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Antonio Corbara Ispettore onorario alle antichità, ebbe lincarico di predisporre il primo inventario dei beni culturali della provincia di Ravenna e successivamente di quella di Ferrara. E stato uno dei primi soci di Italia Nostra. Una delle sue ultime iniziative fu il promuovere la campagna fotografica dei beni artistici. Lavorò instancabilmente, segnalando gli abusi, le manomissioni e gli abbandoni delle opere darte di tutta la Regione. "Era dotato di memoria ferrea e istinto vivissimo, -ha scritto di lui Il Piccolo di Faenza (17.2.84)- per cui i riferimenti e i collegamenti storici gli erano immediati e le scoperte frequenti. Il suo carattere personale lo portava spesso ad assumere toni polemici, ma la polemica gli fioriva come espressione della sicurezza culturale e della lunga esperienza diretta dei prodotti storici dellarte. Scriveva in uno stile fantasioso, ricco di aggettivi fascinosi e metafore colorite, talora perfino involuto per effetto dellempito informativo, quasi preso dal dubbio di non essere compreso fino in fondo". Sostenne difficili battaglie contro quanti si trovavano affidata alla loro incompetenza la tutela del patrimonio artistico. Ricordiamo, tra gli altri, lintervento per la salvaguardia del Teatro Rossini di Lugo e contro la deprecata demolizione della chiesa di Boccaleone, linteressamento e gli studi per la Pieve di Argenta. Contribuì a mettere in luce il grande pittore Felice Giani e studiò attentamente larte ceramica, valorizzando in particolare le opere del faentino Melandri. Sorvegliò attentamente anche le chiese e i principali monumenti di Castel Bolognese, che ricorda con particolare gratitudine linteressamento per la salvezza e il recupero del quattrocentesco Molino di Scodellino. Ha pubblicato i risultati delle sue continue ricerche su numerosi saggi, ispirati a rigoroso metodo scientifico, molti dei quali sono apparsi sulle più importanti riviste romagnole e su pubblicazioni specializzate. Era in stretto contatto con i migliori studiosi darte italiani come Venturi, Longhi, Salmi, Berenson, Ragghianti, Arcangeli, Zeri e Volpe. Negli ultimi anni di vita stava preparando una pubblicazione sulla pittura romagnola del 300, uno dei settori in cui aveva raggiunto particolari e insuperabili competenze. Morì a Castel Bolognese il 6 febbraio 1984. Tratto da "Vita castellana" n.1, gennaio-marzo 1984. |