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Conventi ed ordini
religiosi femminili scomparsi di Castel Bolognese
LE SALESIANE
Nel 1663, tre vedove del paese, secondo la tradizione, cominciarono a fare vita comune, e
sette anni dopo istituirono il Conservatorio delle Terziarie di S. Agostino sotto la
protezione di S. Francesco di Sales, per cui furono denominate le Salesiane. Non è
precisata la casa dove dimorarono nei primi anni; sappiamo però che il 13 maggio 1676,
con facoltà del vescovo Zani, da cui erano state provviste di saggi regolamenti, presero
dimora nella casa di fronte alla chiesa di San Petronio. Il loro numero era in
quellanno di sei che crebbe a dieci nel 1698 e nel 1740; la loro opera continuò
indisturbata, anzi col pieno appoggio della Comunità sino alle soppressioni napoleoniche
del 1796. Ripristinate con la restaurazione, rivestirono labito il 17 ottobre 1818 e
vollero intitolare il loro Conservatorio alla Visitazione di Maria. Nel maggio del 1825 le
suore acquistarono per 550 scudi la casa attigua per allargare il loro istituto e nel
maggio del 1845 venne loro affidata la direzione dellorfanotrofio femminile eretto
nel 1835, che però tennero per breve tempo, volendo ritornare al loro primitivo impegno
verso leducazione delle fanciulle di famiglia. Nel 1851 ottennero il privilegio
dell'oratorio privato perpetuo. Avvenuta la soppressione del 1866, la Salesiane
diminuirono di numero e cessarono di esistere nel 1904.
LE TERESIANE
Fondatrice del Conservatorio di S. Teresa fu Isabella Pini, la quale nel suo testamento,
in data 11 aprile 1669, istituì un pio legato in suffragio dellanima sua e di
quella di tutti i suoi cari vivi o defunti, stabilendo che, dopo la morte del marito,
si erigesse la propria casa, posta nella cosiddetta "fonda", presso i resti
della rocca, come casa religiosa, donandola in perpetuo a cinque vergini di
buona volontà e desiderose di servire Dio con labito della SS. Vergine del Monte
Carmelo sotto la protezione della S. Madre Teresa, stabilendo anche le condizioni di
ammissione delle candidate, precisandone labito e ponendo il conservatorio sotto la
giurisdizione del vescovo di Imola. Identiche disposizioni fece il 14 febbraio 1671 il
marito della Pini, Antonio Maria Carnevali, rimasto usufruttuario.
La scelta delle aspiranti era affidata alla Confraternita del SS.mo Sacramento che aveva
la sua chiesa nelle vicinanze; esse dovevano avere almeno ventanni, salvo le figlie
delle famiglie Manzoni e Porcari, parenti della testatrice, che vi potevano accedere a
sedici, essere di natali legittimi, di buona fama e di buoni costumi, di Castel Bolognese
o del territorio e dovevano vestire labito monacale per concessione del vescovo di
Imola.
Le prime vergini furono nominate dalla stessa Pini: Suor Maria Teresa di Gesù
terziaria della S. Madre Teresa, Suor Lucia Francesca di S. Michele Arcangelo di S.
Teresa, donna Giovanna di Fabrizio Pallantieri, donna Francesca di Giulio Cesare
Gottarelli, donna Anna Maria di Sante Manzoni, tutte di Castel Bolognese.
Il Conservatorio, fu approvato il 14 dicembre 1671 dal Vescovo di Imola mons. Ghisilieri,
che accordò anche loratorio privato e larciprete Francesco Caglia vestì le
prime suore il 6 gennaio 1672.
Il 6 maggio 1675, con facoltà dello stesso vicario generale Corsetti, le Terziarie
professarono voti semplici. Esse furono: Suor Giovanna Caterina Pallantieri, Suor
Francesca Isabella Gottarelli, Suor Giovanna Francesca di S. Francesco di Sales, Suior
Anna Maria di Gesù e Maria, Suor Maria Teresa di Gesù che venne eletta priora. Suor
Lucia Francesca di S. Michele Arcangelo era morta il 13 agosto 1672 lasciando ai
posteri un ottimo esempio di sé.
