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La chiesa di San Sebastiano
compie cinquecento anni
5 ottobre 1507 5 ottobre 2007

Premessa
Questa bella chiesa dai lineamenti semplici ma eleganti, che risentono ancora
dellarte romanica ma già interpretano il rinascimento avanzante, si erge solitaria
sulla via Emilia, a circa cinquecento metri dalle mura cittadine ed allincrocio con
la strada Casolana che, risalendo la valle del Senio, porta in Toscana. Al suo interno una
iscrizione originale in lettere maiuscole, dipinta nellarchitrave del fianco di
levante, ne ricorda il costruttore ed una data, probabilmente quella del termine
dellopera di costruzione: M CCCCC VII DIE V MENSIS HOTOBRIS LAMBERTUS FECIT.
Se tale memoria esclude lattribuzione del bel tempio alla mano del Bramante o di
Giorgio da Siena, avanzata da alcuni storici, pur autorevoli, del passato, ci dà notizie
certa della data di costruzione e del suo artefice, il castellano Lamberto Galvani.
La Misericordia di Castel Bolognese pensa ad un ospedale per gli incurabili
La Confraternita di Misericordia, che fin dalla fondazione del Castello nel 1388 si
occupò di costruire e gestire lOspedale de Castro Bolognesio o de
Misericordia posto a fianco della propria chiesa di Santa Maria della Misericordia,
alla fine del XV secolo contava numerosi Confratelli ed era fiorente e ricca di generosi
legati, donazioni e offerte. Probabilmente per questo motivo essa decise di allargare
lopera dellOspedale anche ai malati di pestilenze o malattie contagiose,
costruendo lontano dallabitato un lazzaretto ed innalzandovi una chiesa dedicata ai
santi Sebastiano e Rocco, da sempre venerati come patroni ed intercessori speciali nelle
pestilenze, assai frequenti in quei tempi. Ciò giustificherebbe lubicazione isolata
del posto ed il fatto che essa sia sempre dipesa dallOspedale della Misericordia. Ad
edificarla venne chiamato larchitetto castellano Lamberto Galvani, discendente da
una famiglia di mastri muratori di provata valentia, tanto che il figlio di costui,
Marcantonio, sarà chiamato dalla medesima Confraternita nel 1559 a costruire la cappella
di proprio giuspatronato nella chiesa di S. Maria, ove poi sarebbe stato collocato il
gruppo statuario della "Visitazione" opera del Lombardi. Lamberti, Galvani,
Ramberti devono tutti intendersi una stessa famiglia, da un ramo della quale usciranno nel
XVI secolo gli Amonio che dettero lustro a Castel Bolognese nel XVII secolo con i fratelli
Taddeo, Giovanni Maria, Domenico, Francesco Antonio e Ottaviano.
Viene aperta al culto la chiesa di San Sebastiano
La chiesa fu consacrata il 18 maggio 1508 ed ebbe subito un culto speciale che spinse i
castellani a pii lasciti di terreni e capitali in suo favore ed a chiedere di esservi
sepolti. La Confraternita di Misericordia provvide al culto della chiesa ma crescendo i
legati di messe ebbe più volte in animo di affidarla ad una comunità religiosa. Nel 1524
fu tentato con i Domenicani dellOsservanza a precise condizioni, quali quelle di
celebrare Messa la prima domenica di ogni mese nelloratorio della Confraternita e di
amministrare i Sacramenti agli infermi degenti nellospedale, ma non si sortì alcun
risultato, per cui fu continuata la pratica della Rettoria, a volte esercitata da frati od
eremiti. Fu il caso di frate Angelo da Firenze e frate Cesare da Pisa, entrambi serviti,
il primo dei quali potrebbe aver ispirato il pittore nel ritrarre san Filippo Benizzi, uno
dei primi santi dei Serviti, nellaffresco dellaltare maggiore. Venne poi frate
Girolamo da Narbona dellOrdine degli Eremiti di San Rocco attorno al 1537. Ancora
nel 1569 si pensò di assegnare la chiesa ai Francescani Osservanti e due anni dopo ai
Cappuccini oppure ai Teatini, per i quali la Confraternita aveva pensato di collocarli
nellospedale dentro il castello e costruire un ospizio per i poveri a San
Sebastiano, ma tutti i tentativi andarono falliti, probabilmente perché alla chiesa non
era unito un immobile sufficientemente ampio ove poter ospitare il cenobio. Il comune e la
Confraternita di Misericordia ritentarono di offrire la chiesa ai Cappuccini nel 1580,
senza successo. Un avvenimento degno di nota accadde il 12 aprile 1534 quando due famiglie
castellane, i Pascoli e gli Antolini, appartenenti al contado di Barignano e da tempo
vittime di faide reciproche, stipularono in San Sebastiano la pace perdonandosi a vicenda,
abbracciandosi e baciandosi.
