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La Chiesa di San
Petronio
Itinerario artistico La chiesa di San Petronio si presenta con un
perfetto stile neoclassico, in unaccentuata simmetria dei volumi, con un marcato
richiamo ai numeri uno, due, tre e loro multipli che è presente nellintera opera
architettonica.
Allingresso della navata destra, nel vestibolo in basso, pietra sepolcrale di Bessarione Gambarelli (1581) e, sopra, epitaffio del 1844 dedicato a don Francesco Favolini che arricchì la chiesa di numerose suppellettili; dalla parte opposta, lapide a ricordo dellarciprete Paolo Andrea Camerini del 1835. La prima cappella è dedicata a Santa Teresa del Bambino Gesù; laltare è di scagliola dipinta a finto marmo, mentre lancona è dipinta con finte prospettive. Nella nicchia è collocata una statua in gesso della santa francese donata dalla nobildonna castellana Maddalena Gottarelli che lacquistò nel 1925 in Francia durante un pellegrinaggio al santuario di Lisieux. La seconda cappella è dedicata alla B. V. della Consolazione o della Cintura. Altare ed ancona sono di scagliola dipinta. Limmagine affrescata della Madonna in atto di abbracciare il Bambino è la stessa venerata nella precedente chiesa e davanti ad essa si costituì la Confraternita della Cintura, emanazione dellOrdine Agostiniano, che si richiama alla tradizione secondo la quale la Vergine apparve a Santa Monica, madre di SantAgostino, preoccupata perché il figlio tardava a convertirsi al cristianesimo, che la consolò assicurandone il ravvedimento e donandole la sua cintura come pegno del uso celeste intervento. Sullaltare si può anche ammirare unimmagine di Gesù Bambino, rivestita di un prezioso abito del XVIII secolo, proveniente dalla bottega dei Ballanti di Faenza. Pilastri e sottarco della cappella sono adorni di tredici ovati che raffigurano gli apostoli ed il Redentore, opera di un pittore popolare, forse Francesco Borghesi di Castel Bolognese detto Giapitèn. In due nicchie laterali sono esposte le statue di Santa Monica e di SantAgostino di autore ignoto. Sul pavimento, di fronte a questa cappella, è indicato il luogo in cui si conservano le spoglie di Francesca Barbieri, traslate in San Petronio il 6 giugno 1816 dalla chiesa del Corpus Domini. Nel 1940, nel corso dei lavori di pavimentazione, venne aperta la cassa contenente i resti della mistica castellana e fu ritrovato, in unampolla sigillata con la ceralacca, uno scritto, il cui contenuto risultava identico a quello riportato a mano accanto al nome della pia defunta nel libro dei morti del 1791 conservato nellarchivio parrocchiale. Lampolla fu di nuovo sotterrata. La terza cappella è dedicata al Sacro Cuore di Gesù; altare ed ancona sono di scagliola dipinta a finto marmo; la statua nella nicchia, in legno, è opera dello scultore imolese Gioacchino Meluzzi (1884-1953) e data dei primi del 900. Chiude la navata un portale con timpano semicircolare che nasconde il retrostante campanile; una piccola porta conduce in Sagrestia. Sul portale è dipinta a finta prospettiva un tenda verde, raccolta da due lati, opera del pittore imolese Tommaso Dalla Volpe (1883-1967). A lato, statua in cartapesta di San Giuseppe, opera di Enrico Dal Monte (1882-1968) della prima metà del XX secolo. Sopra il portale, grande epigrafe che ricorda la consacrazione della chiesa fatta dal cardinale Gregorio Barnaba Chiaramonti, di cui si ammira lo stemma, il 2 marzo 1788 ed il divieto, per ragioni igieniche, di seppellire i morti allinterno della chiesa. questo il testo: GREGORIUS BARNABAS CLARAMONTIUS CARD. Allentrata ci accoglie il Fonte
