Le prime feste degli aquiloni a Castel Bolognese (1981-1983)

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Adesivo distribuito in occasione della festa del 1983, disegnato dall’artista castellano Daniele Cantoni

Nell’autunno del 1980 nacque a Castel Bolognese il Circolo di animazione culturale Ciak. Fra le varie attività da dedicare ai bambini, si pensò ben presto ad una festa degli aquiloni. Il Castello dell’aprile 1981 pubblicizzò la festa, programmata per il 26 aprile 1981 nel prato della Filippina, con le seguenti parole scritte dagli organizzatori del “Ciak”: “Potrebbe sembrare strano e fuori dal tempo, ma in un periodo in cui i bambini possono vedere e maneggiare solo robot elettronici e astronavi galattiche, rilanciare come gioco l’aquilone, oggetto semplicissimo di carta, che vola sorretto dal vento e guidato da un filo in mano ad un bambino, ci è sembrata un’occasione da non perdere. Ed eccoci qua allora, sempre, col patrocinio dell’Amministrazione Comunale a lanciare per il 26 aprile la festa degli aquiloni per tutti bambini del paese e l’invito a partecipare alla festa e all’organizzazione di questo rivolto ai genitori e a tutti gli appassionati degli aquiloni, a coloro che hanno a cuore il gioco dei bambini e ai gruppi sportivi locali“.
Il maltempo ci mise lo zampino e la festa fu rinviata al 1° maggio 1981. Pur essendo cambiati nel corso degli anni gli organizzatori (il Ciak curò circa 8 edizioni), la festa prese piede al punto da divenire una tradizione che si approssima a festeggiare i 40 anni e che puntualmente si rinnova ogni 1° maggio (oramai da moltissimi anni nella zona sportiva di via Donati dopo molte edizioni svoltesi nel prato di via Bologna, oggi scomparso), sotto l’egida del Comune di Castel Bolognese.
E a ben pensarci le motivazioni che portarono ad ideare la festa sono molto attuali, oggi ancora più di allora.
Riportiamo qui di seguito le cronache, tratte da Il Castello, delle prime tre feste degli Aquiloni organizzate dal Circolo Ciak (1981, 1982 e 1983) arricchendole di varie foto (molte delle quali relative alla festa del 1983) per le quali ringraziamo Giordano Cambiuzzi.