Le vicende dai secoli XVII al secolo XIX
Leggendo le visite pastorali promosse dai Vescovi di Imola, troviamo lo stato della chiesa
e delle sue pertinenze nei secoli successivi a quello della sua costruzione. Nelle
descrizioni di quelle del XVII secolo, si ricava che una piccola casa era stata costruita
aderente alla chiesa e, assieme a tre tornature di terra, era goduta dal cappellano pro
tempore. Nel 1616 chiesa e canonica esternamente erano intonacate e dipinte in rosso e
sopra la porta si trovava ritratto il Santo titolare. Riparazioni, imbiancature, restauri
furono compiuti per tutto il XVII secolo sia a spese della Confraternita, che a spese
dellOspedale, ed anche tramite le offerte raccolte per la festa di SantAntonio
Abate che qui si celebrava con grande solennità. Con uguale pompa, per volere del
Vescovo, si commemorava il 18 maggio di ogni anno la consacrazione della chiesa, con
lintervento della Confraternita di Misericordia.
Agli inizi del XVIII secolo cominciò un periodo di decadenza per ledificio: nella
visita del vescovo Marelli del 1740 la casa, un tempo dimora del cappellano, poi del
contadino, fu trovata malandata e spesso rifugio di banditi che credevano di godervi
limmunità ecclesiastica. Fu pertanto murata sulla facciata della chiesa una lapide,
che si vede tuttora, con la scritta: IL SOLO INTERNO | DI QUESTA CHIESA | GODE IMMUNITA',
mentre la casa scomparve poco dopo, lasciando la chiesa nella solitaria posizione come
oggi si vede. Fu comunque continuata la celebrazione della messa nei giorni festivi e, con
solennità, le feste dei santi Sebastiano, Antonio Abate, Vincenzo Ferreri e, almeno fino
alla fine del 700, anche quella di San Rocco. Andò in disuso invece quella della
consacrazione, mentre invece la chiesa, pur trovandosi nella parrocchia di Campiano,
divenne meta ogni anno di una della processioni penitenziali delle Rogazioni celebrate
dalla Parrocchia di San Petronio.
Un secondo fatto memorabile si annota a questa chiesa il 3 e 4 ottobre 1775. Con decreto
del 26 settembre precedente, larcivescovo di Bologna, Card. Boncompagni, donò
allArcipretale di Castel Bolognese uninsigne Reliquia di San Petronio. Essa fu
trasportata in forma privata da Bologna a San Sebastiano il 3 ottobre ed il giorno
successivo, festa del Patrono, processionalmente ed in forma solenne da qui alla chiesa
Arcipretale.

La chiesa di San Sebastiano nel 1925
Il declino e la rinascita a Monumento ai
Caduti di tutte le guerre
A causa della soppressione della Confraternita di Misericordia, a norma della legge 3
agosto 1862 la chiesa di San Sebastiano, assieme ai beni dellOspedale, fu trasferita
alla Congregazione di Carità, che la chiuse al culto nel 1865, nonostante le proteste
dellarciprete di Campiano, trasformandola in legnaia, poi in ricettacolo di concimi
che, gradualmente, portarono alla rovina ledificio e le opere darte
contenutevi. Lo stato di abbandono della chiesa, davvero deplorevole, venne denunciato con
una pubblica protesta edita sul Il Diario del 12 agosto 1922 e firmata da padre
Serafino Gaddoni.
