articoli di Lucio
Donati tratti da "Linea Diretta"
n° 6 1995, n°3 1997, n° 1 1996, n° 8 1994 e n° 2 1997. 
CASTEL
BOLOGNESE: LA ROCCA
NellArchivio di Stato di Bologna si
conserva una bella copertina in cartapecora, sulla quale è la seguente dicitura, vergata
nellinconfondibile grafia di fine 300: "Spixa de la Rocha de Chastello
Bolognexe"; nel frontespizio è incollata una etichetta con la scritta:
"Constructionis meniarum Castri Bonon.". Ma allinterno rimangono solo i
lacci della rilegatura, ovviamente del volume trafugato in epoca recente, poiché la
seconda dicitura sembra del 600; questa, oltretutto, rivela una errata
interpretazione, trattandosi della Rocca e non delle Mura. In ogni caso non
rammarichiamoci più di tanto poiché, oltre a quanto già noto, ho rintracciato un
documento del 1412 che, costituendo inventario di munizioni ed attrezzi, ci restituisce
inoltre la struttura del manufatto. Confrontando lo schizzo datato 1516 (vedere illustrazione),
tutto quadra, tranne la posizione di uno dei tre "torrioncini" che , essendo
detto "di sotto" (nel 1412) dovrebbe collocarsi sul lato Nord della Rocca,
mentre, stando al disegno, non può che coincidere con quello a Ovest: questo
"torexino", in cui era ricavata la cantina, risulta il più armato (con
bombarde) perché situato nella zona più sguarnita del sistema difensivo castellano.
Troviamo dunque tre "camere coperte da volta" che costituiscono il
"maschio" sul lato verso il castello: di esse una è "la camera del
Castellano" (ben armata), altra non contiene artiglieria e quella detta "de
sopra",senza armi, serviva anche per lavvistamento. Oltre al "torexino de
sotta", di cui abbiamo detto, sul perimetro quadrangolare della Rocca stavano altri
due torrioni (quelli angolari), dotate di bombarde ed altro. In condizioni normali la
Rocca era abitata dal Castellano e i suoi "famigli", a capo di un contingente
che poteva variare da 10 a 13 soldati.
Castel Bolognese. 1481:
ristrutturazione della Rocca
Grazie a rogiti del notaio
Babone Ramberti, tra luglio e settembre 1481, siamo in grado di ricomporre l'ultimo
tassello per quanto riguarda lo sviluppo strutturale della Rocca che, dopo quasi cent'
anni dalla fondazione, riceve quella forma coi lati semicircolari che ancora oggi si
riconosce in parte. Nei quattro documenti disponibili non troviamo la descrizione
minuziosa dell' intervento, ma le espressioni in essi contenute bastano a svelare il
progetto: "pro faciendo novam arcem sive citadellam", ed ancora si fa
riferimento alla fabbrica del fortilizio o cittadella "apud arcem et circhum circha
dictam arcem". E'inoltre probabile che il cantiere si sia esaurito nell'anno in
questione, poiché la consegna dei materiali è prevista entro il mese di ottobre e
sappiamo che tal genere di lavori non venivano effettuati nei mesi invernali. La
documentazione ci permette di conoscere l'ingegnere sovrintendente, per conto del Governo
di Bologna, nella persona di mastro Antonio de Pasettis da Ferrara, mentre il capomastro
risulta tal Pietro di Albertino; altro personaggio, in qualità di "fattore" per
Bologna, è mastro Pietro del fu Giovanni da Milano; i tre suddetti, con rogito datato 5
settembre, si associano nella conduzione del cantiere.
Sono inoltre menzionati altri mastri muratori che potrebbero aver partecipato ai lavori,
in quanto "temporaneamente" dimoranti in Castel Bolognese. Ovviamente la figura
locale che troviamo coinvolta è il massaro, Aloisio di mastro Vincenzo. I materiali
considerati sono i mattoni cotti e la calce; i primi, in numero di 20.000, vengono quotati
a lire 3 e Soldi 9 il migliaio; la seconda, per complessive Corbe 2400, a Soldi 4 la
Corba.