Battesimale, al quale si accede attraverso un cancello di ferro battuto del 700. Il
Fonte è costituito da una vaschetta ottocentesca di pietra gialla di Verona. A sinistra,
è conservata una vaschetta di fine del XVI secolo attorno la quale si legge: [PETRUS]
MARIA?GOTTARELIUS?RECTOR. Un dipinto ad olio, di anonimo del XVIII secolo, raffigurante il
Battesimo di Gesù, un tempo esposto sopra il Fonte Battesimale, è oggi conservato nel
Museo Parrocchiale. Dalla parte opposta è collocato lepitaffio del XIX secolo in
memoria dei fratelli Domenico Maria e Giuseppe Contoli, stimati sacerdoti castellani ed
insigni umanisti. IOANNI CAROLO BANDI CARDINALI Per un breve corridoio ove sono stati collocati i resti dellantico fonte battesimale e la Madonna con luccellino, bronzo di Angelo Biancini (1911-1988) datato 1960, si accede alla Cappella della Madonna di Lourdes. Il locale fu costruito quale seconda sacrestia, perfettamente simmetrica a quella presente in fondo alla navata destra, ma ha avuto nel corso dei secoli diverse destinazioni ed ultimamente era adibita in parte a cappella della grotta di Lourdes ed in parte a magazzino. La recente sistemazione, che ha interessato anche il corridoio dingresso e lattiguo locale che ospita limpianto di riscaldamento, è stata voluta dallattuale Arciprete mons. Gian Luigi dallOsso e realizzata nel 1998. La Cappella ospita nel fondo una imitazione della Grotta di Lourdes; i massi di roccia, estratti dalla vena del gesso nel Casolano, furono mandati nel 1933 dal sacerdote castellano don Francesco Bosi, Priore di Valsenio. Appesi alle pareti sei pannelli di rame, raffiguranti i quattro Evangelisti, la Madonna con la torre di Castel Bolognese, lUltima Cena, opera del castellano Mario Biancini (seconda metà del secolo XX), oltre ad un crocifisso ligneo del XVIII secolo e due lampioni processionali. Le maniglie della porta vetrata sono opera in ceramica di Angelo Biancini. La Cappella Maggiore Al suo centro è posto laltare maggiore che lArciprete Tommaso Gamberini fece
ricoprire in scagliola a finto marmo nel 1867. In fondo al coro una grande ancona
racchiude la Crocifissione, altra importante opera del Lombardi, proveniente dalla
soppressa chiesa di Santa Croce. Ai lati del Crocifisso stanno San Giovanni Evangelista e
la Madonna, mentre Maria Maddalena abbraccia la croce. La critica ritiene che le opere del
Lombardi presenti a Castel Bolognese appartengano allultima fase della produzione
dellartista "in cui laccademismo romano cede il posto
allaccademismo emiliano, e alla grandiosità raffaellesca subentra una ricerca di
grazia, ispirata alle stucchevoli raffinatezze del Parmigianino". Il gruppo statuario
è inserito in un paesaggio, tempera sul muro, opera di Romolo Liverani (1809-1872).
