Storia delle Beneficenze Camerini a Caste Bolognese

Il Duca Camerini istituì e dotò nella nostra città quattro beneficenze, due delle quali, ancora oggi, esistenti ed attive. Nell’ordine, la prima fu fondata nel 1846 e si trattò della Beneficenza Camerini Artigianelli, dotata di trecento scudi annui, volta a far imparare un mestiere a bambini, maschi e femmine, di età compresa tra sette e dieci anni. Nel tempo l’istituto, gestito successivamente dall’Ente Comunale di Assistenza, si trasformò in una sorta di patronato per la salute dell’infanzia, con l’organizzazione di colonie estive e la promozione di vaccinazioni e visite di controllo; tuttavia, a partire dal 1867, con l’assenso degli eredi, parte del patrimonio servì per l’apertura dell’asilo infantile, unendolo al lascito Tassinari. Si attivò pertanto l’Asilo Infantile Camerini-Tassinari, oggi Scuola Materna Statale Camerini-Tassinari. Nel 1856, il Duca fondò l’Opera Pia Camerini pei poveri Invalidi del Comune di Castel Bolognese volta a dare alloggio ed assistenza ai malati cronici, privi di mezzi, residenti nel Comune. A tal fine negli anni 1863/65, a spese della fondazione e su disegno dell’ingegnere imolese Luigi Ricciardelli, furono aggiunte all’Ospedale Civile due ali per il ricovero dei maschi e delle femmine; parte dell’ala nord, dal 1880 ed a spese della beneficenza, fu destinata ad ospitare le Suore della Carità. Oggi quest’Istituto sopravvive nella Casa di Riposo Camerini. La terza beneficenza, istituita poco prima della morte nel 1866, fu quella verso i parenti poveri sia Camerini che Borghesi (discendenza della madre Lucia Borghesi), ai quali lasciò in perpetuo duemila scudi da distribuirsi ogni anno a cura del Sindaco e dell’Arciprete di Castel Bolognese. La difficoltà di gestione di questa beneficenza, che provocò in pochi anni l’allargamento a macchia d’olio dei pretendenti ed una serie di vertenze giudiziarie impiantate dagli esclusi, ha fatto sì che dal dopoguerra ne sia stata sospesa l’erogazione. Attualmente, si stima che i beneficiati potrebbero essere quasi ventimila, sparsi in tutto il mondo, cui toccherebbe a ciascuno una assai esigua somma, forse poche centinaia di lire. Il patrimonio confluì nell’Ente Comunale di Assistenza. L’ultima beneficenza fu istituita col testamento del 1866 donando 550 scudi in perpetuo ai Veri Poveri di Castel Bolognese. Anche la distribuzione di questa somma doveva essere curata dalle Autorità Civile ed Ecclesiastica cittadina. Il lascito passò poi sotto la gestione della Congregazione di Carità, successivamente Ente Comunale di Assistenza.

E’ sempre stata opinione, a Castel Bolognese, che la filantropia del Duca fosse stata mossa dalla sua volontà laica e forse un poco anticlericale di far partecipare i suoi concittadini poveri e sfortunati alle sue immense ricchezze; esempi di tal genere non erano rari nella seconda metà del secolo scorso. Ne sarebbero stata prova di ciò il fatto che tali beneficenze non erano rivolte alla chiesa od a confraternite, ma, direttamente, si offrivano ai poveri con l’intervento delle autorità civili. Questa opinione deve oggi essere smentita, ed è forse frutto di quella grossolana campagna anticlericale voluta dal neonato Regno d’Italia che, oltre a requisire i beni ecclesiastici, secolarizzò anche gli istituti di beneficenza allora in mano a confraternite e parrocchie costituendo le Congregazioni di Carità poste sotto la diretta vigilanza dei Prefetti. Ma fu proprio il Duca stesso, temendo che le sue beneficenze finissero scialacquate in mano pubblica, che ne ideò la gestione congiunta tra Autorità Religiosa (Vescovo di Imola od Arciprete di Castel Bolognese), ed Autorità Civile (Sindaco), venendo così a scongiurare per molti anni e sino all’emanazione del Regio Decreto 7 aprile 1895, il loro passaggio alla mano pubblica.

