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Ricordando Gaetano,
castellano di adozione
Per la gente Gaetano Marzocchi, anche se di origine ravennate era un
castellano a tutti gli effetti, era "Gaetano" per antonomasia, lorefice
che si è fatto apprezzare per la sua professione qui esercitata per trentotto anni. Si
era formato alla scuola artistica faentina e alla sua creativa vitalità. Era un uomo
aperto a molteplici interessi, capace anche di sorprese.
Apparteneva a quella generazione che dovette sacrificare al dio pagano della guerra alcuni
degli anni migliori della vita. Diciotto mesi di sommergibile, ma non se ne lamentava
anche se lo rattristava il ricordo del giovane fratello caduto sul fronte africano di
guerra. Gaetano era appagato dallaver potuto portare avanti nella vita le sue molte
passioni come laeromodellismo e altro. Fu anche cronometrista ufficiale
dellautodromo di Imola ed ebbe lamicizia di Enzo Ferrari. In pensione non è
restato certamente inoperoso. I suoi amici del Lions Club Valle Senio non potranno mai
dimenticare la sua preziosa collaborazione.
In pensione soprattutto poté dare libera espressione ad una vena artistica mai sopita, e
coltivata in gioventù alla prestigiosa scuola di disegno T. Minardi di
Faenza, ove ebbe come maestro ed amico il grande Francesco Nonni. Era molto bravo nel
restauro degli oggetti artistici di oreficeria, particolarmente di quelli sacri. A lui si
devono, fra laltro, il recupero della bella residenza processionale della Madonna
della Fognana, venerata a Tebano e il restauro di argenti conservati nel museo della
Parrocchia di San Petronio. Restituire larte sacra al suo originario splendore era
per lui come rivitalizzarsi nella preghiera. Amava conoscere le molteplici regole del
gioco artistico. Si cimentava nella scultura, nella ceramica, nella pittura,
nellarte dellincisione non solo xilografica. Più recentemente sperimentava
tecniche nuove di colorazione su metalli e su vetro con intuizioni personali ed
accorgimenti dettati da cognizioni segrete. Tanti suoi lavori sono stati ammirati nelle
rassegne artistiche promosse dalla Sala Forum di Faenza.
Dal metallo trattato da Gaetano aggettano figure dolcissime e paesaggi idilliaci, momenti
di ideale bellezza fissata in accensioni cromatiche e sottratta al fluire fenomenico per
affidarla alla contemplazione. Dalle sue tecniche miste sono usciti lavori sui quali
lautore ha impresso finezza e poesia, ideali di bellezza classica riproposti in
chiave moderna. Gaetano era un signore distinto e garbato. Aveva scelto come dimora un
palazzo tra i più antichi di Castello, che si affacciano sulla via Emilia. Viveva e
lavorava in interni che hanno conservato le fascinose strutture ed atmosfere del 700
e dell800. Un ambiente dove il tempo sembra essersi fermato, che si presta più di
altri a soddisfare lesigenza di coltivare valori, che la massa distratta oggi ha
perduto.
La sua porta era aperta a tutti. Tutti potevano condividere con lui la gioia di esplorare
instancabilmente un mondo di bellezza, che dà tanta consolazione. Inoltre si veniva
gratificati dal dono della sua amicizia, che era calda e sincera. Di questo dono ora
sentiremo molto la mancanza, anche se ci conforta il pensiero che Gaetano è entrato nella
pace dei giusti.
Grazie, Gaetano.
(discorso letto in San Petronio il 28/1/2009 e pubblicato su Il nuovo diario
messaggero del 31/1/2009)
S. Borghesi
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