Ritrova una degna collocazione l’antica vasca della pescheria

Riemersa dopo cinquant’anni di oblio

di Paolo Grandi
(14 agosto 2020)

Pochi giorni fa ho ricevuto un messaggio dell’Architetto Giovanni Mainardi che mi comunicava di aver recuperato dal deposito comunale di Tebano una vecchia fontana abbandonata da anni e un tempo collocata nel centro storico di Castel Bolognese. Essa è stata restaurata ed inserita all’interno del recupero dell’ex stalletto del Mulino Scodellino trasformato dallo Studio Lambertini Mainardi in un nuovo centro didattico culturale rinominato “La corte del Mulino”.
Ho così scoperto dalle foto inviatemi che si trattava della vecchia vasca della pescheria che ricordavo di aver visto da bambino posizionata dietro al Municipio, poi coperta dai rovi, appunto, a Tebano qualche anno fa e di averne suggerito agli Amministratori comunali una degna ricollocazione in un qualche angolo cittadino.
Si tratta di una vasca in pietra, del diametro di circa 2 metri, che si sviluppa a semi-calotta. La arricchisce un bel piede semicircolare in stile ionico ed un’altra cornice lavorata a toro sull’orlo. La vasca è appoggiata ad una parete liscia, un poco più larga ed alta uguale. Il manufatto è stato ricavato scavando un unico blocco di pietra. Ciò lo rende anche prezioso, una vera opera d’arte.
A questo punto occorre tracciarne la storia, per quanto la si possa ricostruire; facciamo quindi un passo indietro di almeno un secolo, immaginando di trovarci nel cortile di Palazzo Mengoni. Dopo la soppressione del convento dei Francescani, l’edificio non aveva subito modifiche strutturali, se si eccettua la parte di nord-ovest ove, occupando anche l’ex orto dei frati, fu realizzato il teatro comunale. In particolare, sotto il chiostro si erano venuti a trovare vari servizi pubblici e commerciali, come ci racconta Romana Zannoni in una sua vecchia intervista: “Il cortile di Palazzo Mengoni, allora sede delle scuole comunali, si animava il venerdì per il mercato delle uova, dei polli e dei formaggi. Sotto il portico, dove adesso è ospitato l’Ufficio Polizia Municipale, c’era il telefono pubblico gestito da Silvia Boschi, poi la sede dei pompieri, infine, dove oggi sono i vigili urbani, la macelleria di Enrico Bagnaresi “Bacòc”, la famiglia che ha dato i natali a Giovanni Bagnaresi “Bacocco” segretario comunale, storico e scrittore castellano.” Ma un’altra attività insisteva nei locali oggi grossomodo occupati dall’Ufficio anagrafe: la pescheria. In proposito Lino Pasotti ricorda: “In quel punto il chiostro non era tamponato, e si trovava il locale ove si vendeva il pesce, con la fontana utilizzata per lavarlo e tenerlo fresco. Chiudeva quel luogo una staccionata di legno”. Dopo la seconda guerra mondiale, quel lato di Palazzo Mengoni non fu più ricostruito, forse in attesa di tempi migliori per realizzarvi nuovamente il teatro, cosicché nello slargo lasciato libero dalle rovine, ghiaiato, trovò collocazione, con la spalla verso via Rondanini, la fontana, la quale non perse la sua funzione poiché lì vi si teneva il mercato del pesce il venerdì. La ricordo da bambino grande, piena d’acqua e di piccioni accorsi ad abbeverarsi. Dopo il 1970 l’Amministrazione Comunale decise, rinunciano per sempre alla ricostruzione del teatro, di ampliare il Palazzo Comunale realizzandone una nuova ala dove trovarono collocazione uffici, la biblioteca comunale e l’auditorium comunale. Lo slargo residuo fu asfaltato e la piazza ricavatane venne dedicata ad Armando Borghi. All’inizio dei lavori, quando fu impiantato il cantiere, la fontana della pescheria lasciò per sempre il centro di Castel Bolognese e fu portata (ritengo provvisoriamente…) nell’ex “inceneritore rifiuti” di Tebano ove man mano è stata coperta dai rovi che l’hanno preservata intatta fino ad oggi.

Vale la pena a questo punto dedicare un piccolo inciso sull’inceneritore di Tebano. Tra le varie opere pubbliche iniziate e/o realizzate sotto il sindaco Montanari, alcune delle quali tuttavia erano già state deliberate dalla Giunta Dalpane, vi era anche l’inceneritore dei rifiuti. Parliamo di altre visioni sui rifiuti e, soprattutto, di altre quantità di residui prodotti dalle famiglie, specie del centro urbano, in quanto in campagna si era soliti riciclare praticamente tutto. Siamo nella seconda metà degli anni ’60 quando si decise di realizzare un inceneritore a servizio della nettezza urbana cittadina. L’inceneritore bruciava solamente i rifiuti: non vi era riciclo di materiale né produzione di energia dalla combustione. A tal fine venne realizzato in un lembo di terreno a ridosso dell’argine del Senio, prima del ponte di Tebano, un piccolo edificio, composto da una sala centrale ove tuttora è presente l’inceneritore e due piccoli uffici ai lati. Attorno, un grande spazio forse ideato per far girare gli autocarri e altri veicoli. L’inceneritore non entrò mai in funzione e quel lembo di terreno, assieme al piccolo edificio, si trasformarono via via in deposito di materiale comunale: cartelloni elettorali, segnali stradali, vecchi veicoli finivano là in attesa di nuovi utilizzi o di definitiva alienazione.
Ora tuttavia ci spinge la curiosità relativa alla effettiva vetustà di quella fontana. Da ricordi personali, peraltro collimanti con quelli di Lino Pasotti, il dott. Corbara la diceva settecentesca, ma quella vasca potrebbe essere più antica. Infatti, osservando bene una pianta del convento e della chiesa di San Francesco eseguita dall’architetto Giuseppe Alberti nel 1760, si nota che i locali successivamente dedicati al commercio ittico erano dei bassi-comodi ed in particolare individuati come “Stanza dello sguattero”, “Stalla”, “Luogo dove si fa fuoco detto il Caminazzo”. In particolare la “stanza dello sguattero”, probabilmente una lavanderia, dato che la cucina era più avanti, avrà senz’altro contenuto una vasca per il lavaggio dei panni e/o delle stoviglie e quella potrebbe essere stata la vasca che poi servì la pescheria, anzi forse nemmeno spostata dalla sua sede originale. Se così fosse quella fontana potrebbe essere anche più antica, risalendo forse alle origini del Convento, cioè alla fine del XV secolo.
Al di là delle sue origini, tuttavia, la bellezza di quella vasca è che oggi la possiamo ancora vedere ed apprezzare in uno dei luoghi più suggestivi di Castel Bolognese, rinato anche grazie all’impegno dei volontari “Amici del Mulino”.

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