Ebro Cavallazzi (1908-1976)

ebro_cavallazzi

Nato a Castel Bolognese il 6.1.1908
Morto a Pieve Ponte l’11.5.1976

Capomastro, muratore, sempre per proprio conto, non sopportava star sottomesso agli altri. Uomo semplice, franco, che diceva “pane al pane e vino al vino” dotato di una grande memoria fotografica e ricordava tutto di tutti, dai grandi avvenimenti politici alle piccole cose di tutti i giorni.
Era stato alpino e s’impegnava a fondo nelle attività degli alpini.
Ogni cosa che vedeva e che gli accadeva intorno, doveva assimilarla ed allora si metteva a scrivere, nel suo dialetto, perchè cosi era più viva e vera.
Noi lo ricordiamo con queste due zirudelle, scritte pochi anni prima della sua morte e che rispecchiano l’uomo buono e sincero.

La Vciaia

Pórca d’la vciaia e tott i su azident!
Ogni matena ut cres i mancament.
I dent a on a on i s’avèia tott
e st’armen di bus, l’è nenc piò brott.
Ormei l’è propri un scioper generêl:
t’at sent furê un ‘urècia e un pè ut fa mel;
bsogna bé pôc: us brusa i intesten,
e a e povar vëcc i i nega nenca e ven;
e “… magna manc, st’an vu l’indigestion…”
Pôrca mastela, cum as pol stê bon?
E cala al fôrz, us perd i sintiment;
ormei l’è mei murì d’un azident.
In ca l’è un pezz ch’it fa dla tiritera;
“On cum e te un va be stê fura d’sera!…”
E dè d’lavor la sera it manda a lëtt;
la vëcia l’an t’vô dri: l’è un bël dilett!
I fiul i è maridé, i à di baben,
e te pulpeta, t’se dvinte nunen.
L’ultum scalen che va in graduatôria:
csa vliv pu dì? L’è za finì la stôria.

L’adio a e mi Castel

Adio e mi castël, a so ormai vëcc,
i occ in vô avdé, e un vô sintì agl’urëcc,
mo dêt che tè e mè a sem babb e fiôl,
t’putrès un pô comprender al mi parôl.
Di quand in quand a vegn in t’la piaza,
mo di castlen us è ormei pers Ia raza.
Us ved una gran ciurma, una fameia
d’rifiut di cuntaden, d’casantereia.
Parô cun quest an cred t’at n’eva a mêl:
dop la guera l’ê côsa in generél.
Me am aviarò, mo aviendum a i ó passion,
parchè te t’é dal beli tradizion.
Sfuiend tent en indrì di liver d’stôria,
mult di tu fiul i a maritê la glôria:
Antolini, Bragheldi e clu d’Barnêrd
scanzlê cl’ê pôc par meti un nom bastêrd;
e parlend mo di temp un pô recent,
t’am capêsc, a voi dì e Risurgiment,
piò d’quaterzent i fo i garibalden
e questi a que’ agl’é côs c’al s’pò di ben.
Castël u s’è distent in dapartot:
epidemei, culera e taramot:
curagius, semper pront i era i Castlên,
par spends in tot e mond a fê de ben.
Zert vecc, purèt, mo pi d’inteligenza
i s’è distent t’agl’êrt e nenc t’la scienza.
Guerda a là bas, e lassa indrì Ia zema,
pr’avdé se quii ch’i è vnu i è cum e prema.
L’edifezi l’è bon, se i fundament
i è ste fêtt con criteri e de ziment.



Riportiamo anche una curiosità relativa a Ebro Cavallazzi: a lui si deve l’invenzione del nome “Borgo Marziani”

Borgo Marziani

A valle della via Emilia parte del podere denominato “Mulesa” all’inizio degli anni ’50 fu suddiviso in piccoli lotti che furono venduti a coloro che desideravano “farsi un po’ di casa”.
La zona non era lottizzata mancava cioè di impianti pubblici di fognature e acquedotto.
Erano gli stessi acquirenti dei lotti che si costruivano da soli la propria abitazione. Essi cercavano di risparmiare pietra su pietra, facendo solamente il necessario, cosicchè le case erano tutte a piano terra.
Queste costruzioni basse erano oggetto di numerose critiche da parte di tutti i vecchi parrocchiani che erano abituati a vivere in altri tipi di abitazioni.
Si era all’epoca in cui era di voga parlare del primi extraterrestri che, secondo le notizie riportate dai giornali, dovevano essere molto piccoli di statura e abitare perciò in luoghi a loro proporzionati.
Tra i numerosi commenti che si sentirono fece scalpore quello pronunciato da Ebro Cavallazzi: “al s-rà al ca’ di marziên”.
Le costruzioni continuarono fino alla formazione di una borgata che fu soprannominata “Borgo Marziani”. Da una battuta scherzosa nacque così una denominazione che si è via via affermata e che è ora conosciuta come località.
Accanto alla borgata successivamente fu trasferita “la bottega” (che era situata nella casa di fronte a via Lugo); fu aperto ii bar e attualmente anche un’annessa sala da ballo.
All’aperto c’è pure la pista di scattinaggio che durante il periodo estivo viene usata per il ballo e anche per altre manifestazioni.

Testi e immagine tratti dal periodico 2001 Romagna, anno 1984.

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