Il vescovo Costanzo Zani, codificando il loro genere di vita, il 28 ottobre 1692 consegnò
alle Teresiane le Regole di direzione alla Terziarie di Castel Bolognese secondo il
rito Carmelitano del quale portano labito. In seguito queste furono aggiornate
dal card. Gozzadini l8 novembre 1711, dal card. Accoramboni il 12 maggio 1733 e da
mons. Tommaso Maria Marelli il 31 maggio 1740, il quale stabilì che le terziarie
emettessero non un voto, o una promessa, ma un proposito. Nel 1837 il card.
Mastai-Ferretti concesse loro di emettere i voti di ubbidienza e castità e il card.
Baluffi nel 1858 anche il voto di povertà con la vita comune.
Ben inserite nel contesto socio-culturale del tempo e convivendo in un piccolo
conservatorio, con voti semplici e senza clausura sotto l'immediata giurisdizione
parrocchiale, le "suore della Fonda", come venivano comunemente chiamate a
Castel Bolognese, sono sempre intervenute ogni giorno nella chiesa parrocchiale per
ascoltare la S. Messa, fare la S. Comunione ed assistere alle Sacre Funzioni. La Santa
Sede infatti non permise mai loro di poter celebrare ogni giorno dell'anno la S. Messa nel
proprio oratorio e di custodirvi il SS. mo Sacramento sia perché troppo piccolo per il
culto pubblico della SS.ma Eucaristia, per cui sarebbe sconveniente privare le altre
chiese di Messe per favorire la devozione di poche donne, sia perché esse dovevano
intervenire con tutto il popolo di Dio alla preghiera della Chiesa e così essere, con la
testimonianza della loro vita, fermento nellAssemblea dei fedeli.
Le Teresiane si dedicarono allistruzione delle fanciulle del paese che nella loro
scuola imparavano a leggere, scrivere, far di conto e a lavorare di cucito, secondo la
volontà della stessa Isabella Pini. Esse inoltre prestavano altri e preziosi servizi; dal
Diario di Suor Gesualda apprendiamo che esse visitavano gli infermi a domicilio per
disporli a ricevere il Santo Viatico, vestivano i morti ed ogni domenica nella chiesa di
S. Petronio insegnavano la Dottrina Cristiana alle Fanciulle. Inoltre spesso si recavano
all'Ospedale per prestare le loro cure, materiali e spirituali, a povere donne. Racconta
Suor Gesualda in proposito: "Molte volte mi sono ritrovata nel pubblico spedale
con una Consorella a rilavare qualche povera donna inferma. Con carità le animava a
patire per amore di Gesù e le parlava al minuto dei suoi patimenti sofferenze e dolori
per noi sofferti. A questa donna faceva dei servizi. le portava dell'acqua fresca, le
votava il vaso immondo ed anche la sputarola. Fatti i servizi seguitava a parlare con
quelle povere inferme delle piaghe di Gesù e dei dolori di Maria. Le confortava soffrire
con rassegnazione le loro piaghe che avevano e i dolori che mentivano. Una volta mi
ritrovai che stava assai male nel detto pubblico luogo un povera donna e moriva senza
assistenza del sacerdote cappellano, incominciai a raccomandargli l'anima sua e le diceva
ciò che il Signore mi inspirava in tale necessita ed infatti la vidi morire senza il bene
daver dappresso il prete".
Le terziarie di S. Teresa erano ben volute dalla popolazione di Castel Bolognese e fino a
dieci- venti anni fa si poteva incontrare ancora qualche anziano che le aveva conosciute.
