Palazzo Mengoni: da sessant’anni nuovo municipio (1958-2018)

di Paolo Grandi

Palazzo Mengoni poco dopo la fine dei restauri in una cartolina dell’epoca (collezione Andrea Soglia)

L’attuale Palazzo Mengoni nacque come convento dei Francescani Minori Conventuali e tale rimase fino alle soppressioni napoleoniche. Il suo utilizzo successivo fu prevalentemente quello scolastico anche se, pochi anni dopo la requisizione, lo si propose anche come nuovo ospedale. Nel frattempo l’architetto Giuseppe Mengoni, castellano per parte della madre Valeria Bragaldi, figlia di Giovanni Damasceno, ne ingentilì la facciata sulla Piazza Bernardi (allora Piazza Maggiore). Sfruttando la particolarità del chiostro addossato alla piazza, lo aprì creando un bel porticato, slanciato ed arricchito nella parte superiore da belle finestre incorniciate e da un balcone in pietra. Trasformò inoltre un abbozzo di torretta presente verso la chiesa di San Francesco, rendendola più armonica e replicandola nell’angolo opposto con via Ginnasi. Il complesso non subì ulteriori e radicali aggiustamenti fino alla seconda guerra mondiale, quando il palazzo fu pesantemente colpito dai bombardamenti.
Dalla parte opposta della piazza Bernardi, all’angolo con la Via Emilia, sorgeva invece il Palazzo Comunale, un bell’edificio settecentesco opera dell’architetto Domenico Trifogli che chiudeva la piazza, riducendola in ampiezza, fin verso l’incrocio con Via Gottarelli e Via Rondanini. Anche questo palazzo uscì malconcio dalla guerra poiché il portico, minato dai tedeschi in ritirata, crollò trascinando con sé gran parte della facciata sulla via Emilia. Sarebbe stato tuttavia riparabile.
L’amministrazione comunale del dopoguerra, preso atto delle distruzioni avvenute in Piazza Bernardi che avevano raso al suolo la torre e la chiesa del Suffragio e sull’onda della necessità, già espressa dalle amministrazioni dell’anteguerra di “dare più respiro alla piazza”, stabilì di abbattere il Palazzo Comunale e di portarne altrove gli uffici. Si decise infine di riparare Palazzo Mengoni per ospitare, in un futuro, il Municipio che nel frattempo trovò posto nell’ex Palazzo Pretorio, poi trasformato in Casa del Fascio con il rifacimento della facciata di Via Garavini e la creazione del doppio portico progettata da Ubaldo Galli.

1954: lavori di restauro di Palazzo Mengoni. A destra Giuseppe Baldassarri (detto Babbo), marito di Rosina Borghesi (Rosina de pitor) (foto Minarini, collezione Andrea Soglia)

Palazzo Mengoni quindi fu sottoposto ad un pesante restauro che previde l’intero abbattimento e rifacimento del piano e del coperto, la definitiva separazione dell’ex convento dalla sua chiesa, il trasferimento dello scalone (che si trovava in fondo al chiostro) in una delle due torrette e, soprattutto, il raddoppio del portico lato Piazza Bernardi come suggerito da Nicola Utili in un suo modellino nel quale, oltretutto, aveva progettato di ospitare l’orologio pubblico in una terza torretta da elevarsi al centro della facciata. I lavori si protrassero per qualche tempo.
Così il Consiglio Comunale del 28 giugno 1958 votò all’unanimità un ordine del giorno ove il ricostruito Palazzo Mengoni, del quale, si apprende, stavano terminando i lavori di ricostruzione, sarebbe stato destinato ad ospitare la sede degli Uffici Comunali. Tra le motivazioni quella che “Il Palazzo Mengoni, ricostruito integralmente nelle sue linee architettoniche, si presta a degna sede della Residenza Municipale sia per l’aspetto maestoso dell’edificio e per la sua ubicazione e sia per l’ampiezza, disponibilità e funzionalità dei suoi locali, rispondenti pienamente alle esigenze degli uffici e servizi comunali”.
Nell’ex Palazzo del Fascio, qualche anno dopo, fu ospitata la nuova Scuola Media, anzi allora ancora chiamata “Scuola di Avviamento professionale” aperta a Castel Bolognese nei primi anni ’60 come succursale della scuola “Strocchi” di Faenza, poi divenuta autonoma, che vi rimarrà sino all’apertura del nuovo edificio scolastico di Via Giovanni XXIII opera dell’architetto lughese Vincenzo Gianstefani.

Busta del Comune di Castel Bolognese utilizzata nella nuova sede di Palazzo Mengoni. Qualche anno dopo l’immagine di Palazzo Mengoni sarà sostituita da quella della Torre Civica (collezione Andrea Soglia)

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Paolo Grandi, Palazzo Mengoni: da sessant’anni nuovo municipio (1958-2018), in http://www.castelbolognese.org

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