Nasce a Castel Bolognese (RA) il 6 febbraio 1900
da Mariano e Maria Pasini, ferroviere e impiegato. Il padre è un muratore di note
simpatie socialiste. Frequenta le sei classi elementari e poi un corso triennale presso la
R.Scuola Tecnica "Valsalva" di Imola, concludendo gli studi nel 1915. Amplia le
sue conoscenze con lo studio individuale e la lettura, soprattutto di testi su argomenti
sociali e politici, formandosi una discreta cultura da autodidatta. Aderisce ancora
adolescente al movimento anarchico, e nel 1916 è tra i fondatori della Biblioteca
Libertaria di Castel Bolognese (che nel primo dopoguerra troverà ospitalità nei locali
del Circolo anarchico), insieme a Nello Garavini, Bindo Lama, Aurelio Lolli, Giuseppe
Santandrea e altri giovani della sua generazione. Unamicizia particolarmente stretta
lo lega a N.Garavini, che allepoca è il principale animatore del gruppo dei giovani
libertari castellani. Dopo una breve esperienza di lavoro presso il Comune di Castel
Bolognese, nel 1916 C. viene assunto in qualità di applicato avventizio presso le
Ferrovie dello Stato. Collabora con Garavini nel sostegno al movimento dei disertori,
riuscendo a procurare ad alcuni di loro dei falsi passaporti interni, utili in caso di
controlli da parte delle forze di polizia. Chiamato alle armi nel 1918, presta il servizio
militare nel Genio come telegrafista, fino al congedo nel gennaio 1919. Per quasi un anno
torna a lavorare al Comune, poi nel 1920 viene riassunto dalle Ferrovie, impiegato
telegrafista alla Stazione di Castel Bolognese. Senza mettersi particolarmente in evidenza
contribuisce alle agitazioni del periodo, prende parte a tutte le manifestazioni
anarchiche a Castel Bolognese e nei comuni vicini e partecipa a tutti gli scioperi dei
ferrovieri.. Anche grazie a lui il Circolo ferrovieri, di cui fa parte, diviene un luogo
di ritrovo di anarchici e socialisti, tanto da divenire uno degli obiettivi privilegiati
dellazione squadristica dei fascisti. Nel 1922, dopo la devastazione del Circolo
socialista, anche il Circolo dei ferrovieri e il Circolo anarchico chiudono i battenti (in
seguito, il 27 luglio 1923, il ferroviere socialista Adelmo Ballardini verrà assassinato
da un gruppo di fascisti). Una nota informativa del Prefetto di Ravenna, del settembre
1923, segnala che C. "fa attiva per quanto simulata propaganda delle sue idee"
approfittando del suo impiego, e che "per lascendente che ha fra i compagni di
idee è ritenuto il capo degli anarchici del paese". Subisce anche alcune
perquisizioni, senza esito. Poco dopo molti ferrovieri vengono licenziati solo perché
antifascisti, e C. è tra loro. Per trovare lavoro e sottrarsi allatmosfera ormai
pesante del paese natale, si trasferisce a Milano dove nellagosto 1924 viene assunto
come impiegato alla Carlo Erba. A Milano, dove ritrova N.Garavini e la sua compagna Emma
Neri che lo hanno preceduto, continua a svolgere attività politica clandestina nel
movimento anarchico, assumendo un ruolo di rilievo. Nel gennaio 1926, con Diego Domenico
Guadagnini di Imola, è tra gli organizzatori di un Convegno clandestino della UAI che si
tiene in una trattoria della Bovisa, presenti circa 20 anarchici del centro-nord, tra i
quali Camillo Berneri. Diffonde clandestinamente stampati pro Sacco e Vanzetti, ed è in
corrispondenza con Luigi Fabbri esule in Francia. Sorvegliato dalla polizia fin
dallagosto del 1926, perché sospettato di essere a capo di un gruppo di anarchici e
di fornire passaporti falsi a sovversivi e comunque di favorirne lespatrio
