La ribellione dei Guasconi e la difesa di Castel Bolognese (19 maggio 1509)

Lo storico castellano Giovanni Emiliani, appassionato e intelligente cultore di patrie memorie da lui raccolte in due volumi purtroppo ancora inediti, scrive che la difesa di Castel Bolognese contro l’assalto dei Guasconi, avvenuta nel 1509, è l’avvenimento più glorioso e più importante della storia locale. Perciò abbiamo ritenuto opportuno e doveroso approfondire, attraverso l’esame di antichi documenti e pubblicazioni, la conoscenza di questo fatto d’arme, oggi quasi dimenticato dagli stessi abitanti del paese.

E’ noto che all’inizio del secolo XVI il papa Giulio II, salito al soglio di S. Pietro dopo il brevissimo pontificato di Pio III, si propose immediatamente di unificare lo Stato della Chiesa e di occupare, quindi, quei territori romagnoli che erano in mano di signorie locali o della Repubblica Veneta. Dopo aver aderito, il 23 marzo 1509, alla lega di Cambrai, stretta dalle maggiori potenze europee contro Venezia, il pontefice inviò in Romagna un forte esercito, sotto il comando del Duca di Urbino, Francesco Maria Della Rovere, per riconquistare quelle terre che erano allora in possesso della Repubblica di S. Marco: fu subito occupato Granarolo, poi fu la volta di Brisighella, che fu attaccata il 30 aprile e che capitolò dopo una disperata resistenza, infine furono assediate Russi, che cedette dopo dieci giorni, e Faenza, che ritornò sotto il potere temporale più attraverso l’intrigo che per la forza delle armi.

Nelle truppe, che il Papa aveva inviato in Romagna per realizzare il suo disegno politico, vi erano numerosi mercenari stranieri, tra i quali alcune compagnie di Guasconi, che avevano fama di soldati particolarmente violenti e crudeli. A un certo momento i Guasconi si ribellarono ai loro capi supremi, adducendo il motivo, o il pretesto, di non aver ricevuto da parecchi mesi le paghe pattuite: si allontanarono dal rimanente dell’esercito e, guidati dai proprii capitani, si misero a vagare per i territori della Romagna saccheggiando, incendiando e seminando il panico ovunque passavano.
Quando giunse a Castel Bolognese la notizia che le compagnie dei Guasconi si aggiravano nelle immediate vicinanze col proposito di assalire il paese, gli abitanti del luogo furono presi dal terrore, perché le gesta di questi sbandati erano ben note in tutta la regione; tuttavia non si persero d’animo e cercarono di organizzare in tutta fretta un piano di difesa. Proprio in quel tempo si trovava a soggiornare nel paese natale, per un breve periodo di riposo, Giovanni Francesco Pallantieri, valoroso capitano di ventura; i suoi concittadini ritennero che nessuno meglio di lui avrebbe potuto prendere il comando della situazione e gli affidarono il comando delle operazioni per la salvaguardia di Castel Bolognese. Il Pallantieri accettò di buon grado l’incarico e agì con la rapidità e l’esperienza che gli erano proprie. Egli apparteneva ad una delle più nobili e antiche famiglie di Castel Bolognese, dove esiste tuttora una strada che porta questo nome. Come scrive l’Emiliani “doveva esservi nato circa nell’anno 1470; non sappiamo però precisare gli anni della sua nascita e della sua morte, come pure non possiamo indicare i nomi dei suoi genitori, perché i Registri parrocchiali non giungono fino all’epoca di questo nostro concittadino e perché, a questo riguardo, non abbiamo trovato notizie per altra via. Giovanni Francesco si dedicò con amore, fino dalla sua giovinezza, all’arte militare, e, dotato essendo egli di ottimo ingegno, di straordinario coraggio e di altre belle virtù, non tardò molto a conquistare le simpatie e l’amore dei suoi superiori e dei suoi compagni ed in breve spazio di tempo riuscì a conseguire il grado di Capitano di milizie ed a salire meritatamente in fama di uomo oltremodo accorto e prudente”. Il Pallantieri, dunque, raccolse tutti i Castellani capaci di maneggiare le armi, pose sentinelle nei luoghi di maggior pericolo e apprestò tutte le difese per fronteggiare l’attacco imminente. Purtroppo il castello era, a quel tempo, privo di mura e fortificazioni, che erano state abbattute alla fine di luglio del 1501 da Cesare Borgia, quando aveva occupate queste terre. Ciò nonostante, quando la mattina del 19 maggio 1509 i Guasconi attaccarono Castel Bolognese, i valorosi difensori resistettero energicamente ai furiosi e ripetuti attacchi degli assalitori, i quali furono infine costretti a ritirarsi e a cercare scampo nella fuga. I Castellani festeggiarono solennemente, con pubbliche manifestazioni di gaudio, lo scampato pericolo e la vittoria riportata, che venne attribuita alla protezione della Vergine e Martire Pudenziana, la cui festa ricorre appunto il 19 maggio.

