Il reliquiario di S.Francesco

L'ALTARE DELLE RELIQUIE
È posto in un'ampia cappella, a sinistra
per ehi entra dall'ingresso principale, proprio dirimpetto a quella dell'Immacolata
Concezione. L'insieme è di gusto barocco-manieristico, ma si inserisce perfettamente
nella grandiosità della chiesa. In luogo dell'ancona si trova un grande armadio, dorato e
verniciato, decorato con intagli. L'altare è composto da più parti e, come si vedrà in
seguito, ricorda al fedele le Virtù Teologali.
La mensa, ricostruita nel dopoguerra su disegno originale, è ad urna "per corpo
santo" posata su modiglioni a zampe con finestratura ovata in fronte; al suo interno
è visibile una statua raffigurante San Verecondo martire deposto sul letto di morte.
Sugli arti, in opportune aperture, sono conservate le reliquie ossee del santo. È
completamente scomparso il fregio a testine di cherubini che decorava la parte superiore
dell'urna. Dietro di essa si estende in latitudine una zoccolatura a lesene munite in
fronte di modiglioni dai quali pendono festoni. Sulla zoccolatura posa un fregio a
prominenze corrispondenti ai modiglioni, che forma anche lo scaffale per i candelieri ed
il tabernacolo. La pianta di questa parte è mossa in modo da far avanzare il corpo
centrale, che ha i fianchi sfuggenti verso l'incavo formato verticalmente alle ali. Sopra
questo prende forma un secondo stilobate, più alto del precedente e completamente
intagliato, il quale presenta tre prominenze: la centrale, più grande fa da base
all'armadio; le altre due, erette simmetricamente agli estremi, reggono due belle statue.
La seconda parte dell'altare è formata appunto dalle statue della Fede (a destra) e della
Carità (a sinistra) entrambe in legno dipinto. La Fede, ricoperta da un ampio panneggio
bordato d'oro, tiene nella mano sinistra una croce, mentre l'altra è sollevata nell'atto
di reggere un calice, distrutto o trafugato con gli eventi bellici. La Carità, vestita
anch'essa di un panneggio dal bordo dorato, regge con una mano un bambino ignudo
aggrappato al seno, mentre con l'altra sta nell'atto di proteggere un secondo fanciullo
che sta abbracciandola ai fianchi, come in cerca di riparo. Ai piedi delle due statue, gli
stemmi dell'ordine francescano a sinistra e della famiglia Bragaldi a destra.
La terza parte dell'altare è l'armadio vero e proprio, completato da due ali che occupano
tutta la parete, facendo da sfondo alle statue della Fede e della Carità. L'intera
struttura è dipinta, come il resto dell'altare, in una tonalità neutra verdino-chiara ed
è sformellata a pannelli in parte arricchiti da intagli dorati, in parte dipinti, entro
riquadri o rigidi o mistilinei, oppure ovati come i quattro dominanti all'esterno gli
sportelloni. Mentre infatti le ali rimangono fisse, i due sportelli aprendosi e
nascondendo ali e statue, pongono in vista nel loro spessore una composizione di loculi
contenente i reliquiari.
L'ultima parte, cioè la cimasa a tempietto con i quattro angeli, è tutto frutto di
recente ricostruzione ad eccezione dei quattro angioletti. L'alzato a tempietto frontonato
curvo è affiancato da due basi disposte di sbieco sulle quali siedono due angeli. Lo
sormonta una semplice croce. Più a lato stanno altri due angeli in piedi. Nella fronte
del tempietto, entro un ovale guarnito di intagli dorali, v'è una tela dipinta, copia
recente di scuola locale riproducente quella scomparsa con la guerra, raffigurante la
morte di San Giuseppe come espressione della terza virtù teologale: la Speranza.
