Castellani pellegrini a Roma nell’Anno Santo 1950

a cura di Andrea Soglia

Fra i vari anniversari ricordati quest’anno rientra anche il 70mo dell’Anno Santo 1950. Fu il primo evento di massa della Chiesa e fu indetto da papa Pio XII, che l’aveva definito “l’anno del gran ritorno e del gran perdono”. Il mondo era ancora sottosopra a causa degli strascichi della Seconda guerra mondiale, la tensione era alta e molte ferite non si erano ancora rimarginate. Circa 3 milioni di pellegrini si recarono a Roma provenienti da tutto il mondo, un numero talmente alto che forse non si è raggiunto nemmeno con il più famoso e a noi noto Giubileo del 2000. Il governo italiano in carica all’epoca, presieduto da Alcide De Gasperi, consegnò ai pellegrini la cosiddetta “Carta del pellegrino” che in Italia ebbe la validità di passaporto.
Fra i 3 milioni di cattolici che si riversarono a Roma, ci furono varie decine di castellani, che parteciparono ad alcuni pellegrinaggi organizzati dalla Diocesi di Imola. Di uno di questi abbiamo ritrovato la cronaca, pubblicata sul bollettino della parrocchia della Pace “La voce del Parroco” nel numero di ottobre 1950, messo gentilmente a disposizione da Fabrizio Galeati. A corredo della cronaca, una bella fotografia reperita anni fa sul mercato antiquario, molto probabilmente relativa ad uno dei pellegrinaggi del 1950: un gruppo di castellani, con don Giuseppe Sermasi, è ritratto sulla scalinata dell’abside della basilica di Santa Maria Maggiore.

Il 2° Pellegrinaggio a Roma.

Anche al secondo pellegrinaggio diocesano a Roma, Castelbolognese ha partecipato con un gruppo di circa 80 pellegrini. Partiti da Castelbolognese nelle prime ore dell’8 Sett. il gruppo in autopulman arrivò a Roma poco dopo le 17 dello stesso giorno, dopo una sosta di diverse ore nella suggestiva e mistica Assisi. L’impressione riportata dalla visita sia pure affrettata dalla città eterna è di quelle che non si dimenticano mai più nella vita. La luce di Roma è la luce eterna degli spiriti. Da ogni angolo della terra si muovono gli uomini credenti in Cristo e a Roma, vedono splendere la verità della loro fede, ammirano l’eroismo dei loro martiri, rinnovano la pace nelle loro coscienze. Abbiamo visto pellegrini che venivano dall’Africa, dalla Cina, dal Giappone, oltre a quelli più vicini e più numerosi che venivano dalla Francia, dalla Spagna, dall’Inghilterra e dalla Germania. La Basilica di S. Pietro in quel pomeriggio del 9 settembre non fu capace di contenere i soli pellegrini esteri, e molti dovettero rassegnarsi a rimanere fuori della Basilica, assieme ad altri 60000 italiani disposti nella Piazza di S. Pietro. Prima di entrare in S. Pietro il Papa passò anche in mezzo a questi 60000 pellegrini fra un delirio di applausi ed uno sventolio incessante di fazzoletti, e noi ricorderemo sempre quell’ampio gesto benedicente e quella sublime visione ultraterrena.
Poche ore prima avevamo fatto assieme al Vescovo ed ai Pellegrini di tutta la diocesi la Visita alle quattro basiliche Romane. Alle Tre Fontane avevamo anche visitato la Grotta dove la Madonna tre anni fa apparve ad un protestante ora convertito e dove sono visibili i segni e gli attestati di un infinità di grazie ricevute e di miracoli compiuti. Già alla fine della prima giornata la meraviglia e lo stupore erano visibili sul volto di tutti; ma questa meraviglia e questo stupore si accrebbero ancora di più nei due giorni successivi con la visita all’altare della Patria, al Carcere Mamertino, al Campidoglio, al Panteon; ai Musei Vaticani, al Gianicolo, all’incanto della Villa d’Este a Tivoli, al Colosseo dove a chiusura del Pellegrinaggio si svolse una solenne e commovente Via Crucis. Quando alla sera del giorno 11 dovemmo disporci per il viaggio di ritorno, una delle preoccupazioni più diffuse fra i pellegrini era questa: come raccontare domani ai proprii famigliari ed agli amici le cose viste e le impressioni provate in questi giorni di permanenza a Roma.
Vogliamo augurarci che queste impressioni non rimangono soltanto dei fuochi fatui e superficiali, ma si traducano in propositi di vita cristiana sempre più intensa ed in un maggior attaccamento alla Chiesa ed al suo Capo Supremo il Romano Pontefice.

Non mancarono anche alcune gite, meno strutturate ed organizzate dalle parrocchie castellane, e in particolare si ha notizia di una, preparata da don Vincenzo Zannoni, parroco della Pace, a cui si aggregarono tanti castellani oltre a quelli della parrocchia. Anche di questo viaggio a Roma proponiamo una fotografia già presente in un’altra pagina del sito.

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