Il Foro Bonaparte di G.A. Antolini

Prima versione dicembre 1800 – febbraio 1801

Giovanni Antonio Antolini (Castel Bolognese 1753 – Milano 1841) è stato architetto, teorico e studioso dell’architettura. Ha legato il proprio nome ad alcuni studi e rilievi dei monumenti classici, è stato insegnante all’Accademia di Brera e membro dell’Académie des Beaux Arts di Parigi; ha inoltre contribuito alla realizzazione dell’Ala Napoleonica di piazza San Marco a Venezia.
L’Antolini peraltro è noto soprattutto per la grandiosa ideazione del Foro Bonaparte a Milano: un complesso urbano, straordinariamente unitario nella concezione e caratterizzato da una gigantesca piazza circolare, che sarebbe dovuto diventare il principio della città moderna.
Questo complesso è uno dei progetti più celebri e rappresentativi di quel periodo rivoluzionario a cavallo tra il secolo dei lumi e il secolo che avrebbe visto l’affermarsi della civiltà industriale e la divisione della città per gerarchie economiche e funzionali.
Di tale periodo questo progetto costituisce una straordinaria e coerente sintesi concettuale.
Con le sue fulminanti campagne, Napoleone conquista e “libera” vasti territori dell’Italia settentrionale, sottraendoli alla dominazione austroungarica e proclamando la Repubblica, di cui Milano diventa capitale. Vengono così diffusi lo spirito e i pensieri della Rivoluzione e, con essi, una concezione del mondo fondata su valori democratici e borghesi.
In questo momento di grandi fermenti, l’Antolini concepisce questo magnifico progetto urbano, adottando un rigoroso stile neoclassico: come per altri architetti di quel periodo, questa scelta corrisponde alla ricerca di una rifondazione formale che sappia interpretare i nuovi ideali civili ed esprimere attraverso l’architettura una società modellata sugli ideali rivoluzionari.
Di tale società, democratica e indipendente, il progetto è compiuta rappresentazione e coerentemente prevede tutte le funzioni essenziali di una città capitale: la piazza diventa un Foro, definito da edifici civili e dal portico; in esso trovano armonica collocazione tutte le principali destinazioni pubbliche: quelle economiche e quelle civili della memoria, della cultura e dello svago; dietro il colonnato il complesso è completato da case e laboratori artigiani. In definitiva, Foro Bonaparte si propone come il centro e il principio di una nuova città.
Antolini disegna la prima versione, qui illustrata, negli ultimi mesi dell’anno 1800, completandola con un “Piano Economico-Politico del Foro Bonaparte” piuttosto dettagliato.
La proposta ottiene subito vasti consensi, tanto che la Consulta Legislativa la approva il 20 gennaio 1801 e ne incoraggia l’esecuzione.
Nel volgere di pochi mesi però, il quadro politico muta radicalmente: la situazione economica della repubblica è pesante, sorgono alcune dispute in seno agli organismi decisionali, mentre l’apparato militare diventa sempre meno propenso ad abbandonare l’area del Castello. Inoltre, Napoleone, che è il fondamentale referente della proposta, dopo la pace di Lunéville orienta la sua politica in senso decisamente più moderato, imboccando la strada che porterà all’Impero. Già nell’autunno del 1802, il progetto viene di fatto accantonato.
Il nuovo centro della città non verrà mai realizzato, ma l’idea di uno spazio circolare intorno al Castello ritornerà verso la fine del secolo, in forme e con modalità completamente diverse, quando verrà costruito l’emiciclo che oggi tutti conosciamo.
Il Foro Bonaparte dell’Antolini rimane comunque l’espressione più completa di un momento di grandi fermenti intellettuali e di audaci sperimentazioni; inoltre testimonia una capacità progettuale di pensare in grande la città e il suo sviluppo, che in seguito sarebbe diventata sempre più inconsueta in Italia: sotto questo punto di vista, il “magnifico progetto” mantiene intatto il suo valore di paradigma urbano, collocandosi a pieno titolo alle radici storiche della Milano moderna.


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Immagine della pianta della città di Milano – G. Pinchetti, 1801

Pianta della città di Milano

I principi democratici e l’affermazione della classe borghese richiedono l’invenzione di un luogo urbano, che sia capace di realizzare un distacco netto sia dalla struttura d’impronta medievale che dalle sedi storiche dei poteri precedenti. Questa volontà è ben raffigurata nella tavola del Pinchetti, geografo e incisore milanese, che colloca il Foro Bonaparte nella sua pianta della città di Milano come se fosse già costruito: questo fatto, decisamente insolito, dimostra quanto, almeno per un breve periodo, la sua realizzazione sia apparsa verosimile. In questa tavola il Foro è rappresentato con alcune differenze rispetto alla planimetria generale del progetto dell’Antolini.


fbplagenPlanimetria generale del progetto

Il gigantesco anello che imprime la forma allo spazio pubblico è costituito da un lungo portico, sopraelevato rispetto al livello della piazza. Questo percorso porticato è ritmato da 14 edifici pubblici, concepiti come veri monumenti alla nuova era e ai suoi ideali. Sono sei le principali funzioni previste per tali edifici: la borsa, il teatro, il museo, il pantheon, le terme e la dogana, mentre sono otto le sale ad uso delle Assemblee Nazionali o della pubblica Istruzione. L’anello ha un diametro di oltre 600 metri e contiene un canale circolare che si raccorda in due punti al sistema dei Navigli.
Dietro i portici, i monumenti sono congiunti da edifici in linea con piccole corti rettangolari che accolgono le residenze e le botteghe. Al centro dello spazio pubblico, il palazzo del governo.