LE VICENDE DELL'ALTARE
Nella ricostruita chiesa di San Francesco
iniziata nel 1703 su disegno di Francesco Fontana, la cappella fu dedicata a San Giuseppe
sotto il giuspatronato della famiglia Bragaldi. Il Padre Giovanni
Damasceno Bragaldi, formò a partire dal 1708 la raccolta delle reliquie da inviare in
patria, che giunsero in due spedizioni, la seconda delle quali conteneva quelle più
preziose, e, ottenuto da Clemente XI il 12 luglio 1715 l'autorizza/ione alla costruzione
del reliquiario, invitò i frati francescani di Castel Bolognese ad occuparsi della
realizzazione dell'altare, che commissionarono al maestro Cesare Fabri di Lugo stipulando
con lui il 10 ottobre 1715 un regolare contratto, al prezzo di 200.000 scudi.
Il reliquiario fu inaugurato il 22 maggio 1717. lunedì di Pentecoste, "con una
solenne processione a cui intervennero una moltitudine di forestieri da ogni parte della
Romagna", ma fu praticamente ultimato con l'indoratura solo nel 1725.
Sino all'ultimo conflitto mondiale l'altare, per quanto sconnesso, era in buone
condizioni. Durante la sosta del fronte sul Senio esso subì con la chiesa danni gravi
accentuati, secondo il Corbara, dall'intervento successivo con cui la ditta esecutrice dei
lavori di ripristino dell'edificio demolì, per rifarlo, il coperto soprastante. Diversa
sorte subirono le reliquie, tutte salvate grazie alla solerzia di Don Antonio Garavini e
di alcuni cittadini, i quali provvidero per tempo a svuotare l'armadio del prezioso tesoro
ed a metterlo m salvo entro le mura inviolabili del Monastero delle Domenicane.
Il restauro dell'armadio fu assunto nel 1962 dalla Soprintendenza alle Gallerie di Bologna
che lo affidò alla ditta Villa Èrcole e Pietro di Castel Bolognese, la quale procedette
ad una precisa e meticolosa opera di recupero delle parti rimaste, in attesa di ulteriori
finanziamenti per il completamento dei lavori. L'attesa è durata trenta anni; grazie
all'interessamento dell'Arciprete don Gian Luigi Dall'Osso, sotto la guida della
Sovrintendenza delle Belle Arti di Ravenna, col contributo di Enti, Banche e fedeli, si
sono potute così ricostruire le parti mancanti e completare i restauri del dopoguerra,
ridonando alla cappella il suo antico splendore.
LE PARETI LATERALI DELLA CAPPELLA
A coronamento dell'altare, le pareti
laterali della cappella ospitano due monumenti simmetrici che ben completano a mo' di
quinte lo scenografico insieme.
Nella parete del lato dell'Epistola, entro un nicchione ovale, trovasi il busto di
Giovanni Damasceno Bragaldi e, sotto di esso, una grande targa, recentemente restaurata,
il tutto coronato da un trionfo di angeli e di drappeggi, a stucco, che, partendo dalla
trabeazione della cappella, scende fino al livello del basamento dell'armadio. Si sconosce
l'autore dell'opera, che fu costruita nel 1731 alla maniera di Angelo Piò bolognese. Il
testo dell'epigrafe, che di seguito si riporta, ricorda l'opera e le virtù del Bragaldi.
D.O.M.
REV.MO PATRI MAGISTRO
IOANNI DAMASCENO BRAGALDI,
E CASTRO BONONIENSI ORDINIS MIN. CON.
QUI NON AD UNIUS PROVINCIAE NATUR DECOREM.
IN AEMILIA VITAM, IN LATIO GLORIAM OBTINUIT
HIC
OB PROBITATEM, ET DOCTRINAM
SUMMIS PONTIF ALEX. VIII ET INNOC. XII. IOSEPHO I IMPERATORI,
NEC NON CARDINALIBUS, PRINCIPIBUSQ. APPRIME CHARUS, UNIUS
HAERESIS ODIA SIBI COMPARAVIT:
OLIM. FAEL. MEM. CLEM. PP. XI ASSISTENS DOMESTICUS,
SACRUM CONGRETATIONUM
S. OFFITII, INDICIS, RITUUM, INDUEGENTIARUM CONSULTOR,
AC CONCISTORIALIS VOTANS, ETC.
