Nasce a Castel Bolognese (RA) il 25
dicembre 1852 da Antonio e Fortunata Budini, rivenditore di giornali, tipografo. Il padre
è segretario comunale, e la famiglia annovera fra i propri membri e parenti diversi
patrioti coinvolti nelle cospirazioni e nei fatti darme del Risorgimento. In
particolare lo zio materno Giuseppe Budini, amico personale di Mazzini e della di lui
madre Maria Rossi Drago, già esule a Parigi dove diventa tipografo, nel 1848-49 al
comando di volontari prende parte a diverse battaglie durante la prima guerra
dindipendenza e la successiva difesa della Repubblica Romana. La sua formazione
avviene in un ambiente permeato di idealità patriottiche ma anche di aspirazioni a un
assetto politico e sociale più libero e giusto. A differenza dei due fratelli Arnaldo e
Giuseppe, entrambi studenti universitari, interrompe quasi subito gli studi. A quattordici
anni, quando nel 1866 scoppia la terza guerra dindipendenza, chiede di aggregarsi al
fratello Arnaldo e ai cugini che partono volontari per combattere tra i garibaldini o
nellesercito regolare, ma il padre glielo impedisce per la sua giovane età. Arnaldo
ritornerà debilitato nel fisico e morirà lanno dopo. Laltro fratello
Giuseppe morirà invece a Carcare (SV) a 21 anni nel 1876, mentre è sergente
nellesercito, sembra per un suicidio. Pur mancando la documentazione in proposito,
è probabile che la adesione di Raffaele al socialismo anarchico risalga alla metà del
decennio 1870. Armando Borghi lo citerà molti anni dopo in un elenco di vecchi militanti
da lui conosciuti in gioventù che avrebbero preso parte al moto di Bologna del 1874 con
Bakunin, ma non sono state trovate conferme. In ogni caso, C. fa sicuramente parte del
primo nucleo di militanti internazionalisti a Castel Bolognese, insieme a Antonio Borghesi
(che però vive prevalentemente a Imola) e a Filippo Guadagnini. Allinterno del
movimento ben presto egli assume un ruolo di rilievo, tanto che le fonti di polizia lo
definiscono per molti anni "capo degli anarchici" della piccola città
romagnola. Lattività politica di C. è documentata a partire dal 1880, allorchè il
suo nome comincia ad apparire nei rapporti di polizia e poi nei giornali socialisti. Dopo
avere subìto a partire dal 1869 - alcune condanne per reati minori, nel settembre
del 1881 viene condannato per "cospirazione e attentati contro la sicurezza interna
dello Stato". Il 15 giugno 1883 riceve una condanna a un anno di carcere per
"detenzione di armi insidiose e per contravvenzione ai Regolamenti ferroviari".
Si tratta di alcuni tra i primi episodi di una serie innumerevole e quasi incredibile di
fermi, arresti, detenzioni, ammonizioni e persecuzioni di ogni genere in gran parte
documentati nel suo fascicolo personale presso il cpc - a cui dovrà sottostare per buona
parte della sua esistenza, e che mai riusciranno a demoralizzarlo e a distoglierlo dal suo
impegno politico. Ancora A. Borghi scriverà di lui: "Era il proselitista nato. Si
doveva in gran parte a lui se a Castel Bolognese gli anarchici erano il più forte numero
fin dai tempi dellInternazionale. A ogni 18 marzo esponeva la bandiera rossa alla
finestra. Arrestato non saprei quante volte, se ne usciva sempre più deciso. Testa
leonina, barba cappello e cravatta alla Cipriani [
] Non incolto; intelligentissimo.
