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La carriera spezzata
del ten. Filippo Monti.
Fatale quel «looping» sullaeroporto di Madrid nel maggio 1930

di Angelo Emiliani
Chi è quel tenente pilota Filippo Maria
Monti al quale è dedicata una tomba monumentale nel cimitero di Castel Bolognese? In
quali circostanze è morto? E dove? Forse sono in molti a chiederselo, probabilmente in
pochi a saper dare una risposta. Ricostruire, anche se per sommi capi, la breve vita di
quellaviatore in realtà non è stato facile.
Figlio di Secondo, veterinario, e di Rosina Liverani, «agiata», Filippo Achille Raffaele
Maria Monti nasce a Lugo il 4 dicembre 1898 e ancora ragazzo si trasferisce con la
famiglia a Castel Bolognese, dove il padre, ottenuta la condotta, esercita la professione.
Consultando i documenti che lo riguardano conservati allArchivio Centrale dello
Stato, ci si rende conto che di mondo il giovane Filippo ne ha visto parecchio: nel 1920
consegue il diploma di geometra presso lIstituto Tecnico «Mossetti» di Novara, tre
anni dopo si laurea in Ingegneria meccanica presso lIstituto superiore di Facoltà
tecniche a Liegi, in Belgio.
Il 16 gennaio 1917 è chiamato alle armi e assegnato al 3º Gruppo Batterie a cavallo.
Giunge in zona di guerra, sul Carso, il 30 luglio dello stesso anno. Il 17 agosto subisce
una ferita al volto ed è autorizzato «a fregiarsi del distintivo donore». La
lunga permanenza al fronte e il coraggio sono attestati dalla concessione della Croce al
Merito di guerra da parte del Comando del 9º Corpo dArmata, e della Medaglia di
Bronzo al valor militare per il comportamento tenuto nei giorni che precedono
lArmistizio del 4 novembre del 18. A quella data Filippo Monti è sottotenente
nel 17º Regg. Artiglieria da Campagna.
Ormai avviato ad una brillante carriera militare, nel marzo del 1919 è destinato alla
Tripolitania, dove giunge il 1º aprile. La permanenza in terra africana è intensa quanto
breve: in forza al Comando Artiglieria da fortezza, presta servizio in diversi campi
trincerati e comanda i fortini di Gargaresch e di Fonduh ben Gashik, poi contrae la
malaria seguita da «febbri intestinali» dovute a intossicazione (per una scatoletta di
carne avariata). Ricoverato dapprima allospedale Vittorio Emanuele III a Tripoli, il
20 settembre è trasferito a quello militare di Catania dove resta per pochi giorni prima
di essere posto in convalescenza con una licenza di 60 giorni. E congedato il 23
agosto 1920.
Trascorrono quattro anni - nel corso dei quali, come abbiamo visto, si laurea in Belgio -
poi il 28 settembre è ammesso, probabilmente su sua richiesta, al corso di pilotaggio
presso la 48ª Squadriglia. Supera le prove per il brevetto di pilota daeroplano il
23 febbraio 1926 e il successivo 1º marzo è nominato pilota militare abilitato al
pilotaggio dellAnsaldo A.300/4. Poche settimane dopo passa a disposizione della
segreteria del Sottosegretario allAeronautica.
Il 30 giugno, sempre del 1926, è trasferito al 20º Stormo da Ricognizione. Il 1º aprile
del 1928 è assegnato alla Scuola dellOsservazione Aerea e passato in Servizio
permanente col grado di tenente. Due mesi più tardi, il 1º giugno, è nominato
istruttore professionale di volo. Nel frattempo ha conseguito labilitazione al
pilotaggio dellidrovolante S.59bis. E forse alla frequentazione di ambienti
altolocati oltre che alle sue qualità di ufficiale e di pilota che si deve
la mole di decorazioni ed encomi che raccoglie nel giro di pochi anni: Croce di Cavaliere
della Corona dItalia, Medaglia della Libia, Medaglia dellUnità dItalia,
due Campagne di guerra, Medaglia commemorativa della Marcia su Roma (ottenuta con quella
oggi chiameremmo una sorta di autocertificazione). Il 13 marzo del 1924 ha sposato Yvonne
Elias, una modella belga, donna elegante e bellissima. Cè chi insinua che di lei si
sia invaghito uno dei personaggi più influenti del regime - nientemeno che Galeazzo
Ciano, genero del duce e futuro ministro degli Esteri - e che a ciò si debbano la