DIGNITATES ISTAS TAM STRENUE GESSIT,
UT ALIIS IN DIES CUMUEARI MERERETUR
QUAMVIS ULTRO OBLATAS ETIAM INFULAS NON SEMEL RECUSAVERIT
ET TAMEN NIHIL INDISTRIS MODESTIA PROFU1SSET
FRETUS ENIM VIRTUTE
ET LAUDIBUS PLENUS, EMINENTEM ATTIGISSET HONOREM
NISI COELO PRAETIOSIOR EXTITISSET QUAM UT DIUTUS VIVERE
PATERETUR
VIRO IGITUR TAM EGREGIO
DE RELIGIONE, DE PATRIA ET DE COENOBIO HOC
QUAE INNUMERIS SELECTISSIMISQUE SS. RELIQUIIS
ORNAVIT
OPTIME MERITO
AMANTISSIMI HUJUSQUE CONVENTUS PATRES
ISTUD HONORIS ET GRATI ANIMI MONUMENTUM
POSUERE ANNO DOMINI MDCCXXXI.
(traduzione: a Dio Ottimo Massimo. A perpetua memoria del fatto Papa Clemente XI, ai fini della conservazione e della manutenzione delle Sacre Reliquie, proibisce a chiunque di qualsiasi grado e condizione sotto pena di scomunica "latae sententiae", di portar fuori le Santissime Reliquie o i reliquiari e inoltre notifica che i sacerdoti regolari incorreranno "ipso facto", nella privazione della facoltà di parlare in pubblico, di votare e di essere votati e che tutto sia riservato al Sommo Pontefice, come più ampiamente è esposto nel Breve esistente nell'archivio di questo Convento del 12 luglio 1715, anno XV del suo Pontificato).D.O.M.
AD PERPETUAM REI MEMORIAM
CLEMENS. PP. XI.
PRO. CONSERVATIONE ET MANUTENTIONE SS. NUM. RELIQ. UM
PROHIBET. QUIBUSQUMQ. CUJIUSVIS GRADUS ET CONDITIONIS.
SUB. POENA. EXCOMUNICATIONIS.
LATAE. SENTENTIAE
EXTRAHERE SS. RELIQUIAS SEU RELIQUIARIA
AD HAC CAPPELLA SEU ARMARIO
ET ULTERIUS REGULARIBUS
INDICIT PRIVATIONEM VOCIS ACTIVAE ATQUE PASSIVAE
IPSO FACTO INCURRENDAM
ET HAEC OMNIA SUMMO PONTIFICI RESERVATA
UT FUSIUS IN BREVI EXISTENTE
IN ARCHIVIO HUJUS CONVENTUS
SUB DIE XII. JULII MDCCXV
PONTIFICATUS SUI ANNO XV
Completano il decoro della cappella una semplice balaustra di sasso ed una coppia di angeli scolpiti a tutto tondo in legno che reggono le lampade votive dell'altare.
LE RELIQUIE
Le oltre 575 reliquie sono conservate dentro
bustini, estensori, urne e medaglioni posti nelle nicchie ricavate all'interno
dell'armadio e degli sportelloni.
Ho contato, in totale 539 reliquiari (salvo errori), dei quali 213 ospitati nel fondo
dell'armadio, 160 nello sportello sinistro e 166 in quello di destra. Né la statua di S.
Verecondo, ne gli estensori posti sul piano dei candelieri fanno parte dell'altare
originale, ma furono ivi collocali in tempi successivi. A loro difesa papa Clemente XI
emanò e fece stampare il 12 luglio 1715 un breve, copia del quale si conserva
nell'Archivio Parrocchiale, comminante la scomunica a chi ardisca di estrarre le reliquie
dall'armadio.
Durante l'anno il reliquiario rimane chiuso; per tradizione viene aperto solamente il
lunedì di Pasqua, il lunedì di Pentecoste ed il giorno della Solennità di tutti i
Santi, ove era pure tradizione celebrare le Messe a questo altare. Oggi si sono aggiunte
aperture straordinarie in altri giorni dell'anno.