clandestino, per le pressioni delle autorità viene licenziato prima dalla Carlo Erba e
poi dallIstituto Informativo Italiano. Nella sua attività politica si serve del
falso nome Pietro Pasini (utilizzando il cognome della madre). Il 13 aprile 1929
viene arrestato perché accusato, oltre che di propaganda sovversiva, di avere
ricostituito il "Partito anarchico" (la UAI) e di avere svolto attività a
favore del "Comitato pro vittime politiche" (associazione clandestina operante
fra Milano e Verona che raccoglie aiuti economici da inviare alle famiglie dei
perseguitati politici). Nelle indagini sono coinvolti altri 8 anarchici: il ferroviere
ticinese Giuseppe Peretti (a favore del quale si sviluppa una mobilitazione internazionale
e intervengono le stesse autorità svizzere), Guglielmo Cimoso, Angelo Rognoni, Umberto
Biscardo, Diego D. Guadagnini, Gino Bibbi, Romeo Asara, Ermenegilda Villa. Sottoposto a
pressanti interrogatori C. confessa lattività del gruppo e fa i nomi dei compagni
implicati, ammettendo anche gli incontri clandestini con Peretti, qualificato come
emissario di Berneri. Accusa inoltre Gino Bibbi e Giovanni Domaschi di avere organizzato e
fornito bombe per lattentato di Gino Lucetti. Il questore Rizzo, che conduce
personalmente le indagini, dimostra però di non credere a tutte le rivelazioni.
Processato dal Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato, con sentenza del 2 ottobre
1929 C. è condannato a 2 anni di carcere, alla interdizione perpetua dai pubblici uffici
e a 3 anni di sorveglianza speciale. Trascorre gli anni di prigionia nel carcere di Lecce,
rifiutando di sottoscrivere la richiesta di grazia presentata dai familiari. In una
lettera inviata a N.Garavini (dal 1926 esule in Brasile), e da questi poi trasmessa per
conoscenza a L. Fabbri, C. manifesta rammarico per il comportamento tenuto durante gli
interrogatori e per la propria debolezza, che teme gli abbia procurato il risentimento da
parte dei vecchi compagni. Matura in questo periodo, in ogni caso, il suo distacco dal
movimento anarchico e lavvicinamento al PCI clandestino, a cui si iscrive nel 1931,
subito dopo la scarcerazione. Tornato a Castel Bolognese per scontare i tre anni di
sorveglianza speciale, patisce la discriminazione di cui sono oggetto i perseguitati
politici, e trascorre un lungo periodo di notevoli ristrettezze economiche. Dopo quattro
anni senza un lavoro, si adatta a fare limbianchino. Morta la madre, si sposa nel
1941. Apparentemente si mostra ossequiente nei confronti delle direttive del Regime, tanto
da essere radiato nel novembre 1942 dallo schedario dei sovversivi, ma il suo fascicolo
viene riaperto a distanza di pochi mesi in quanto si verifica che continua a svolgere
attività antifascista clandestina. Nel giugno 1943, ricercato dalla polizia per avere
diffuso insieme ad altri propaganda sovversiva a Imola, si rende irreperibile, ma la
moglie viene fermata al suo posto e lui è costretto a consegnarsi. Viene scarcerato il 23
agosto 1943, quando già il regime fascista è caduto. Nel periodo successivo all8
settembre prende parte alla lotta di liberazione come organizzatore e commissario politico
della SAP operante nella zona di Castel Bolognese, e pur non partecipando ad azioni armate
nellaprile 1945 consegue il grado di comandante di brigata partigiana.
Nellimmediato secondo dopoguerra è uno degli esponenti di maggior rilievo del PCI
locale, membro del Consiglio Comunale e Presidente delle Opere Pie.
