La strage di casa Cassiano (5 gennaio 1945)

POLETTI FRANCESCA di anni 50 (coniuge di Carlo Cinabri, con cui ebbe la figlia Antonietta)
POLETTI GIUSEPPE di anni 48
POLETTI MARIO di anni 37
SABATTANI MARIA di anni 33 (coniuge di MARIO, con cui ebbe i figli DOMENICO e LUCIA)
POLETTI DOMENICO di anni 5
POLETTI LUCIA di anni 2
(le età si riferiscono al giorno del decesso e sono tratte dalle date di nascita registrate negli atti di nascita)

Carta d'identità di Mario Poletti

Carta d’identità di Mario Poletti

Maria Sabattani

Maria Sabattani

Nel romanzo di Leonardo Sciascia Il Consiglio d’Egitto, il protagonista Giuseppe Vella considera la disciplina storica un’impostura se paragonata ad un albero con le foglie nuove. Intende dire che in quest’ottica si avrebbe solo una visione parziale e fumosa della storia se non si tenesse conto anche delle generazioni di foglie “andate via da quell’albero, un autunno appresso all’altro”(1).

Il ricordo delle vittime civili di guerra non vuole avere un significato solamente commemorativo, bensì intende ricordare primariamente la storia. Per dirla come Giuseppe Vella, la seconda guerra mondiale non è stata solamente le ideologie dei capi di stato o le manovre dei grandi gerarchi (i rami grossi) ma anche la fame delle nostre famiglie, il loro terrore, il come hanno affrontato un intero mondo in guerra che avanzava verso le loro case; come hanno fatto di tutto per sopravvivere; come molte non ce l’hanno fatta.

Una di queste è la famiglia Poletti del Ponte del Castello: quando il fronte sostò sulle sponde del fiume Senio, nell’abitazione di via Gradasso attualmente esistente col numero civico 1175, vivevano i fratelli Mario, Giuseppe e Francesca Poletti con i corrispondenti coniugi e figli. Sebbene la casa (“Cassiano”: era ancora di uso comune, specie nelle case di campagna, attribuire un nome all’abitazione) fosse già parzialmente distrutta, fu probabilmente il fumo proveniente dal camino acceso a provocare il sospetto di uno stazionamento di soldati tedeschi al suo interno e ad indurre i bombardieri di pattuglia sulla zona al bombardamento (2). Una prima bomba scoppiò nei campi circostanti, nel lato nord dell’abitazione. Nel frattempo nel lato ovest, l’intera famiglia si riparò in due diversi rifugi a distanza di poche decine di metri l’uno dall’altro, in quanto non abbastanza capienti per tutti. Carlo Cinabri prese con sé la figlia Antonietta nascondendosi in quello più piccolo mentre la moglie Francesca Poletti si calò in quello più grande con i restanti parenti: Giuseppe, Mario, Maria, Domenico e Lucia. Quest’ultimo rifugio venne costruito nella tipica maniera in cui i civili erano soliti ripararsi sotto il terreno: veniva scavata una buca di forma rettangolare e con delle assi di legno si formava un soffitto poi ricoperto di terra. Infine alle estremità venivano lasciati aperti rispettivamente due ingressi, per avere sempre una via d’uscita nel caso in cui uno si ostruisse. La sfortuna volle che la seconda bomba sganciata cadesse proprio dentro la buca di ingresso più a monte, rendendo inevitabile ed istantanea la morte dei sei rifugiati. Il corpo di Francesca fu l’unico a rimanere intatto, seppur conficcato nella parete del rifugio, dentro al quale rimase soltanto il corpo decapitato di Giuseppe. Gli altri corpi vennero scagliati a brandelli fuori dall’altro ingresso, nel campo di granturco attiguo. I primi soccorritori ancora oggi ricordano la vista di una carneficina: due braccia, un piede, pezzi di carne ovunque e addirittura le treccine della bimba. Anche i risparmi che Francesca teneva nascosti sul petto furono sparsi attorno e le banconote rimasero irrimediabilmente accartocciate. I poveri resti vennero riposti in una cassapanca poi seppellita nel giardino. Solo qualche mese più tardi, il 30 aprile, fu riesumata per assicurare alle vittime una degna sepoltura presso il cimitero della Pace. Nell’atto di morte registrato all’anagrafe di Castel Bolognese il giorno seguente al misfatto, i famigliari dichiararono che la tragedia accadde il5 gennaio 1945 alle ore 8 del mattino.

Pochi giorni più tardi, Giacomo Martini mentre si trovava nel giardino di casa Cassiano per prelevare acqua dal pozzo, sentendo il fischio di una granata avvicinarsi, si lanciò dentro l’enorme buca creata dalla bomba che uccise la famiglia Poletti, dove venne raggiunto da due grosse schegge che lo colpirono alla gamba ed alla mano. Anche se vennero estratte solamente molti anni dopo, per lo stato ancora troppo arretrato della medicina, Giacomo fu un fortunato superstite di quel rifugio che si potrebbe dire, in senso lato, maledetto.

Celindo Poletti, il più grande dei fratelli Poletti sovra citati (vi era anche Angelo, allora garzone presso Cotignola), che abitò con moglie e figli poco distante (l’attuale numero 868 di via Gradasso), fece piantare in corrispondenza degli ingressi dello sfortunato rifugio due ciliegi che in seguito vennero sostituiti con due aceri, tutt’ora presenti.

Stefano Martini

I due aceri piantati in corrispondenza degli ingressi del rifugio di casa Cassiano. Sullo sfondo la via Gradasso.

I due aceri piantati in corrispondenza degli ingressi del rifugio di casa Cassiano. Sullo sfondo la via Gradasso.

Ubicazione della casa Cassiano (indicata con la freccia rossa) in via Gradasso. Il fiume Senio (e quindi la prima linea) distavano circa 200 metri

Ubicazione della casa Cassiano (indicata con la freccia rossa) in via Gradasso. Il fiume Senio (e quindi la prima linea) distavano circa 200 metri

Cimitero della Pace di Castel Bolognese. Piccola tomba che ospita dal 1961 i resti di 5 delle 6 vittime

Cimitero della Pace di Castel Bolognese. Piccola tomba che ospita dal 1961 i resti di 5 delle 6 vittime

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Cimitero dell’Osservanza di Faenza: facciata della tomba ove è sepolta (dal 1961)
Francesca Poletti e particolare della lapide con i nomi dei defunti dalle famiglie Cinabri-Pasi.

NOTE:

(1) sullo sguardo dello storico e la metafora del Sciascia si veda P. Prodi, Introduzione allo studio della storia moderna, Bologna, 1999, p. 24.
(2) fonte tratta da C. Pirazzini, Una piccola comunità nel turbine del fronte. La guerra al Ponte del Castello, Castel Bolognese, 1996, pp. 51, 52.

Racconto tratto dalle testimonianze di Fernando e Giacomo Martini, figli di Romolo Martini e Teresa Bubani, la quale rimasta vedova si sposò il giorno di San Martino del 1931 col già citato Celindo Poletti, anch’esso rimasto vedovo di Ernestina Farina.

Pagina creata il 3 settembre 2013.

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Stefano Martini, La strage di casa Cassiano (5 gennaio 1945), in http://www.castelbolognese.org

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