Fontane e fonti a Castel Bolognese
Lapprovvigionamento idrico è
sempre stato uno dei maggiori problemi di qualsiasi comunità e per tutte le famiglie;
quando, infatti, gli acquedotti non portavano nelle case lacqua corrente, era
necessario correre alla più vicina fontana per riempire i contenitori del prezioso
liquido vitale per bere e per cucinare. Ma bisognava pur lavare i panni e pulirsi: a
Castel Bolognese il Canale dei Molini serviva alle massaie per il bucato, mentre lo stesso
canale ma, soprattutto, il fiume erano le...vasche da bagno dei castellani, naturalmente
nei mesi caldi!
Per ogni famiglia era dunque indispensabile recarsi alla fontana almeno una volta al
giorno, ed esse diventavano perciò veri luoghi di ritrovo ove scambiare due chiacchiere
od i pettegolezzi del paese. Castel Bolognese non ha mai sofferto di carestie d'acqua,
poiché il suo sottosuolo ne è ricco; dunque, tante erano le fontane presenti nel centro,
alle quali i castellani si recavano, per lo più, a prender acqua da bere e cucinare
poiché quasi ogni casa aveva nel cortile un pozzo ove veniva attinta quella per gli altri
usi; questo era rotondo con larco di ferro che sorreggeva la puleggia nella cui gola
scorreva la catena o la corda alla quale era attaccato il secchio. Nel pozzo si teneva
anche il cibo in fresco, e, destate, il cocomero. Poiché questi pozzi venivano
tutti scavati a non eccessiva profondità nel centro del paese, lacqua non era
potabile in quanto linadeguatezza o la vetustà delle fognature provocavano
l'inquinamento delle falde. Tuttavia, per cercare di purificarne lacqua, i
castellani, come dusanza, buttavano via nei loro pozzi le stoviglie rotte o non più
di gusto dei tempi, con la conseguenza che, se pure esse forse non hanno raggiunto lo
scopo per il quale furono là gettate, sono state ritrovate in questi anni nel corso dei
vari scavi archeologici portati a compimento nel centro storico, restituendoci splendidi
reperti ceramici oggi custoditi nel museo comunale.
Compiamo ora assieme una passeggiata per le vie cittadine alla ricerca di queste vecchie
fontane, nella maggior parte scomparse.
La fontana di San Petronio. Un piccolo slargo si apre a metà di Via Morini creando quella che un tempo era chiamata piazza del pozzo. Qui, avendo come pittoresca cornice la semicircolare abside di San Petronio e, dalla parte opposta, il massiccio pilastro del portico di Palazzo Budini, sul quale si trovano un'edicola mariana ed un bel fanale di ferro battuto, ci si poteva ristorare la gola assetata con lacqua o con il vino. Infatti, quasi al centro della piazzetta, vera un pozzo la cui acqua sgorgava nel muro di San Petronio, mentre la casa di fronte ospitava lOsteria del pozzo, luogo di ritrovo dei garibaldini castellani. Tra casa e pozzo, un pergolato donava lombra agli avventori dellosteria. La fontana era molto bassa; una pompa di ferro azionata a mano faceva uscire lacqua attraverso una bella bocca leonina in bronzo, oggi conservata in canonica. Questa fontana è stata in uso fino a circa trentanni fa, e fu chiusa in seguito allalluvione del 1966.
La fontana dArgia. Il torrione che si trova davanti allOspedale, con i suoi avanzi delle antiche mura, ospitarono fino a prima dellultima guerra un forno, quello d'Argia. Lì vicino vi era una fontana, che dava unacqua purissima e leggera, ottima per fare il pane, ma altrettanto buona per tenervi bagnati i lupini. Argia, la fornaia, era una donna grassa e piccola, in pratica tonda, ma buona danimo. Assidua frequentatrice della fontana era pure la mia bisnonna Natala che, appunto, in quellacqua che lei considerava straordinaria e molto simile a quella d'Ancona sua terra dorigine, ammollava i lupini. Nel giardino attorno al torrione è stata rimessa da poco una fontana.