Dobbiamo perciò pensare alle beneficenze Camerini come vere e proprie opere di Carità Cristiana, il cui motore e saggio consigliere è stato Mons. Tommaso Gamberini, dietro al quale agirono di sprone al Duca il vescovo di Imola card. Gaetano Baluffi ma, soprattutto, papa Pio IX che da Pastore Imolese aveva conosciuto la singolare vicenda di Silvestro Camerini e da sempre coltivava profonda amicizia con mons. Gamberini. Non a caso pubblico queste pagine nell’imminenza della beatificazione di Pio IX proprio per dimostrare che anche da Pontefice, non si dimenticò di Castel Bolognese. La fonte di quanto fin qui detto ed affermato si trova nell’archivio delle Opere Pie di Castel Bolognese, da me recentemente consultato. Conservato in un raccoglitore sta un quaderno, rilegato di blu, scritto di pugno da Mons. Tommaso Gamberini col seguente titolo:Cenni Storici delle Beneficenze Camerini a Castel Bolognese. Si tratta di una precisa e meticolosa ricostruzione di vent’anni di lavoro a fianco del Duca per indirizzarlo e consigliarlo nel momento di fare il bene. Da esso si scopre che Mons. Gamberini dimorò per lunghi periodi a Padova, durante i quali cercava di guidare il Duca, a volte ricevendone secchi rifiuti, com’era nel suo carattere burbero e facilmente irritabile, che poi puntualmente si tramutavano in generose beneficenze, passato qualche giorno ovvero alla successiva visita. Certamente inedita, si scopre in essa la tormentata vicenda del testamento: il Camerini aveva già deciso da tempo di lasciare erede universale delle sue sostanze l’Istituto Pontificio di Propaganda Fide (e quale laico od anticlericale l’avrebbe fatto?), non volendo dare alcunché ai figli del fratello Cristoforo di Rovigo, già benestanti, e nemmeno al figlio di Paolo, Luigi che pur versava in difficoltà economiche, del quale era stato pure tutore ma col quale da tempo aveva rotto le relazioni per le vicende legate alla sua partecipazione ai moti carbonari del 1848. Fu Mons. Gamberini a riconciliare definitivamente zio e nipote ed a convincere il Duca a nominare Luigi suo erede.

Conviene tuttavia sentire, dalla viva voce del protagonista, queste vicende. La fonte trovasi presso l’Archivio OO.PP.RR. di Castel Bolognese, al Faldone 95, Opera Pia Beneficenza Camerini, Carte 1857.

Fin da quando io divenni Arciprete di questa chiesa penetrato dalla miserabile condizione di questo Paese interessai l’animo pio del Nostro amatissimo Vescovo Diocesano allora Monsignore, e poscia Cardinale Giovanni Maria Mastai-Ferretti affinché ponesse uffizi, ed impegni presso l’Ill.mo Sig.re Silvestro Camerini allora residente in Ferrara per indurlo a fare qualche Beneficenza a favore di questo suo Paese nativo, essendo che quest’uomo nato di poveri Genitori nella Parrocchia di Biancanigo Comune di Castel Bolognese, e battezzato in questa Chiesa Arcipretale il 5 di ottobre 1777, e rimasto orfano di Padre con altri fratelli, e varie sorelle, e la madre vedova, e quindi ridotto a penuriare del necessario si era di qui dipartito in età di circa 20 anni per andare sul Ferrarese a cercar pane ai lavori del Po. Diffatti, collà colla buona volontà di lavorare, col suo ingegno naturale, e colla sua economia non solo trovò pane, ma a poco a poco arricchì straordinariamente da diventare milionario: dal suo matrimonio contratto con Eurosia Mantovani del Contado Ferrarese gli era vissuto un solo figlio, che gli morì in età di circa anni 20, mi pare nel 1830. Essendo dunque quest’uomo straricco, e senza figli, ed avendo l’animo ben informato a Religione largiva ovunque i doni della Provvidenza in oggetto di culto, ed a sollievo de’ poveri, e la Provvidenza l’assisteva sì che sempre più arricchiva. Egli è pertanto che approfittando di queste buone disposizioni del Camerini il Vescovo Mastai-Ferretti, come dissi da me impegnato, gli si mise attorno e con lettere, e con visite personali a Ferrara, interponendo anche gli uffizi degli Ecc.mi Cardinali Arcivescovo, e Legato di Ferrara per indurlo a fare qualche Beneficenza a favore di Castel Bolognese suo Paese nativo. Il Camerini si mostrava disposto a voler fare, prometteva, ma non veniva mai a capo di sue promesse. Dopo sei o sette anni di uffizi, e di promesse avvenne finalmente nel 1846 la fausta Esaltazione al Pontificato nella Persona dell’Ecc.mo Cardinale Gian Maria Mastai-Ferretti Vescovo Nostro col Nome immortale di Pio IX, il quale nella sua grandezza non si dimenticò di Castel Bolognese, imperciocchè poche settimane dopo la sua elezione, presentatosi l’Ecc.mo Cardinale Gadolini Arcivescovo di Ferrara per licenziarsi a far ritorno alla sua Diocesi, il Papa gli disse “Date la mia Benedizione, e portate questa Croce (ed era la croce di Commendatore Cavaliere) al Sig. Camerini, ma ditegli che si ricordi di Castel Bolognese, quando no lo scavaliero” Il Camerini vedutosi così onorato dal nuovo Papa memore delle sue promesse scrivendo una lettera di ringraziamento offrì per Castel Bolognese annui scudi trecento (circa 12 milioni d’oggi) da erogarsi a favore di poveri fanciulli, e fanciulle, che si applicassero ad un mestiere; e tutti questi particolari seppi io dal Papa stesso quando nel settembre 1846 ebbi la sorte di visitarlo in Roma, e trattenermi presso di Lui quasi un mese.

