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La Canta di Castelbolognese:
"A sèn di bôn amigh".

La copertina dello spartito della Canta di
Castelbolognese
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Forse poche persone lo
sanno, perché come spesso accade molte cose vengono dimenticate troppo in fretta, ma
Castel Bolognese ha una sua Canta. Essa fu scritta dai soliti "noti " Ubaldo
Galli e Fausto Ferlini (ideatori assieme ad Oddo Diversi del premio dialettale triennale
"La Pignataza") e messa in musica da Luigi Bacchilega.
Fu eseguita per la prima volta nell Auditorium della Biblioteca Comunale il 23 marzo
1976 e viene qui riproposta con tanto di testo e spartito e con la possibilità di
ascoltarne il motivo in sottofondo.
Prima di passare alla lettura del testo e della relativa traduzione, merita in particolare
una piccola spiegazione il ritornello della Canta:
"A sèn dRumagna a sèn dCastèll
a jèn e gevel in tal budèll."
ossia "Siamo di Romagna, siamo di
Castello / abbiamo il diavolo nelle budella". Il detto "a jèn e gevel in
tal budèll" nacque in seguito al famoso oltraggio alla Statua della B.V. della
Concezione, patrona del paese (si veda a tal proposito il racconto dettagliato
dellepisodio riportato nel sito). Il 21 maggio 1893 alcuni ignoti penetrarono
nottetempo nella Chiesa di San Francesco e decapitarono la Statua della Patrona, gettando
la testa mozzata nel pozzo del cortile della Chiesa. Lepisodio ebbe vasta eco anche
al di fuori delle mura del paese, ed ebbe proprio come conseguenza più duratura il fatto
che il paese perdette molta reputazione tra i forestieri, tanto che i castellani venivano
definiti "quelli con il diavolo nelle budella".
A sèn di
bôn amigh
A sèn tot bon amigh, amigh sinzir
ch'a s'atruven t'al ca', par la campagna,
davanti a un piatt d'salàm e a un bichir
d'aibana d'ór, dal nost culén d'Rumagna
Rit. A sèn d'Rumagna a sén d'Castell
a jèn e' gevel in t'al budèll.
U s'piis d'canté, u s'piis la puisèia,
U s'piis d'bagnè t'è vén un brazadèl,
quell da la crôs ch'é scrocla a maravéia
e us gofia a moll, cumpagna è zambudell.
Rit. A sèn d'Rumagna a sén d'Castell
a jèn e' gevel in t'al budèll.
Burdèll, a sèn a què, quist a sèn nô,
è côr t'al man, la pènna in s'é capél,
e quand ch'a d'gèn amigh, al dgén da bon:
c'mè féva i noster vecc; quii d'è Castèl.
Rit. A sèn d'Rumagna a sén d'Castell
a jèn e' gevel in t'al budèll. |
Siamo dei
buoni amici
Siam tutti buoni amici, amici sinceri
ci ritroviamo nelle case, in campagna,
davanti a un piatto di salame e a un bicchiere
di albana d'oro, delle nostre colline di Romagna.
Rit. Siam di Romagna siam di Castello
abbiamo il diavolo nelle budella.
Ci piace cantare, ci piace la poesia,
ci piace bagnare nel vino un bracciatello,
quello della croce che scrocchia a meraviglia
e a mollo si gonfia, come un salsicciotto.
Rit. Siam di Romagna siam di Castello
abbiamo il diavolo nelle budella.
Ragazzi, siamo qui, questi siamo noi,
il cuore in mano, la penna sul cappello,
e quando diciamo amici, lo diciamo sul serio:
come facevano i nostri vecchi; quelli di Castello.
Rit. Siam di Romagna siam di Castello
abbiamo il diavolo nelle budella. |

Lo spartito della Canta di Castelbolognese
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Ingrandimento dell'immagine posta sulla copertina dello
spartito. Tra i "bôn amigh" si riconoscono Pietro Costa (il primo da sinistra),
Fausto Ferlini e Ubaldo Galli (al centro in piedi) e Oddo Diversi (seduto al tavolo).
Notare il bracciatello della croce, specialità tradizionale castellana (in mano all'amigh
raffigurato a destra) e sullo sfondo la Torre Civica.
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