La funtana dal Curtazz. Lisolato cittadino delimitato dalle mura del Monastero delle Domenicane, la Via Amonio e le mura cittadine ad est e a nord è da sempre chiamato al curtazz, le cortacce. Il toponimo è d'oscura interpretazione, se non possa attribuirsi ad un palazzo, peraltro di non antica costruzione ma chiamato ancor oggi la cà dal curtazz che conserva un gran cortile delimitato in un lato dalle antiche mura. Su Via Amonio era appoggiata alla casa delle cortacce una fontana. Anche questa aveva la pompa a mano con il caratteristico braccio di ferro a forma di "S" molto allungata. Non era lunica fontana della contrada: una seconda si trovava in un angolo tra le mura delle Domenicane ed una casa, vegliata da unedicola mariana che conserva una bella ceramica (di nuova fattura, la vecchia è sparita grazie ai ...soliti ignoti) della Beata Vergine della Concezione e coperta da una vite che si arrampica per lalto muro. Questa però non era antica, mia zia Romana Zannoni mi riferisce che, a suo giudizio, dovrebbe essere stata collocata dopo la guerra, negli anni 50. Questa fontana era di ghisa, a colonna; non aveva la pompa a mano, lacqua usciva aprendo il rubinetto, poiché probabilmente era allacciata allacquedotto comunale. La fontana della casa delle cortacce è stata tolta negli anni 60, la seconda cè ancora, ma non è più funzionante.
La fontana di Piazza Camerini. Questa piazzetta quadrata si apre tra la chiesa di San Petronio e la Rocca: vi confluiscono due belle vie porticate, Via Gambarelli e Via Bragaldi. Non è raro passando di là sentire vociare tanti bambini: sono gli scolari dellAsilo San Giuseppe che apre il suo cortile proprio in un angolo della piazza. Tolto il lato ovest, ove da poco è stato restaurato il palazzo dei Santandrea "I Marièna", attraverso il quale sentra al cortile della rocca, sugli altri tre si affacciano case di modesta architettura. A levante, dietro il palazzo del Credito Romagnolo, fa capolino la bella facciata di San Petronio, mentre sul tetto della casa che appartenne al liutaio Nicola Utili svetta il violino segnavento da lui costruito. In quest'angolo di Castello vi era una fontana, appoggiata dalla parte di Via Gambarelli, sul recinto di quello che era il Palazzo Pretorio, poi trasformato, anche architettonicamente, negli anni trenta in casa del fascio.
La fontana di Piazza Budini. Pochi lo sanno, ma lo slargo sulla Via Emilia, tra i portici del centro ed il borgo, ove un tempo stava la porta imolese, sciaguratamente demolita poco più di centanni fa, si chiama Piazza Budini, dedicata ad un volontario della Prima Guerra Mondiale appartenuto a quella famiglia di illustri castellani. In questa piazza, dalla parte dei giardini pubblici di Viale Umberto I, vè tuttora una fontana, che è antica. Fino a pochi anni fa la sua colonna di ghisa era prospiciente alla Via Emilia; oggi è stata spostata appena allinizio di Viale Umberto I.
Il pozzo artesiano di Piazza Fanti. La Piazza Fanti di oggi è ben diversa da quella di un tempo, mentre infatti adesso costituisce un tuttuno con Piazza Bernardi, formando così ununica piazza a forma di "L", una volta i due luoghi erano più piccoli e distinti tra loro. Li separava la chiesa del Suffragio, andata perduta durante la Seconda Guerra Mondiale, che aveva la sua facciata su Piazza Bernardi, mentre labside coronava un lato di Piazza Fanti. Qui, nel mezzo, ma un poco più spostata verso lattuale Farmacia Ghiselli, vi era una fonte dalla quale fuoriusciva lacqua di un pozzo artesiano. Dalla descrizione avutane da mia zia Romana Zannoni, il sito doveva essere alquanto originale. Un rotondo recinto metallico proteggeva alcuni scalini, tre o quattro, per i quali occorreva scendere per raggiungere la fonte, una semplice bocchetta, dalla quale zampillava continuamente unacqua ferruginosa, alcuni la dicono però solforosa, molto gradita ai castellani, che la preferivano alle altre del paese come acqua da bere; con rammarico, dobbiamo elencare anche questa fontana tra gli angoli scomparsi del Castello.
Il pozzo artesiano di Palazzo Mengoni e la fontana dei "derelitti". Nel mezzo del cortile di questo palazzo, un tempo sede delle scuole comunali, esisteva un secondo pozzo artesiano, del tutto simile a quello sopra descritto. A differenza di quella di Piazza Camerini però, qui vi era un rubinetto attaccato ad un palo metallico. Anche lacqua era diversa, perché non era ferruginosa, ma era comunque buona, gradita soprattutto agli scolari che vi si abbeveravano allinizio o alla fine delle lezioni. Nel dopoguerra, trasformato Palazzo Mengoni in sede Municipale, si pensò di ornare il cortile con una fontana - monumento. Questa fu dedicata alle vittime civili della Seconda Guerra Mondiale e si trova al centro del cortile ove prima cera il pozzo artesiano. Le sue statue, due bimbi affranti, sono opera di Angelo Biancini e sono popolarmente dette "i derelitti". Il monumento venne inaugurato nel 1962. Recentemente il chiostro del municipio è stato riqualificato e la fontana assieme ad esso.