In ogni comizio prendeva la parola e sapeva dire cose assennate anche agli onorevoli"
(Il tramonto di Bacunin?, 1939). Nel 1881 parla per la prima volta in pubblico, in
occasione di una commemorazione unitaria della battaglia di Mentana, a cui prendono parte
gli anarchici, i socialisti e i repubblicani. Se le persecuzioni politiche e giudiziarie
non riescono a piegarlo, i continui arresti e le spese per gli avvocati per fare fronte ai
processi lo costringono però a dare fondo alle risorse economiche della famiglia di
origine, considerevoli per lepoca. Perde inoltre quasi immediatamente limpiego
presso la Congregazione di Carità, ritrovandosi quindi in difficoltà per mantenere la
famiglia che nel frattempo si è formato. Sposato con Maria Contoli, gli nascono cinque
figli: Arnaldo (1878), Giuseppina (1880), Ribelle (1885), Fortunata (1887) e Giannina Luce
Anarchina (così registrata allAnagrafe per volontà del padre, 1890). I due figli
maschi, Arnaldo e Ribelle, diventeranno anchessi figure di rilievo
dellanarchismo castellano. Per sopravvivere si adatta a vendere giornali presso la
Stazione ferroviaria, approfittandone per ricevere e propagandare i giornali anarchici
editi in Italia e allestero, e per tenere i contatti con i compagni in transito per
la Stazione stessa. Per tutto il decennio 1880 a Castel Bolognese la frattura fra
socialisti e anarchici non può dirsi ancora conclusa, nonostante le polemiche che già
oppongono Andrea Costa agli anarchici intransigenti e in particolare a Malatesta. Dal 1881
al 1884 continuano ad apparire sull"Avanti!" varie corrispondenze che
attestano gli intensi rapporti di C. e dei primi socialisti anarchici castellani con
Costa. La separazione in due tendenze politiche ben distinte avviene con un certo ritardo,
e Cavallazzi ne è il promotore. Nel 1892 egli viene espulso "per comportamento
autoritario" dal Circolo di Studi Sociali di Castel Bolognese, fondato il 1° Maggio
dellanno precedente, di cui fanno parte anarchici, socialisti e repubblicani (il
Circolo verrà poi sciolto dalle Autorità nel 1894). Per solidarietà con C. escono dal
Circolo una decina di soci, componenti la frazione anarchica intransigente (vi rimangono
invece alcuni anarchici "possibilisti", contrari alla rottura con le altre
componenti e desiderosi di evitare la dissoluzione del Circolo stesso). Lespulsione
di C. si deve ricondurre al suo tentativo di contrastare il ruolo direttivo esercitato
allinterno del Circolo da alcuni esponenti socialisti, in particolare il dott.
Umberto Brunelli. Lepisodio mette in luce la determinazione di C. che si pone come
alfiere delle posizioni anarchiche più intransigenti, e attesta altresì la sua influenza
su una parte significativa dei compagni locali. Lanno dopo è coinvolto dalla
polizia nel più eclatante episodio di anticlericalismo avvenuto a Castel Bolognese, che
suscita clamore in tutta la Romagna. E infatti denunciato con altri compagni come
uno degli autori della decapitazione di una statua della Madonna avvenuta nella notte del
21 maggio 1893 nella Chiesa di San Francesco in occasione della Festa della Pentecoste.
