I primi decenni di attività della ditta C.O.M.A. nei ricordi di Rino Vitozzi, dipendente dal 1959 al 1998

Dal 1945 ininterrottamente c’è produzione in via Emilia Levante

di Matteo Vitozzi

Il mio primo giorno di lavoro, 6 aprile, imparai la costruzione di inferriate e parapetti per balconi”. Così ricorda l’anno 1959 Rino Vitozzi, storico dipendente della ditta C.O.M.A. di Castel Bolognese. “Una volta ultimati, questi manufatti metallici dovevano essere montati nelle costruzioni edili. Partivo alle ore 7 dalla stazione ferroviaria di Castel Bolognese alla volta di Ravenna, spesso salendo su carrozze trainate da locomotive a vapore”, sottolinea Vitozzi. Allora la ditta C.O.M.A. riforniva molte ditte edili, tra le quali la società C.E.A.L. di Lugo, che aveva costruito l’intero quartiere Trieste a Ravenna. “Tutto il materiale da posare in opera era stato precedentemente portato in loco dalla nostra ditta con un furgone Fiat 1100 che funzionava a metano”, precisa Vitozzi. La C.O.M.A. nacque nell’immediato secondo dopoguerra grazie all’iniziativa di 9 soci. Era l’acronimo di Cooperativa Operai Metalmeccanici Affini, aderente alla Lega delle Cooperative. Iniziò la sua attività producendo macchinari per agricoltura, piccoli motori a scoppio per sollevamento liquidi e trattamenti colturali nonché costruzioni metalliche per edilizia. “Al mio arrivo in C.O.M.A. erano ancora presenti una fucina ed un maglio ad aria compressa, utilizzati precedentemente per assottigliare vomeri di aratri, e giacevano in disuso”, continua Vitozzi. Egli aveva depositato domanda di assunzione presso la ditta stessa circa 2 mesi prima e dai 9 soci fondatori, l’azienda era passata alle 15 unità. “In quegli anni abbandonammo totalmente il settore agricolo per dedicarci alla carpenteria metallica”, aggiunge Vitozzi, “ad esempio producevamo pali per l’alta tensione elettrica commissionatici dalla S.E.R. (Società Elettrica Romagnola) ed anche corrimano per scale, barriere e cancelli. Questi ultimi sono tuttora montati presso diverse abitazioni di viale Cairoli a Castel Bolognese”. All’inizio degli anni ’60, la C.O.M.A. iniziò la realizzazione di cilindri telescopici e di cassoni ribaltabili per autocarri; dopo qualche anno cominciò la produzione di gru, settore dove si specializzò particolarmente. “Il primo modello lo chiamammo C35: era munito di un solo sfilo idraulico e, ad un metro di distanza dalla colonna portante, la gru poteva sollevare ben 3,5 tonnellate. Lo seguirono poi i modelli C40 e C60, dove la lettera riprendeva l’iniziale della nostra ditta” racconta Vitozzi. La C.O.M.A. era bene integrata verticalmente: tutto veniva creato internamente, anche i pistoni oleodinamici a doppio effetto che erano montati sulle gru. “Ci servivamo di fornitori solamente per le materie prime e per i trattamenti termici”, rivela Vitozzi, “il nostro punto di forza era il grande impegno nella fase di prova prototipale. La C.O.M.A. vantava clienti in tutto il mondo e la gamma di prodotti copriva qualsiasi esigenza, dalla piccola impresa artigiana alla multinazionale delle costruzioni”. Solamente modificando qualche denominazione sociale, la produzione di macchine da sollevamento è attiva tutt’oggi nello stabilimento originario di via Emilia Levante.

Depliant pubblicitario in inglese relativo alla gru C.3630/N (scaricato da internet)

Gagliardetto C.O.M.A. distribuito nel 1982 dopo la vittoria della Nazionale di calcio
ai Mondiali disputati in Spagna (collezione Pier Paolo Sangiorgi)

 

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Matteo Vitozzi, I primi decenni di attività della ditta C.O.M.A. nei ricordi di Rino Vitozzi, dipendente dal 1959 al 1998, in http://www.castelbolognese.org

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