La fontana del mercato. Sempre dentro Palazzo Mengoni, dove ora si trova lUfficio Anagrafe, si teneva un tempo il mercato del pesce. Nonostante il sito fosse nascosto, non era difficile per i castellani sapere se in quella giornata si vendesse il pesce: il segnale era una bandiera rossa che veniva esposta sulla facciata del palazzo, praticamente in piazza. La pescheria era assai semplice, con i banconi di pietra su due lati e, di fronte, una bella vasca semicircolare, anchessa di pietra, dove i pescivendoli vi andavano a lavare la mercanzia...potere delligiene! Dietro il Palazzo Comunale, con la demolizione del teatro in seguito alla guerra, si era formata una piazza, oggi Piazza Armando Borghi, sulla quale domina la corte di Palazzo Ginnasi e, di sbieco, limponente mole di San Francesco. Qui, negli anni 50-60 trovò sistemazione la bella vasca semicircolare, sorretta da un muro di mattoni che dava su Palazzo Ginnasi. Era un'elegante fontana che dava ristoro alle persone affluite al mercato, presente il venerdì in quella piazza. La fontana è stata tolta negli anni 70 per provvedere alla costruzione della nuova ala del Palazzo Comunale. La vasca, conservata nei magazzini comunali, è tuttora in attesa di una degna sistemazione.
Le fontane della Stazione. Nel nodo ferroviario di Castel Bolognese erano presenti tre, forse quattro rifornitori dacqua per le locomotive a vapore, che venivano alimentati dal Canale dei Molini. Un pozzo serviva invece le fontanine per il ristoro dei passeggeri. Negli anni 30, forse per avere più disponibilità di acqua, fu perforato un pozzo artesiano non lontano dal ponte sul Canale dei Molini e costruito un serbatoio a torre. A questo impianto furono allacciati anche gli alloggi della stazione, un rubinetto sotto il serbatoio e le due fontanine, poste sulla banchina del primo binario; unaltra fontana poi fu aperta più tardi su Via Santa Croce, nel muro di cinta stazione. La loro acqua era sempre fresca, dal sapore ferruginoso, assai gradevole al palato, forse un po meno ai delicati fasci tubieri delle locomotive (ma immaginiamoci come doveva essere lacqua del canale!); sparito, circa dieci anni fa lultimo rifornitore dacqua, chiusa la fontana di Via Santa Croce a causa di un sospetto inquinamento dellacqua, lintero impianto fu collegato allacquedotto comunale. A mio giudizio, quale assiduo frequentatore, fin da piccolo della fontanina della stazione, la qualità dellacqua ne ha risentito. Rimpiango inoltre lelegante fontana di ghisa verde, tolta anni fa per far posto ad una brutta costruzione in cemento. Quella fontana era assai originale, poiché il suo rubinetto era abbastanza alto da terra, tanto che una persona di media altezza non doveva chinarsi per bere, e al di sotto si apriva un ampio catino che proteggeva dagli spruzzi. Ricordo le acrobazie fatte, da bambino, per arrivare a quel rubinetto troppo alto, al quale, da più piccolo, mi ero avvicinato con laiuto del babbo che mi sollevava da terra. Quando ho raggiunto laltezza per bere con tutta comodità...mi han cambiato la fontana!; che ora trovo tanto bassa e di una scomodità estrema.
La fontane di Via Trieste e Via Mazzini. In Via Trieste, allaltezza delle case costruite negli anni 60 dallINA-casa, si trovava sul marciapiede un piccolo tubo con un rubinetto. Lacqua era quella dellacquedotto comunale. Questa fontana è stata tolta negli anni 70. Allinizio di Via Mazzini invece si trova tuttora un rubinetto dal quale sgorga lacqua dellacquedotto.
Altre fontane di Castel Bolognese. Gli anni 70, in nome del progresso cancellarono le fontane pubbliche; oggi, in nome dellarredo urbano, sono state reintrodotte ed il Comune, qualche anno fa, ne ha piazzate alcune in centro ed in periferia. Ne ho viste una in Viale Cairoli, unaltra in Via Biancanigo, una terza nei pressi del palazzetto dello sport, oltre a quelle presenti in alcuni giardini cittadini.
La fonte di Tebano. Pur se posta in comune di Faenza, questa fonte è da sempre meta e risorsa dei castellani. Si trova sotto la chiesa di Tebano a ridosso della strada, e si raggiunge scendendo alcuni gradini. Lacqua esce continuamente, con maggiore intensità in inverno che in estate ed è apprezzata da tanti castellani che si ritrovano là con bottiglioni e damigiane a farne provvista.
La fonte della "Pocca". Era la fonte più famosa e amata dai castellani di un tempo. Oggi non esiste più. Ad essa è dedicata una pagina a parte del sito.
PAOLO GRANDI
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