Poscia il Papa passò questa lettera di offerta di Sc. 300 annui, fatta da Camerini, al nuovo Vescovo d’Imola allora Monsignore, e poscia Cardinale Gaetano Baluffi, perché si mettesse d’accordo col Camerini a concretare questa Beneficenza, come difatti venne concretata coi capitoli seguenti:

REGOLAMENTO
CAPITOLI PER LA BENEFICENZA CAMERINI ARTIGIANELLI

  1. I giovani da essere ammessi al godimento della Beneficenza Camerini dovranno essere della Parrocchia di San Petronio di Castel Bolognese e più poveri di condizione, e di età non minore di 7 anni, e non maggiore di 10.
  2. Verranno nominati dall’Ordinario pro tempore d’Imola dietro elenco presentato dall’Arciprete di Castel Bolognese.
  3. Gli eletti riceveranno dalla suddetta Beneficenza Camerini un sussidio giornaliero: i maschi dal giorno della loro ammissione fino agli anni 15 di età, le femmine fino all’età di anni 18 compiuti.
  4. Il sussidio giornaliero de’ maschi sarà di baj. quattro al giorno della loro ammissione fino all’età di anni 10 compiti, e dalli 11 fino alli 15 compiti sarà di bajocchi otto, Il sussidio giornaliero delle femmine sarà il medesimo dei maschi fino a compiuta l’età di anni 10, dalli 11 poi fino alli 18 finiti sarà di bajocchi 6.
  5. Gli ammessi dovranno scegliere, ed applicarsi ad un mestiere, e documentare presso chi l’imparano ad esercitare.
  6. Non potranno cambiare né il mestiere, né il Maestro da cui l’apprendono senza legittime cause da giustificarsi dai Superiori.
  7. Dovranno essere diligenti, ed assidui al lavoro, obbidienti, e docili coi loro Maestri o Maestre d’arte, e coi proprii Genitori, e Superiori.
  8. Saranno costumati d’opere, e di parole, e dovranno tenere una condotta esemplare.
  9. Avranno l’obbligo tutti li giorni festivi d’intervenire alle ore 9 ant. alla Chiesa Arcipretale, e quivi assistere con modestia, e devozione alla S. Messa; al qual effetto i Maschi saranno assistiti da un Sacerdote, o da un Chierico deputato dall’Arciprete, e le Femmine da una Monaca Terziaria, o da altra pia donna.
  10. Saranno pure obbligati ne’ sudetti giorni festivi ad intervenire alla Dottrina Cristiana, ed alla Benedizione, ed i maschi nelle Domeniche d’inverno dovranno frequentare l’Oratorio notturno, che si usa fare nella Chiesa Arcipretale.
  11. Un volta al mese dovranno tutti in corpo (ma in due drappelli distinti l’uno de’ maschi, l’altro delle femmine) accostarsi ai SS. Sacramenti della Penitenza, ed anco Eucaristia quando vi siano ammessi.
  12. Chiunque mancasse di andare alla bottega, o al lavoro di suo mestiere senza legittimo impedimento da giustificarsi, sarà privato dell’assegno quotidiano per ogni giorno, che avrà mancato.
  13. Simile pena incorrerà pure chi mancasse ai sovra imposti doveri di Religione.
  14. E qualora la mancanze tanto nell’un caso, che nell’altro fossero reiterate, e frequenti, allora dopo usate le debite correzioni ai delinquenti, ed anche le opportune ammonizioni ai rispettivi Genitori, non vedendosi emenda saranno dall’Ordinario cancellati dall’albo de’ Beneficiati, e sostituiti altri in loro vece aventi le richieste qualità.
  15. Simile pena è comminata pure a chiunque dopo corretto ed ammonito continuasse a mostrarsi scostumato in opere, ed in parole.
  16. Per l’esatta osservanza, ed esecuzione dei sopraddetti Articoli gli Ammessi verranno rigorosamente sorvegliati dall’Arciprete pro tempore di San Petronio, e da persone Ecclesiastiche, o Secolari, che nella sua prudenza crederà deputare a tal uopo.
  17. L’Amministrazione della Pia Beneficenza Camerini sarà tenuta per ora dal Sig. Arciprete, che dovrà impiantare apposito Libro da collaudarsi ogni anno dall’Ordinario.