In detto Conservatorio troviamo sette suore nel 1698, compresa la priora, Giovanna
Caterina Pallantieri, e sei nel 1740. Degna di menzione, per lalta spiritualità che
emerge dal suo Diario fu suor Maria Gesualda Valpondi (1798-1862), che si accinse a
questa opera per volere del proprio confessore, dal 5 aprile 1857 alla Pasqua del 1862,
manoscritto oggi conservato presso larchivio della parrocchia di S. Giacomo del
Carmine a Imola.
Il Conservatorio di S. Teresa non fu soppresso dalle leggi napoleoniche, perché non
apparteneva propriamente allOrdine Religioso, ma formava un semplice ricovero a
favore di zitelle povere di Castel Bolognese. Inoltre in paese era troppo sentito il
bisogno dell'istruzione, tanto che, non solo non furono soppresse, ma altresì
incoraggiate a continuare nella loro opera di insegnamento.
Più tardi lo Stato Italiano con la pubblicazione della legge 3 agosto 1862 n. 753
comprese fra le Opere Pie qualsiasi ente morale che avesse in tutto o in parte finalità
di soccorrere le classi meno agiate, di educarle istruirle, od avviarle a qualche
professione, arte, o mestiere e successivamente con la legge 7 luglio 1866 n. 3036
decretò la soppressione degli ordini, delle corporazioni, delle congregazioni religiose
regolari e secolari, e dei conservatori e ritiri per i quali sussistessero le condizioni
della vita comune e del carattere ecclesiastico.
L'Amministrazione del Fondo per il Culto iniziò un'inchiesta in proposito sul
Conservatorio di S.Teresa ed il 10 ottobre 1867 deliberò che non poteva esservi applicato
lart. 1 della legge 7 luglio 1866, perché istituto meramente laicale. Di
conseguenza esso venne assoggettato alla legge 3 agosto 1862 sullamministrazione
delle Opere Pie.
A nulla valsero i ricorsi inoltrati al Ministero dellinterno dalla Priora Domenica
Ceroni e che tanto fecero discutere il Consiglio Comunale: ella lamentava il fatto che,
come le Agostiniane, esse si prestavano in generale alleducazione delle fanciulle
del paese, le quali pagavano una retta mensile e, secondo questi argomenti, non poteva
attribuirsi ad esse il disposto della legge 3 agosto 1862 n. 753. Tuttavia il 4 agosto
1870 il Conservatorio di S. Teresa venne definitivamente sottoposto alla tutela e
allamministrazione della Congregazione di Carità di Castel Bolognese.
Fu perciò elaborato uno Statuto Organico, che pur tenendo presente il testamento di
Isabella Pini, definì scopo dell'Istituto l'istruzione elementare gratuita di fanciulle
povere del Comune di Castel Bolognese.
Alle Terziarie fu concesso di continuare a vivere nel Conservatorio, ma vennero modificati
i requisiti per la loro ammissione: tra gli altri, dovevano "essere autorizzate a
senso di legge a compiere l'ufficio di maestre elementari e di lavori donneschi",
la loro nomina, pur continuando ad essere riservata alla Confraternita del SS.mo
Sacramento, doveva essere sanzionata dalla Congregazione di Carità, come pure l'elezione
della direttrice (Priora).
Il Conservatorio di S. Teresa venne così perdendo il carattere di Casa Religiosa,
caratterizzandosi maggiormente come ricovero di Zitelle povere.
Il 28 agosto 1912, essendo rimaste solo due suore, suor Teresa Amadei e suor Serafica
Bosi, il Conservatorio di S. Teresa fu trasformato a favore dell'Opera Pia Orfanotrofio
Femminile, ai sensi della legge 17 luglio 1890 n. 6912. art. 70.
L'esperienza di questo conservatorio si concluse alla morte di suor Serafica Bosi,
avvenuta il 13 agosto 1915. Infatti, rimasta sola, suor Teresa Amadei venne secolarizzata
con il permesso dell'autorità ecclesiastica e si ritirò a vivere presso i suoi fratelli,
percependo una pensione dalle Opere Pie di Castel Bolognese.
