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Le curiosità su San Petronio Colgo loccasione della vicinanza delle festività del Patrono per raccontare alcune curiosità storiche, in parte ritrovate riordinando il nostro Archivio Parrocchiale, ed altre rinvenute dallamico Andrea Soglia. Le carte archivistiche appartengono a due lettere scritte da mons. Antonio Cani, fratello di mons. Giovanni Cani primo vescovo di Rockhampton in Australia e sul quale sto sviluppando una ricerca, a don Antonio Gamberini, arciprete di San Petronio e loro cugino. Le tre chiese di San Petronio ed i segni dei castellani. In Italia, e forse nel mondo, sono solo tre
le chiese dedicate a San Petronio: oltre la magnifica Basilica gotica bolognese e la
nostra Parrocchiale, esiste in Roma, in via del Mascherone, di fianco a Palazzo Farnese ed
accanto a via Giulia, la chiesa dei santi Giovanni e Petronio ove si riuniva la nazione
bolognese a Roma. Nelle chiese di Bologna e Roma esistono tracce e ricordi di castellani.
In un mio recente viaggio a Roma ho cercato la lapide; purtroppo, la facciata sembra stata manomessa da poco tempo ed in essa la lapide non vè; non mi è stato possibile accedere né al cortile né alla chiesa: il primo è proprietà privata, la seconda è generalmente chiusa e solamente la domenica viene officiata.
La statua lignea che si trova a Castel Bolognese. Diversa è la storia della statua del Patrono che si trova nella nostra Parrocchiale, nel secondo intercolumnio di sinistra. La tradizione vuole che essa, esatta copia di quella duecentesca che trovasi nella basilica bolognese, venisse donata dai bolognesi al nuovo papa Pio IX, già Vescovo di Imola, in occasione della sua incoronazione, e da questi a Castel Bolognese per confermare la sua inestinguibile amicizia verso lArciprete don Tommaso Gamberini e verso i fedeli Castellani. Le cose, tuttavia, sono andate un poco diversamente ed a far luce sullepisodio è lo stesso mons. Cani in una lettera da Roma, diretta a don Gamberini, del 27 giugno 1877. Per inquadrarla storicamente meglio, ricordo che Giovanni Maria Mastai Ferretti ascese al Soglio Pontificio nel giugno del 1846 rimanendovi sino al 1878. "Per la ferrovia tra qualche giorno riceverà una gran cassa contenente una bellissima statua di San Petronio che il S. Padre motu proprio aveva destinato a Castello, ma Mons. Cenni laveva sconsigliato; per fortuna sono arrivato a tempo a chiederla e così Mons. Cenni si è persuaso. Preghi e faccia pregare perché la ferrovia la porti sana. Essa è veramente stupenda: quanti lhanno veduta alla esposizione vaticana lhanno ammirata". Quindi, non fu così sollecito il dono come appare nel racconto tradizionale; anzi, il volere del Papa fu esaudito quasi alla fine del suo pontificato e su sollecitazione di Mons. Antonio Cani, al quale dobbiamo un sentito ringraziamento. Per memoria, trascrivo anche le note vergate da don Garavini sul retro della busta e che ci raccontano le vicende più recenti della statua: "La statua ha subito orrende mutilazioni nel passaggio del fronte bellico, nov. 1944 apr. 1945 per lo scoppio di granate: amputato il capo e una mano e sfregi multipli Dopo è stata riparata discretamente dal Sig. Scardovi Giovanni detto Cavurì". PAOLO GRANDI |