Imola 24 febbraio 1847
G. Card.le Baluffi Arciv. Vescovo

E’ da avvertire però che gli Articoli 2°, 3° e 4° di questo Regolamento presentando difficoltà nella loro pratica esecuzione furono modificati nel seguente modo, cioè:
2° L’ammissione sarà fatta per estrazione a sorte in Chiesa fra tutti i concorrenti descritti numericamente in un’elenco formato dall’Arciprete degli aventi le richieste qualità.
3° Ciascun ammesso tanto maschio che femmina percepirà dal giorno di sua ammissione fin all’età di anni 18 compiti il giornaliero sussidio di bajocchi quattro.
4° Gli ammessi perciò saranno 20, cioè dieci Maschi e dieci femmine.

In novembre del 1846 io andai unitamente a questo Magistrato a Ferrara per ringraziare il Benefattore Camerini, e fù la prima volta ch’ebbi sorte di fare la sua conoscenza personale. Intanto il Camerini continuò a passare annualmente li Sc. 300 nelle mani dell’Ecc.mo Cardinale Baluffi anticipatamente promettendo di assicurare in seguito con atto pubblico quest’annua rendita.

Erano già trascorsi dieci anni che il Camerini già insignito dal S. Padre del titolo di Conte, e creato Gonfaloniere di Ferrara pagava gli annui Sc. 300 per la Beneficenza Artigianelli, quando nel 1856 spontaneamente scrisse all’Ecc.mo Baluffi esternando la sua determinazione di volere assicurare con Atto Pubblico l’annuale rendita dè 300 scudi non solo, ma in pari tempo d’instituire un’altra Beneficenza perpetua a favore dei poveri Cronici del Comune di Castel Bolognese. E difatti nel giorno 4 di novembre 1856 pel suo Mandatario Avv. Rizzoni di Ferrara fù stipulato in Imola a Rogiti dr. Paolo Galeati Cancelliere Vescovile un pubblico Istromento, col quale oltre l’assicurare in perpetuo l’annua rendita di Sc. 300 assegna un’altra annua rendita di Sc. 700 (circa 30 milioni d’oggi) in perpetuo a favore dei poveri Invalidi del comune di Castel Bolognese sua Terra nativa; in tutto Sc. 1.000 anni da pagarsi in due rate eguali di Sc. 500 scadibili l’una alli 29 settembre, e l’altra nel giorno di Natale di ogni anno incominciando coll’anno 1857 dando a garanzia di quest’annua assegnazione la Tenuta di Belricetto nella Parrocchia di San Bernardino Comune di Lugo coll’ipoteca di un capitale di Sc. 20.000. E così venne a fondare le due Beneficenze la prima col titolo “Opera Pia Camerini per Fanciulli e Fanciulle povere della terra di Castel Bolognese, onde apprendano le arti, e mestieri” e la seconda s’intitola “Opera Pia Camerini pei poveri Invalidi del Comune di Castel Bolognese” ed aggiunge “Ad effetto poi che dette Istituzioni abbiano mai sempre a raggiungere il migliore scopo morale possibile, e siano mantenute col miglior ordine desiderabile intende il lodato Benefattore Cav. Conte Camerini che dette Opere Pie si eriggano, e debbano sempre ritenere come erette in Imola, e ciò affinché la direzione principale delle stesse appartenga all’Em.mo Rev.mo Vescovo di detta Città, per il quale accetta, e stipula l’attuale E.mo Cardinale Arciv. Vescovo Gaetano Baluffi, e ciascuno suo successore nella sede Vescovile d’Imola abbia tutte le più opportune facoltà per adottare i modi, che troverà più morali, e proficui alla fondazione, e direzione delle Istituzioni medesime disponendo anche delle rendite dei primi anni per acquistare, od erigere una Fabbrica ecc., come verrà ritenuto conveniente, dichiarandosi fin d’ora approvato per parte del Sig. Conte Camerini quanto verrà fatto dalla sullodata Sua Eminenza, e suoi Successori.”

