Pasqua 1945-Pasqua 2021, così lontane ma anche così vicine

di Paolo Grandi

La Liberazione del 12 aprile 1945 in un disegno di Fausto Ferlini (da Sul Senio il fronte si è fermato, Castel Bolognese, 1977)

Nel 1945 Pasqua cadde il 1° aprile; era già la seconda Pasqua di guerra per i Castellani; quella del 1944 era passata sul “chi vive” dopo i violenti bombardamenti tedeschi dei primi giorni di primavera, lontani ma sentiti a Castel Bolognese e, pertanto, prudentemente, nessuno si era allontanato dalle proprie case, tenendosi pronti a correre nei rifugi. La Pasqua del 1945 arrivava dopo quattro mesi di convivenza forzata nelle cantine tra promiscuità e privazioni; Castel Bolognese era ferita sotto i bombardamenti che l’avevano sfigurata in maniera definitiva, ma c’era una grande speranza di uscire, al più presto, da quell’incubo. Quel primo d’aprile fu una bella giornata primaverile, e tutti i testimoni, nei loro diari, attestano il tacere delle armi forse per non compromettere quel po’ di festa che la solennità del giorno reclama.
Così parla Angelo Donati (1): “Calma eccezionale oggi. Dalle colline sopra Riolo giunge l’eco dei rombi del cannone. Lassù qualcosa succede. La «cicogna», con le sue ampie ali, vola lentamente segnando la linea del fronte che si è avvicinata. Da noi neppure un colpo. Anche «Pippo» passa, ma sorvola i colli e scarica lontano, forse a Riolo. La gente è uscita per le strade, si è avvicinata alla linea del fronte come niente fosse. Dopo tanto tempo di oscurità, il verde dei campi ci faceva bene. Qualche castellano è riuscito a passare il fiume e a raggiungere le retrovie degli alleati.”
Gli fa eco Tristano Grandi (2): “Non so come giunse la voce nell’Ospedale, ma ricordo che fu comunicato che il primo aprile, Pasqua di Resurrezione, sarebbe stato un giorno di tregua. Si fece l’alba. Era bellissima e annunciava una magnifica giornata. La primavera aveva compiuto il suo periodico miracolo portando i segni evidenti del suo arrivo anche da noi, aprendo la natura alla vita, sebbene la guerra facesse piovere, giornalmente, proiettili apportatori di distruzione. Qualche fiore e qualche foglia sfidavano quella triste grandinata. Era vero: le armi tacevano. Si rispettava il giorno della Resurrezione del Signore. Che gioia per tutti! Le cantine si svuotavano, le strade si rianimavano. Quante persone erano nel Paese! Nessuno certo ci avrebbe creduto, circolando qualche giorno prima per le strade deserte ed ingombre di macerie. Molti approfittavano di quella giornata di sole e di pace per ritornare nei propri casolari di campagna, forzatamente abbandonati, per vedere come fossero ridotti e che cosa si fosse salvato dalla distruzione. Le suore dell’Orfanotrofio, con le orfanelle, lasciarono la cantina dell’Ospedale per recarsi al podere Galeata. La gente era in festa: una festa di sole, di luce, d’aria pura dopo tanti tristi giorni di segregazione forzata nei tetri rifugi.”

Pasqua 2021. Da oltre un anno stiamo combattendo una guerra subdola contro un nemico invisibile a letale, che non ha un fronte d’attacco ma che può essere ovunque. Questa guerra non distrugge le nostre case e i nostri oggetti, ma ci distrugge dentro: nelle tradizioni negate, negli affetti mancati, nel dover vivere da pseudo eremiti, nel dover rinunciare a un bene fondamentale che, fino al febbraio dell’anno scorso pareva scontato e frutto di civiltà: la libertà. Anche questa è la seconda Pasqua nella quale siamo costretti a chiuderci in casa, a limitare addirittura la visita a parenti e ad amici, che ci nega una bella gita fuori porta o una grigliata collettiva nel parco. La giornata, meteorologicamente, è invitante come quella di Pasqua 1945, ma dobbiamo difenderci da COVID-19, questo nemico, questo serial killer che colpisce senza un obiettivo, senza un motivo, e “spara” all’impazzata “proiettili” silenziosi: tu non ti accorgi subito di essere stato “colpito” e cerchi una cura alla ferita. No. Solo 7-8 giorni dopo ti accorgi di essere stato “colpito”, senza sapere come, dove o a causa di che cosa, ed ormai non puoi più curare la ferita ma solo subirne le conseguenze, sperando che siano lievi e non letali.

Eppure quell’aria di primavera avanzata del 1° aprile 1945 anticipava qualcosa di speciale in arrivo; lo si captava nell’atmosfera, negli atteggiamenti degli invasori e dei futuri liberatori. Le avvisaglie furono confermate nei giorni successivi ed il 12 aprile, finalmente, Castel Bolognese fu liberata. E fu festa grande, come a Pentecoste!
Questo 4 aprile 2021 sta passando con la maggior parte di noi chiusa in casa, evitando i sontuosi pranzi della tradizione per non creare assembramenti; senza un aperitivo o un caffè con gli amici impossibile da prendere perché tutti gli esercizi pubblici sono chiusi. Un fugace salto in edicola, la Messa sperando in un non eccessivo affollamento (e già che l’anno scorso il nemico non ce la permise neppure!) e un veloce ritorno a casa evitando di incontrare gente. Qui si capisce quanto fosse prezioso il tempo precedente, quando ci si fermava per strada a scambiarsi gli auguri di buona Pasqua, oppure si attendevano quelli dei bambini ricompensandoli con una moneta!
Eppure questi due giorni di Pasqua 1945 e Pasqua 2021 così diversi racchiudono una similitudine: l’anelito di speranza. Così come quel primo d’aprile si capì che ormai la fine della guerra era alle porte e che a breve un Esercito sarebbe arrivato a liberarci, così oggi guardiamo fiduciosi alla campagna vaccinale che un altro Esercito sta facendo procedere per liberarci definitivamente dal nemico COVID-19. Con la fiducia in questo Esercito (che, guarda caso, è comandato da un Generale degli alpini…) sta la speranza di ritornare presto ad una nuova liberazione, che non sarà più liberazione da una dittatura umana ma da una dittatura imposta da un essere invisibile che ci ha tenuto in scacco per quasi due anni, un ritorno alla normalità della vita, coronando la vittoria con una festa che non potrà che essere una grande Festa di Pentecoste.

(1) DONATI A.: Sul Senio il fronte si è fermato, Castel Bolognese, 1977.
(2) GRANDI T.: Il servizio di Pronto Soccorso a Castel Bolognese 1944-1945, ms, 1979.

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