Le Mastre Pie dell'Addolorata a Castel Bolognese

1. la chiamata delle Maestre Pie dellAddolorata
Nel 1904 larciprete don Giulio Rambelli, preoccupato delle conseguenze causate dalla
perdita dellopera fino allora svolta dalle Salesiane, si affrettò a chiedere alla
Congregazione delle Maestre Pie dellAddolorata di Rimini la loro venuta a Castel
Bolognese. Questo ordine, fondato nel 1839 dalla Beata Elisabetta Renzi, aveva infatti
come scopo principale leducazione e la formazione della gioventù femminile.
Lingresso delle suore del nuovo ordine avvenne il 15 novembre di quello stesso anno
1904 ed esse presero possesso dello stesso immobile già in uso alle Salesiane, di fronte
a San Petronio, ceduto alla Parrocchia dallultima "salesiana", la priora
suor Maria Teresa Stagni. La prima Priora delle Maestre Pie a Castel Bolognese fu suor
Emilia Vanni.
2. lopera delle Maestre Pie fino alla seconda guerra mondiale
Le "Madri Pie", come tuttora sono chiamate dai vecchi castellani, si posero
immediatamente al servizio della popolazione di Castel Bolognese e con operosa e
soddisfacente risposta alla loro vocazione seppero attuare quella carità indispensabile,
corrispondente ai segni di ogni tempo. Venne aperto subito lasilo, a servizio dei
più piccoli quando le istituzioni pubbliche non rispondevano alle esigenze delle
famiglie, ma si aprì anche la scuola di lavoro per le ragazze più grandi che offriva
loro la capacità e la consapevolezza di diventare guida solerte della famiglia. Fu però
al tempo degli Arcipreti Giuseppe Nanni (1910-1935) e Giuseppe Sermasi (1935-1971) che i
locali delle Maestre Pie si trasformarono nel fulcro della vita parrocchiale: vi trovarono
sede i ricreatori festivi, dai quali nacquero la scuola di canto femminile e la
filodrammatica, la scuola di catechismo volta alla preparazione dei piccoli alla Prima
Comunione ed alla Cresima, la sede dellAzione Cattolica che qui vi teneva le proprie
assemblee e tante iniziative. Come non dimenticare la festa di San Giuseppe, ove si
ricordava sia il protettore al quale le Maestre Pie avevano voluto intitolare la loro casa
di Castel Bolognese, sia lonomastico degli Arcipreti, spesso arricchita da una
decorosa recita, oppure la festa di San Giovanni Bosco in settembre, preceduta dagli
esercizi spirituali per la gioventù tenuta nel piccolo oratorio dellasilo con al
termine le premiazioni allimpegno parrocchiale dei giovani e dei gruppi dovute alla
generosità di don Pasquale Budini. Ed uno zelo particolare era dedicato dalle Maestre Pie
al decoro delle Celebrazioni Eucaristiche e delle Processioni con la minuziosa
preparazione di rappresentazioni lungo il percorso della Processione del Corpus Domini e
col decoro della Sacra Immagine per le processioni mariane.
Nel 1922 i locali, ormai angusti ed inadatti alle nuove esigenze, furono soggetti ad una
serie di ristrutturazioni; liniziativa fu promossa da un apposito comitato del quale
facevano parte, tra gli altri, larciprete don Giuseppe Nanni e la Superiora delle
Maestre Pie suor Giuseppa Toni. Le ingenti spese necessarie per riparare ed ampliare la
Pia casa, oltre 55.000 lire, furono sostenute col generoso contributo dei castellani di
tutti i ceti sociali e di tutte le Parrocchie del Comune e da una generosa elargizione
della Cassa Rurale ed infine con lalienazione di titoli ricavati dalla vendita di un
podere già di proprietà della madre Stagni. A sottolineare limportanza
dellavvenimento, giova ricordare la cronaca dellinaugurazione dei nuovi
locali. La cerimonia si svolse giovedì 19 ottobre e fu di richiamo a tutto il comune e
anche da quelli vicini. Il fausto evento, preceduto da un corso di esercizi spirituali
tenuti da Padre Giuseppe Renzi, venne aperto dalla Santa Messa celebrata dal vescovo di
Imola mons. Paolino Tribbioli che così chiuse anche il ritiro spirituale. "Nonostante
il mal tempo, avemmo una grande affluenza di rappresentanza da Imola, Ravenna, Lugo,
Faenza e da altri centri. La nobile Signorina Maria Ricci Curbastro Delegata Regionale
dellUFCI intervenne, portando il contributo della sua autorità e della virtù
singolare della sua parola. Da Imola erano presenti le Signore e Signorine
dellUfficio Diocesano di Presidenza dellUFCI, con a capo la tanto benemerita
Presidente Diocesana Nobile Signora Lina Casoni Lega. Non possiamo tacere la presenza
della Segretaria Generale della Maestre Pie, suor Caterina Giovannini, intervenuta per
attestare il favore e la simpatia con cui le saggie educatrici seguono il movimento e le
iniziative dellUFCI". Seguì la benedizione dei nuovi locali impartita dal
Vescovo assieme allarciprete Nanni ed a padre Renzi, indi venne aperta
ladunanza antimeridiana, cuore della giornata. Dopo il pranzo sociale, nel
pomeriggio continuarono i lavori delladunanza generale ove parlarono varie
rappresentanti fra le quali "la signorina Sirola della gioventù di Castel
Bolognese, una bimba, presidente delle aspiranti, e Lucia Castellari, autentica
lavoratrice dei campi, la quale frequenta i corsi di propaganda, con un trasporto
meraviglioso per il programma dellUFCI". Seguirono, moto applaudite, le
parole dellArciprete e quelle di don Guerrino Gentilini parroco della Serra, del
padre Renzi, di don Stefano Bosi, di Mons. Giovanni Loreti, del Canonico Figna e della
Presidente Ricci Curbastro che tenne il discorso ufficiale. Lassemblea fu chiusa dal
Vescovo "il quale diede sfogo a tutta lintima soddisfazione procuratagli
dalla forte ed ardimentosa iniziativa coronata dal migliore successo nella solenne
inaugurazione della Sede".