Prima che si facesse quest’istromento io già mi era portato a Ferrara col Magistrato per rendere le ben dovute grazie all’illustre Benefattore ed in questa Circostanza strinsi buona relazione col medesimo.
La seconda domenica di Novembre poi dopo la stipulazione dell’Istromento cantai una Messa Solenne con Te Deum di ringraziamento a Dio coll’intervento di tutte le Autorità del Paese, in questa Chiesa Arcipretale, e la sera vi fù illuminazione, e Festa Municipale.

L’anno seguente 1857 ebbi occasione di fare più stretta relazione col Sig. Camerini: imperciocchè essendo Egli Gonfaloniere di Ferrara alla venuta del S. Padre in Romagna si portò in Imola ad incontrarlo, e saputolo io fui sollecito di portarmi in Imola col Magistrato a pregarlo di venire a Castel Bolognese, ove il Santo Padre si doveva fermare, e diffatti la sera stessa dei 5 Giugno venne con noi, e fù ospitato in Casa di questo Sig. Marchese Zacchia Rondinini usandogli tutti i dovuti riguardi, e qui si trattenne tutto il giorno 6 girando pel Paese colle ovazioni di tutta la popolazione, ed il dopo pranzo all’arrivo del Papa, che si fermò alle Monache Domenicane, fù presentato dall’Ecc.mo Baluffi, e venne accolto con tutta onorevolezza dal S. Padre ed introdotto nel Monastero con Lui. Dopo la partenza del Papa la sera andò a Imola ospitato dall’Ecc.mo Baluffi, e prima di partire mi lasciò trenta marenghi ossia Sc. 111.60 per i Poveri (poco più di 4 milioni d’oggi), che io erogai nel fare restituire gratis tutti i pegni del monte dai 20 ai 30 baj. l’uno, ed il rimanente lo distribuii ai poveri delle Parrocchie di questo Comune.

Sul finire di quest’anno 1857 dall’Ecc.mo Sig. Cav. Conte Camerini furono pagati nelle mani dell’Em.mo Cardinale Baluffi i primi scudi mille Sc. 1000, de’ quali Sc. 300 mi furono passati per l’annuo esercizio della solita Beneficenza Artigianelli, e gli altri Sc. 700 tenuti in deposito per la futura Fabbrica dei Cronici invalidi, la quale si giudicò conveniente, ed utile di erigere annessa a questo Civico Spedale, ma prima era pur necessario l’accumulare la somma occorrente colle annualità in corrente, come di fatto si fece, molto più perché per le luttuose vicende del 1859 l’amministrazione dei Luoghi Pii venne tolta agli Ordinarii Diocesani, e passata alla Congregazione di Carità del nuovo Governo. Si era tentato anche di togliere dalla Giurisdizione del Vescovo queste Beneficenze Camerini, ma avendo io fatto riflettere, che ciò operando contro la volontà del pio Fondatore ancor vivente, e ben disposto ad aumentare tali Beneficenze, si sarebbe alienato l’animo di Lui con danno del Paese, furono rispettate.
Eravamo nell’anno 1863, e l’E.mo Cardinal Vescovo teneva già in deposito il cumulo di Sc. 4200, quando il Medesimo si determinò a volere cominciare la Fabbrica per lo Stabilimento de’ Poveri Invalidi, e perciò fatto fare il Dissegno, e la Perizia di preventivo all’Ingegnere Ricciardelli, che ammontava a Sc. 8327.98, (circa 350 milioni di oggi) mandò me con Lettera analoga all’Ecc.mo Sig. Cav. Conte Camerini in Padova, ove già si era stabilito fin dal 1859, per sentire da Lui, se si doveva dar principio al lavoro. A dire il vero appena il Camerini sentì la somma della Perizia si alterò fortemente dissapprovando, ed io, che già aveva conosciuto il suo carattere, lasciandolo dire aspettai la calma, e bel bello solleticando il suo amor proprio riuscii a far concludere “si cominciasse la fabbrica, si spendesse intanto la somma in cumulo depositata, e dopo si sarebbe pensato al resto.”

Appena ritornato io a casa sui primi di Luglio 1863, l’E.mo Baluffi ordinò si dasse principio alla Fabbrica, ed io per dare lavoro, e pane a’ miei Paesani procurai si facesse un’asta privata sulla Perizia fra i Capi – Muratori di questo Castello, ed ebbi un’abbuono di Sc. 427.98 sul Preventivo della perizia assumendo il lavoro il Capo – Muratore Battista Cattani, che cominciò il lavoro nell’Agosto sul Dissegno, e Perizia dell’Architetto Ricciardelli costruendo due grandi cameroni con varie stanze di servizio annessi uno di qua, ed uno di là dal Civico Spedale col consenso della Congregazione di Carità Governativa, e sul finire dell’anno tutto già era coperto.

