Il “fiumanone” del 1842 a Castel Bolognese

di Andrea Soglia

Se a Faenza l’alluvione del 13-14 settembre 1842 è passata alla storia per il crollo dello storico ponte delle due torri, i suoi effetti a Castel Bolognese oggi sono totalmente sconosciuti a tutti e sfuggiti o quasi ai libri di storia locale finora pubblicati. Il fortunoso ritrovamento di un documento dell’epoca ci consente di conoscere in modo dettagliato quanto di grave accadde anche a Castel Bolognese durante quello che fu definito il “fiumanone” del 1842, 60 ore di pioggia ininterrotta iniziata il giorno 11 settembre: come in tutta la Romagna, anche nel nostro territorio comunale ci furono vittime e danni ingentissimi, soprattutto nella parte più a monte al confine con la parrocchia di Tebano in prossimità del fiume Senio.
Nella seconda parte dell'”Annuario storico universale compilato da Enrico Montazio” per il 1842 è pubblicata una “Cronaca, ossia avvenimenti notevoli accaduti nell’anno 1842, raccolti mese per mese” che dà ampio spazio al “fiumanone” nello Stato Pontificio e cita anche Castel Bolognese. Ne riportiamo alcuni tratti per dare idea di quanto di grave avvenne in tutta la Romagna.

Settembre 14. Stato Pontificio. — Piogge ed inondazioni. — Le dirotte piogge che dal giorno 11 al 14 del corrente mese imperversarono in tutta l’Emilia, posero in estrema costernazione gli abitanti delle quattro legazioni. I guasti immensi e i danni incalcolabili di queste calamità superano di gran lunga quanto è a memoria dei viventi. Le memorande inondazioni del 1839, afflissero molto territorio e tennero in lunga apprensione gli abitanti della parte bassa di queste contrade. Ma quella invasione d’acque era preveduta; questa non potrebbe paragonarsi che al precipizio inaspettato di una pioggia caduta a diluvio e che, dall’alto degli Appennini irrompendo seco trascinava derrate, bestiami, alberi, case, ponti, formando poscia immensi allagamenti nel piano.
In generale può dirsi che tutti i fiumi, torrenti, e canali delle legazioni hanno straripato o rotti i ripari, inondando le campagne e lasciandole in non pochi luoghi coperte di sterili sabbie, o di melma. Gli argini dei fiumi, le sponde dei torrenti veggonsi in moltissimi luoghi corrosi e dilaniati; impraticabili son rese le strade della montagna, interrotte le comunicazioni colla pianura. Opere colossali che sfidarono l’urto de’ secoli, sono crollate; molte case son cadute; altre minacciano rovina, e, quel che è più, debbonsi deplorare alquante vittime di questo disastro, nel quale l’animo non trova conforto che in quelle prove dì virtuoso coraggio che non pochi generosi diedero nel dedicarsi alla salvezza dei loro simili“.

A Cesena […] il torrente Cesola, il quale divide pel mezzo questa città, per la piena dell’acque cadute nei giorni precedenti, danneggiò molte case, che s’inalzano sul letto di esso e principalmente il palazzo, che apparteneva alla famiglia Onesti Braschi ed ora al sig. Pietro Brighi, il quale improvvisamente diroccò colla perdita degli stessi proprietarj, che da una finestra della stessa loro abitazione stavano contemplando la furia delle acque, ben lungi dall’immaginare che frattanto minassero il terreno a loro sottostante“. […]

Nè queste pioggie cagionarono men gravi danni a Faenza. Le acque giungevano quattro palmi presso alla sommità delle mura, e le avrebbero sorpassate con inondazione della città se la mattina del 14 a ore 10 antimeridiane non accadeva la rovina totale del ponte, in mezzo al quale sorgeva bellissima torre molto alta ed antica, quella di Manfredi ; l’altra torre è rimasta in piedi, ma non illesa. Per questa caduta del ponte, la comunicazione della città col borgo rimase interrotta e soltanto li 13 a sera passavano le persone sopra una barchetta costrutta alla meglio. La chiusa o rosta comunale del fiume e tutte le altre sono state portate via dall’acque. Vi erano nella città poche farine macinate per sostenere la popolazione e spaventava l’udire che tutti i mulini fino a Marradi eran rotti“.[…]
Tutto il borghetto di porta Ravignana era sott’acqua; tre o quattro famiglie, mediante zattere e barchette furono levate dalle loro abitazioni per opera del luogotenente della guarnigione svizzera Birbeaum, e di 12 de’suoi uomini. Un giovine che abitava nello stesso luogo scampò da morte nuotando, e salvò pure una sua sorella recandosela sulle spalle“.
Verso il 20 settembre si dovette distruggere l’altra torre del ponte perchè minacciava di crollare. Nel solo Borgo si contarono “cinquanta case diroccate ed altre appuntellate“.
A Lugo le acque del fiume Santerno arrivarono in città e soprattutto sulla fiera, danneggiandola notevolmente.
A Ronco ci furono tre vittime appartenenti alla famiglia Zoli.