Al termine della Prima Guerra Mondiale, con i suoi oltre 615.000 soldati italiani caduti o
dispersi e lincalcolabile numero di vittime civili, sorse in tutta Italia un
movimento spontaneo e corale che volle elevare nei più diversi luoghi un monito alle
future generazioni affinché, attraverso il ricordo di questi morti, imparassero ad odiare
la guerra e a volere la pace con tutte le forze. Anche Castel Bolognese ebbe un Comitato
per le Onoranze ai Caduti, che cominciò a ipotizzare la costruzione di un Monumento ai
Caduti della Grande Guerra. Larchitetto riolese Francesco Bagnaresi propose così
lidea di riconsacrare la chiesa di San Sebastiano al culto e dedicarla alla memoria
dei Caduti. Era però necessaria una ingente somma per lacquisto dellimmobile
ed il suo restauro; intervenne così lavvocato Francesco Gottarelli, appartenente ad
una antica e distinta famiglia castellana, il quale da tempo pensava di restaurare quella
chiesa, elargendo la cospicua somma di 40.000 lire per lacquisto di San Sebastiano,
del terreno circostante da trasformare in parco della rimembranza e per i lavori di
restauro, impegnandosi nel contempo, come detto in un atto notarile del 25 marzo 1924 e
stipulato fra il Gottarelli e la Congregazione di Carità, a donarla al Comune di Castel
Bolognese.
Il 24 aprile successivo un pubblico manifesto, curato dal Comitato per il monumento ai
caduti, annunciava alla popolazione la notizia del prossimo recupero di San Sebastiano e
chiedeva ai cittadini la collaborazione morale e materiale per la riuscita dellopera
che non mancò, facendo pervenire generose elargizioni in denaro e con
lorganizzazione di iniziative popolari volte alla raccolta di fondi. Purtroppo
lavvocato Gottarelli morì il 15 luglio 1924, con le pratiche burocratiche di
donazione ancora in corso, e non poté vedere la chiesa rinata a nuova vita, anche se
riuscì ad assistere allinizio dei lavori di restauro, affidati al capo mastro
castellano Vincenzo De Giovanni. Il progetto di ripristino, così come annunciato nel
detto manifesto, non fu in realtà completamente attuato. Il restauro fu molto ben curato
e anche, come auspicava padre Serafino Gaddoni, ben armonizzato con lo stile di Mastro
Lamberto Galvani. Ciò ha permesso di far arrivare la chiesa praticamente integra nella
sua forma iniziale fino ai giorni nostri. I lavori, il cui costo preventivo stimato era di
19.000 lire, proseguirono alacremente: fu realizzato il parco della rimembranza, dove
furono piantati pini e cipressi, lesterno della chiesa fu rimesso a pietra viva
mentre allinterno fu realizzato un nuovo pavimento di mattoni della fornace Gallotta
di Imola e furono poste le lapidi in marmo contenenti i nomi dei caduti. Fu fabbricata una
nuova porta in legno ed una artistica cancellata in ferro battuto che racchiudeva il parco
ed il sagrato della chiesa.
Il 4 novembre 1925, anniversario della vittoria, la chiesa di San Sebastiano fu finalmente
riaperta al culto, anche se i lavori non erano ancora stati completati. Poco tempo dopo fu
realizzato lo zoccolo di marmo di Vicenza, giallo venato, opera del faentino Paolo Bucci,
che adornava le pareti interne della chiesa, e fu installata la lampada votiva in ferro
battuto. Allinizio del 1927 mancavano ancora laltare maggiore ed il restauro
dellaffresco della parete di fondo, cosicché il podestà Cagnoni, a seguito di
polemiche innescate per i ritardi, ne affidò il completamento alla locale sezione
dellAssociazione Combattenti.
