Pietro Liverani e Emilia Renzi, “giusti” castellani

In occasione del Giorno della memoria 2014 e 2018

Pietro Liverani nel 1944

Pietro Liverani nel 1944

Emilia Renzi

Emilia Renzi

di Andrea Soglia

“La popolazione seppe reagire agli orrori della guerra con coraggio e generoso spirito di solidarietà e partecipò con determinazione alla lotta di Liberazione”. Così recita la parte finale della motivazione della concessione della medaglia d’argento al merito civile al comune di Castel Bolognese.
Molti gesti di solidarietà dei singoli cittadini, considerati minori, sono poco o per nulla noti e sono stati appena citati dagli studi locali dedicati a quel tragico periodo. Avrebbero meritato un approfondimento maggiore, specialmente finché erano in vita i protagonisti diretti dei fatti. Ad oltre 70 anni di distanza non sempre è possibile fare completa chiarezza su determinati episodi, ma in alcuni casi la presenza in vita di alcuni testimoni aiuta a ricostruire in buona parte gli avvenimenti e a consegnare ai posteri la memoria di azioni nobili e generose.
Fra questi episodi spicca senz’altro l’operato di Pietro Liverani (noto in paese come Pirì d’Casalecc o Pirì la guardia) e della moglie Emilia Renzi (Miglia d’Broca), che per circa 4 mesi nascosero nel proprio rifugio Sultana Ariè, un’ebrea di origine turca, appena rimasta vedova di Samuel Cohen Hemsi. I coniugi Liverani, da tempo scomparsi, meriterebbero forse il titolo onorifico di “Giusto tra le nazioni”, conferito a tutti coloro che hanno rischiato la vita per salvare la vita anche di un solo ebreo.
La preziosa testimonianza di Orsolina Liverani, sorella di Pietro, raccolta nel 2013, e alcuni documenti rinvenuti nel 2017 nell’Archivio della Casa residenza Camerini ci consentono di ricostruire in buona parte la vicenda che si va ora a raccontare.

Samuel Cohen Hemsi e la moglie Sultana Ariè: notizie biografiche

Samuel Cohen Hemsi nacque a Smirne (in turco Izmir), terza città della Turchia, nel 1865 (1). Nel 1898 si fidanzò e poi si sposò con Sultana Ariè, nata nel 1879. Alcuni frammenti della loro vita ci sono noti grazie all’autobiografia di Gabriel Ariè, fratello di Sultana, pubblicata negli anni ’90 in spagnolo e poi tradotta in inglese. Nel 1904, dopo aver anche vissuto per un certo periodo a Cordelio (Karsiyaka), i coniugi Cohen Hemsi lasciarono Smirne per trasferirsi a Marsiglia. Samuel, che in Turchia lavorava per conto della ditta di esportazioni dei fratelli Aliotti, avevo deciso di mettersi in proprio come mercante di tappeti, ma gli affari non furono troppo proficui. Nel 1907 la coppia viveva a Parigi dove Samuel si era convertito al commercio dei gioielli dopo aver abbandonato, con forti perdite, quello dei tappeti. Nel nuovo campo la fortuna arrise a Samuel i cui affari, per molti anni, furono assai prosperosi. Nel 1924, però, arrivò quasi improvvisa la bancarotta. Samuel, con l’aiuto dei fratelli e del cognato Emmanuel, che era in affari con lui, riuscì a pagare solo una parte dei suoi debiti e Sultana fu costretta a rinunciare anche ai suoi gioielli.
Passato alle dipendenze della compagnia Habib, Samuel ricominciò quindi a viaggiare, venendo spesso (o stabilendosi) in Italia assieme a Sultana. I guai non tardarono molto ad arrivare: nel 1927, a Firenze, Samuel fu accusato di appropriazione indebita e condannato a sedici mesi di carcere. Sultana, rimasta senza soldi e costretta a vendere anche i mobili, chiese la separazione legale dal marito, anche per evitare che le venissero sequestrati ulteriori beni.
Le notizie fornite dal diario di Gabriel Ariè, a questo punto, diventano sempre più sporadiche: a fine 1929 Sultana e Samuel si erano già riconciliati e nel 1933-34 risultavano residenti a Parigi, in buone condizioni economiche.