Ledificio ove le stesse avevano eretto il conservatorio si trovava nellattuale
Piazza Poggi, in un luogo comunemente detto "la fonda", poiché lì il terreno
circostante, più alto forse a causa dei resti della rocca, digradava di qualche metro e
le case erano più basse della strada e quindi "fonde". Con luscita delle
suore le Opere Pie, proprietarie, vi installarono degli inquilini Lo stabile si apriva in
un ampio cortile e così lo ricorda Romana Zannoni: "In Piazza Poggi, dove ora
cè la Biblioteca Comunale, si apriva il grande cortile detto La Fonda o E
Curtilaz, già convento delle suore. Vi abitava la Pirisghina una donna gobba
che distribuiva la paglia in matasse alle donne che ne fabbricavano cappelli, portava i
capelli raccolti nello chignon; suo marito lavorava come falegname: era un omino piccolo
piccolo che portava un grembiule bianco arrotolato. La Biella, sorella di Alma
d Crecca era una donna lunga, magra nonostante quattro gravidanze i suoi capelli
erano ricci, ed era la macchietta del cortile. Suo marito era il fratello di Bocia,
Gorizia. Sempre lì abitava la Francesca infermiera con suo marito Enrico
Boschi infermiere dellospedale, i loro figli si chiamavano Vittorio, Teresio, Cencio
e Silvia operatrice del telefono. La mia zia, Nina Patuelli era la figlia di Gianita
d Becapols, sua sorella Pierina era invece moglie di Pinèli;
con il marito Italo Gianandrea giravano paese e campagna con un carrettino vendendo la
verdura. Anche Italo era una macchietta. I loro figli: Rosina, Natalina, Emilio, Claudia e
Giuseppe, abitano oggi in parte a Ravenna ed in parte a Roma. In una casina vicino al
cortile abitava La Sablina col marito E Sablì, facchino. La Sablina,
piccola e gobba era sempre ubriaca e il marito era solito girare con la giacca sulla
spalla; il pizzetto gli dava un tono di importanza ed incuteva timore ai bambini.
Negli anni sessanta del secolo scorso ledificio fu abbattuto per realizzare il
mercato coperto, ottenendo una costruzione di dubbio gusto ed architettonicamente avulsa
dal complesso delle case circostanti. Terminata lesperienza del mercato coperto,
limmobile, un poco ingentilito nelle forme, è divenuto alla fine degli anni novanta
la sede della Biblioteca Comunale "Dal Pane".
Per approfondimenti: PATTACINI C.: La spiritualità carmelitana nella Diocesi di
Imola, Imola, 1998.

Le mura e i fossati che delimitavano la vecchia
"Fonda". L'edificio sulla sinistra, con una finestra, era il Conservatorio di
Santa Teresa.
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LE BIGOZZE
Le ricorda padre Gaddoni con queste parole: "Sul finire del secolo XVII, in mezzo al
terzordine di S. Francesco, era stata istituita dai frati Minori Conventuali una pia
unione di donne che vivevano in comune, denominate dal popolo le Bigozze.
Il vescovo Costanzo Zani recatosi presso i Padri il 20 novembre 1690, protestò per essere
state vestite dellabito le suddette donne, senza sua licenza. Nel 1698 erano
quattordici, sotto la direzione della priora suor Cristina Teresa Benati. Non abbiamo
rintracciato di loro altra memoria". Altro non vè che riguardi queste suore
terziarie. Non è neppure sicuro ove fosse il loro convento. La tradizione popolare parla
di una casa posta in via Pallantieri, sulla destra venendo da via Costa, prima di arrivare
alle mura. Non è tuttavia da escludere che esse potessero vivere in via Bragaldi ove
tuttora tre case hanno conservato il toponimo de "e cunvitè".