fbvista1Veduta di Foro Bonaparte dalla Barriera del Sempione

In due splendide tavole a colori viene proposta la veduta d’insieme del progetto, così come esso sarebbe stato visto dai due grandi varchi d’accesso al foro: uno verso la città storica, l’altro verso la Francia e Parigi, sull’asse del quale viene collocata la Barriera del Sempione.


fbvista2Veduta di Foro Bonaparte dalla città

Nel mezzo di queste vedute si vede la Residenza del Governo, collocata al centro del Foro: il nuovo edificio riutilizza i resti del Castello Sforzesco e le sue possenti fondazioni. Nel corso della dominazione spagnola prima e di quella austriaca poi, la residenza dei Signori di Milano era stata degradata a caserma: in questa trasformazione, il suo aspetto militare viene dissimulato attraverso l’uso di elementi architettonici classici, che ne ingentiliscono l’aspetto.


fbpanthPantheon – Pianta delle gallerie

Edificio che racchiude le ceneri degli uomini illustri. La riconoscenza nazionale lo fa elevare a sue spese.
Edificio di pianta circolare concepito sul modello del Pantheon di Roma: presenta una grande spazio centrale a tutta altezza e circondato uno stretto ambulacro, in corrispondenza del quale è posta la galleria del piano superiore. Il grande vano centrale presenta un unico accesso ed è scandito da 8 nicchie sulle quali poggiano colonne corinzie. L’ingresso è caratterizzato da un doppio pronao con colonne doriche che si raccorda col colonnato del Foro.


fbpantszPantheon – Sezione longitudinale


fbtermeTerme – Pianta

Il bagno pubblico si affitta dal Governo, ed il ricavato serve a rifondere la spesa; oppure [il Governo] dona il suolo, e l’esenzione del tributo per i materiali occorrenti a chi a sue spese volesse fabbricarlo a norma del disegno approvato.
Situato a sud ovest, si tratta di un complesso articolato: l’edificio attestato sul Foro accoglie una vasta sala per riunioni dalla quale si dipartono due bracci che contengono sale di attesa e di svago, oltre ai “laconici” (bagni di vapore). I bracci si protendono entro un grande recinto quadrato, esterno al Foro, sui lati del quale vi sono oltre 50 stanze adibite a spogliatoi e a luoghi di conversazione. Nel recinto si trovano 3 piscine all’aperto, spazi per la ginnastica e aree verdi per il passeggio.


fbtermpsTerme – Prospetto “dalla parte di dietro”


fbborsaBorsa – Pianta primo piano

Luogo pubblico dove si radunano le persone addette al commercio, si assegna alla classe dei Negozianti, i quali ne saranno i proprietarj perpetui. Viene eretta a loro spese. Il governo chiama a sé una Deputazione di Mercanti, e con essa concerta le tasse da imporsi, e le discipline da osservarsi all’oggetto suddetto.
Edificio a pianta composita, con grande vano centrale quadrato con esedra e due gallerie absidate laterali, nelle quali si svolge l’attività di scambio e di contrattazione. Nei 5 locali dell’emiciclo posteriore hanno sede gli uffici legali.


fbborsszBorsa – Sezione longitudinale


fbmuseoMuseo – Pianta primo piano

Il museo può riunire e i prodotti preziosi dell’arte, e quelli della natura. Si fa conto della Nazione.
La pianta del piano primo rappresenta gli spazi espositivi, mentre quella del piano terra accoglie i magazzini che non sono evidenziati nella sezione. Dall’atrio si accede alla grande sala centrale che ha valore eminentemente celebrativo, mentre le due sale rettangolari laterali sono destinate ai dipinti e il percorso semicircolare posteriore alle sculture.


fbmuseszMuseo – Sezione longitudinale


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Dogana – Pianta

Il Governo a norma del disegno approvato fa fabbricare per conto della Finanza la Dogana. E’ compensata dal tributo delle merci che vi entrano, e dalla soppressione di altri locali inservienti ad uso di Doganelle.
Collocata in posizione diametralmente opposta alle Terme, la Dogana è un complesso edilizio di ardita composizione. Ospita un bacino circolare per l’attracco dei barconi mercantili che si raccorda al sistema dei Navigli; l’acqua scorre sotto la “Gran Sala della Dogana” e alimenta il canale anulare interno al Foro. Nei locali che abbracciano il bacino trovano collocazione gli uffici, i magazzini e la guarnigione dei doganieri.


fbdogaszDogana – Sezione


 fbteatroTeatro – Pianta piano secondo

Essendo la scuola della morale, si fabbrica a spese della Nazione, e in modo che tale che gli usi e i comodi presenti si combinino colle massime della democrazia.
Ha pianta composta da un rettangolo, che contiene l’atrio, la scena, l’orchestra e i due foyer laterali, e da un semicerchio, dove si trovano la sala con due ordini di gradinate e i collegamenti verticali. Occorre dire che questo edificio è, in quanto a impostazione progettuale, il più problematico: la coerenza che impone conformazioni planimetriche simili per diverse destinazioni, implica nel caso del teatro l’infelice scelta di collocare la scena tra l’ingresso e la sala per gli spettatori.


fbteatszTeatro – Sezione longitudinale


(1) le dimensioni delle immagini sono approssimative.
(2) I testi in corsivo sono tratti da “Piano Economico-Politico del Foro Bonaparte, Presentato coi Disegni al Comitato di Governo della Repubblica Cisalpina il dì 25 Frimale anno IX. Repub.” [16 dicembre 1800].

Tratto dal sito dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Milano: http://www.ordinearchitetti.mi.it

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