|
| |
Giovanni Scardovi "Cavurì"
(1902-1992)
Se volessimo tracciate una sintesi dei suoi 90 anni di vita, potremmo dire:
"Cavurì semperfidelis".
Cavurì innanzitutto animato da una profonda convinzione religiosa testimoniata nella
semplicità della devozione popolare, ma pure nella coerente militanza nelle associazioni
cattoliche. Al dono della fede si univa in lui il talento di un artista versatile, dotato
di gusto estetico, capace di ben riuscire nei più diversi lavori artigianali. Proprio per
questo si era reso indispensabile alla parrocchia. Cavurì, in particolare, aveva
ereditato e trasmesso i segreti del rito, a porte chiuse della vestizione della statua
della B.V. della Concezione, Patrona del paese alla quale fu molto devoto. A lui si faceva
ricorso per l'allestimento dei presepi e di sepolcri a Pasqua per l'addobbo delle chiese
nelle solennità, per la sistemazione e la conservazione degli arredi sacri e delle opere
d'arte. Il temperamento schivo non era in contrasto con quella sua umanità che lo ha reso
tenero negli affetti famigliari, cordiale e ben voluto nel rapporto con i giovani stessi,
che non avvertivano la distanza degli anni che li separavano da lui. I giovani gli erano
sempre stati vicini nella filodrammatica parrocchiale, che Cavurì insieme con
l'inseparabile Tino Biancini ha diretto con grande passione fin dall'anteguerra. Cavurì
era infatti un uomo di spirito, arguto e brillante sia come attore sia come autore di
testi teatrali in vernacolo che la filodrammatica ha portato sulle scene con grande
successo.
Ricordando Cavurì, scomparso il 15 luglio scorso, vogliamo esprimergli tutta la nostra
gratitudine, in particolare per la testimonianza edificante di una fede esemplarmente
vissuta come servizio.
Testo tratto da "Comunità di San
Petronio", settembre 1992
indietro
|