E anche a Castel Bolognese, come anticipato, non mancarono gravissimi danni, specialmente nella parte più a monte del paese e si contarono due vittime (tre secondo la Cronaca ampiamente citata in precedenza), come si può leggere in una relazione della Magistratura di Castel Bolognese del giorno 15 settembre, fortunosamente ritrovata presso l’Archivio di Stato di Faenza (Governo di Castel Bolognese, Varie, busta 153):

Ill.mo Signore.
La straordinaria piena avvenuta nel fiume Senio a causa della dirotta pioggia accaduta nel 13, e 14 avendo inondato una parte di questo territorio comunale, ha cagionati danni incalcolabili, e quel che è peggio la morte di due persone, e cioè Annunziata Lama ved. Patuelli e Giuseppe Rossini, detto Camerone, rimaste annegate, la quali trovavansi alla casa del Podere Chiusa nella Parrocchia di Campiano, di proprietà di questo Comune, casa che è rimasta atterrata, essendosi portato via dalle acque quanto in essa vi era, e quasi tutto il materiale.
Il danno, che ha sofferto questa Comune per la inondazione suddetta, e per la piena di questo Canale de’ Molini è certamente non indifferente, e non si può darle con fondamento un approssimativo valore, poiché oltre l’atterramento di detta casa, che dovrà rinnovarsi di pianta, li muri, e ponti sul canale suddetto, le arginature del medesimo, e le strade, che le costeggiano, più le chiaviche, e ponti sulle diverse strade comunali, hanno avuto guasti considerevoli, per cui difficilmente può darsi alcun dettaglio sul proposito.
Trattandosi però di cose la maggior parte di vera urgenza, massime perciò che riguarda muri, ponti, ed arginature del canale, mentre al Molino Contessa (Scodellino, ndr) è caduto il muro, che sosteneva lo sfioratore, il volto del quale è rimasto pure diroccato per metà, questa Magistratura ha fatto intraprendere subito il restauro de’ medesimi in via economica, disponendo perché il tutto sia vigilato a dovere onde venghi eseguito colla maggiore possibile solidità, ed economia, servendosi dei fondi in genere dell’Amministrazione.
A suo tempo poi si farà debito di sottoporre la relativa spesa occorsa corredata delle pezze giustificative, alla sanzione del Consiglio, e per l’assegno del necessario fondo, conforme al prescritto dell’Art. 193 del Moto Proprio Sovrano 21 dicembre 1827.
A giustificazione pertanto dell’operato della Magistratura suddetta, e per la regolarità dell’Amministrazione mi rendo sollecito di partecipare l’emergente in discorso alla S. V. Ill.ma, pregandola a volersi degnare di subordinarlo all’E.mo Legato di questa Provincia per la debita approvazione.
Tanto Le doveva, mentre con distinta stima passo a dichiararmi con distinta stima
Di V. S. Ill.ma
Castel Bolognese 15 settembre 1842
Dev.mo, obbl.mo servitore
Il Priore
Cristoforo Borghesi

L’episodio del 1842 sembra tanto lontano, ma nemmeno il ‘900 è stato immune da piene impetuose del fiume Senio e da alluvioni molto pericolose, fra cui ricordiamo quelle del 1959 e del 1966, anni molto più vicini a noi, quando l’acqua uscita dal fiume arrivò fino al centro storico del paese.

casa_patuelli

La casa dei Patuelli, custodi della chiusa, al giorno d’oggi (attualmente è un’abitazione privata). Una precedente casa dei custodi fu spazzata via dall’alluvione del 1842, e nella rovina trovarono la morte di due persone.

Fonti:
Annuario storico universale compilato da Enrico Montazio, 1842
-Archivio di stato di Ravenna, Sezione di Faenza, Governo di Castel Bolognese, Varie, busta 153

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Andrea Soglia, Il “fiumanone” del 1842 a Castel Bolognese, in http://www.castelbolognese.org

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