A questo punto è interessante vedere chi siano i Santi dei quali si conservano reliquie,
scorrendo il catalogo stampato in occasione
della certificazione di autenticità, copia del quale si trova nell'Archivio Parrocchiale:
per pura curiosità rammento che ho contato circa 258 santi colà rappresentati e, quindi,
ne mancano molti di quelli per i quali si fa memoria sul calendario. Per esempio non vi è
alcuna reliquia di San Petronio patrono cittadino.
Nella parte centrale dell'armadio vi sono due grandi urne: quella di sinistra è il
"Sancta Sanctorum" con resti della Croce, di Gesù Cristo, di Maria Vergine,
degli Apostoli; quella di destra contiene le ossa di San Clemente. Così vengono
descritte: "Un'urna o sii cofano di ebano, con cristalli e fogliami dorati entro il
quale vi è un baldacchino di damasco cremisi con merli e frange d'oro, e strato uniforme
sotto il quale vi è una cassettina di due palmi di lunghezza ed uno di altezza foderala
dentro e fuori e suggellata nella quale vi sono le reliquie più insigni, che si trovano
in Roma tanto di N.S.G.C, quanto della B.V, Apostoli e tra l'altri vi sono cinque pezzi di
legno della SS Croce che però è intitolata Sancta Sanctorum. Un altro cofano pur di
ebano con cristalli angeli statue e fogliami di ottone o bronzo dorato tutto foderato di
seta cremisi con guarnizioni ed ornamenti di oro e cuscini di seta finiti in oro e di
argento entro il quale si trova (con molta arte) disposto e collocato tutto il corpo di S.
Clemente Martire con un'ampolla del suo sangue".
Altri quattro simili cofanetti più piccoli si trovano negli sportelli; questi contengono
"Varie reliquie, Agnus Dei di Innocenze XI e Pasta dei S. Martiri con altre divozioni
ecc.".
In quindici statuette dorate ed argentate si raccolgono le reliquie dei Pontefici S.
Gregorio Magno, S. Leone Magno, S. Callista (i Busti dei primi sono nella parte di fondo
rispettivamente a sinistra e a destra del grande ostensorio centrale, mentre quello del
terzo trovasi nello sportello destro in basso a destra): dei Santi Lodovico da Tolosa
(sportello sinistro in alto a sinistra), Nicola di Bari (sportello destro in basso a
sinistra), Liborio, Giovanni Damasceno (parte centrale in alto a sinistra), Pietro Martire
(Sportello sinistro al centro), Filippo Neri (sportello destro al centro), e delle Sante
Pudenziana patrona di Castel Bolognese (parte centrale sopra il grande ostensorio), Agata
(a destra di S. Pudenziana), Maria Maddalena (a sinistra di S. Pudenziana), Margherita da
Cortona (Sportello sinistro in basso a sinistra), Teresa d'Avila (parte centrale in alto a
destra). Lucia (parte centrale in basso sotto il grande ostensorio).
Il grande ostensorio centrale conserva le reliquie senza dubbio più preziose, cioè
diciassette reliquie di Nostro Signore Gesù Cristo, di Maria Vergine e "degli altri
della sua sacrosanta famiglia". Di Gesù si conserva: una goccia di sangue (posta
nella parte superiore dell'ostensorio a mo' di sole dal quale partono i raggi), "de'
panni con li quali fu involto nel presepio", "del presepio", della mensa
dell'ultima cena, del sudario, della spugna. Di Maria Vergine si conservano parte del velo
(in altra zona dell'armadio) ed alcuni capelli, mentre di San Giuseppe frammenti del
mantello, del cingolo e del bastone. Altri resti appartengono ai Santi Gioacchino, Anna,
Zaccaria, Elisabetta, Giovanni Battista, Maria Cleofe e Maria Salome. In un ostensorio
posto sopra, fra i busti di S. Giovanni Damasceno e S. Teresa si conservano tre pezzi
della Croce.
I due grandi ostensori posti in alto uno in ogni sportello dovrebbero contenere ognuno
otto reliquie dei Santi Apostoli ed Evangelisti, fra cui un frammento di veste di San
Giovanni Evangelista.