Travolgente successo della festa degli aquiloni

Ritorna a Castello un vecchio gioco pieno di novità

Quando alle ore 11 del 26 aprile, il giorno per cui era stata fissata la festa degli aquiloni, ha cominciato a piovere un’acqua santissima, lo sconforto regnava tra gli organizzatori della festa.
Qualcuno degli organizzatori dal carattere intraprendente voleva correre subito a casa a fornirsi di pinne e scafandro per organizzare nel pomeriggio, anziché la festa degli aquiloni, una gara di barche a vela. Pare però che qualcuno, con fare pietoso, lo abbia allontanato. Dopo alcune ore di pioggia, con saggia decisione, il circolo CIAK, l’animatore della festa, decideva di raccogliere i suoi cocci e di rimandare tutto al 1° maggio. Durante le operazioni di evacuazione sotto l’acqua raccontano che all’improvviso il cielo si sia squarciato e sia apparso Noè con l’arca galleggiante sul mare della Filippina. Affacciatosi a un finestrino della nave pare che abbia urlato la famosa frase: “Roba da matti!”.
La settimana successiva, ormai smaliziati, gli organizzatori fecero come i bruchi, mangiarono la foglia e si recarono all’apposito ufficio per le “Prenotazioni meteorologiche” per chiedere che il 1° maggio fosse una bella giornata. Il 1° maggio sul prato della Filippina splendeva un sole africano, mentre negli orti circostanti ruggiti laceravano l’aria.
Fin dalle prime ore dell’alba una tribù di pigmei del centr’Africa cercava di innalzare aquiloni di paglia. Intervistati da un giornalista del “Castello”, rispondevano che erano giunti con una piroga dopo una lunga remata attraverso il fiume Senio. Gli organizzatori della festa di nuovo baldanzosi si misero a lavorare di gran lena per preparare tutto: impianto di amplificazione, teatrino, tavoli, ecc. Mentre costruivano il teatrino sembra che un cacciatore di rinoceronti si sia avvicinato chiedendo dove si trovava la “savana della Filippina”. Un vigile urbano provvide subito a mandarlo a cacciare nel bosco della Pocca, nel timore che nel pomeriggio prendesse a fucilate i bambini che correvano come gazzelle. Finalmente nel pomeriggio ebbe inizio la festa vera e propria dove se ne sono visti di tutti i colori, sia per quanto riguarda la carta degli aquiloni sia per quanto riguarda il funzionamento della festa: dai bambini che cercavano di arare il prato trascinando aquiloni impossibili semi conficcati in terra, alle numerose madri casalinghe che sui tavoli coi loro figli cercavano di costruire aquiloni, dall’assalto dei bambini allo stand al momento della distribuzione della merenda, alla seria dignità con cui numerosi padri di famiglia innalzavano i loro aquiloni, da giochi come la corsa nei sacchi e la corsa a tre gambe alla riscoperta di vecchi giochi “1, 2, 3 palita” o “ruba bandiera”.
Al termine della festa il prato della Filippina sembrava un campo di battaglia cosparso di carta colorata e scheletri di animali distrutti, ma testimoniava del successo della festa. Infatti di successo si può proprio parlare sia per il grosso numero di partecipanti, sia per il coinvolgimento mostrato dalle persone (si trattava finalmente!!!, di una festa dove per i partecipanti non c’era solo da guardare ma soprattutto da fare: partecipare ai giochi, costruire ed innalzare aquiloni, ecc.), per la simpatia e l’adesione dimostrata da numerose persone (moltissimi genitori infatti si sono già detti disposti per il prossimo anno a collaborare alla festa e a prepararsi per tempo) e per i positivi strascichi lasciati dalla festa (ora finalmente, dopo anni di assenza, tutti i giorni in varie zone di Castello si vedono volare aquiloni, una passione dunque che ha ripreso vigore, un vecchio gioco pieno di novità costruito con le proprie mani).
Dopo un bilancio positivo di questo tipo una sola cosa resta da dire, anzi da scrivere: arrivederci al prossimo anno e alla prossima primavera alla nuova festa degli aquiloni e che Noè ce la mandi buona!
per il CIAK
alberto altieri
(Il Castello n. 5/6, maggio/giugno 1981)



La festa dei “poiani”

