I portaferiti volontari Paolo e Domenico Borghesi

Paolo Borghesi (1903-1990)

Paolo Borghesi (1903-1990)

Domenico Borghesi (1928-2002)

Domenico Borghesi (1928-2002)

Nell’estate del 1944, in previsione dello stato di emergenza che stava delineandosi e su interessamento del parroco e del commissario delle Opere Pie, venne costituita a Castel Bolognese una squadra di Pronto Soccorso composta da elementi volontari. L’attrezzatura della squadra era alquanto carente: alla iniziale lettiga a mano con ruote, messa a disposizione dall’Ospedale Civile, furono aggiunge quattro barelle a mano, acquistate grazie alle offerte della popolazione.
La direzione della squadra, formata da 16 elementi (numero ritenuto ottimale per un regolare servizio), fu affidata a Pierino Moschetti. Fra questi primi componenti vi erano Paolo “Paolino” Borghesi, classe 1903, e il figlio Domenico, di appena 16 anni di età.
Pochi mesi dopo Castel Bolognese si trovò in prima linea e i bombardamenti alleati, dapprima sporadici, divennero sempre più frequenti. La squadra di Pronto Soccorso si trovò ad operare sempre più spesso a favore della popolazione, soccorrendo feriti e ammalati, trasportandoli nel locale ospedale o anche in quello, assai più attrezzato, della città di Imola. I portaferiti erano sempre più esposti ai pericoli e il 15 dicembre 1944 una bomba investiva la squadra all’uscita dell’Ospedale, causando la morte del direttore Pierino Moschetti e di Antonio Donati, di 18 anni, e il grave ferimento di Bruno Vartesi, pure egli diciottenne.
Il fatto creò un’impressione enorme fra i componenti della squadra e ben 9 di essi si dimisero dal servizio: la squadra rimaneva così composta da solo 4 elementi: Tristano Grandi (che ne assunse la direzione), Ennio Biancini, di 17 anni, e Paolo Borghesi con il figlio Domenico.
Per tutti i cinque lunghi mesi della sosta del fronte il servizio di Pronto Soccorso fu svolto solo da questi superstiti volontari. Alla fine della guerra, nell’aprile del 1945, la squadra avrà all’attivo 264 viaggi per il trasporto di 251 feriti e 31 deceduti, nonchè 210 km di viaggi a piedi nella vicina Imola, senza contare i numerosi viaggi effettuati nella campagna castellana.
Varie furono le azioni meritevoli di particolare citazione.
Nella notte fra il 24 e il 25 gennaio 1945 una granata penetrò nella cantina della casa di Felice Borghi, sita lungo l’attuale via Emilia interna, causando la morte immediata di 6 persone (5 delle quali erano componenti della famiglia bolognese dei Fenara) e il ferimento di altre 3 (una delle quali spirò in ospedale). La squadra di Pronto Soccorso e quella dell’UNPA si portarono sul posto, nonostante l’incessante tiro di artiglieria che proseguì tutta la notte: in quell’occasione si distinse particolarmente Paolo Borghesi.
Il 29 gennaio 1945, durante un bombardamento, fu parzialmente distrutta l’abitazione, detta “La Palaza”, sita in viale Umberto I. Sotto le macerie rimasero 4 donne. Paolo Borghesi fu fra i primi ad intervenire per i soccorsi, ad azione dei “caccia” ancora in corso. Raggiunto poi da altri componenti della Squadra, contribuì a salvare da morte sicura due donne.
All’inizio di marzo del 1945, sotto l’infuriare di un infernale fuoco di artiglieria, Domenico Borghesi si recò nei pressi della stazione ferroviaria per trasportare all’ospedale un ferito grave, dando prova di sprezzo del pericolo.
A guerra finita, il Comune di Castel Bolognese per rendere merito all’encomiabile servizio svolto dalla squadra di Pronto Soccorso, decise di proporre per un riconoscimento al valore civile i caduti Pierino Moschetti e Antonio Donati, nonché Bruno Vartesi (ferito), Tristano Grandi ed Ennio Biancini. Dalla segnalazione furono esclusi, quasi sicuramente per motivi politici, Paolo e Domenico Borghesi.
