Pentecoste 2021: compie novant’anni l’inno alla Immacolata Concezione patrona di Castel Bolognese

di Paolo Grandi

Nelle feste del 300mo anniversario della preservazione della Peste, che si svolsero il 24, 25 e 26 maggio 1931, si diede la dovuta importanza anche all’apparato celebrativo: si rinnovarono, tra l’altro, il baldacchino ed i lampioni processionali che tuttora vengono usati, si fecero le belle Corone d’argento dorato per la Maria e il Bambino, che furono solennemente poste sull’Immagine dal Cardinale di Bologna Nasalli-Rocca il lunedì di Pentecoste e si volle un inno mariano in onore della Beata Vergine, sulla stregua di ciò che era già stato fatto nelle città vicine con gli inni in onore della B.V. del Piratello a Imola e della Madonna delle Grazie a Faenza.
Il testo fu composto da Angelo Donati (1902-1985), scrittore, poeta, giornalista ed educatore castellano assai devoto alla Immacolata Concezione. La musica fu composta dal maestro Erio Silvestri all’epoca direttore del Corpo Bandistico della Città di Carpi. La scelta non fu casuale e, ritengo, in mancanza di documentazione, fatta dallo stesso Angelo Donati il quale aveva ricevuto l’incarico di maestro elementare in un Circolo Didattico di quella città. In verità a Carpi Angelo Donati sarebbe rimasto pochissimo per trasferirsi poi a Bolzano ove ha maturato l’intera carriera anche quale Direttore Didattico.
Musicalmente parlando, l’inno è impostato a mo’ di marcia, in alcuni passaggi un po’ marziale, seguendo le usanze dell’epoca per la musica sacra da eseguire durante le processioni o in occasione di Funzioni all’aperto adatto all’accompagnamento della banda.
Il testo scritto da Angelo Donati è invece molto toccante e ci accompagna lungo questi anni in cui l’Immacolata Concezione ha protetto Castel Bolognese. Si compone di tre strofe, ognuna della quali divisa in tre quartine: la prima memoriale, la seconda celebrativa, la terza orante.

Prima Strofa
Vergin Santa nimbata di stelle,
dal Tuo trono di luce al fedele
popolo nostro, rivolgi le belle
pure e ardenti Pupille del Ciel.
Ove si ricorda la continua attenzione della B. V. al popolo di Castel bolognese

Ei t’incorona fulgida
Regina di sua terra;
t’acclama il fior più nobile
della celeste serra.
Ricordando che dopo l’oltraggio del 1893 l’Immagine fu elevata a Patrona Principale di Castel Bolognese e del suo territorio e che tale l’acclama la schiera celeste.

Vergin benigna e buona
Il misero consola:
al peccator perdona
reca di pace il fior.
La strofa si conclude con una preghiera di perdono e consolazione, citando il fiore di pace, forse qui volendo ricordare il mazzo di fiori che l’Immagine teneva nella mano destra prima dell’oltraggio del 1893.

Seconda strofa
Con la fede degli avi nel cuore
Noi l’ausilio cerchiam nel Tuo incanto
Madre e figlia del Re dell’Amore
A noi data sul Golgota un dì
In questo incipit si ricorda invece come i Castellani siano sempre ricorsi a Lei nella prova e nelle difficoltà richiamando i versi danteschi riferiti a Maria qual’è al tempo stesso Madre e Figlia di Gesù Cristo.

A Te la prece fervida:
A Te lieve il sospiro
La Madre sei dei miseri
La luce dell’empiro.
Ricordando la continua preghiera a Lei che è madre di tutti e splende nel Paradiso.

Qual risplendente Stella
Mostra del ciel la via:
O Immacolata o bella
Luce del nostro amor.
Così si conclude, con questa bella invocazione che evoca la preghiera dell’Ave Maris Stella, il messaggio di orazione nel quale è incentrata tutta questa strofa.

Terza strofa
Ti preghiamo: perdona ed oblia
Quell’affronto ch’un tristo Ti fece;
Tu ci ascolta: continua o Maria
Sui tuoi figli potente a regnar.
Qui viene evocato l’oltraggio del 1893 e si chiede alla Vergine, ciò nonostante, di ascoltare le preghiere di castellani continuando a proteggerli.

O Castellana amabile
Le forze avverse frena;
a’ tuoi sacrati figli
da’ nell’oprar la lena
L’apoteosi dell’inno è in questa quartina ove all’Immacolata Concezione viene dato il titolo di “Castellana amabile”, elevata a potente e benigna concittadina.

Tergi, a chi soffre il pianto;
Madre clemente e buona;
proteggi col tuo manto
chi s’abbandona in Te.
E l’inno si conclude con una preghiera ove a Lei si chiede conforto e consolazione.

Dai ricordi di mia madre, che apparteneva alle “canterine” di San Petronio, questo Inno era diventato popolare ed era cantato da tutti in occasione delle feste votive di Pentecoste, accompagnato dalla banda in processione e dall’organo in chiesa. A partire dal dopoguerra invece se ne persero le tracce e non venne più eseguito, né cantato. Ne rimaneva traccia solo su qualche immaginetta e su alcune carte relative alle feste del 1931, peraltro del solo testo, mentre nulla si trovava della musica, se non vaghi ricordi di qualche vecchio castellano.
Verso la metà degli anni ’80, ricostituita la corale parrocchiale, volli riproporre l’Inno e ne ricercai lo spartito, ma invano; finché don Sandro Pompignoli, non so da quale angolo remoto delle sue carte, lo trovò e me lo fornì. Si tratta di un manoscritto con il solo canto e l’accompagnamento per l’organo, ma è stato sufficiente per poter ricominciare a proporlo almeno nelle solennità mariane dedicate all’Immacolata Concezione: Pentecoste e 8 dicembre.
Padre Albino Varotti, che giudicava la composizione di buona qualità, ne curò una ristampa, a sue spese, nel 2011, pubblicando il manoscritto ritrovato da don Sandro.
In occasione di questo anniversario, la Corale “San Petronio e Santa Maria della Pace”, eseguirà l’Inno alla Vergine solennemente sia domenica 23 maggio alla Messa del Voto delle ore 10, sia lunedì 24 maggio.

Lo spartito dell’Inno alla Vergine, ristampato nel 2011 a cura di Padre Albino Varotti

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