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Un palazzo gentilizio a Castel
Bolognese:
Palazzo Ginnasi

Facciata di Palazzo Ginnasi.
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di Paolo Grandi
Il palazzo Ginnasi, ancor oggi
esistente e di recente restaurato, è sicuramente il più imponente di Castel Bolognese.
La facciata porticata dà sulla Via Emilia, è di gusto cinquecentesco, ancora non
intaccato dall'incalzante barocco. Essa, costruita a mattoni a vista, è scandita da otto
aperture del portico con archi a tutto sesto poggianti su pilastri a bugnato. Da essi
salgono, fino a raggiungere lallineamento delle finestre. nove lesene terminanti con
un piccolo capitello dorico. Il piano superiore è nettamente diviso in due parti:
luna terminata nel decoro, laltra non compiuta. I motivi di questa
incompiutezza possono essere diversi. Come era usanza allepoca, un nuovo palazzo non
veniva mai edificato ex novo dalle fondamenta ma, per lo più, si fruttavano le precedenti
costruzioni, adattandole e conservandone le pareti se necessarie. Esempio di tal genere
può vedersi a Faenza in Palazzo Ferniani, ovvero altrove. E probabile quindi che il
Cardinale, che in molte lettere si lamenta con larchitetto per i costi della
costruzione, abbia pensato di non terminare quellappendice della sua dimora, forse
anche perché essa era mal collegata al resto del palazzo, in quanto non terminava in via
Rondanini ma, dietro di essa, incombeva a pochi metri la proprietà dei Frati Minori e,
dopo la costruzione della nuova chiesa, questa piccola ala di Palazzo Ginnasi si affaccia
su di un minuscolo cortile triangolare, avendo il resto della costruzione a destra e, di
sbieco, laltare del Crocifisso di San Francesco con sopra il tiburio e la cupola.
Nella parte compiuta, la facciata si apre con sette finestre al piano nobile, scandite da
lesene con capitello ionico. Segue il marcapiano sopra il quale si aprono sette
finestrelle per il solaio, anchesse scandite da una semplice lesena che fa
tuttuno con la fascia orizzontale sulla quale è gettato un cornicione di sobria
fattura. Le finestre del piano nobile, di discreta apertura, sono incorniciate con un
semplice decoro in mattoni ed intonaco; le sovrasta il timpano che salterna
triangolare o a lunetta. Le finestre del piano terreno erano quadrate con belle cornici e
bancali in arenaria; le racchiudevano poderose inferriate in ferro battuto. Tutte sono
state eliminate per far posto ai negozi; soltanto due si sono salvate e si trovano nel
pronao dellOspedale Civile. Le volte del portico sono a padiglione, con archi a
tutto sesto, mentre il pavimento presenta una bella decorazione a ciottoli policromi con
motivi geometrici, che porta la data del probabile ripristino: 1867. Asimmetrico rispetto
alla geometria del palazzo, il portone dingresso, ad arco rifinito a bugnato,
immette in un androne voltato a botte sul quale si affacciano sei porte sormontate da
cornici, ingentilite da decorazioni, in parte disperse, a vasi con festoni e busti di
personaggi mitologici che accompagna il visitatore al bel cortile, oggi purtroppo
danneggiato a causa delle gravi vicende belliche dell'inverno 1944/1945.
Il cortile si apriva infatti attorno ad un quadriportico rettangolare a doppio ordine che
oggi conserva solamente i loggiati verso il palazzo e verso ovest, essendo andate perdute
lala verso San Francesco e quella su via Rondanini. Su questa strada, si apre ancora
oggi il portone carrozzabile. Il doppio porticato, con archi a tutto sesto, è retto da
colonnine; quelle al piano terreno, poste sopra un alto basamento, hanno capitelli dorici;
le sovrastanti sono coronate da capitelli ionici. Entrambi i porticati presentano volte a
padiglione.
Dal cortile, una scala a due rampe, di gusto ancora rinascimentale, sale al piano nobile;
da qui, attraverso altre due rampe, si accede al piano attico. Sui lati verso la via
Emilia e verso ovest del portico superiore si aprivano le sale del piano nobile. Salvo
qualche frammento, le decorazioni interne, dovute a Ferraù Fenzoni (1562-1645) e Felice
Giani (1758-1823), sono andate in gran parte disperse nel dopoguerra, in seguito alla
decisione di demolire i soffitti ed i muri divisori delle stanze per ricavarne un unico
ambiente destinato a sala cinematografica. Anche al piano terreno solo alcune sale
presentano frammenti di decorazioni a stucco e di affresco.
Abbandonato dalla famiglia Ginnasi verso la fine del secolo scorso, il palazzo subì gli
usi più disparati; per lungo tempo ospitò la manifattura ed il magazzino dei tabacchi,
poi, dopo la prima guerra mondiale, un laboratorio di maglieria della Ditta Sgarbanti di
Bologna. Nel dopoguerra ospitò al piano nobile il cinema centrale (per accedervi fu
oltretutto costruita una scala verso la via Emilia ed una verso il cortile), e la sede di
un partito politico e di alcune associazioni; al piano terreno negozi e bar.
A causa del ristretto spazio, non si poterono ospitare nel palazzo gli stabili di
servizio; questi pertanto furono posti poco lontano, in via Rondanini in una costruzione a
due ali che oggi chiude ad ovest Piazza Borghi. Qui trovarono posto le stalle, i ricoveri
per le carrozze, le abitazioni della servitù. Anche questo edificio, ultimamente di
proprietà Scardovi Totti, è in fase di avanzato recupero.
Le travagliate vicende della costruzione di palazzo Ginnasi sono documentate in un
carteggio, depositato allArchivio di Stato di Faenza, intercorso tra il Ginnasi ed
il Paganelli che copre un arco temporale compreso fra il 1614 ed il 1621; dalla sua
lettura, fra proposte di cambiamenti al progetto fatte dallarchitetto, doglianze del
Cardinale per le spese spesso impreviste, si può intendere come in quel tempo fosse una
impresa assai complessa costruire una dimora nobiliare, specialmente quando committente e
progettista si trovavano fra loro così lontani ed ogni decisione doveva prendersi
attraverso la corrispondenza, perché anche un viaggio delluno o dellaltro
comportava rischi, spesa ed il rallentamento dei lavori.

Particolare del cortile interno di Palazzo Ginnasi.
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Lettera autografa del Cardinale Ginnasi all'architetto
Domenico Paganelli del 6 settembre 1614. Archivio di Stato in Faenza, Fondo pergamene.
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