In occasione degli augurii felici delle Feste Natalizie 1863 secondo il solito scrissi lettera all’Ecc.mo Sig. Conte Benefattore, nella quale dopo aver reso esatto conto della Fabbrica in bel modo lo interessava a somministrare mezzi ulteriori per sollecitare l’apertura di questo Ricovero pei poveri Cronici; e diffatti la mia preghiera non fù vuota di effetto, poiché mi fece l’offerta di scudi duemila Sc. 2000, che vennero pagati nel 1864 oltre le due corrisposte annue di Sc. 1400 degli anni 1863-64. Ma pure questa somma non bastò a coprire tutte le spese incontrate per ragione anche di varii Addizionali al lavoro, che venne però ultimato nel 1864 contentandosi l’appaltatore di riscuotere il deficit coll’annue corrisposte di Sc. 700 degli anni venturi senza frutto; e siccome tutta la somma della spesa della Fabbrica fù di Sc. 9413.68 (circa 380 milioni d’oggi), come si vedrà dal rendiconto in fine di questo libro, perciò il pagamento non si potè ultimare che coll’ultima corrisposta dell’anno 1867.

Nel giugno del 1864 fui a Padova, e mi trattenni per 8, 10 giorni presso il sudd. Sig. Conte Camerini da Lui ospitato con ogni riguardo, e dimostrazione di benevolenza, per cui contrassi sempre più stretta relazione personale seco Lui, e col suo Agente Sig. Cav. Scabbia, col quale si cominciò a trattare di una Beneficenza perpetua a favore dè Parenti poveri. E diffatti sul finire dell’anno 1865 in occasione di risposta alla mia lettera di buone feste mi scriveva che teneva a mente questa mia raccommandazione a favore dè poveri Parenti, e contemporaneamente mi ordinava per mezzo del suo Agente Scabia di spedirgli l’elenco o nota di questi Parenti poveri. Dietro il quale invito io a scanso di troppo delicata responsabilità anzi che una stora compilai un’abbozzo di Albero geneologico paterno, e materno, cioè Camerini Borghesi, e glielo spedii per la posta. Poscia nel mese di marzo 1866 dietro consiglio dell’Agente Scabia mi recai di nuovo in Padova prendendo occasione anche di congratularmi del nuovo titolo di Duca conferitogli dal Papa, e per concretare questa nuova Beneficenza ai Parenti poveri; ma nulla si concluse. Imperciochè avendomi Egli esternato “essere sua intenzione di perpetuare i sussidii caritatevoli, che era solito elargire a norma dè bisogni, che conosceva né varii individui, o Famiglie dè suoi Parenti poveri, io non potei a meno di fargli osservare le gravi difficoltà, che in pratica avrebbe presentato una tale Beneficenza, e quindi la necessità di fissare bene le norme della distribuzione di tali sussidj a scanso di quistioni, e di ogni responsabilità dè Distributori; e siccome intendeva lasciare tale incarico di distribuzione a me solo, e miei Successori pro tempore lo pregai ad associare anche il Sindaco Pro tempore. Imbarazzato da queste mie giuste osservazioni il Sig. Duca, ed oppresso anche da un mal di capo concluse che nulla voleva più fare, e si sentiva il bisogno di andarsi a letto, come fece infatti. La mattina seguente benché fosse a letto con un po’ di febbre, non mancai di riprendere bel bello le trattative di tale argomento, ma fù invano tal che il giorno 18 marzo partii da Padova senza nulla concludere, ed anzi con quasi nulla sperare più di questa Beneficenza. E diffatti sul principio di Aprile mi scrisse il Sig. Agente Scabia pur troppo il Sig. Duca non volere più sapere di tale Beneficenza, e mi suggeriva che l’unico mezzo per farla rivivere sarebbe stata una lettera in proposito dell’Ecc.mo Cardinal Baluffi Vescovo d’Imola. Allora io non mancai di presentarmi subito all’Ecc.mo Vescovo, il quale scrisse Lettera esortativa in proposito al Sig. Duca: era già scorso un mese da che si era spedita questa Lettera, quando mi pervenne una lettera del Sig. Cav. Scabia in data maggio in cui mi comunicava la notizia della morte repentina della Sig.ra Eurosia moglie del Sig. Duca mi diceva “Ieri con solenne Istromento ho potuto assicurare una perenne Beneficenza di Sc. 2000 annui a favore dei poveri Parenti Borghesi e Camerini“. Impaziente io avrei voluto subito conoscere i particolari di tale Disposizione ma la guerra che ferveva allora nella Venezia (si tratta della terza guerra d’indipendenza) non mi permise di recarmi a Padova, se non che a finir di Agosto 1866.

