Maria Francesca Barbieri (1765-1791)

Mistica castellana

La devozione ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria, che il Padre Camerini aveva tanto sollecitato nel nativo Castello, ebbe ulteriore incremento per opera della compaesana e coeva Maria Francesca Barbieri, che con il gesuita ebbe in comune tutti gli ideali della perfezione cristiana e nella direzione del fratello Paolo Andrea Camerini, arciprete di San Petronio, trovò una guida spirituale sicura.

Maria Francesca nacque il 7 agosto 1765 nella casa di Pietro Barbieri e Rosa Tabanelli, tuttora sita all’angolo tra via Garavini e via Biancini. La sua esistenza, durata appena venticinque anni, si può considerare il più alto olocausto al Divino Redentore fino a raggiungere le vette eccelse della perfezione e della santità. La sua testimonianza di fede fu un’immedesimazione nelle sofferenze di Cristo; votata a qualsiasi sacrificio, fu generosa fino al completo annientamento di sé in una totale dedizione a Dio e ai fratelli.Consacrò se stessa a Gesù Crocefisso e nella contemplazione del suo volontario martirio andò tanto oltre da raggiungere le vette del più intenso misticismo.

Nel compimento dell’estasi, secondo le testimonianze dei biografi suoi contemporanei, la Barbieri fu protagonista di interminabili colloqui di cielo, durante i quali Gesù la chiamò più volte “sua sposa”; le mostrò le sue ferite sanguinanti, perché gli uomini continuavano sempre a martoriarlo, l’invitò a soffrire con Lui e le impresse nella carne e nello spirito tutte le ferite della sua Passione. Il primo biografo e confessore della Barbieri, don Paolo Andrea Camerini, scrive che dovette “estrarre chiodi e spine dal corpo martoriato della Mistica”. Per ubbidienza a Dio, la Barbieri tracciava le lunghe pagine del Diario, vera rivelazione di un’anima paradisiaca; e al Santo dell’ubbidienza, S. Ignazio di Loyola, fu devotissima. S. Ignazio le rivelò la restaurazione della Compagnia di Gesù, allora soppressa, e un’altra volta, il 31 luglio 1786, giorno della Festa del Santo, le disse che “la sua Compagnia sarebbe fiorita di nuovo, a scorno dei visibili e invisibili suoi nemici”.

Il Diario e le Lettere della Barbieri al direttore spirituale, nonché varie testimonianze di contemporanei, ci offrono un insieme di tante virtù e di doni straordinari, che per intensità ci richiamano ad un’altra anima, come lei misticamente crocefissa ed egualmente privilegiata dal Signore: la vergine lucchese Gemma Galgani, la cui vita ha molti punti di rassomiglianza con quella della “Franceschina” (cosi la mistica castellana era chiamata dai compaesani).

Desiderosa di entrare tra le Teresiane di Sant’Agostino, il cui Conservatorio sorgeva presso le mura del Castello nella “Fonda”, non poté mai vedere soddisfatto il suo desiderio a causa della malferma salute e ne poté vestire l’abito solamente in morte. Dopo dieci anni di dolorosa malattia, il Signore la chiamò a sé il 21 gennaio 1791. Nel libro dei morti della Parrocchia di San Petronio sta scritto l’elogio funebre:

“Il suo corpo che fu visto flessibile fino alla tumulazione fu trasportato, onorevolmente, alla Chiesa di San Petronio il giorno 22 gennaio 1791 con gran concorso di popolo e con pietà per la quale quasi tutti erano mossi a portarne via qualche reliquia e specialmente i bambini a baciarlo e il giorno dopo fu trasportato nella Chiesa Nuova (il soppresso Corpus Domini dove ora sorge la casa Santandrea in Piazza Camerini), sempre con pietà e concordia di popolo”.

I resti mortali furono esumati dal primitivo sepolcro il 6 giugno 1816 e vennero traslati nell’arcipretale di San Petronio, ove tuttora giacciono sotto il pavimento della chiesa di fronte alla Cappella della Madonna della Cintura. Si parlò con insistenza, nel 1839, di un processo informativo diocesano, per un’eventuale beatificazione di Maria Francesca Barbieri, per interessamento del vescovo di Imola Mastai Ferretti e dei gesuiti. Ma tale proposta non ebbe seguito per motivi che sono rimasti ignoti.

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Copia del cuore della Serva di Dio Maria Francesca Barbieri
descritto da lei medesima per dettatura del suo Angelo Custode
(dai manoscritti della Barbieri conservati nel Monastero delle Domenicane)

Tratto da: M. MERENDA, Testimoni della fede, in: Il voto della Pentecoste e la tradizione religiosa castellana, Galeati, Imola, 1981.

Sulla vita di Francesca Barbieri si veda anche:
CASADIO D., Francesca Maria Barbieri, un fiore gentile di virtù, Faenza, 1992.

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