Nel 1924 fu allestito dalle Maestre Pie un laboratorio per il lavoro a maglia arricchito,
tra laltro, di una macchina a maglieria, di una felpatrice e di due macchine per
cucire Singer che producevano anche ricamo.
Altri importanti lavori di ristrutturazione furono compiuti nel 1925, per completare
quelli iniziati nel 1922 e nel 1936 che interessarono lala prospiciente via Rossi
che fu in parte demolita e ricostruita, ricavandovi anche la graziosa Cappella tuttora
esistente, e la facciata su via Garavini, che fu portata alle forme attuali, unificando le
due precedenti, appartenenti alle due fasi di realizzazione del Convento.
Un particolare evento si verificò il 21 aprile 1929, quando la Cassa Rurale ed Artigiana
volle solennemente ricordare il proprio venticinquesimo di fondazione. Dopo la Santa Messa
celebrata dal Rettore del Seminario mons. Giovanni Loreti, soci, invitati ed autorità si
spostarono nel salone delle Maestre Pie ove fu servito il pranzo da Pompeo Grandi, gerente
del ristorante della Stazione. Prima della Santa Messa i soci avevano tenuto nella sala
del piano superiore la loro assemblea annuale.
4. le Maestre Pie durante la seconda guerra mondiale
Il passaggio del fronte della Seconda Guerra mondiale nellinverno 1944/45, che così
gravemente colpì Castel Bolognese nel suo tessuto urbano e sociale, non risparmiò la
Casa delle Maestre Pie. Le suore non vollero abbandonare Castel Bolognese e condivisero
con tutta la popolazione i rischi ed i disagi del vivere nelle cantine sotto i pesanti
bombardamenti, e le distruzioni che interessavano la città. Le cantine del Convento,
benché fossero piccole ed impregnate di muffa ed umidità, per lamorosa benevolenza
delle suore, si aprirono così allaccoglienza di alcune famiglie che vi trovarono
rifugio e salvezza.
5. dal dopoguerra ad oggi
Nel dopoguerra ripresero tutte le attività educative e pastorali che precedentemente
avevano trovato accoglienza in quei locali. La guerra, tuttavia, aveva lasciato un segno
indelebile nel costume della società civile che fu segnato da quella minore attenzione ai
valori religiosi che, in maniera sempre crescente, ci ha accompagnato sino ad oggi.
Occorreva fare qualcosa per arginare questo malcostume e preservare i giovani dal
"disinteresse di Dio". Nel 1956 lArciprete Sermasi acquistò da Carlo
Zaccherini una casa, a fianco della Canonica, che ben presto divenne la sede di tutte le
attività per la gioventù: lazione cattolica, la scuola di catechismo, il circolo
"Pierino Del Piano" mentre, poco oltre, sempre in quegli anni si ingrandiva il
teatrino parrocchiale per offrire a Castel Bolognese un luogo degno per gli incontri e gli
spettacoli. Man mano però che la Casa delle Maestre Pie si svuotava di giovani, si
riempiva di bimbi: esse infatti si dedicarono con sempre maggior impegno alla loro
"Scuola Materna San Giuseppe" ma non mancò mai il loro impegno nella vita
parrocchiale. Continuarono così, seppure altrove, quelle attività che lì erano nate;
così fu per limpegno al catechismo, per il decoro della chiesa e delle processioni,
per lanimazione della Liturgia, per le recite dei bambini e la diffusione della
buona stampa. Ed altre attività nacquero allombra del campanile sotto quei portici
di via Garavini come il Carnevale dei Ragazzi.
Importanti lavori di restauro furono compiuti negli anni sessanta, con la completa
trasformazione dellala su via Bragaldi e negli anni settanta mentre era Arciprete
don Giancarlo Cenni.
Nell'agosto del 2009, dopo 105 anni di presenza ininterrotta, per decisione dell'Istituto
Suore Maestre Pie dell'Addolorata, le ultime tre Maestre Pie hanno lasciato la Casa di
Castel Bolognese. Continua, comunque, l'attività della scuola materna "San
Giuseppe", uninsostituibile realtà nelleducazione della prima infanzia
sul territorio comunale, che ospita due sezioni che si sommano alle otto presenti nella
scuola Materna comunale Camerini Tassinari.
Per approfondimenti: GRANDI P., BENTIVOGLIO G.: Ecco signore, manda me
100 anni di presenza a Castel Bolognese, Cesena 2005.