Samuel e Sultana nel turbine della guerra. L’aiuto del dottor Berger e l’arrivo a Castel Bolognese

Gabriel Ariè morì nel 1939 e, con la conseguente interruzione del suo diario, vengono così a mancarci notizie certe dei coniugi Cohen Hemsi. Quello che successe fra il 1939 e il 1944, nel periodo più critico, lo possiamo solo ipotizzare: l’unica cosa certa è che essi erano ritornati in Italia. Probabilmente il lavoro aveva riportato Samuel in Toscana, o forse la coppia si era trasferita in Italia temendo l’imminente conflitto (incappando, però, ben presto nelle leggi razziali), fatto sta che a fine febbraio 1944 essi risultavano domiciliati a Faenza in “viale S. Francesco”. Per meglio sfuggire alle persecuzioni razziali si erano dotati documenti d’identità falsi, procurati molto probabilmente loro dal dentista ebreo di origini ungheresi, Miklos Berger, residente a Faenza dove si era sposato con rito cattolico. I loro nomi erano stati mutati rispettivamente in Emanuele Chensi e Susanna Adriani e il loro luogo di residenza risultava essere Livorno (2).
Samuel era molto anziano e soffriva di gravi problemi all’apparato urinario e fu ricoverato all’Ospedale di Faenza assieme a Sultana, la quale aveva una frattura all’avambraccio destro. Chissà quali vicissitudini dovevano aver passato prima di trovare un po’ di tranquillità e chissà con quali mezzi di fortuna dovevano essere arrivati a Faenza attraversando l’Appennino.
La tranquillità, forse tanto agognata, durò ben poco. Ben presto iniziarono i bombardamenti alleati. Dopo un primo attacco dell’11 marzo 1944, ne seguirono due ben più gravi il 2 e il 13 maggio successivo. Dopo quest’ultimo bombardamento, molti faentini decisero di sfollare nelle campagne e fu decisa anche l’evacuazione dell’Ospedale la cui nuova sede sarebbe diventata la Colonia Montana di Castel Raniero. Alcuni degenti furono trasferiti invece nell’ospedale di Castel Bolognese, all’epoca considerato ancora luogo relativamente sicuro: fra essi Samuel e Sultana, che furono ricoverati il 17 maggio 1944 (3).
Anche Castel Bolognese, pur soltanto qualche mese più tardi, fu colpito da numerose incursioni aeree. La situazione peggiorò radicalmente e tutti i degenti in Ospedale furono portati nelle sottostanti cantine, attrezzate per il ricovero di feriti e ammalati.
Il 18 dicembre 1944, alle ore 20, Samuel Cohen Hemsi alias Emanuele Chensi morì in seguito ai problemi sopra accennati, come risulta dalla cartella clinica (4). La sua salma venne sepolta provvisoriamente nel cimitero di Castel Bolognese. A guerra finita e con la ripresa del servizio di Anagrafe l’avvenuta morte di Samuel verrà registrata nei registri di morte dell’anno 1944: l’atto riporta il vero nome di Samuel ma ancora compariranno gli orribili riferimenti alla “razza ebrea” probabilmente dovuti anche all’utilizzo di moduli prestampati.

Archivio della Casa residenza Camerini, Spedalità 1944-45-feriti di guerra 1940-41: durata del ricovero di Samuel e Sultana e relativi costi giornalieri

Sultana viene affidata a Pietro Liverani. La fine della guerra

Sultana Ariè alias Susanna Adriani, oramai guarita e forse rimasta in Ospedale ad assistere il marito, fu dimessa il 24 dicembre successivo. Non mancò di saldare, non sappiamo se immediatamente o a Liberazione avvenuta, il conto per il lungo ricovero: 30 lire al giorno per i suoi 221 giorni di degenza e i 215 di Samuel, per un importo quindi di lire 13.080 (5).
La testimonianza fondamentale di Orsolina Liverani, sorella di Pietro, ci consente di conoscere il seguito della storia. Forse già il giorno 24 dicembre l’arciprete don Giuseppe Sermasi affidò Sultana a Pietro Liverani, che la accolse nel rifugio che aveva trovato nelle cantine dell’oramai ex-caserma dei carabinieri (che era posizionata dove sorge attualmente il palazzo in cui ha sede la filiale della Banca di Romagna/Cassa di Risparmio di Cesena). Orsolina, che viveva in via Fornasari e aveva il marito prigioniero in Marocco, raggiunse il fratello Pietro nel rifugio nel gennaio del 1945, conoscendo così personalmente Sultana, che descrive come una “signora grossettina”, che sorrideva sempre e non parlava mai, per evitare di essere scoperta. Ella infatti veniva fatta passare come una sfollata proveniente da Bologna, e quindi la mancanza di accento bolognese avrebbe potuto suscitare sospetti. Orsolina ricorda anche che Sultana aveva un unico vestito, di colore nero con sottili righe bianche, e quando Emilia glielo lavava, lei rimaneva a letto in attesa che le venisse riconsegnato asciutto.
Sultana rimase nascosta dai Liverani nei lunghi 4 mesi in cui il paese era sottoposto giornalmente ai tiri dell’artiglieria alleata e ai soprusi dell’esercito occupante tedesco. Dopo la liberazione di Castel Bolognese, avvenuta il 12 aprile 1945, ella scrisse a Miklos Berger. Questo particolare, ben scolpito nella memoria di Orsolina Liverani, ci consente di ipotizzare che Sultana conoscesse bene il dentista faentino e fosse stata aiutata da lui, alla pari di altri ebrei (come, ad esempio, Corrado Israel De Benedetti), a sfuggire alla deportazione. La lettera non rimase senza risposta: qualcuno venne a prenderla e Sultana riuscì così a tornare a Firenze.
E da Firenze scrisse due lettere, indirizzate al Comune di Castel Bolognese, per richiedere una copia del certificato di morte di Samuel. Dalla prima, datata 7 agosto 1945, desumiamo che Sultana viveva (o era ospitata) in viale Alessandro Volta n. 193 presso Papini. Nella seconda, scritta l’11 novembre 1945, Sultana sollecitava l’invio del documento perchè stava per partire per la Francia (6).
Sultana rimase per qualche tempo in contatto con Emilia Renzi: Orsolina Liverani ricorda, in particolare, l’invio di un foulard.

