo enfiteutico della Tenuta di Belricetto,e
Bagnara, come apparisce dalla Particola del sudd. Suo Testamentoa Rogiti del Dott.
Agostino Meneghini Notaro di Padova in data 7 settembre 1866 che è del seguente tenore:
"Dei romani scudi 3000 che dai fratelli Camerini Pasquale e Domenico di Belricetto
sono in diritto di percepire annualmente a titolo di Livello perpetuo ordino, e voglio che
Sc. 1000 siano passati annualmente in perpetuo allIstituto pei Cronici, ed Artieri
da me fondato nella mia Patria di Castelbolognese come già vivente aveva commesso à miei
debitori utilisti di fare".
PAOLO GRANDI

Circolare conservata nell'Archivio Parrocchiale
di San Petronio