“Non c’è uno senza due”, si poteva dire lo scorso anno, e infatti quest’anno il 1° maggio ha avuto luogo a Castello nel parco di Via Bologna la seconda festa degli aquiloni; noi speriamo di poter dire quest’anno “non c’è due senza tre”.
A cacciare i dubbi che si ponevano lo scorso anno se una tale festa avrebbe suscitato adesioni hanno contribuito l’interesse e la resuscitata passione dei molti che avevano fatto degli aquiloni uno del più bei giochi della loro infanzia e l’adesione di nuove “leve”. A parte deve essere considerata la passione e la costanza dei pochi che ogni anno, al sorgere del vento di primavera sono sempre stati presenti nel nostri spazi verdi con gli aquiloni. Il successo di questo hobby, sport, passione (difficile definirlo!) l’hanno dimostrato i numerosi aquiloni presenti nel cielo castellano nei giorni immediatamente precedenti e seguenti la festa, spettacolo questo praticamente dimenticato fino allo scorso anno.
Onestamente occorre riconoscere che la festa degli aquiloni non è una trovata castellana e che un analogo fenomeno si va diffondendo nei paesi circostanti: noi stessi animatori della festa, il circolo CIAK di Castello, abbiamo preso parte ad altre feste simili, come quella di Bubano, quella del Quartiere Bologna di Faenza, ecc…
Ma veniamo alla festa del 1° maggio a Castello, promotori il CIAK e il Comune. Al mattino di quella giornata nelle file degli organizzatori circolava un certo scoraggiamento: il cielo era tutto nuvoloso e spirava un vento molto freddo, cosa che difficilmente avrebbe attirato fuori di casa i ragazzi, adulti, famiglie. Già qualcuno proponeva di organizzare in alternativa la costruzione di Igloo e la Caccia all’orso polare. Ma finalmente il tempo ha premiato la fiducia quando nella seconda metà del pomeriggio il sole ha sfondato le nuvole e il vento si è portato in alto tutti gli aquiloni superstiti. Diciamo superstiti perché i bambini presenti alla festa hanno compiuto come prevedibile una vera e propria carneficina (anzi cartaficina) di aquiloni. Da osservazioni approfondite pare infatti che una delle cose che più interessano i bambini nel campo degli aquiloni consista nel trainarsi dietro un ammasso di carta e canne e non c’è direzione di vento, “picchiata”, ramo dall’albero o antenna che li trattenga, il tutto con ovvi risultati. Ciò non è affatto disprezzabile dal momento che manifesta l’eccezionale vitalità dei ragazzi; tuttavia occorre gradualmente insegnare loro a costruire con le proprie mani queste “macchine volanti” e a pilotarle piuttosto che mettere a loro disposizione quegli affaretti di plastica comperati in negozio che, anche se volano non stimolano certo la creatività e l’abilità dei ragazzi. Tra i vari “demolitori” ci sono stati poi varie eccezioni: per esemplo un bambino dopo aver seguito con attenzione e collaborato alla costruzione del suo aquilone nel parco si è seduto in disparte con l’aquilone ad attendere che prima si asciugasse la colla e che poi si alzasse il vento adatto al volo. Finalmente, quando al sopraggiungere del vento nel tardo pomeriggio il suo si è innalzato in volo con gli altri aquiloni, se ne è stato fermo a guardarlo come in sogno: roba da libro Cuore! C’era poi nel parco l’angolo del vecchi “afficionados” degli aquiloni attorno al trio Violani-Bagnaresi-Biancini (i castellani Bruno Violani e Walter Bagnaresi e il signor Biancini dell’associazione Cervia volante, ndr) che, annotiamo per inciso hanno stracciato tutti alla gara degli aquiloni di Bubano, qualificandosi subito in testa per bellezza, originalità, tecnica di costruzione ecc. degli aquiloni.
Era molto gradevole stare a conversare nel capannello di gente che li circondava, sia perché da sempre sono stati presenti all’appuntamento del vento di primavera, sia perché molte persone ne traevano spunto per rievocare la loro giovinezza e infanzia, quando facevano gli aquiloni e addirittura li alzavano presto la mattina prima di andare a scuola, per non parlare delle discussioni accese su questioni tecniche: fili di canapa o di nylon, canne verdi o secche, elasticità o rigidezza di struttura, lunghezza degli attacchi anteriori e posteriori, bilanciamento, ecc. Quest’anno poi all’interno della festa funzionava, oltre alla distribuzione gratuita dette merendine ai bambini come lo scorso anno, uno stand gastronomico con panini al salame o salsiccia in graticola, vino e bibite. A proposito di ciò si poteva osservare durante la festa come i prezzi allo stend fossero inferiori a quelli praticati abitualmente nelle sagre e nei festival.
Inoltre non c’è stato spettacolo di burattini, ma si è voluto lasciare maggiore spazio alla partecipazione diretta dei ragazzi oltre che alla costruzione di aquiloni anche ai vari giochi: corsa nei sacchi, corsa a tre gambe, corsa con pallina e cucchiaio, cerchio col pallone, … e all’angolo della pittura.
Una caratteristica particolare ci pare abbia avuto questa festa, cioè la partecipazione, intendendo con ciò non la presenza consistente di persone ad assistere a delle cose, ma piuttosto il coinvolgimento diretto, il “fare” più che il “guardare”; un tipo di partecipazione che abbiamo potuto osservare in feste simili in altri paesi circostanti e che ci sembra mancare nelle tradizionali sagre del nostro paese.
Ci pare per esempio una grossa occasione perduta questa della Pentecoste, occasione in cui di fronte al confluire a Castello di una immensa folla non c’è nessun momento di partecipazione diretta (giochi, balli popolari di piazza, rappresentazioni teatrali di strada, concerti per i giovani).
C’è chi sostiene, maliziosamente, che la Pro-Loco misura il successo della Sagra in base ai metri di salsiccia venduta. Noi pensiamo che alla Pro-Loco sia mancata l’occasione per una riflessione sulla validità dell’attuale impostazione della festa. A proposito di ciò possiamo osservare come la Pro-Loco aveva chiesto al CIAK proposte per la festa di Pentecoste. La nostra offerta di svolgere uno spettacolo di burattini non ha avuto risposta (silenzio totale!) Pensiamo che la ragione non consiste nella spesa preventivata, allora quale la ragione? Attendiamo ancora una risposta. Ritornando di nuovo alla festa degli aquiloni ci pare che essa, nel suo piccolo, dimostri come nella gente sia sentito il bisogno di trovarsi assieme a fare delle cose. Importante è crearne l’occasione. In questo senso vanno alcune proposte fatte dal CIAK all’Amministrazione Comunale per il programma estivo: l’organizzazione in alcune sere di un mercatino, dove tutti adulti e ragazzi potrebbero recarsi a vendere cose vecchie o nuove, a fare scambi ecc. Attorno a questo mercatino si potrebbero inoltre allestire spettacoli di animazione, presenza di cantastorie, musicanti, mimi, giocolieri, burattini e soprattutto ci dovrebbe essere il massimo spazio per la libera espressione della gente, singoli o gruppi Utopia? non crediamo, sebbene spesso siano le cose semplici le più difficili a farsi. Occorrerebbero un po’ di stand, di pubblicità, e un po’ … di fantasia.
Alberto Altieri
circolo CIAK castel bolognese
(Il Castello n. 6, giugno 1982)