Nel 1950, come risulta dai registri del cimitero di Castel Bolognese, la salma di Samuel fu traslata presso il cimitero ebraico di Bologna e sepolta nel Campo Nuovo Israeliti fossa n. 337. Al momento non è stato ancora possibile individuare esattamente la tomba (ma si sta tentando di farlo) e scoprire altre eventuali notizie legate a questo trasferimento.
Sultana morì nel 1952 a 73 anni (7).

I “giusti” castellani Pietro Liverani (1913-1977), che fu per un certo periodo anche guardia municipale, e la moglie Emilia Renzi (1914-1992) corsero non pochi rischi nel nascondere Sultana Ariè. Il loro gesto di solidarietà merita di essere conosciuto e certamente avrebbe meritato maggiori riconoscimenti, anche fuori Castel Bolognese, specie quando loro erano ancora in vita.
Questa ricerca vuole rendere loro, in qualche modo, onore, evitare di consegnare all’oblio quanto avvenuto e favorire eventuali futuri studi relativi a questa vicenda e alla nobile figura di Miklos Berger.

Permesso di seppellimento

Permesso di seppellimento della salma di Samuel Cohen Hemsi (Archivio del cimitero di Castel Bolognese)

Miklos Berger

Miklos Berger (con gli occhiali, al centro della fila in alto)

Uno scorcio di Castel Bolognese

Uno scorcio di Castel Bolognese alla fine della guerra. In primo piano il vecchio Municipio, con parte del portico crollato. In corrispondenza dell’altro tratto di portico crollato (fu fatto “saltare” dai tedeschi prossimi al ritiro) si trovava l’ex caserma dei carabinieri (collezione Andrea Soglia).

Si ringraziano:
-Orsolina Liverani per la testimonianza (raccolta il 27 luglio 2013)
-Bianca Menzolini (moglie di Francesco Liverani, detto Cicci o “E suvietic”, figlio di Pietro e Emilia) per le fotografie
-Mikela Berger per la fotografia di Miklos Berger
-Davide Maiolani per le ricerche nell’Archivio del cimitero di Castel Bolognese

Bibliografia essenziale:
-Esther Benbassa and Aron Rodrigue (a cura di), A Sephardi life in Southeastern Europe : the autobiography and journal of Gabriel Arié, 1863-1939, Seattle, University of Washington Press, 1998
Castelbolognese dal fascismo alla liberazione, Imola, Galeati, 1975

Sitografia:
http://www.comune.faenza.ra.it/Amministrazione/Comunicati-stampa/Shoah-e-nascita-dello-stato-di-Israele (consultato il 5 gennaio 2014)

Note:
(1) La data di nascita di Samuel Cohen Hemsi è dedotta dai documenti relativi al suo ricovero ospedialiero e dall’atto di morte di Samuel consultato all’anagrafe di Castel Bolognese. Nel volume contenente l’autobiografia di Gabriel Ariè la nascita viene “posticipata” al 1875.
(2) Archivio della Casa residenza Camerini di Castel Bolognese, Spedalità 1944-45-feriti di guerra 1940-41, cartella “dozzinanti”.
(3) ibidem.
(4) ibidem.
(5) Archivio della Casa residenza Camerini, Spedalità 1944-45-feriti di guerra 1940-41
(6) Archivio storico comunale di Castel Bolognese, busta 206.
(7) La data di morte di Sultana Ariè è tratta dal volume contenente l’autobiografia di Gabriel Ariè. Non viene specificato il luogo di morte.

Pagina pubblicata il 6 gennaio 2014 ed aggiornata con nuovi documenti il 26 gennaio 2018.

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Andrea Soglia, Pietro Liverani e Emilia Renzi, “giusti” castellani, in http://www.castelbolognese.org

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