Viene per questo processato insieme agli anarchici Antonio Garavini, Giuseppe Minardi,
Michele Fantini. Condannato in primo grado, è assolto in appello con sentenza del 22
novembre 1893 dal Tribunale di Ravenna per non provata reità, insieme a Garavini e a
Minardi (Fantini era stato già assolto nel primo processo). Nei primi mesi del 1894 è
tra i promotori di alcune riunioni per costituire Fasci dei lavoratori in Romagna, a
somiglianza di quelli siciliani. La sera del 31 maggio 1894 prende parte a una
manifestazione di solidarietà proprio con i Fasci siciliani che si tiene per le vie di
Castel Bolognese. Per questo episodio viene processato con altri 18 anarchici e socialisti
e viene condannato a 3 mesi di detenzione e una forte multa per "eccitamento a
delinquere". Il 7 dicembre 1894 il Tribunale di Ravenna lo condanna a 19 mesi di
reclusione, 400 lire di multa e due anni di sorveglianza per "associazione a
delinquere", in un processo che coinvolge altri anarchici castellani (Ugo Biancini,
Giovanni Borghesi, Francesco Budini, Pietro Garavini, Vincenzo Lama, Mario Scardovi),
accusati dei reati previsti dagli art. 247 e 248 del Codice Penale. Uscito dal carcere
nellaprile 1896, vi rientra poco dopo e vi trascorre alcuni mesi per scontare altre
condanne minori. Viene proposto inoltre per lassegnazione al domicilio coatto. Per
sottrarsi alle persecuzioni politiche e per risolvere il problema della mancanza di un
lavoro stabile, tenta la strada dellemigrazione. Munito di regolare passaporto, il
29 ottobre 1896 si imbarca a Genova sul piroscafo "Gergovia" diretto a Buenos
Aires. Rimpatria a Castel Bolognese tre anni dopo, il 19 ottobre 1899, e subito viene
convocato nellufficio di P.S. e "diffidato a tenere regolare condotta
specialmente in linea politica". Il richiamo non sortisce alcun effetto, e
immediatamente riprendono sia lattività politica di C., sia le persecuzioni delle
autorità. Il 23 settembre 1900, nel clima repressivo seguito al regicidio di Bresci,
viene denunciato per associazione a delinquere quale uno dei componenti il nucleo
organizzatore del Gruppo socialista-anarchico di Castel Bolognese sciolto
dautorità, ma si rende latitante e successivamente il Tribunale di Ravenna dichiara
il non luogo a procedere. Negli anni successivi compie altri tentativi di trovare lavoro
in località allestero e in Italia, ma sempre senza successo (a Costanza in Germania
nel gennaio e nellaprile 1901, a Milano nel luglio-agosto 1905). Già al ritorno
dallArgentina cominciano a manifestarsi disturbi alla vista, che lo portano a
perdere completamente luso di un occhio. Nel 1900 circa viene fondata dal figlio
Arnaldo la Tipografia Cavallazzi, impresa commerciale che svolge anche un ruolo politico
in quanto vi saranno stampati giornali anarchici e di sinistra, non solo castellani, fino
allavvento del fascismo. Per un decennio Raffaele sarà lintestatario
dellimpresa, a cui collabora tutta la famiglia, ma svolgerà sempre un ruolo
secondario. Nel 1911 la gestione della Tipografia passerà completamente nelle mani del
figlio Ribelle, affiancato dalle sorelle, e Raffaele si dedicherà soprattutto
allattività di rilegatore di libri. Anche in epoca giolittiana Raffaele rimane uno
degli elementi più in vista dellanarchismo castellano, che si rafforza per
lingresso in scena di nuove generazioni di militanti. Nel nuovo clima politico di
inizio secolo, meno repressivo e persecutorio, anchegli vede allentare la pressione
nei suoi confronti, ma non cessano le denunce e i processi. Viene condannato nel 1903 per
avere diffuso senza autorizzazione il 18 marzo un n. u. commemorante la Comune di Parigi.
La sera del 22 ottobre 1905 viene arrestato insieme ad altri per le proteste seguite
allintimazione, da parte del delegato di PS di Castel Bolognese, di scioglimento di
una pubblica riunione in cui è oratore il repubblicano Pirro Gualtieri di Cesena. Il
giorno dopo, mentre viene tradotto alle carceri di Faenza, riesce a fuggire clamorosamente
a fuggire insieme al figlio Arnaldo, ad Armando Borghi e allo stesso oratore Gualtieri.
Nel successivo processo il Tribunale di Ravenna il 23 novembre lo condanna per questo a 51
giorni di reclusione e a 100 lire di multa. Negli anni successivi continua a collezionare
denunce e processi, subendo alcune condanne per reati minori, soprattutto oltraggio ai
Carabinieri e affissione di stampati.
