Ricordo di “Ubba”, Ubaldo Bagnaresi

di Andrea Soglia

14 marzo 2020. Sono trascorsi tre anni da quel 14 marzo 2017, quando in un baleno si sparse in paese una notizia che ci lasciò tutti increduli: nella notte era scomparso Ubaldo Bagnaresi a causa di un improvviso malore. Sembrava impossibile, dato che fino al giorno prima aveva sprizzato energia, salute e allegria da tutti i pori e si stava preparando alla imminente Sagra di Pentecoste, nella cui organizzazione ricopriva un ruolo molto importante: il “direttore” della cucina. Alle capacità organizzative e alle conoscenze culinarie che “Ubba” possedeva, si aggiungeva anche un’altra sua caratteristica, il savoir-faire, fondamentale per mandare avanti un enorme gruppo di volontari ed appianare con un sorriso le inevitabili divergenze che possono sorgere.
Scrivo oggi queste righe a cui penso sin da allora, perchè oggi come allora ritengo più genuini i ricordi a lunga distanza che quelli generati da un’onda emotiva che poi si placa in fretta e porta a dimenticare altrettanto velocemente.
Fra l’altro ho annotata anche la data precisa in cui l’ho visto l’ultima volta: era il 26 gennaio precedente, ed era successo a casa sua. Con lui c’erano altri amici e avevamo parlato della storia di Castel Bolognese e avevamo navigato sul sito usando il suo grande schermo. Ubaldo si era divertito moltissimo, d’altronde era castellano di “vecchia zocca” e suo nonno era una figura notissima nel vecchio Castello ed era soprannominato “E Negus”. Ci eravamo ripromessi di organizzare presto un’altra serata del genere, ma chi poteva immaginare che ci fosse così poco tempo a disposizione?
Quella sera Ubaldo ci distribuì un volantino che pubblicizzava, per il 30 gennaio successivo, la proiezione al Centro sociale di due suoi audiovisivi (altra sua grande passione), reportages di due dei suoi tanti viaggi, in bicicletta e non, in giro per il mondo. Conservo quel volantino quasi come una reliquia perchè sul retro Ubaldo aveva scritto una specie di autobiografia dove in poche righe raccontava con un tono quasi goliardico la sua vita. A posteriori questa particolare coincidenza mi ha fatto molto riflettere, come se Ubaldo quasi presagisse qualcosa. Ma quella sera, ad una prima lettura del volantino assieme a lui, c’eravamo fatti tante risate. Trascrivo il testo:

“Ubaldo nasce a Castel Bolognese nel 1954.
Dopo i pianti dei primi 6 o 7 mesi emerge subito il suo spirito di adattamento passando con estrema disinvoltura da un collegio ad un altro durante la sua infanzia; mentre nel periodo estivo viene scarrozzato in giro per l’Europa da un padre camionista, convinto di farlo “per il suo bene”!
Inutile dire che anche Ubaldo cominci a condividere questo pensiero.
Corre l’anno 1968. L’aspetto e l’indole dello scavezzacollo, alla fine delle scuole dell’obbligo, lo faranno poi propendere per il lavoro.
Inizia così una vita economica semi-indipendente ed iniziano anche i suoi viaggi in territorio italiano a cavallo del suo Benelli 125 cc. Nel maggio del 1974 il suo spirito prende una svolta, viene circuito dalla più bella ragazza di Faenza e da lì all’altare il passo è brevissimo e dopo 9 mesi nasce Alessio.
A 21 anni Ubaldo sente che la fabbrica gli va stretta e intraprende la carriera del padre, ricominciando a girare l’Europa con un camion, unico modo di vedere il mondo e guadagnare qualche soldino.
Nel 1988 si calma e “pianta la tenda” … e per 20 anni gestisce assieme a quella ragazza di Faenza una attività commerciale a Castel Bolognese.
Quale sia stata la cosa più pazza della sua vita… ancora se lo sta chiedendo.

Dove ha viaggiato?
In varie nazioni di tutto il mondo, Sud America, Stati Uniti, Islanda, Australia, Asia, Medio Oriente, Europa, Africa, Circolo polare Artico, ma il viaggio che è rimasto più impresso nella sua mente è stato nel 1984 in occasione del suo decimo anno di nozze… il Marocco in autostop!!
Tutt’ora sta seriamente pensando alla Patagonia in completa autonomia con la bici.
Dice di lui Richard Gere: “avrei voluto tanto essere come lui, ma mi devo accontentare!”

Di nostro aggiungiamo che il negozio di gastronomia di Ubaldo (rilevato da Gigì de lat e poi trasferito pochi metri più in là e notevolmente ingrandito) aveva il nome di “Antichi sapori”, era intestato in realtà alla moglie, e lo ricordiamo luminoso, spazioso ed accogliente. E naturalmente pieno di ogni ben di dio la cui preparazione impegnava moltissimo Ubaldo e Donatella sua moglie, ma anche Maria sua mamma, pure di sera in orari di chiusura al pubblico. Ricordo a questo proposito un aneddoto relativo ad una delle tante lotterie che in occasione delle festività Ubaldo organizzava in negozio mettendo in palio delle prelibatezze, lotterie che erano poi legate all’estrazione del lotto. Era di sabato sera, e la mia mamma si aggiudicò un salame lunghissimo legato ad un asse di legno. Non facemmo quasi in tempo ad accorgecene ché Ubaldo venne a suonare il nostro campanello: era in bicicletta ed aveva il salame sotto braccio e ce l’aveva portato addirittura a domicilio prima di rincasare!
Un negozio rimasto nella memoria di tutti e sfiorito ben presto dopo che Ubaldo e Donatella l’avevano venduto al nuovo gestore. Ubaldo passò quindi al bancone di gastronomia all’interno del Supermercato La Famiglia, prima della meritata pensione. Che purtroppo ha potuto godersi per breve tempo, riempiendola comunque di viaggi e di chilometri, a piedi e in bicicletta, e prestando la sua attività di volontariato in tante associazioni fra cui la Pro Loco, come già detto, l’Associazione Gemellaggi e l’AVIS, dove non solo era collaboratore ma anche donatore di sangue.
Ubaldo ha lasciato la moglie Donatella, il figlio Alessio (che gli ha regalato la gioia di diventare nonno), le sorelle Graziana e Patrizia, e la mamma Maria.
E chiudiamo questo ricordo di Ubaldo con un pensiero anche per Maria Montanari, la sua mamma, che nel febbraio di quest’anno, alla soglia dei 97 anni, ha raggiunto il suo Ubaldo. Gli aveva posto questo nome per ricordare il fratello Ubaldo Montanari, morto nel 1945 a seguito dello scoppio di una mina. Maria ha mantenuto il suo proverbiale sorriso, che Ubaldo aveva ereditato, anche negli ultimi tempi. Poco più di un anno fa mi aveva raccontato del suo rapporto quasi telepatico col figlio: le bastava pensare che le serviva la spesa o qualcos’altro, e Ubaldo, quasi magicamente, non molto tempo dopo, si materializzava a casa della mamma con quello che le serviva.

N.B. Le immagini, ove non diversamente specificato, provengono da Flickr e Facebook, pubblicate da Ubaldo stesso o ci sono state fornite da Patrizia Bagnaresi. Le fotografie del negozio sono state fornite da Donatella Cerino.

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