In altre quattro coppie di ostensori posti negli sportelli ed in una coppia conservata
nella parte centrale si trovano: sedici reliquie di Santi Pontefici Romani Martiri e
Confessori, fra le quali il manipolo di S. Martino e parte della Mitria e della stola di
San Silvestro Papa; sedici reliquie di Santi Vescovi e Martiri fra i quali S. Gennaro,
Santo Stefano, Sant'Ignazio di Antiochia (si conserva parte del cranio). San Simeone (si
conserva parte del braccio); sedici reliquie di Santi Martiri fra i quali Faustino (parte
della coscia), Agapito, Valeriane, Aurelio (parte del braccio); sedici reliquie dei Santi
Padri e Dottori della Chiesa fra le quali il rocchetto e la berretta di San Carlo
Borromeo, i precordi di San Francesco di Sales, ossa di San Tommaso d'Aquino e dei Santi
Ambrogio, Agostino, Cirillo, Giuseppe d'Arimatea, Rocco; sedici reliquie di Santi
Confessori fra i quali San Paolo Eremita, Sant'Antonio Abate (parte della coscia). San
Bernardo di Chiaravalle (parte della mascella). San Francesco di Paola, San Benedetto da
Norcia, San Brunone di Calabria, San Francesco Saverio e San Gaetano da Thiene (brandello
di veste); sedici reliquie di Santi Confessori dell'Ordine dei Minori ed alcune Sante
Vergini Martiri e Vedove. Spiccano fra queste il cilicio di San Francesco d'Assisi, parte
della veste di San Giacomo della Marca, ossa di San Bernardino da Siena, di Santa Chiara
da Montefalco, di Santa Apollonia, di San Bonaventura, di San Pasquale Baylon e delle
Sante Elisabetta di Ungheria, Elena, Monica e Francesca Romana.
In due calici di cristallo, che attualmente non si espongono perché troppo fragili, sono
conservati i resti di San Claro prete e di Sant'Austero Martire.
L'elenco non dà ulteriori indicazioni sull'ubicazione delle reliquie e, fino ad oggi, non
esiste un censimento delle stesse. Mi limiterò quindi ad elencarle per categorie come ha
fatto l'autore del catalogo, sapendo che si trovano negli altri ostensori ed in tutti i
medaglieri dell'armadio.
Seguono, in ordine di preziosità, sedici reliquie dei Santi Apostoli ed Evangelisti e
settantanove dei Santi Pontefici Romani Martiri e Confessori. Di questi, si conserva una
reliquia per ognuno dei primi 55 papi (escluso S. Pietro), di altri pontefici dei secoli
VI. VII, Vili e IX e, per ultimi, di Celestino V (1294) e di Pio V (1566-1572).
Quattordici reliquie appartengono ai Santi Vescovi e Martiri fra i quali Sant'Apollinare,
San Gennaro, San Cirillo e San Biagio, e ben sessantasette sono dei Santi Martiri.
Dall'esame dell'elenco risultano oltre ad alcuni resti dei quattro santi maccabei e a due
ossa appartenute ai Santi Innocenti, un osso arrostito ed un pezzo della graticola sulla
quale fu martirizzato San Lorenzo, un brandello dello stendardo di San Giorgio, un dente
di San Pelagio, nonché "tre pozzetti di sangue gelato dei SS Martiri sepolti nel
cimitero sotto la chiesa di S. Pudenziana a Roma" e resti dei Santi Stefano,
Sebastiano, Agricola, Cassiano e Cristoforo.
Un'altra serie di ventun reliquie sono quelle appartenenti ai Martiri dell'Ordine dei
Frati Minori martirizzati in Marocco, in Giappone ed a Gorcon (Olanda) nel 1572.
Seguono, sempre nell'ordine proposto dal catalogo, sedici reliquie di Padri e Dottori
della Chiesa appartenenti ai Santi Ambrogio, Agostino, Girolamo, Giovanni Crisostomo,
Attanasio, Gregorio, Basilio, Gregorio Taumaturgo, Giustino, Ilario, Giovanni Damasceno,
Beda, Bernardo di Chiaravalle, Anselmo, Bonaventura e Tommaso d'Aquino.