Primavera ’83, IIIa Festa degli aquiloni

Insieme col vento di primavera anche quest’anno è arrivata la festa degli aquiloni, quest’anno alla sua terza edizione. Il primo maggio infatti nel parco di via Bologna una nutrita squadriglia di ragazzi e ragazze ha dovuto combattere un vento veramente deciso a liberare il cielo da qualsiasi tipo di aquilone.
Mentre lo scorso anno il vento si era fatto vivo solo nel tardo pomeriggio, quest’anno non ha dato tregua e ha procurato numerosi guai ai nuovi “assi dell’aria”. La festa ha avuto inizio con una performance realizzata per le strade del paese da membri del CIAK e da bambini: una sorta di gnomo parlante su di un passeggino precedeva una fila di ragazzi che trainavano un aquilone gigante e un po’ ribelle, mentre altri che reggevano le code ne seguivano le peripezie; una botte-aquilone saltellava avanti e indietro nel tentativo vano di spiccare il volo in mezzo a ragazzi con girandole e aquiloncini. La festa nel parco era organizzata per centri di attività:
-in un angolo del parco durante tutto il pomeriggio è rimasta aperta l’officina costruzione e riparazioni di aquiloni, cosa che è stata e sarà sempre il settore più pazzesco di questa festa per l’attività frenetica, la pazienza e anche il caos che comporta;
-in un altro angolo ragazzi si esercitavano a un gioco ormai dimenticato, il tiro a segno con fucili di legno, ciappetto ed elastici di camera d’aria da bicicletta;
-di fronte al tiro a segno numerosi apprendisti canguro saltellavano avanti e indietro nella corsa dei sacchi;
-in mezzo al prato ha avuto luogo una storica disfida al tiro alla fune tra bambini e bambine;
-per tutto il campo si susseguivano tentativi di innalzare o mantenere in volo aquiloni, che le impetuose folate di vento obbligavano a inesorabili picchiate.
Quando a un certo momento del pomeriggio l’alto-parlante ha annunciato la distribuzione del succhi di frutta, si è potuto assistere a una specie di carica indiana, mentre i nuovi visi pallidi (gli addetti alla distribuzione) asseragliati in un fortino di succhi di frutta e cartoni di latte cercavano di opporre una vana resistenza.
Purtroppo dopo la metà del pomeriggio un tenue tentativo di pioggia ha scoraggiato molti presenti, che subito sono corsi a casa, mentre dopo pochi istanti la pioggia è cessata ed è stato il momento di musiche popolari. Presente alla festa era il gruppo musicale “Gortna Mora”, nome che significa “luogo dove termina l’arcobaleno”, luogo questo fantastico ed immaginario, oggetto da sempre di numerose storie e leggende popolari (secondo cui in tale luogo si trova sotterrata una pentola colma di monete d’oro). I brani eseguiti erano costituiti da polche, danze e ballate irlandesi, forme musicali quindi che si prestano molto al carattere di festa popolare e che possono essere ballate sia con figure particolari quali i salterelli, le quadriglie, i girotondi ecc. sia con figure lasciate alla libera improvvisazione e fantasia dei partecipanti o di un eventuale capo-danze.
Nel complesso ci pare che la festa degli aquiloni, pur con i cambiamenti e le novità presenti ogni anno, mantenga fede all’intento con cui il primo anno il CIAK l’aveva proposta, cioè quello di una festa in cui la gente “fa”, partecipa ed è protagonista fino in fondo; non una festa in cui ci si reca per guardare o consumare un prodotto già confezionato.
Alberto Altieri
(Il Castello, n. 4/5, 1983)

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