|
| |
Ubaldo Galli
(Castel Bolognese 24 marzo 1905, 3 settembre 1996)

Ubaldo Galli "visto" da Fausto Ferlini.
Disegno tratto da: Ubaldo Galli, L'ultum fulestêr,
M. Lapucci Ed. del Girasole, Ravenna, 1987
LA VITA
Ubaldo Galli nacque a Castel Bolognese il 24
marzo 1905 da genitori di origine contadina che, abbandonata la terra, aprirono in paese
un negozio di calzature. Il padre mori quando Ubaldo aveva appena nove anni. La madre,
l'Aurelia d'la Cà Bianca, spesso ricordata nei suoi scritti, popolana di notevoli energie
e capacità, si rimboccò le maniche, prese in gestione un negozio di generi vari ed
allevò il figlio fino a fargli conseguire il diploma di geometra.
Leo Longanesi definì il mussoliniano "Me ne frego" il motto della gioventù
fregata. Leggendo la "ballèda di nuvant'enn" tornano insistenti la pertinenza e
la causticità dell'asserto longanesiano, attraverso il ricordo dei tempi in cui comandava
"l 'amigh zrisa" e si cantava "giovinezza - ch 'la fa rèma cun
bellezza". Mussolini era al culmine del consenso, circondato da una corte di
adulatori, l'opposizione era inesistente, nessuno ricordava più l'olio di ricino e il
manganello, il nuovo ordine aveva un fascino innegabile. Alcune passeggiate militari
contribuirono a creare un mito di invincibilità destinato a rivelarsi estremamente
fragile. Anche Ubaldo fu contagiato dall'entusiasmo: con un grado di ufficiale subalterno
della Milizia Volontaria fece la campagna d'Africa Orientale. Fu quello l'inizio di un
tragico turismo, che portò il soldato italiano a patire in tante terre lontane. Rivestita
la divisa, non più giovanissimo, Ubaldo si ritrovò in guerra dalle parti della Slovenia,
proprio quando le cose volgevano al peggio: gli Alleati sbarcati in Sicilia, la caduta del
fascismo, l'umiliazione della Milizia, incorporata in condizioni di soggezione nel Regio
Esercito, l' 8 settembre, l'opportunismo e la viltà dei capi e, da ultimo, l'onta del
disarmo e della prigionia per mano dell 'ex alleato tedesco. In tutta questa vicenda, nel
Nostro non vennero mai meno una profonda fede religiosa ed una volontà caparbia di
sopravvivere e di tornare a casa, nella sua Castel Bolognese. Dal campo di concentramento
di Thorn, in Polonia, Ubaldo ebbe la ventura di tornare giusto in tempo per cadere dalla
padella nella brace. Per tutto l'inverno 1944 - 45 tedeschi ed angloamericani si
fronteggiarono sulle opposte rive del Senio e "...i tudèsch, fiul de' putani - i m
'arciape' nelle lor mani - e par sì mis im tens in guera - a fure' di bus in tera".
A guerra finita, passato il tempo dei rancori, Gli fu possibile riprendere, nella Sua
Castel Bolognese, che aveva sognato bellissima tra le brume della Polonia, la vita serena,
a Lui tanto congeniale, accanto alla Sua Elsa ed ai figli. L'antico negozio dell'Aurelia
era passato nelle mani non meno sagaci dell'Elsa: Ubaldo divise il Suo tempo tra la
professione di tecnico e l'aiuto alla moglie nell'attività commerciale. Fu questo il
periodo in cui maggiormente Gli fu possibile leggere, scrivere, occuparsi con passione
delle cose di Romagna. Questa vita serena subì, purtroppo, una tragica parentesi con la
morte prematura, a soli ventotto anni nel 1967 di Alessandro, uno dei figli, a seguito di
incidente stradale.
La morte lo colse a Castel Bolognese il 3 settembre 1996: fino agli ultimi mesi aveva
letto, scritto, raccontato
CANTORE DELLA ROMAGNA
Ubaldo Galli fu iniziato alle cose di
Romagna fin dall'età adolescenziale: nel 1920, a soli quindici anni ebbe modo di
conoscere la rivista "La Piè " di Aldo Spallicci. Per la Sua formazione la
conoscenza di Spallicci, "Spaldo" fu determinante.
Non è vasta la produzione letteraria di Ubaldo Galli: vi si possono, per altro,
individuare molteplici filoni di interesse, dalla poesia alla fabulazione, al racconto, in
idioma vernacolo, di episodi della vita di paese realmente accaduti o, quantomeno,
verosimili, abbelliti di una serie di dettagli caricaturali per rendere la narrazione più
avvincente e divertente. Tre racconti, quelli che Ubaldo riteneva i suoi migliori, furono
ospitati nell'antologia "E viaz" di G. Quondamatteo, due libretti, "A sèn
aquè", pubblicato in collaborazione coi compaesani Oddo Diversi e Fausto Ferlini, e
"L'ultum fuléster" del 1983 ospitano rispettivamente liriche e racconti in
prosa. Di recente, il settimanale "Il Nuovo Diario" di Imola ha pubblicato una
versione in lingua de "I cuntrabandì", i contrabbandieri, argomento che
certamente affascinava Ubaldo, dato che i castellani primigenii pare non fossero
propriamente degli stinchi di santo. Alcune liriche sono ospitate in "Cento anni di
poesia" di Quondamatteo e Bellosi. Qualcosa è comparso, in epoche diverse su
periodici vari, senza che l'autore si sia mai preoccupato di esigere un qualsiasi
copyright. Ubaldo sentì sempre prepotente la vocazione del narratore, del dicitore, del
"fulêster" ma è ben difficile appioppargli l'epiteto di "Gondrand della
poesia", parafrasato da quello sferzante con cui Leo Longanesi bollò un mostro sacro
della musica, che mai aveva scritto un rigo di suo. Lo stesso Ubaldo cade in deliziose
contraddizioni, allorché, in qualche lirica, si riconosce poeta (Canzonetta al Senio,
Puièseia), nel senso greco del termine: non avendo mai studiato la lingua di Omero, non
poteva sapere che poeta è colui che "fa" poesia.
Il profilo letterario di Ubaldo non sarebbe completo se non citassimo "La
Pignataza", concorso a premi per una poesia romagnola inedita, da Lui ideato circa
trent'anni or sono, insieme con gli inseparabili Diversi e Ferlini e bandito con cadenza
triennale dalla "Pro Loco" castellana. Per i non romagnoli, la
"Pignataza" è quell'umile suppellettile in terracotta che, imbottita di scudi
sonanti, certi briganti del buon tempo antico solevano nascondere sotto terra per la gioia
di qualche postero fortunato. Un arnese da favola, insomma.
brani tratti da:
"Ubaldo Galli, il cantore della Romagna / a cura del Lions Club Valle del Senio;
redazione di Gaetano Marzocchi. - Imola : Santerno Edizioni s.a.s., 1997"
torna
agli Scritti
indietro
|