Altre ventiquattro reliquie appartengono ai Santi Vescovi Confessori: fra questi si
annoverano Nicola di Bari, Martino di Tours, Paolino da Nola, Francesco di Sales, Carlo
Borromeo del quale si conserva una goccia di sangue, un brandello di camicia e del
mantello di porpora.
Sono invece ventisette le reliquie dei Santi Confessori fra cui San Rocco, Vincenzo
Ferreri, Francesco Saverio (parte dei precordi), Nevolone da Faenza, Giovanni della Croce,
Luigi Gonzaga ed il Beato Pietro d'Imola Gran Priore di Roma del quale si conserva un
brandello di pelle con carne.
Il catalogo annovera, a questo punto, due importanti gruppi di reliquie: il primo è
quello dei Santi Confessori e Vergini dell'Ordine dei Frati Minori, con ventisette
reperti, cinque dei quali (due pozzetti di tela bagnati nel sangue delle stimmate, parte
del cilicio, del cingolo e dell'abito) appartengono a San Francesco d'Assisi, tre (parte
del cranio, della pianeta e dell'abito) a Sant'Antonio da Padova, due (un dente ed un
brandello d'abito) a San Bernardino da Siena. Altri resti appartengono a Santa Chiara, a
Santa Elisabetta di Ungheria ed a Santa Elisabetta del Portogallo. Il secondo gruppo
riguarda trenta reliquie dei Santi Fondatori e Propagatori degli ordini Regolari, che
raccoglie frammenti ossei di Sant'Antonio Abate, San Macario, San Romualdo, San Giovanni
Gualberto, San Benedetto da Norcia, San Bernardo di Chiaravalle, San Brunone di Calabria,
San Domenico di Guzman, San Francesco di Paola, San Giovanni di Dio. Meritano inoltre
menzione, per la particolarità dei reperti, quelle di Sant'Ignazio di Lodola
("Giupone"), San Gaetano da Thiene ("Pluviale"), Santa Teresa d'Avila
("scrittura di suo pugno con le parole in idioma spagnolo AUT PATI AUT MORI e sua
sottoscrizione") e di San Filippo Neri ("Fazzoletto con cui si asciugava la
notte in cui morì").
Altre diciannove reliquie appartengono a Santi Imperatori, Imperatrici, Re e Regine fra
cui Sant'Elena, Santo Stefano d'Ungheria, Sant'Edoardo d'Inghilterra, San Venceslao di
Boemia e Santa Edvige di Polonia.
Appartengono tutte a sante donne le ultime ottantaquattro reliquie divise in quattro
gruppi. Quarantaquattro di queste riguardano Sante Vergini Martiri, annoverando fra esse
Santa Pudenziana (si conserva un dente), nonché le sante Agata, Lucia, Perpetua,
Felicita, Agnese, Prassede, Dorotea, Marta, Innocenzia patrona di Rimini e Barbara. Altre
quindici appartengono a Sante Vergini; meritano la menzione Santa Scolastica, Caterina da
Siena, Maria Maddalena de' Pazzi, Rosa da Lima. Gcnoveffa da Parigi. Di Santa Umiltà da
Faenza si conserva parte di un abito ed alcuni capelli; di Santa Rosalia da Palermo è
venerabile "un osso miracolosamente coperto con panno marmoreo". Il terzo gruppo
di reliquie ne conta quattordici appartenenti a Sante Vedove, delle quali le più
conosciute sono Francesca Romana, Monica, Brigida. Il quarto ed ultimo gruppo è quello
delle Sante Donne Penitenti e Vergini di ammirabile penitenza, undici reliquie fra le
quali si riconoscono quelle di Santa Maria Maddalena e di Santa Maria Egiziaca.
Termina così il percorso di fede che offre il nostro reliquiario. Benché per tante
reliquie, nonostante il certificato di autenticità, possa sorgere il dubbio riguardo la
loro genuina provenienza, ed alcune di esse appartengano addirittura a santi per i quali
la Chiesa stessa dubita sulla loro esistenza, un credente viene profondamente colpito per
lo sforzo immane che i nostri predecessori, mossi dalla fede e dalla volontà di
testimoniarla, abbiano qui raccolto le prove di oltre 1700 anni di militanza cristiana.