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Paolo Borghesi mastro fornaio e
"e brazadel 'd la cròs"

Il forno della Fonda, nel 1912. Pavlò bambino è ritratto assieme al padre Stefano, alla sorella Pinèna e alla madre Santina.
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di Paolo Grandi
Paolo Borghesi Pavlô, il
fornaio della Fonda, indimenticabile figura castellana, è morto nel 1995
alletà di 92 anni. Figlio darte, aveva imparato il mestiere da bambino nel
forno sotto casa di proprietà del padre Stefano, continuandone lattività assieme
alla sorella Giuseppina Pinèna, scomparsa prematuramente più di trentanni fa,
ed alla moglie Giovanna, fino alla cessazione dellattività nel 1970.
"Forno sistema francese" recita linsegna dipinta sopra la bottega in una
fotografia risalente ai primi anni 10 che ritrae la famiglia Borghesi (Stefano, sua
moglie Santina Gianandrea, i figli Paolo e Giuseppina) incorniciata fra i filoni di pane e
le rame di brazadèll d la cròs; e tale il forno è rimasto fino alla
chiusura, immutato nella struttura e nel suo funzionamento a legna, lultimo a Castel
Bolognese, che offriva un pane con una fragranza ed un profumo inimitabile.
Pavlô era lo specialista dei bracciatelli che confezionava con cura e pazienza
facendoli diventare una squisitezza unica tanto da essere lodati da Orio Vergani in un
elzeviro apparso anni fa sul "Corriere della Sera". Unaltra specialità Pavlô
riservava ai castellani l8 dicembre: nella prima mattinata sfornava la Brazadèla
d Sant Umbô ciambella salata (e, come tutte le ciambelle che si rispettino,
tonde e col buco al centro), condita con lo strutto in maniera da renderla più gustosa di
un pane condito. E un vero peccato che nessun altro forno castellano abbia
perpetuato questa tradizione.
Ripassando i miei ricordi di bambino, quando mi recavo da lui a comperare il pane, lo
osservo armeggiare con la pala per cavar le pagnotte giunte alla cottura, davanti alla
bocca aperta del forno sfavillante allinterno della fiamma delle fascine, con le
braci roventi tirate da una parte, oppure lo vedo intento alla preparazione
dellimpasto o dellacqua occorrente alla salatura dei bracciatelli.
Quelluomo alto, magro, diritto, si era incurvato sotto il peso del lavoro e
delletà, ma non rinunciava fino a pochi anni prima della morte alla passeggiata
quotidiana in bicicletta ed alla sosta al Caffè Commercio, per intavolare interminabili
discussioni di sport e di politica nelle quali si animava per difendere sin in fondo le
sue idee. Una malattia invalidante lo costrinse progressivamente allimmobilità, ma
la sua mente rimase viva e lucida fino agli ultimi giorni.
E brazadel viene tuttora venduto nei forni del paese e può essere considerato l'unico "piatto tipico" di Castel Bolognese. A titolo di curiosità riportiamo la ricetta del
brazadel, dettata direttamente da Paolo Borghesi ai curatori del volume "Mangiari di
Romagna" uscito negli anni '60.
"Si impasti, in acqua e sale, della buona farina bianca (doppio zero); si
impasti bene, si ripete, fino ad ottenere un composto sodo come i fianchi di una giovane
sposa.
Staccati dei tocchetti di 80-100 grammi, si ricavino dei bigoli della grossezza di un
dito, lunghi a sufficenza per farne un bel cerchietto con una croce in mezzo. Si lascino
asciugare almeno dai 10-15 minuti - meglio se più - perchè, in superficie, si crei una
sottile crosta. Si immergano, poi, per non più di 3-4 minuti, in un ampio paiolo dove
sobbolle (ma molto lentamente) dell'acqua dolce. I bracciatelli verranno da soli a galla a
dirci subito di passare - sempre per 3-4 minuti - in un mastello di acqua fredda.
Poi li accoglierà, fino a cottura, un forno riscaldato a legna, dal quale verranno levati
con la panéra, una specie di largo badile di legno, dalla pala assottigliata in
cima."
Pavlò, ultimo, grande artista del brazadèl, confidava che nell'impasto
vi metteva anche un po' di strutto, ciò che conservava croccanti i brazadèll per lunghi
giorni, se riposti in luogo asciutto. Pavlò de fòren affermava che nessuno, fuori di
Castelbolognese, riusciva a farli così buoni. Forse il merito era anche dell'acqua,
diceva modestamente.

Paolo Borghesi mentre è intento all'ultima sfornata di bracciatelli, il 22
aprile 1970. A tale data Pavlò ha cessato la sua attività di fornaio ereditata dal padre Stefano.
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