LE SUORE DELL'OSPEDALE
Fu il Duca Silvestro Camerini in persona a richiedere la presenza di religiose
nellospizio per i cronici da lui fondato allargando con due ali ledificio
neoclassico dellospedale civile. Tuttavia, le Suore Figlie della Carità giunsero a
Castel Bolognese solo nel 1880. Ve ne è traccia nellarchivio delle Opere Pie di
Castel Bolognese, ove ho reperito il seguente rendiconto delle spese effettuate per la
loro sistemazione:
Impianto delle Suore Figlie della Carità nello Spedale 1880
Spese
Tela B. 62 a £. 0,65 £.
40,30
Operata B. 77 ½ a £. 0,80 £. 62,00
Tela B. 36 a £. 0,70 £. 25,20
Totale
£. 127,50
3 aprile 1880 pagate £. 127,50
Dati alla Superiora in Bologna £. 500
Ferrovia, facchini per i letti £. 3,15
Tela B. 88 ½ a £. 80 £. 70,80 pagate
Ogni letto £. 180 x 4 £. 720
Al muratore Francesco Biancini per avere forato una porta, e chiuso un camino alle 2
camere da dormire per le suore
Mano dopera, gesso, calce, e sabbia £. 46,40
Dati a conto al Falegname Mini . 50,00
6 aprile. Dati al Bianchino Borghesi a saldo £. 25
In numero mai superiore a quattro, hanno servito nel nostro ospedale e nella casa di
riposo sino ai primi anni 80 del secolo scorso quando, ridotte di numero per la
crisi delle vocazioni, hanno abbandonato Castel Bolognese.
Le suore vivevano in un modesto appartamento che era situato al piano terra
dellospedale, dopo le cucine, dove oggi cè la sede AVIS. Non avevano oratorio
privato, ma usufruivano di quello dellospedale e partecipavano attivamente alla vita
religiosa della comunità di San Petronio.
Esemplare il loro servizio nel tempo di guerra. Nellemergenza in cui venne a
trovarsi lospedale di Castel Bolognese, che operò nelle cantine per tutta la durata
della sosta del fronte, in quanto ledificio era troppo esposto al fuoco incrociato
dei belligeranti, non mancò il conforto religioso per i tanti feriti e per i cronici che
pure vi erano ricoverati. Don Paolo Panzavolta, del clero faentino, era il cappellano
dellospedale; a lui era lasciato il compito di assistere i feriti portando loro il
sollievo della Parola di Dio ed ad amministrare il viatico ai moribondi; quattro suore
dellordine di San Vincenzo coadiuvavano invece i medici Carlo Bassi ed Amos Bargero
nella febbrile opera di soccorso ai ricoverati, oltre a custodire i cronici, adoperandosi
come infermiere, cuoche ed inservienti.
ORFANOTROFIO FEMMINILE
Benché non si tratti di convento o monastero, è trattato in questa sede poiché la sua
gestione è sempre stata affidata ad ordini religiosi femminili. Lantico
orfanotrofio femminile che sorgeva allangolo tra via Garavini e vicolo San Petronio
sorse grazie ai lasciti di Ignazio Morini, Pietro Castellari e Giuliano Borghesi, come dai
rispettivi testamenti in data 29 febbraio 1780, 16 maggio 1789 ed 8 ottobre 1793. La
Congregazione dellOrfanotrofio, già da anni costituita, adunata il 24 aprile 1828
dal card. Giustiniani, deliberò lerezione dellOrfanotrofio medesimo entro il
1830. Altra adunanza fu tenuta il 19 giugno 1834, presieduta dal vescovo Mastai Ferretti,
e solo il 1° novembre 1835 esso fu aperto, sotto il titolo dei Santi Ignazio da Loyola e
Pasquale Baylon. Dieci fanciulle furono allora ricoverate nel pio istituto. Nel maggio
1845 la direzione dellorfanotrofio era affidata alle Salesiane e nel 1852
larciprete Tommaso Gamberini trattò di affidare la direzione delle orfane alle
Teresiane; anzi un regolamento in proposito fu firmato dal card. Baluffi il 17 novembre di
detto anno. La tradizione però afferma che le Teresiane non hanno mai avuto la direzione
dellorfanotrofio. Per qualche anno esso fu gestito da due laiche, una maestra di
Faenza e, quale direttrice, la Sig.ra Angela Rambelli ved. Baldazzi sorella
dellArciprete, ma nel 1911 vi furono chiamate, dalla Congregazione di Carità, due
Figlie della Carità dipendenti dalla Superiora dellOspedale Civile, poi aumentate a
tre. Nello stesso tempo le ultime Suore del Conservatorio di Santa Teresa situato nel
luogo denominato "La Fonda", non potendo più svolgere la loro attività perché
ridotte a due, furono costrette, benché a malincuore, ad abbandonare la loro vecchia sede
e furono concentrate nellOrfanotrofio.