Continua a svolgere unintensa attività, partecipando anche a riunioni e
Convegni anarchici a Castel Bolognese e altre città vicine. Nel giugno 1914 C. partecipa
ai moti della Settimana rossa, durante i quali a Castel Bolognese viene assalita e
bruciata la Stazione ferroviaria, e risulta per questo tra gli arrestati. Sarà liberato
poi senza processo a seguito di unamnistia. Il 26 maggio1915 viene sorpreso dai
Carabinieri mentre distribuisce clandestinamente dei manifestini contro la guerra.
Successivamente è tratto in arresto il 22 settembre 1916 perché sorpreso a parlare con
giovani di Faenza iscritti alla leva della classe 1897, incitandoli a ribellarsi con le
frasi: "Voialtri dovreste fare la rivoluzione e gridare abbasso la guerra, abbasso
lItalia, viva lInternazionale" (nel processo per questo episodio verrà
poi assolto per insufficienza di indizi). Nel dopoguerra i suoi rapporti con i compagni,
soprattutto i più giovani, sono talvolta contrastati, a causa del suo carattere
considerato da molti troppo autoritario e intollerante. Dopo lavvento del fascismo,
ormai vecchio e quasi cieco, viene aggredito da uno dei fondatori del fascio locale che
per spregio gli taglia una parte della barba. Subìto loltraggio, con fierezza grida
in faccia al suo aggressore: "Ero anarchico con la barba, sono anarchico anche
senza". In seguito lascia "dissestata" la barba, per potere ripetere
mostrandola: "Tutti devono vedere e sapere come quei manigoldi dei fascisti
maltrattano i vecchi". A parte questo episodio, viene lasciato abbastanza tranquillo.
Nel 1928 viene radiato dallo schedario dei sovversivi perché "data la sua avanzata
età (anni 76) e la quasi completa cecità non è più da considerarsi persona
pericolosa". Fino allultimo conserva i suoi ideali. Muore a Castel Bolognese il
9 gennaio 1934.
FONTI: ACS, CPC, ad nomen; SASI,
GSP, 1878-1900; Archivio privato Scilla Cavallazzi Liverani; BLAB, Fondo Anarchici
Castellani; Fondo Nello Garavini, Testimonianze, dattil. inedito; Intervista a
Scilla Cavallazzi Liverani, rilasciata a G. Landi e F. Zama il 21 luglio 1986; BCDP-CB,
Sezione Locale, Miscellanea; mrbo, Fondi tematici. Gollini 1967-70.
BIBLIOGRAFIA: Il Processo degli
Anarchici di Castel Bolognese, "LOmbra dLandon" (Ravenna), 8
dicembre 1894; A. Borghi, Il tramonto di Bacunin?, Newark, N.J.,
"LAdunata dei Refrattari", 1939; Id., Mezzo secolo di anarchia
(1898-1945), Napoli, ESI, 1954; L. Dal Pane, Ricordo di Castelbolognese:
sessantanni fa, e M. Santandrea, Carta stampata, in Studi e memorie su
Castelbolognese, Imola, Galeati, 1973; A. Taracchini, Lassociazionismo
anarchico, in Associazioni e personaggi nella storia di Castelbolognese, Imola,
Galeati, 1980; P. Costa, Comune e popolo a Castelbolognese (1859-1922), Imola,
Galeati, 1980; Castelbolognese nelle immagini del passato, Imola, Grafiche Galeati,
1983; Il movimento anarchico a Castelbolognese (1870-1945), Castel Bolognese,
Grafica Artigiana, 1984; G. Landi, Una famiglia di anarchici castellani: i
Cavallazzi, in Aspetti della società tra Ottocento e Novecento, Castel
Bolognese, Grafica Artigiana, 1987; D. Gottarelli, Oltraggio alla Madonna. Castel
Bolognese 1893, Castel Bolognese, s.n., 2003.
(Gianpiero Landi)