Quando in piazza si giocava al “pallone”: curiosità di Castel Bolognese nel ‘700

gioco_ballone

Gabriel Bella (1730-1785): particolare di “Gioco del ballone in Campo dei Gesuiti” a Venezia.
Tratto dal sito: venicexplorer.net

Da molti anni, ad inizio settembre, la piazza di Castel Bolognese diventa luogo di tutti gli sportivi castellani, che animano la Settimana dello Sport con esibizioni relative a moltissime discipline sportive.
Nel ‘600 e nel ‘700, però, la piazza era addirittura sede fissa del gioco del pallone col bracciale, diffusosi in Italia già nel XVI secolo e divenuto così popolare da essere considerato il primo sport nazionale dell’Italia unita.
La nostra piazza, all’epoca di dimensioni molto più ridotte dell’attuale (si veda la figura in fondo al testo), si prestava perfettamente, essendo stretta e lunga, a divenire campo da gioco. Si pensi infatti che attualmente il gioco si pratica negli sferisteri dove il terreno di gioco è di 16 metri per 86 ed è delimitato su uno dei lati lunghi da un muro d’appoggio. E’ assai probabile che parte di questo muro d’appoggio, nel nostro caso, fosse la facciata del convento dei francescani (oggi Palazzo Mengoni) e ciò creò non pochi problemi fra i giocatori (alcuni dei quali sacerdoti!) e i frati minori conventuali, assieme al fatto che si giocava nei pressi della chiesa di San Francesco.

bando_1683

Il bando del 1683

Sono giunti sino a noi i documenti relativi a tre occasioni di “scontro” tra giocatori e autorità religiose del paese. Nel novembre del 1683 il cardinale legato Girolamo Castaldi intervenne con pubblico bando “per rimediare all’abuso introdotto di Giocare al Pallone avanti le Chiese in Castel Bolognese”. Forse il problema poteva essere legato anche ad altre chiese, ma, come già anticipato, è probabile che ci si riferisse in particolare alla chiesa di San Francesco. Con il bando si vietava il gioco quando le chiese erano aperte e quando si celebravano messe e “divini ufficii” e si minacciavano pene pecuniarie e corporali ai trasgressori (lire 25 e 3 tratti di corda).
Forse a seguito di ciò luoghi e orari del gioco vennero maggiormente regolamentati, anche se la popolarità del gioco (come accade oggi giorno per il calcio) portava le autorità ad essere più tolleranti, anche forse per l’impotenza a frenare pratiche tanto diffuse. Ne consegue che gli inconvenienti si ripresentavano con una certa frequenza.
Grazie alla verbalizzazione di una protesta scritta dei giocatori negli atti consigliari di Castel Bolognese, abbiamo dettagliate notizie di un “incidente” avvenuto il giovedì 3 luglio 1750, dopo pranzo. Mentre il gioco era in corso sulla piazza, nel “pubblico sito”, un pallone passò sopra i tetti entrando nel cortile del convento dei francescani, mentre un altro, centrando un finestrone, probabilmente aperto, era penetrato nel convento. I frati chiusero tutte le porte, negando poi, per mezzo del Padre Guardiano, la restituzione dei due palloni ad una delegazione di quattro giocatori presentatisi al convento.
La protesta dei giocatori rilevava che i frati non volevano rendere i palloni per rappresaglia, lamentando danni ai coppi dei tetti del convento, togliendo così il diritto pubblico al gioco. Nessun danno, aggiungevano essi, era stato mai segnalato dagli abitanti dei molti edifici adiacenti che dimostravano anzi di gradire l’”onesto divertimento”, che ipotizziamo quindi avvenisse alla presenza di non pochi spettatori. Nella parte finale del testo della protesta essi lamentavano l’affronto ricevuto e lo “ius pubblico violato” e concludevano quindi con la supplica di segnalare il fatto al cardinale legato e al priore generale dell’ordine dei frati.
La verbalizzazione riporta anche i nomi dei 15 firmatari della protesta, che pare opportuno citare:

Francesco Poggi
Don Simone Gambarini
Simon Giuseppe Sangiorgi
Don Matteo Barbieri
Don Giovanni Antonio Marandoli (o Marondoli)
Giovanni Battista Barbieri
Don Carl’Antonio Cerroni
Don Filippo Costa
Marco Marchetti
Francesco Capra
Don Tommaso Ceroni
Giambattista Sangiorgi
Francesco Antonio Gambarini
Don Giovanni Carlo Bragaldi
Don Antonio Maria Barbieri

Se il seguito di questa storia non ci è noto (ma sicuramente la faccenda si risolse positivamente), altri problemi si ripresentarono puntualmente qualche decennio dopo.
Un bando identico a quello del 1683 venne emesso dal cardinale legato Ignazio Gaetano Boncompagni Ludovisi il 14 giugno 1784: a distanza di cento anni inalterate erano le pene per i trasgressori, fossero essi i giocatori, il pallonaro ed “altri che prestassero opera in detto gioco”.
Le dispute con i frati erano destinate a terminare pochi anni dopo con la soppressione del convento avvenuta alla fine del ‘700. Sono pochissime, comunque, le tracce successive della storia del pallone col bracciale a Castel Bolognese. Un certo Bodini, giocatore di pallone di Castel Bolognese, evidentemente abbastanza stimato nel campo, viene segnalato fra i carbonari di inizio ‘800: è presumibile che potesse trattarsi di Giuseppe Budini, già carbonaro e poi affiliato alla Giovine Italia di Mazzini. Anche Carlo Didimi da Treia (MC), uno dei più grandi giocatori di tutti i tempi, prese parte alle attività clandestine risorgimentali, favorito nei contatti con i cospiratori dai suoi continui spostamenti legati al gioco.
Di sicuro il gioco del pallone, che tuttora sopravvive con lunga tradizione nella vicina Faenza, scomparve da Castel Bolognese prima del XX secolo, durante il quale si diffuse rapidamente e con grande successo il gioco del calcio.

Andrea Soglia

parboni

Piazza Maggiore (ora Piazza Bernardi) nella prima metà dell’800 in un’incisione del Parboni. Sulla destra è riconoscibile la chiesa di San Francesco; al posto dell’attuale Palazzo Mengoni c’era il convento dei frati minori conventuali.

Si ringrazia Beatrice Borgiani per la gentile collaborazione

Fonti documentarie:
-Archivio Comunale Castel Bolognese, n. 38, campioni in corio bubolo nigro, reg. 15 (1744-1751)
-Biblioteca comunale dell’Archiginnasio Bologna, Raccolta Bandi Merlani, bando R.M. XXVIII antica 444 e bando R.M. LXIII antica 160 (consultati sul sito www.archiginnasio.it)

Bibliografia:
-Pietro Costa, Un paese di Romagna: Castelbolognese nel Settecento, Imola, Galeati, 1974
-Augusto Pierantoni, I carbonari dello Stato Pontificio ricercati dalle inquisizioni austriache nel regno lombardo-veneto (1817-1825), Roma, Società editrice Dante Alighieri, 1910
-Leone Cungi, Artisti degli sferisteri: fatti e personaggi del gioco del pallone col bracciale, Faenza, 2007

Sitografia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Pallone_col_bracciale
https://it.wikipedia.org/wiki/Tratto_di_corda
http://www.disfidadelbracciale.it/didimi.html

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Andrea Soglia, Quando in piazza si giocava al “pallone”, in http://www.castelbolognese.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.