I fornitori rispondono ai nomi di mastro Rizzardo del fu Ferracuto di Brisighella, fabbro,
per sola calce ("calce colombina"), come pure Rainaldo del fu Nicola da
Quarnento, mentre Giovanni del fu Stefano dei Pallantieri fornisce calce e mattoni:
quest'ultimo, come sappiamo, era proprietario di una fornace impiantata nei pressi del
Castello. Si chiude così la storia della Rocca castellana, di cui ora conosciamo l'intera
vicenda architettonica: queste ultime note ci permettono di affermare che la soluzione
adottata nel 1481 testimonia una certa precocità nell' ambito dell' architettura
difensiva, almeno in area romagnola.
CASTEL BOLOGNESE: LA ROCCA.
Dalla demolizione del 1501 alla "rinascita" 1516
In questa occasione è il notaio Giovan
Battista Gottarelli che ci offre la soluzione di alcuni problemi, in particolare per
quanto concerne la demolizione parziale della Rocca voluta dal Valentino: infatti
nellaprile del 1502 la Comunità risulta ancora debitrice verso alcuni soggetti
"pro ruine arcis Terre Cesarine".
E la conferma che da tempo si attendeva.
Resta comunque da chiarire lintervento che porta alla costruzione dei quattro
baluardi semicircolari; a questo punto pare che lopera sia da collocarsi a fine
400. Dopo qualche anno il fortilizio ritorna agli onori della cronaca. Il noto
disegno della Rocca datato 1516 (cfr. Linea Diretta n.6 1995) si può considerare ora
"un allegato tecnico" allatto notarile appena rintracciato e redatto il 10
settembre di quellanno. Trattasi dellassegnazione in appalto di opere murarie,
da parte della Comunità, ai capomastri Giovan Battista del fu Pietro di ser Paolo
(senzaltro dei Pallantieri) e Giacomo del fu Giovan Battista "a trivio".
Lopera da portare a termine entro la metà di dicembre, consisteva in un particolare
riadattamento della Rocca che, tramite la realizzazione di una "camicia muraria"
addossata al perimetro esistente, sul lato "di fuori" (cioè della metà di
Ponente), diveniva parte integrante del Castello, congiungendosi alle mura di questo. Il
muro da farsi doveva eguagliare le mura del Castello e in esso doveva aprirsi un
indefinito numero di "bombardiere". Vi è quindi perfetta corrispondenza tra
disegno e rogito.
Nonostante la rielaborazione, non considererei il disegno "una sorta di testamento di
morte di questa struttura" (S. Gelichi), poiché nel rogito i due muri da farsi entro
la fossa, per collegare i torrioni semicircolari a Nord e Sud con le mura del Castello,
vengono definiti "archi", il che presuppone il passaggio di acque. Di
conseguenza la scritta nel disegno "fossa fatta secha" può intendersi come
"fossa svuotata per loccasione"; daltra parte in documenti dello
stesso anno la fossa tra Rocca e Castello è considerata tale in tutti gli effetti.
Si riporta ora la prima clausola del capitolato dappalto: "che li detti
magistri muraduri siano tenuti fare el ditto muro de fora dela detta rocha, comenzando dal
muro de la terra (=castello) e seguitando intorno a li torrioni de ditta rocha cusi
vechi como nuovi ed suso el muro de detti torioni et fare dui archi sopra la fossa per
athacafe le dette mura inseme, de quatro teste secondo el consueto de ditto
Castello". Fra le altre clausole accenniamo a quelle relative alla malta legante
(calcina e sabbione) e al reimpiego di mattoni della Rocca stessa.