Nei primi mesi del 1924, siccome i locali da tempo non si ritenevano più corrispondenti
al bisogno sia per ligiene, sia per la ristrettezza, in attesa di migliore soluzione
lAmministrazione delle Opere Pie deliberò la chiusura provvisoria della struttura,
inviando momentaneamente le ricoverate presso il Collegio Convitto Emiliani di
Fognano. La cosa riferisce il cornista parrocchiale - da principio trovò
molta opposizione nelle famiglie delle orfanelle che in seguito avrebbero potuto visitare
le loro ragazze più di rado e affrontando anche una certa spesa e nelle alunne esterne
che in buon numero frequentavano lIstituto. Di conseguenza, le tre Figlie della
Carità che dirigevano lodevolmente la Casa, ritornarono a Siena.
Ma lassenza dellorfanotrofio da Castel Bolognese era destinata a durare pochi
anni: la contessa Maria Regoli Ginnasi Dal Pozzo, di origini castellane, la
quale, semplice popolana, aveva sposato il Conte Alessandro Ginnasi Dal Pozzo di Imola,
non dimentica delle sue umili origini, ne volle un po partecipi le piccole
orfanelle, e volle costruire in memoria del marito il nuovo orfanotrofio femminile, a lui
dedicato, in unarea posta tra la via Emilia e la via Lughese, donata dalla
Congregazione di Carità che vi conduceva un podere. Il luogo fu scelto in una posizione
salubre ma fu giudicato scomodo perché distante dal centro e posto di fronte alla
rumorosa e frequentatissima Via Emilia (parole del cronista di allora!).
Nel pomeriggio di domenica 24 giugno 1934, festa di San Giovanni Battista, presente
numerosa folla ed Autorità civili e militari, il Vescovo di Imola Paolino Tribbioli
assistito da un Canonico della Cattedrale e dal suo Cerimoniere, davanti ad un altare
posticcio calò nel sottosuolo, dopo averla benedetta, la prima pietra del nuovo edificio,
unitamente ad una pergamena con iscrizione firmata dalle autorità presenti, e ad alcune
monete dargento e di rame dellepoca.
Dopo la cerimonia alle Autorità convenute fu servito il rinfresco presso la casa del sig.
Tommaso Biffi, allora Presidente della Congregazione di Carità, situata quasi di fronte
allerigendo edificio.
Il nuovo Orfanotrofio Femminile "Alessandro Ginnasi" fu inaugurato nel
pomeriggio del 28 ottobre 1935, presente il Prefetto della Provincia, il Segretario del
Partito Nazionale Fascista ed altre Autorità, alla presenza di molti invitati e di
numeroso popolo; lavvenimento fu occasione di propaganda per il regime, in
unepoca in cui il fascismo godeva del massimo favore popolare. Il Vescovo Diocesano,
accompagnato dal suo Segretario Don Sante Martelli, benedì la Cappella e tutti i locali
del nuovo edificio. Per loccasione era venuta da Fognano una rappresentanza delle
Orfanelle future ospiti. Facevano gli onori di casa gli Amministratori della Opere Pie e
le Figlie della Carità dellOspedale, queste ultime come per presa di possesso a
nome delle Consorelle che sarebbero in seguito venute a dirigerlo. Era presente pure la
fondatrice Contessa Maria Regoli Ginnasi, complimentata da tutte le Autorità.