Nel clima della guerra fredda subisce ancora
persecuzioni e vessazioni, tanto da dovere lasciare nel 1950 in prepensionamento le
Ferrovie, dove era stato riassunto dopo la Liberazione. A partire dallo stesso anno inizia
il suo progressivo allontanamento dal gruppo dirigente del PCI locale, di cui continua ad
essere peraltro il militante di maggiore prestigio. Negli anni successivi si dedica
soprattutto alla stampa e propaganda, come corrispondente dell"Unità" e
fondatore e principale animatore de "La Torre", il giornale locale della
"Giunta dintesa socialcomunista" e poi del solo pci, il cui primo numero
esce nellaprile 1954. Continua a studiare e a estendere la sua cultura di
autodidatta, e i suoi interessi culturali si rivolgono sempre più verso la storia locale,
di cui diviene un apprezzato cultore. Nel 1971 pubblica il primo libro, Un paese di
Romagna. Castelbolognese fra due battaglie (1797-1945), cui seguiranno negli anni
successivi i volumi Un paese di Romagna. Castelbolognese nel Settecento (1974) e Comune
e popolo a Castelbolognese (1859-1922) del 1980, che riscuotono tutti giudizi
ampiamente positivi. Visita biblioteche ed archivi, ed è in corrispondenza epistolare con
noti intellettuali. Nei primi anni Settanta è tra i promotori della nascita della
Biblioteca Comunale "L. Dal Pane" a cui, dopo avere profuso tante energie,
lascia in dono anche il proprio archivio personale. Muore a Castel Bolognese il 28 luglio
1982.
FONTI: ACS, CPC, ad nomen; PS,
1930-31, b.400, fasc. "K1A Partito Anarchico/indagini Questore Rizzo";
BCDP-CB, Fondo Pietro Costa; ISR-RA, Fondo Pietro Costa; BLAB, Fondo Anarchici castellani;
Fondo Nello Garavini; ivi, Testimonianze, dattil. inedito; MRBo, Fondo Pietro
Costa.
BIBLIOGRAFIA: Scritti di C.: Un paese
di Romagna. Castelbolognese fra due battaglie (1797-1945), Imola, Galeati, 1971; Un
paese di Romagna. Castelbolognese nel Settecento, Imola, Galeati, 1974; Castelbolognese
dal fascismo alla liberazione (con S.Borghesi), Imola, Galeati, 1975; Comune e
popolo a Castelbolognese (1859-1922), Imola, Galeati, 1980; Domenico Liverani
1805-1876 e Domenico De Giovanni 1844-1925. Due prestigiosi musicisti castellani,
Castel Bolognese, Grafica Artigiana, 1981; I Garibaldini. Per una storia del
Risorgimento a Castelbolognese (con al.), Mostra storico-documentaria 28-31 maggio
1982, Centro Stampa del Comune di Castelbolognese, 1982 (ciclost.). Scritti su C.: Ricordo
di Pietro Costa, "La Torre" (C. Bolognese), n.4, settembre 1982; Pietro
Costa. Scritti inediti ed inventari darchivio, a c. di S.Borghesi, V.Donati,
C.Ghetti e R.Suzzi, Castel Bolognese, Amministrazione Comunale, 1987; A. Dal Pont et al., Aula
IV. Tutti i processi del Tribunale Speciale fascista, Roma, Anppia, 1961; R. Suzzi, Alcune
riflessioni sulla sinistra nel dopoguerra, in Associazioni e personaggi nella
storia di Castelbolognese, Imola, Galeati, 1980; M. De Agostini, Il Movimento
Anarchico Milanese nel ventennio fascista, "LInternazionale" (Ancona),
a.XVI, n.4, aprile 1981; A. Magnani, Sessantanni di un militante comunista
reggiano, Milano, Teti, 1982; Castelbolognese nelle immagini del passato,
Imola, Galeati, 1983; Il movimento anarchico a Castelbolognese (1870-1945), Castel
Bolognese, Grafica Artigiana, 1984; ACPC, vol.6; A. Dal Pont S. Carolini, LItalia
dissidente e antifascista, vol. 1, Milano, La Pietra, 1980; G. Sacchetti, Gli
anarchici nellItalia fascista attraverso le carte di polizia, in La
Resistenza sconosciuta. Gli anarchici e la lotta contro il fascismo. I giornali anarchici
clandestini 1943-45, Milano, Zero in condotta, 1995; Id., Sovversivi agli atti. Gli
anarchici nelle carte del ministero dellInterno. Schedatura e controllo poliziesco
nellItalia del Novecento, Ragusa, La Fiaccola, 2002.
(Gianpiero Landi)
NOTA BENE:
ISR-RA = Istituto Storico della Resistenza
- Ravenna
MRBo = Museo Civico del 1° e 2° Risorgimento Bologna
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