La proposta ebbe esito favorevole e, dopo un lungo iter, furono concesse le seguenti decorazioni: a Pierino Moschetti e Antonio Donati la medaglia d’argento al valore civile alla memoria; a Bruno Vartesi, Tristano Grandi ed Ennio Biancini la medaglia di bronzo al valore civile. Il 4 novembre 1949, nella sede municipale, si svolse la cerimonia di consegna delle medaglie, che furono conferite anche a vari componenti della squadra UNPA.
E proprio in tale occasione Paolo e Domenico Borghesi si accorsero con grande stupore di essere stati esclusi dalle onorificenze, concesse invece a tutto il resto della squadra e ai suoi caduti.
In data 11 novembre 1949 i due Borghesi scrissero un esposto al Ministero degli Interni, chiedendo che fosse riparato il torto da loro ingiustamente subito. Veniva da loro precisato che la squadra di Pronto Soccorso aveva fini umanitari ed era apolitica, che, benchè Paolo Borghesi fosse stato iscritto al partito fascista, nessuno di loro due era stato iscritto al Fascio Repubblicano, e che Domenico Borghesi, in particolare, per la giovanissima età all’epoca dei fatti, non poteva avere alcun demerito politico. L’esposto fu definito fondato dalla Prefettura di Ravenna che, in una lettera del 2 dicembre 1949, invitava il Comune di Castel Bolognese, allora retto da un commissario prefettizio, a chiarire la situazione e, nel caso, a deliberare una proposta di concessione della ricompensa al valore civile a Paolo e Domenico Borghesi.
L’iter della vicenda fu assai veloce e in data 14 dicembre 1949 il commissario prefettizio Oddone Sani, “considerato che dalle informazioni assunte è risultato notorio che Borghesi Paolo e Domenico nello svolgimento del detto servizio volontario si sono prodigati con encomiabile spirito di sacrificio e di abnegazione, affrontando tutti i rischi che ne derivavano alla propria persona con ardimento e sprezzo del pericolo; atteso che i numerosi atti di coraggio dei sullodati Borghesi Paolo e Domenico, favorevolmente commentati dalla popolazione, sono meritevoli di una particolare ricompensa perché non solo ispirati e guidati da elevati sentimenti di umana pietà, ma dal nobile e spontaneo impulso del loro cuore generoso”, deliberò di proporre al Ministero dell’Interno la concessione di una ricompensa al valore civile a Paolo e Domenico Borghesi.
L’esito fu positivo, e in data 15 ottobre 1950 il Ministero dell’Interno conferì ai due la medaglia di bronzo al valore civile. In particolare a Paolo fu concessa con la seguente motivazione:
“Componente di una squadra di soccorso, mentre in quelle contrade imperversava la guerra, si prodigava infaticabilmente e con rischio nel salvataggio di numerosi feriti, dando prova di ardimento e sprezzo del pericolo”.
E’ probabile che un’uguale motivazione riguardasse anche Domenico Borghesi.
Le medaglie furono consegnate dal commissario prefettizio durante una cerimonia tenuta in municipio il 4 novembre 1950.
Paolo Borghesi, per tutti Paolino, aveva ereditato dal padre Lucio il mestiere di fabbro. Morì il 10 agosto 1990. Il figlio Domenico, che per molti anni lavorò assieme al padre, esercitò poi il mestiere di idraulico e morì l’8 giugno 2002.
Se all’epoca Paolo e Domenico Borghesi videro a fatica riconosciuti i loro sacrifici, oggi, a 70 anni di distanza, il loro eroico operato, al pari di quello di alcuni altri volontari, è completamente dimenticato. E’ sembrato giusto rendere loro omaggio e farli conoscere alle generazioni più giovani.

(si ringrazia Giovanna Borghesi per le fotografie e i documenti qui pubblicati)

Andrea Soglia

Bibliografia: Archivio storico comunale di Castel Bolognese, busta 223 e busta 226

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La nomina di Paolo Borghesi a portaferiti

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Il diploma di medaglia di bronzo al valore civile conferita a Paolo Borghesi

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Andrea Soglia, I portaferiti volontari Paolo e Domenico Borghesi, in http://www.castelbolognese.org

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