La chiesa di San Sebastiano subì gravi danni durante il secondo conflitto mondiale. Essa
fu restaurata nel completo rispetto dellintervento eseguito nel 1925 e divenne
Monumento ai Caduti di entrambe le guerre mondiali: i nomi dei soldati castellani morti
fra il 1940 e il 1945 furono aggiunti sulle lapidi allinterno della chiesa ed altre
piante furono messe a dimora nel Parco delle Rimembranze. Fra il 1986 e il 1987 la chiesa
fu sottoposta a un nuovo intervento di restauro, eseguito con maestria dallartigiano
castellano Mario Vinieri sotto la direzione dellarchitetto castellano Oreste
Diversi, che interessò in particolare il tetto e il pavimento, rinnovati, laffresco
dellaltare, le pareti e le volte che furono tinteggiate.

La chiesa di San Sebastiano nel 1945,
dopo la fine della seconda guerra mondiale
(Foto tratta dal volume "Il 2° corpo polacco in Romagna" di Enzo Casadio
e Massimo Valli)
Itinerario artistico
Al presente la chiesa è isolata, a pietra a vista su tutte le pareti, coperta con un
tetto a due falde sopra il quale, sul fianco sinistro della parete che chiude il
presbiterio, sta il campanile a vela per una campana. Tre finestre circolari, una posta
sulla porta dingresso e due sopra il presbiterio illuminano linterno, al quale
si accede per lunica porta ad arco, in legno, opera dei fratelli Casalini.
Linterno, ad unica navata, è coperto con due volte a vela e "finta"
cupola sul presbiterio ed ospita, oltre laltare maggiore, lo spazio di altri due
altari, voltati a botte. Il pavimento in cotto è stato rinnovato con lultimo
restauro su disegno del precedente. Tutta lattuale sistemazione è frutto dei
restauri compiuti nel 1925 e nel 1986. La descrizione di padre Gaddoni ci lascia memoria
di come la chiesa fosse sistemata in precedenza.
Un arco trionfale divide la navata dal presbiterio, nella cui parete di fondo si conserva,
seppur frammentaria, lopera darte più significativa: un affresco, rappresentante la Vergine in trono
col Bambino che tiene una rondinella nella mano sinistra. I santi Giuseppe e Sebastiano
stanno ritti alla destra della Vergine, mentre a sinistra stanno San Filippo Benizzi e San
Rocco. Uniscrizione ricordava i personaggi rappresentati ed i devoti che ne curarono
lesecuzione: Antonio e Giorgio Tabanelli, Girolamo Rossi, Buldrino, ser Alessandro
Mazzolani e frate Angelo da Firenze. Lopera è da attribuirsi a Girolamo da Treviso
il Giovane, pur tra i dubbi di padre Gaddoni, più propenso alla scuola di Innocenzo da
Imola. Altre pitture stanno nella "finta" cupola. Nel catino cè il
mistico Agnello simbolo del Cristo, mentre nei quattro pennacchi sono affrescati i
ritratti degli Evangelisti. Loro autore, secondo padre Gaddoni sarebbe mastro Giambattista
dOrfeo (1), pittore, al quale la Confraternita deliberò il
pagamento per le pitture a San Sebastiano in una adunanza del 4 settembre 1559.
Uno dei due altari laterali era dedicato a SantAntonio Abate e conservava una enorme
statua del Santo, di non grande bellezza ma risalente al XVI secolo. Pio IX, quando era
vescovo di Imola, in una visita ebbe ad esclamare "Che Santone avete!".
Laltro altare era dedicato a San Rocco e vi era esposta una tavola raffigurante il
titolare con altri Santi che però venne tolta nel XVII secolo, quando, nella visita del
1690, laltare fu trovato malandato e non intitolato ad alcun Santo. Nel 1740 fu
dedicato al SS.mo Crocifisso, senza alcuna immagine, per cui il Vescovo ordinò collocarvi
un crocifisso grande, ornato di una cornice affrescata o su tela. Oggi gli altari non
esistono più ed al loro posto campeggiano due lapidi marmoree con i nomi delle vittime
dei militari castellani periti nella prima e nella seconda guerra mondiale.