Giunto a Padova potei sapere che avvenuta improvvisamente la morte della Sig. ra Eurosia, ed il Sig. Duca essendosi gravato nel male si determinò di fare una donazione di tutta la sua possidenza sul Ferrarese al suo Nipote ex fratre Sig. Giovanni q. Cristoforo di Rovigo coll’obbligo di residenza nel suo palazzo di Ferrara gravandolo di molti legati, fra i quali fù quello di Sc. 2000 (circa 80 milioni di oggi) annui in perpetuo ai poveri Parenti, e siccome quest’Atto pubblico di Donazione fù fatto in fretta, e scritto da persona poco pratica e non conoscente bene le qualità, e numero di questi Parenti, e solo intenta e sollecita dell’atto principale di Donazione, il Legato dè parenti poveri venne espresso con locuzione poco determinata e non bene precisata nei seguenti termini “Alli congiunti poveri consanguinei, cioè Borghesi per parte materna, e Camerini per parte paterna, come agli Alberi geneologici presso l’Arciprete di Castelbolognese D. Tommaso Gamberini Sc. 2000 annualmente, ed in perpetuo. La distribuzione di questa corrisposta di Sc. 2000 annui sarà fatta dall’Arciprete locale e dal Sindaco del Paese coll’approvazione dell’Arcivescovo” Istr. Di Donazione delli 16 maggio 1866 a rogiti Luigi Rasi Notaro di Padova. Invano io tentai presso il Sig. Duca di far emettere una dichiarazione autentica, che togliesse ogni ambiguità, ed argomento di questioni a questa benefica disposizione, e dasse delle norme più determinate, e sicure, onde causare tedio, e odiose responsabilità dai Distributori; imperciocchè Esso già nonagenario, e affetto da cronicismo, che l’obbligava al letto fin dal marzo, non faceva che ripetere “voi conoscete la mia volontà, e perciò stà alla vostra coscienza il fare ciò che dovete”; ed insistendo io sulle difficoltà dell’esecuzione, bruscamente mi soggiunge “ho impazzito io finora, impazzite mo’ un poco anche voi”.

