Il bombardamento a “La Palaza”

Resti dell'edificio della Palaza: si notino i cumuli di macerie.  Sulla sinistra i capannoni dello stabilimento Scardovi, poi Corovin.

Resti dell’edificio della Palaza: si notino i cumuli di macerie. Sulla sinistra i capannoni dello stabilimento Scardovi, poi Corovin.

Lungo viale Umberto 1°, dove ora si affaccia uno dei condomini di Castelverde e fino agli anni ’90 si trovava uno degli edifici delle cantine Scardovi (poi Corovin), sorgeva una grande casa denominata “La Palaza”. Era abitata da alcuni inquilini e dalla famiglia Conti-Zei, proprietaria dello stabile.

La mattina del 29 gennaio 1945, verso le 10,30, un improvviso bombardamento aereo sorprese gli abitanti della “Palaza” impegnati nelle loro attività quotidiane. Augusto Conti, capofamiglia, era uscito a prendere acqua dal pozzo, mentre in casa si trovavano la moglie Santina Zei, la figlia Anna e la suocera Anna Martelli. Anna Conti stava facendo la “sfoglia” mentre la nonna Anna Martelli stava macinando un po’ di grano col macicino da caffè. Le tre donne, assieme all’inquilina Giovanna Grandi che si trovava nell’edificio, non ebbero il tempo di correre nel rifugio e si nascosero nel sottoscala, per salvarsi dall’arrivo di eventuali schegge. Purtroppo l’edificio venne centrato in pieno da una bomba e crollò per metà, seppellendo le quattro donne sotto le macerie.

La zona era vicinissima all’Ospedale ed immediati scattarono i soccorsi. Accorsero i portaferiti del Pronto Soccorso, tra cui Tristano Grandi e Paolo Borghesi, ed alcuni civili, nonchè Augusto Conti assieme al figlio Francesco, impiegato presso le Opere Pie, che si trovava nelle cantine dell’Ospedale.
Dalle macerie si levavano grida di aiuto, specialmente quelle di Anna Conti, che comunicò al fratello Francesco la loro posizione. Francesco e gli altri soccorritori orientarono così i loro sforzi verso una precisa direzione e iniziarono le operazioni di scavo, che procedettero molto a lungo e vennero fatte prevalentemente con le mani, per evitare ulteriori crolli.  Anna Conti continuò a tenere le comunicazioni coi soccorritori, e si preoccupava molto della sorte delle altre tre donne, specialmente di quella della mamma Santina, dalla quale non sentiva segnali di vita. La voce di Anna si faceva sempre più rauca, il corpo si intorpidiva sempre più, poi la ragazza cominciò a vedere uno spiraglio di luce, che si chiuse e si aprì più volte. Poi Anna vide finalmente i soccorritori, che la estrassero dalle macerie e constatarono che era tutta intera e che aveva soltanto lievi ferite. Anche Giovanna Grandi era ferita superficialmente. Anna Martelli aveva invece un’ampia ferita alla testa mentre Santina Zei, purtroppo, venne trovata morta.

Le travi avevano creato una nicchia col sottoscala che permise alle tre donne di sopravvivere, mentre Santina Zei doveva essere stata colpita alla testa da qualcosa filtrato nel fortunoso vano. Anna Conti, che successivamente volle vedere il corpo della mamma, ricorda di aver notato soltanto una piccola scia di sangue che usciva da un orecchio della mamma. Il dramma, però, si concluse veramente solo qualche mese dopo. Anna Martelli, che aveva quasi 86 anni, non riuscì a riprendersi dalla ferita alla testa e rimase ricoverata nelle cantine dell’Ospedale fino a guerra finita, quando venne riaffidata ai familiari. La ferita le fece perdere quasi completamente la lucidità, che ritrovava solo a brevi tratti: si era resa ben conto che sua figlia Santina era morta e ripeteva alla nipote Anna: “Perchè non sono morta io invece di tua mamma?”. Anna Martelli aveva già perso da alcuni anni l’altro figlio Francesco Zei, per cui le era toccata la tragica sorte di veder morire entrambi i figli.

L’11 maggio 1945 Anna Martelli morì. Il suo nome non è comparso finora nell’elenco delle vittime civili di guerra: probabilmente, all’epoca, la sua morte fu registrata come avvenuta per cause naturali, ma è ben chiaro che fu direttamente causata dal bombardamento aereo avvenuto il 29 gennaio 1945. Troppi gravi erano stati i traumi per una persona così anziana.

(da una testimonianza orale di Anna Conti raccolta da Andrea Soglia ed integrata dalla testimonianza di Tristano Grandi pubblicata nel suo volume “Il servizio di Pronto Soccorso a Castelbolognese: 1944-1945”; si ringrazia Anna Conti per le fotografie)

Altra immagine dei resti della Palaza; notare Francesco Conti fotografato sull'alto cumulo di macerie

Altra immagine dei resti della Palaza; notare Francesco Conti fotografato sull’alto cumulo di macerie

 

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