Veduta panoramica di Castel Bolognese
prima dell'ampliamento del 1425
(ricostruzione del Col. L. Marinelli)
Castel Bolognese: la scomparsa
"CHIESANUOVA"

Castel Bolognese: planimetria del centro storico nel
1857. La lettera I evidenzia la scomparsa "Chiesanuova"
Riguardo a
questo edificio sacro, da definirsi più correttamente "del Corpus Domini",
scriveva Padre Serafino Gaddoni: "E' in errore l'Emiliani nell'asserire che
Confraternita e Chiesa ebbero principio nel 1572". Invece a proposito della sola
chiesa, Giovanni Emiliani era nel giusto, come ci confermano due documenti conservati
nell'archivio notarile castellano; qui, nel vol. N° 69 troviamo un foglietto volante con
questa scrittura: "Nel 24 giugno 1572 fu fatto un mandato di procura dei Confratelli
del SS. Corpo di Cristo (o SS. Sacramento) chiedendo al vescovo d'Imola di vendere la
Chiesa e oratorio vecchio per fabbricare una nuova chiesa e oratorio nella strada detta La
Rocca". L'appunto trova corrispondenza in un rogito sotto tale data, pertinente al
vol. n° 68, pp. 78-79. Risulta evidente che la Confraternita castellana aveva il proprio
oratorio in luogo diverso da quello dove, a partire dal 1573, costruì il nuovo. Quindi
Padre Gaddoni è in errore, considerando la nuova fabbrica quale ristrutturazione e
ampliamento del precedente oratorio, che probabilmente risale al 1541, anno della erezione
della confraternita. L'oratorio del Corpus Domini nasce quindi a ridosso dell'antica Rocca
oramai abbandonata e, come noto, viene chiuso al culto nel 1811; d'altra parte non è
logico che intorno al 1541 la Rocca fosse ritenuta elemento difensivo inutile, tanto da
permettere costruzioni nelle immediate vicinanze. Resta, in ogni caso, da individuare il
sito del primo Oratorio o Chiesa, ma credo non sia impresa impossibile.
Castel Bolognese:
"pezzi" di castello in vendita
Verso la fine
del Settecento parte dell'area pertinente all'ex Rocca e l'attiguo terrapieno delle mura verso il
Torrione di Sud-Ovest erano praticamente adibiti a letamaio, tanto da indurre il locale
Governatore a emanare un severo bando affinchè il popolo potesse "venerare senza
incomodo di fetore" sia la chiesa del Corpus Domini che il Cimitero. Il problema si
risolse in ogni caso di lì a poco, mediante le seguenti operazioni:
-chiusura al culto della chiesa del Corpus Domini, acquistata poi da Antonio Tassinari;
-il trasferimento del Cimitero;
-la vendita di aree comunali.
Ci occuperemo di quest'ultima operazione fra gli anni 1812-1816. Nel 1812-13
l'Amministrazione comunlae aveva alienato, tramite asta pubblica, il Torrione detto
"della Rocca" (A), con annesso terrapieno delle mura (B), per Lire italiane 250,
offerte da Francesco Pacifico Barbieri; il capitolato d'asta prevedeva fra l'altro che il
compratore restaurasse a sue spese le mura interessate, non apportasse modifiche
strutturali "in perpetuo" a Torrione, mura e terrapieno e fosse obbligato a
concedere il libero accesso alla Guardia o Pattuglia in caso di necessità. L'operazione,
seppure regolare, fu tenuta in sospeso, finchè nel 1815 l'Amministrazione "si
accorse" che il prezzo di vendita era "un poco basso" e che i restauri
occorrenti avrebbero ora comportato una cifra ragguardevole; aumentata l'offerta dal
Barbieri in ragione di Lire 50, il 17 gennaio 1816 giunse il benestare dal Commissario
pontificio in Bologna.
Due mesi dopo fu deciso di alienare anche la porzione della "spianata della
Rocca" (C) di tornature faentine 0.3.7.5 posta fra il "vecchio cimitero"
(D) e l'ex chiesa del Corpus Domini (E). Ottenuto il consenso dai confinanti, cioè il
Barbieri sopraddetto e l'arciprete Domenico Contoli, il "pezzo di guasto della
Rocca" fu assegnato ad Antonio Tassinari, già proprietario dell'ex Chiesa, col
benestare della superiore autorità, ma senza l'esperimento d'asta previsto dalla Legge.
In particolare si dimostrò soddisfatto l'Arciprete, in quanto ottenne per il Cimitero
l'accesso (F) dal terrapieno comunale e la riedificazione del distrutto muro (G),
affinchè "il detto luogo venisse a salvarsi da ulteriori profanazioni".
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