Opere darte di particolare pregio sono la lampada votiva in ferro battuto che
campeggia al centro della navata, ed i candelabri posti sotto la via crucis, tutti
in ferro battuto, opera della bottega faentina del Cav. Luigi Matteucci che ricordano lo
stile della cancellata esterna, riproducendo spine ed intrecci.
Laltare maggiore è un monolite di pietra del Carso rosa. I banchi lignei provengono
dalla chiesa di San Petronio.
Sul campanile a vela fino a qualche anno fa campeggiava una delle campane più antiche del
territorio, oggi esposta al Museo Civico. Si tratta di una campana trecentesca di forma
allungata, alluso germanico, opera di fonditori tedeschi o, comunque, transalpini
che passavano di borgo in borgo costruendo campane su richiesta. Già posta sul Palazzo
Pretorio, fu poi portata sul campanile di San Sebastiano, sopravvivendo anche alla seconda
guerra mondiale, ferita solo da una scheggia di granata. La campana porta al centro, in
carattere gotico, la lettera "enne" probabile firma del fonditore e, alla base,
la seguente scritta sempre in gotico: "XPS VICIT XPS REGNAT XPS IMPERAT
MCCCXXXV". Per motivi di sicurezza, è stata smontata e al suo posto si trova
oggi una campana nuova della fonderia di Castelnovo ne Monti.
La chiesa è circondata dal Parco della Rimembranze, ove sono disposti in tre filari curvi
a esedra novanta tra pini e cipressi, intervallati da altre piante più giovani poste dopo
il 1945, ognuna delle quali ricorda un caduto il cui nome è posto in una targhetta alla
sua base. Di fronte alla chiesa è stata da alcuni anni collocata la riproduzione della
"Madre del Legionario" di Angelo Biancini, facente parte del Museo
allAperto dedicato al grande concittadino scultore. Chiude lo spazio prospiciente la
via Emilia una imponente cancellata in ferro battuto, eseguita nellofficina del cav.
Luigi Matteucci di Faenza su disegno del prof. Giovanni Guerrini dellAccademia delle
Belle Arti di Ravenna che colpì molto Francesco Balilla Pratella il quale, dopo una
visita a San Sebastiano, così scriveva su "La Pié" n. 1 del 1926: "il
mirabile lavoro di ideazione e di esecuzione ricorda liricamente e simbolicamente la
regale corona di spine che fu posta intorno alla fronte di Gesù Cristo".
Paolo Grandi
BIBLIOGRAFIA:
- La chiesa monumentale di S. Sebastiano presso Castelbolognese : 1507, die 5.
mensis hotobris Lanbertus fecit / P. Serafino Gaddoni. - Imola : P. Galeati, 1924.
- Le chiese della Diocesi d'Imola (vol. 1) / Serafino Gaddoni. - Imola : Galeati, 1927.
- Castellani oltre il Piave : la memoria e il ricordo / Angelo Nataloni, Andrea Soglia. -
Faenza : Edit Faenza, 2006.
NOTA (a cura di Andrea
Soglia)
(1) Si tratta di Gianbattista Bernardi, nipote di Giovanni da Castel Bolognese
GALLERIA FOTOGRAFICA (cliccare
sulle immagini per ingrandirle)

L'affresco del presbiterio negli anni '20
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L'affresco del presbiterio oggi
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I candelabri in ferro battuto
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La lampada votiva in ferro battuto
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La "finta" cupola sul presbiterio
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Il mistico Agnello nel catino della "finta" cupola
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San Giovanni
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San Matteo
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San Luca
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San Marco
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L'affresco riportante la data di
consacrazione della chiesa
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La "Madre del Legionario",
di Angelo Biancini
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La cancellata in ferro battuto, opera
dell'officina Matteucci di Faenza

L'antica campana trecentesca fotografata quando
era ancora posta sul
campanile a vela della chiesa di S. Sebastiano (fotografia proveniente
dal Fondo di Storia locale della Biblioteca comunale)
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