E qui per far conoscere come quest’illustre Benefattore aumentasse più del doppio le beneficenze a questa sua Terra natale mi è d’uopo tessere una narrazione un po’ lunga, e che a prima vista sembrerà estranea al mio soggetto, ma che pure con esso s’intreccia, e serve a dichiararlo. E’ dunque a sapere che il Sig. Duca Camerini già da molti anni aveva fatto il suo ultimo Testamento lasciando Erede universale di tutti li suoi Beni la Propaganda Fidei, mosso da questo riflesso che essendo la ricchezza dono di Dio, e non avendo egli eredi necessarii giusto era che a Dio le ridonasse. De’ tre nipoti che aveva, due dal Fratello Cristoforo di Rovigo, ed uno dal Fratello Paolo residente a Padova, uno solo cioè Giovanni di Cristoforo era ammogliato, ed aveva prole, l’altro fratello Francesco benché ammogliato era senza figli, ed in divorzio irrreconciliabile con la moglie, e poi ambedue erano ricchi assai, il terzo nipote Luigi del fù Paolo oltre che era nubile, aveva mal corrisposto alle cure dello Zio, e rotte le relazioni personali con Lui da molti anni. Questi non era ricco contando un capitale di circa Sc. 20.000, e da un anno circa si era procurato per altrui mediazione di riannodare le relazioni personali col Zio potendo almeno ogni mese fargli una visita: ma questo era ancor poco, ei desiderava riacquistare la grazia dello Zio, ed averne almeno, come diceva, una pubblica dimostrazione con qualche Legato. Quando fui in Padova nel marzo del corr. Anno m’interessò, affinché facessi degli ufficii presso lo zio a di lui favore, il che non mancai di fare, e nel maggio seguente avvenuta la morte della moglie del Sig. Duca, fù accolto stabilmente in Casa del Zio, il quale dopo aver fatta la cospicua Donazione di tutto il suo, che possedeva nel Ferrarese, al nipote Giovanni, sì perché questi conservasse il suo nome, ed il lustro della sua discendenza in Ferrara e sì perché teneva che questa sua possidenza sotto il Governo italiano fosse contrastata a Propaganda; dopo ciò, io diceva, fece anche al nipote Luigi donazione del suo Palazzo in Padova, e molte migliaia di rendita pubblica austriaca. Erano così le cose quando io giunsi a Padova li 22 Agosto, ed eccoti tutti gli Inservienti raccomandarsi perché inducessi, e persuadessi il Sig. Duca a far Testamento a suo favore, e provvedere ad essi, eccoti il Nipote Luigi, che non contento del legato di Donazione insta, e mi prega a porre uffizj presso il Zio affinché faccia Testamento a suo favore; ed io per giovare ai primi, e sul riflesso che la Venezia già era divenuta italiana allora, e perciò era facile annullare il testamento a favore di Propaganda anche per certi diritti, che poteva allarmare il nipote Luigi, come erede ab intestato del padre proprio (Paolo) morto indiviso col Fratello Silvestro, ed anche per mostrare col fatto non essere vero che sempre i Preti fanno testare per la loro causa, per tutte queste ragioni io mi accinsi all’opera trattenendomi tre giorni in Padova, nella quale occasione celebrava ogni mattina la S. Messa nella Camera stessa del Sig. Duca infermo, e giacente in letto dietro privilegio Pontificio, ch’Egli aveva ottenuto. Da principio lo trovai molto ritroso a fare Testamento, fermo in quello già fatto a favore di Propaganda, ma facendogli osservare i pericoli che questo non avesse il suo effetto, attesa la nuova legislazione italiana, e suggerendogli che facesse invece un pingue Legato annuo a Propaganda riuscii finalmente ad indurlo a fare questo nuovo Testamento instituendo erede il Nipote Luigi dietro promessa che si sarebbe ammogliato. Compita la mia missione partii da Padova nel giorno 25 agosto, e nel licenziarmi da Lui ringraziandolo della sua benevolenza, e cortesia per me e delle Beneficenze da Lui fatte a Castelbolognese aggiunsi: “Perdoni, Sig. Duca, se io le sono importuno pregandolo ad aumentare almeno di Sc. 300 annui la rendita di Sc. 700 per i poveri Cronici, chè certo la carità sarebbe più fiorita” al che Egli “Nò, disse, Castelbolognese ha avuto abbastanza” “Ebbene perdoni; la mia parola sia come non detta” terminai io, che conosceva il suo carattere. Così pure rispose negativamente alla mia raccomandazione, che facesse un piccolo legato annuo di Sc. 50 almeno ad tempus al piccolo ragazzo Domenico delli q. Lorenzo Deggiovanni, e Camerini Maddalena, ambedue di lui attinenti in parentela, e per servizio in qualità di Castaldi morti pochi anni prima in Diamantina.

Erano appena 15 giorni che io era ritornato quando ebbi lettera da Padova, in cui mi si comunicava la notizia che il Sig. Duca aveva fatto testamento il giorno 7 settembre instituendo Erede il suo Nipote Luigi; e fra i molti Legati disponeva, che oltre gli Sc. 1000 annui già assegnati agli Istituti pii fondati a Castelbolognese fossero pagati annualmente in perpetuo altri Sc. 1000 ai medesimi Istituti, più Sc. 550 (circa 22 milioni di oggi) annui in perpetuo da dispensare ai veri Poveri di questo Paese: faceva pure un legato perpetuo di Sc. 300 annui al ragazzo sudd. Domenico q. Lorenzo Deggiovanni (Macciula) e un legato di Sc. 20000 (circa 800 milioni di oggi) annui in perpetuo a Propaganda.

E le rendite annue dei Legati a Castelbolognese, non che quello al fanciullo Deggiovanni erano precisamente determinate sul canone annuo enfiteutico della Tenuta di Belricetto,e Bagnara, come apparisce dalla Particola del sudd. Suo Testamentoa Rogiti del Dott. Agostino Meneghini Notaro di Padova in data 7 settembre 1866 che è del seguente tenore:

“Dei romani scudi 3000 che dai fratelli Camerini Pasquale e Domenico di Belricetto sono in diritto di percepire annualmente a titolo di Livello perpetuo ordino, e voglio che Sc. 1000 siano passati annualmente in perpetuo all’Istituto pei Cronici, ed Artieri da me fondato nella mia Patria di Castelbolognese come già vivente aveva commesso à miei debitori utilisti di fare”.

Paolo Grandi

Circolare conservata nell'Archivio Parrocchiale di San Petronio

Circolare conservata nell’Archivio Parrocchiale di San Petronio

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