Quando il frate castellano Serafino Contoli rischiò di causare una crisi “internazionale”

Fra i tanti frati formatisi nel prestigioso monastero dei minori conventuali di Castel Bolognese, alcuni dei quali furono insigni teologi e alti prelati, ci fu anche padre Serafino Contoli, che più che per le doti di teologo si mise in luce per un singolare episodio avvenuto a Firenze nel periodo 1738-1740.

Padre Contoli, che in quel periodo viveva nel monastero di Santa Croce a Firenze dove con molta probabilità stava ultimando gli studi teologici, nel 1738 si era reso colpevole di aver tentato di arruolare persone per il re di Prussia. Scrive Antonio Zobi nel primo volume di “Storia civile della Toscana dal 1737 al 1848”:

“Fra Serafino Contoli […] invece di recitare salmodie e preghiere, arrolava soldati per monarca prussiano. Servivasi fra Serafino degli addetti all’Inquisizione, e dei familiari dell’Elettrice per far incetta di giovani, i quali, col pretesto di mandargli a servizio in corte di Modena, indirizzava al marchese Frosini incaricato d’avviargli in Prussia. Era questi segreto agente di Federigo in Italia, colla missione di spargere torbidi nei possedimenti della Casa Loreno-Austriaca. Gli arrolati però appena arrivati a Modena, resi consapavoli che dovevano andare nel fondo dell’Alemagna, voltarono addietro, e tornarono a Firenze […]”.

Vale la pena ricordare che il Granducato di Toscana, dopo la morte di Gian Gastone, l’ultimo della dinastia dei Medici, avvenuta nel 1737, era appena passato, in base ad accordi già stipulati nel 1735 fra le dinastie europee, a Francesco Stefano duca di Lorena e consorte di Maria Teresa, arciduchessa d’Austria.

L’episodio che coinvolgeva padre Contoli fu pertanto ritenuto assai grave dal nuovo sovrano Francesco Stefano che, venutone a conoscenza, chiese sin da subito indagini approfondite e la punizione per il colpevole. Il Consiglio di Reggenza, a cui il granduca, che preferiva risiedere alla corte di Vienna, aveva affidato il governo della Toscana, con dispaccio del 13 febbraio 1740, ordinò l’arresto del frate e, dato che l’arresto sarebbe dovuto avvenire all’interno del convento di Santa Croce, incaricò successivamente il segretario Tornaquinci di richiedere al nunzio Archinto la consegna del Contoli.

Il nunzio, dichiarando di non avere l’autorità, rifiutò di consegnare il frate, che rimase “incarcerato” in Santa Croce. Il conte Emanuele di Richecourt, membro del Consiglio di reggenza, cercò, con lettera del 29 marzo 1740, di persuadere il Nunzio a consegnare padre Contoli. L’Archinto però dichiarò nuovamente di non avere l’autorità per agire.

La situazione rimase bloccata per vari mesi, durante i quali il Contoli rimase agli arresti in Santa Croce. Verso la fine dell’anno il nunzio Archinto chiese la grazia a nome del papa e il sovrano, che veniva costantemente informato dal Consiglio di reggenza, concesse la grazia (dispaccio del 7 dicembre 1740), approvando di non punire il frate ma pretendendo l’immediato esilio dal Granducato. E’ probabile che, una volta lasciata Firenze, padre Serafino Contoli fosse tornato a Castel Bolognese nel “suo” convento. Dovrebbe essere sempre lui quel padre Giovanni Serafino Contoli, maestro di teologia e insegnante a Faenza, che, attorno al 1765, presentò domanda al Comune di Castel Bolognese dichiarando di volere “impiegarsi per il vantaggio comune del suo paese col insegnarvi pubblicamente filosofia […] esibendosi di fare il Lettore gratis”. La domanda del Contoli fu accolta favorevolmente ed egli fu subito nominato pubblico lettore di detta materia.

Sicuramente fu un ulteriore modo per riscattarsi dopo il controverso episodio che l’aveva visto protagonista a Firenze 25 anni prima e che poteva causare una grave crisi “internazionale”

Andrea Soglia

Bibliografia:

– ZOBI Antonio, Storia civile della Toscana dal 1737 al 1848. Firenze, Molini, 1850.
– MORELLI TIMPANARO Maria Augusta (a cura di), Tommaso Crudeli : Poppi 1702-1745 : contributo per uno studio sulla inquisizione a Firenze nella prima metà del 18. secolo. Firenze, Olschki, 2003.
– COSTA Pietro, Un paese di Romagna : Castelbolognese nel Settecento. Imola, Galeati, 1974.

Francesco Stefano di Lorena, granduca di Toscana

Francesco Stefano di Lorena, granduca di Toscana, più noto come Francesco I del Sacro Romano Impero. Immagine tratta da Wikipedia.

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Andrea Soglia, Quando il frate castellano Serafino Contoli rischiò di causare una crisi “internazionale”, in http://www.castelbolognese.org

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