Nellatrio, prima di scoprire i busti della benefattrice e del suo consorte e la
lapide con dedica, una orfanella lesse un indirizzo domaggio alla Contessa.
Il giorno seguente venne il P. Stefano Paolini Guardiano dellOsservanza di Imola per
erigere canonicamente nella Cappellina la Via Crucis. Le orfanelle però con le
Figlie della Carità preposte alla direzione dellIstituto, non essendo ultimati
tutti i lavori di dettaglio, fecero il loro ingresso, ricevute dalle Autorità locali,
solo il 21 aprile 1936. Non fu un avvenimento felice, a detta del cronista parrocchiale: Le
orfane sono giunte in mattinata, accompagnate da unassistente del Collegio di
Fognano, e qui è avvenuto subito lincontro colle nuove Dirigenti: la Superiora e
unaltra suora, Figlie della Carità. Le ragazze piangevano perché a questora
si erano già ambientate in quellIstituto, e tra una schiera numerosa di compagne
avevano naturalmente contratto tante relazioni di simpatia e di amicizia, e qui venivano a
trovarsi in una scarsa pattuglia, quasi in solitudine. Le autorità, e tra queste
lArciprete, non hanno mancato di incoraggiarle, facendo loro notare che qui si
trovano come in casa propria, ma lì per lì con scarso risultato. Il tempo aggiustò
tutto, ma anche le Suore della carità seppero far integrare le orfane tra le giovani di
Castel Bolognese: infatti da subito aprirono la struttura anche a tante ragazze e
giovanette del paese per insegnar loro cucito, ricamo ed attività domestiche, le quali
allacciarono ottimi rapporti di amicizia con le ospiti.
Lorfanotrofio, di proprietà delle Opere Pie, venne chiuso il 31 agosto 1969 e le
suore furono trasferite altrove. I locali, dopo alcuni anni di abbandono, ospitano dal
1973 la Scuola elementare Statale Alessandro Ginnasi. Diverso destino ha subito il vecchio
orfanotrofio, che era in pieno centro. Ledificio, porticato, la cui bassa cortina
faceva da prospettiva alla facciata della chiesa di San Petronio, rimasto ferito ma non
annientato dalle distruzioni della seconda guerra mondiale, fu abbattuto dalle Opere Pie
che ne erano proprietarie nel 1960. Al suo posto, nel 1962 sorse un brutto palazzo di tre
piani, ad uso commerciale ed abitativo, assolutamente dissonante dallarchitettura
circostante, e privo di portico. Dobbiamo tuttavia dire grazie a Nicola Utili,
dirimpettaio ed amante del bello, se il guasto non ha subito maggiori dimensioni: il
progetto infatti prevedeva i tre piani direttamente su Via Garavini, in maniera che
avrebbero nascosto per sempre la facciata di San Petronio. Nicola insistette con le Opere
Pie perché il progetto fosse modificato e lasciasse vedere dalla piazza la facciata della
chiesa; i suoi buoni uffici ebbero esito positivo e così ledificio fu arretrato di
qualche metro nei piani superiori tra via Garavini e nellangolo tra la stessa e
Vicolo San Petronio, mediante la realizzazione di una grande terrazza.

28 ottobre 1935: inaugurazione dell'orfanotrofio
femminile "Alessandro Ginnasi"
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Maria Regoli Ginnasi, fondatrice
dell'orfanotrofio femminile, in un ritratto opera del pittore Cassiano Balducci (Castel
Bolognese, Museo Civico)
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