carriera e i trasferimenti del ten. Monti. Fatto sta che 9 marzo 1929, dopo essersi vista
riconosciuta lanzianità in servizio permanente dal giugno di quattro anni prima, è
preso in carico dal Comando della 3ª Zona aerea territoriale, quella di Roma, e destinato
con uno stipendio di 10.800 lire annue (solo parecchi anni dopo gli italiani
canticchieranno sospirando «Se potessi avere mille lire al mese») alla Regia Ambasciata
dItalia a Londra. Resta nella capitale inglese per meno di un anno: il 1º febbraio
del 1930 è infatti trasferito allAmbasciata di Madrid quale aiutante
delladdetto aeronautico, il magg. Ulisse Longo.
Nei primi giorni di maggio rientra in Italia per prelevare un velivolo assegnato alla
stessa Ambasciata: un Fiat AS.1 nuovo di zecca, dotato di un motore Fiat A.50 da 85 cv. e
immatricolato I-Dolo. Compie il volo Torino-Madrid il 16 maggio, un bella impresa per un
aeroplanetto da turismo. Pochi giorni dopo, il 20, lincidente fatale.
Ottenute le prescritte autorizzazioni, il ten. Filippo Monti si reca allaeroporto
madrileno di Getafe assieme al direttore della Fiat Hispano, comm. Livio Dassetto, e al
segretario delladdetto aeronautico, Eurialo Pistoleri, per eseguire un volo
dallenamento.
Indossa la combinazione di volo ed eseguiti i soliti controlli a terra, avvia il motore e
decolla ai comandi dello stesso Fiat AS.1. Dopo pochi minuti però atterra: la pressione
dellolio è bassa, qualcosa non va alla pompa. Un meccanico spagnolo interviene e
Monti torna a decollare, ma deve nuovamente prendere terra: lanomalia persiste.
Altro controllo e via di nuovo. Sono trascorse da poco le 10.30. Questa volta tutto pare
filare per il verso giusto: eseguito un ampio giro dellaeroporto, il piccolo aereo
da turismo è visto compiere alcune manovre acrobatiche. Da unaltezza stimata
attorno ai 500 metri esegue un looping, poi un altro perdendo sensibilmente quota. Alla
sommità del terzo «giro della morte», quando il pilota imposta la manovra per chiudere
il cerchio, il velivolo in evidente perdita di velocità scivola dala, entra in vite
e si schianta al suolo sotto gli sguardi inorriditi di quanti assistono
allesibizione.
I soccorsi sono immediati, come la consapevolezza che non cè niente da fare. Nel
tremendo impatto il ten. Monti ha riportato la frattura del cranio e altre ferite
gravissime. Trasportato allinfermeria dellaeroporto, il cap. medico spagnolo
Luis Marina Aguirre non può che constatarne il decesso. Lapposita commissione
chiuderà linchiesta attribuendo la morte a causa di servizio.
Le autorità di Madrid sono prodighe di elogi ed espressioni di cordoglio. Il 22 si
svolgono i solenni funerali. Il feretro è sorvolato da alcuni velivoli militari, ma
latto di omaggio al collega si chiude in malo modo per i piloti spagnoli che hanno
voluto onorarne la memoria: uno di essi, un sergente, è condannato alla reclusione -
«ingresó en calabozo» si legge in un documento - per aver sorvolato la Plaza de Toros
senza esserne autorizzato.
Un anno dopo, il 16 giugno del 31, viene inaugurato nel cimitero di Castel Bolognese
il monumento opera dello scultore Rosatelli di Roma. La benedizione è impartita da padre
Costante, un cappuccino. Lopera - spiega il «Corriere Padano» - «si compone di
due figure di donne fieramente romane, che sorreggono con le braccia erette unelica
daeroplano». Lepigrafe recita: «Fiore dItalica giovinezza - nella fede
rinnovata della Patria - trovò forza e coscienza - sentì e visse la divina poesia
dellazzurro - fu vittima del desiderio di poterla sempre più degnamente
esprimere».
(«Sette sere» ringrazia per la gentile collaborazione la signora Carla Monti e il signor
Andrea Soglia)
Tratto da "Sette sere" di venerdì 18 maggio 2007

Cimitero di Castel Bolognese: tomba di Filippo
Monti

La cronaca dei funerali di Filippo Monti, tenuti a Castel Bolognese,
tratta dal Corriere Padano del 4 giugno 1930
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