L’Emiliani scrive che “nell’anno medesimo, perché rimanesse eternamente viva nei posteri la memoria di un sì glorioso avvenimento, fu stabilito per voto popolare che fosse festeggiato in perpetuo ed ogni anno, a carico dell’erario municipale, il giorno 19 maggio in onore di Santa Pudenziana. In appresso poi, affinché si rendesse perpetuamente sicura l’annua votata festa, molte deliberazioni furono prese dalla Municipalità castellana. Questa, nell’anno 1535, in una sua convocazione deliberò che fosse eretto in Castel Bolognese, ed a totali spese comunali, un Monastero di femmine col titolo di Santa Pudenziana, e che alle monache di detto Monastero fosse poi affidata la cura della festa suddetta: il quale Monastero, non sappiamo bene per quali ragioni, non venne eretto. Poscia -e tutto questo si rileva dai documenti conservati nell’Archivio del castellano Municipio- nell’anno 1613 la Rappresentanza comunale ordinò ad un valente artefice una statua della Santa, che, come chiaramente risulta dal relativo registro delle deliberazioni consiliari, venne poi collocata sopra un altare della chiesa di S. Francesco; della quale statua oggi non si ha più alcuna notizia”. Nel 1763, con deliberazione in data 21 luglio, il Consiglio Comunale di Castel Bolognese stabilì di chiedere che Santa Pudenziana fosse eletta canonicamente tra i protettori semiprincipali del paese. Il I° ottobre 1789 la Magistratura castellana deliberò di nominare, dopo l’Immacolata Concezione -principalissima protettrice-, San Petronio e Santa Pudenziana protettori principali. Nello stesso anno il Comune di Castel Bolognese acquista un’altra statua in stucco raffigurante la Santa e stabilì che fosse posta in una nicchia sotto il portico del Municipio. Il 19 maggio 1790 la statua fu benedetta in S. Petronio dall’arciprete Don Paolo Andrea Camerini e fu quindi posta sull’altar maggiore per essere solennemente venerata dal popolo. Venne poi cantata una messa solenne, alla quale assistettero la Rappresentanza Comunale e numerosissimi cittadini. La statua fu infine portata in processione pubblica al luogo già indicato e convenientemente preparato; dinanzi all’ancona furono accese torce e cantate preghiere. Qui fu festeggiata ogni anno il 19 maggio “con ceri accesi nella giornata e serale pubblica illuminazione, alla quale in qualche anno furono aggiunti i suoni di banda e i fuochi artificiali (tutto ciò venendo eseguito sempre in parte a spese del Municipio, e in parte con le settimanali offerte degli Ortolani, delle Trecche, dei Pescivendoli, dei Fornai e degli altri smerciatori di piazza)”. La statua rimase in tal luogo fino al 1865, anno in cui fu tolta e deposta in una stanza del civico palazzo; la nicchia, che conteneva il simulacro della Santa, fu quindi murata e nel medesimo posto fu collocata, nel 1866, una lapide in memoria dei Caduti nelle battaglie per l’Indipendenza. Dopo alcuni anni la statua di Santa Pudenziana fu consegnata all’arciprete di S. Petronio, Don Tomaso Gamberini, che la richiese per proseguire a proprie spese e per mezzo di offerte private l’annuale festa, la quale, però, col passare degli anni non fu più celebrata, tanto che ora la statua della compatrona di Castel Bolognese (tale è, infatti, ancora oggi S. Pudenziana) si trova nel museo parrocchiale di arte sacra.
Venne così meno ogni celebrazione della vittoriosa difesa di Castel Bolognese del 19 maggio 1509. Ma questo fatto d’arme merita di essere ricordato perché è senza dubbio uno tra gli episodi piu notevoli della storia castellana e dimostra come i nostri avi sapessero dar prova di coraggio e di amore alla propria terra, come avevano già fatto, un secolo e mezzo prima, nel noto combattimento delle Scalelle, gli abitanti dell’alta Val di Lamone.

Giovanni Tosi

Tratto da “Studi Romagnoli”, vol. XIV, 1963

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Immagine di Santa Pudenziana conservata nel Museo Parrocchiale di Arte Sacra. La statua fu acquistata dal comune di Castel Bolognese nel 1789 e fu posta in una nicchia sotto il portico del municipio, ove rimase fino al 1865; successivamente fu consegnata a don Tommaso Gamberini, arciprete di San Petronio.

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