Solitamente la Crocifissione è coperta da un sipario dipinto nel 1941 da Tommaso Della
Volpe, rappresentante il trionfo della Croce. Altre opere darte. Si segnalano i quadretti della Via Crucis,
incisioni allacquaforte, datate 1779, provenienti dai torchi veneziani di Giuseppe
Wagner. Lorgano Un piccolo organo esisteva nel 1574; il secondo fu fatto nel 1589 a spese dei fedeli e della comunità, la quale elargì 100 scudi, un terzo fu acquistato a Bologna dallarciprete Guarini il 6 settembre 1691, costruito da Francesco Traeri di Brescia. Restaurato nel 1757 dal Bolognese Pietro Giovagnoni e nel 1789 da Domenico Gentilini di Medicina, subì nel 1810 un completo rifacimento, eseguito dal rinomato organaro Pietro Cavaletti di Parma, a spese dellarciprete Domenico Contoli e di don Francesco Favolini. Questo prezioso strumento perì col crollo del campanile nellinverno del 1944. Il quarto organo fu costruito dalla "Organaria Marciana" di Venezia nel dopoguerra e venne inaugurato nel 1962, pagato in parte dallo Stato in conto dei danni di guerra ed in parte dai fedeli e dellArciprete Sermasi. Tale strumento si dimostrò però ben presto inadeguato. Lattuale, inaugurato il 18 dicembre 1982, costruito dalla ditta "Fratelli Ruffatti" di Padova, è stato realizzato grazie al lascito testamentario del defunto Arciprete Giuseppe Sermasi. La Sacrestia. Il locale adibito a sacrestia è posto al termine della navata destra, oltre il campanile. Vi si può ammirare un grandioso armadio, proveniente dalla sagrestia della distrutta Chiesa del Pio Suffragio, opera di Luigi Beccarini di Castel Bolognese nella prima metà del XVIII secolo; altri due begli armadi coevi affiancano la finestra. Alle pareti sono esposte varie tele: SantElena di ignoto del XVII secolo ove la Santa è rappresentata mentre regge la croce davanti ad una finestra; Madonna del Carmine della Scuola di Tommaso Missiroli, secolo XVII; Santo Stefano di anonimo locale del secolo XVII XVIII dove il santo è rappresentato a figura intera in dalmatica e regge un giglio ed una palma sulla mano destra; SantOmobono attribuito ad Angelo Gottarelli ove il Santo è in piedi a destra e guarda con ispirazione una luce che scende dallalto tra cherubini, mentre a sinistra un garzone lavora al banco del sarto; Madonna addolorata e Cristo deposto di ignoto del XVIII secolo con la scena della Madonna col precordio trafitto da sette spade che siede ai piedi della croce e contempla desolata il Cristo morto; la morte di San Giuseppe, di ignoto di scuola Bolognese del XVIII secolo, la cui composizione ricalca quella famosissima del Franceschini; I santi Leo e Marino, anonimo, forse di scuola imolese del XVIII secolo dove la scena presenta la decapitazione dei due santi; ed infine San Francesco di Geronimo di ignoto, datato 1811, ove è raffigurato il Beato a capo scoperto, in stola e cotta abbraccia il Crocifisso. Il campanile. Del campanile a sud-est della vecchia chiesa, costruito nel 1438, si hanno vari ricordi. Nel 1653 è descritto alto e con tre campane; nel 1698 viene detto "alto circa 80 piedi (m. 35,17) e il coperto è fatto a pigna perfetta; vi sono due campane grandi et una piccola" e nel 1740 "di costruzione elegante,con tre campane, ma col pinnacolo o guglia cadente". Fu imposto più volte alla Comunità il restauro ma non sappiamo se fosse eseguito. Vari danni subì col terremoto del 4 aprile 1781, soprattutto la guglia che dovette essere demolita, non però da alcun capo mastro del paese, poiché nessuno ebbe lardire di accingersi a tale opera pericolosa: Don Giulio Ortolani, cappellano dellarciprete, con ammirevole coraggio intraprese e compì da solo tale lavoro, per cui in segno dammirazione furono pubblicate alcune poesie. La guglia fui poi ricostruita nel suo antico stile. Il campanile resistette sino alla vigilia di Natale del 1944 quando un bombardamento lo fece crollare sino a poco oltre laltezza della navata, rovinando nel presbiterio. Nel dopoguerra venne ricostruito, ma la cella e la guglia furono disegnati diversamente dal precedente. La parte bassa tuttavia, sino allaltezza della prima finestra, appartiene ancora alla primitiva costruzione. Il concerto delle campane. Nel campanile di San Petronio sono ospitate
quattro campane ivi collocate nel 1949. Le precedenti furono fuse nel 1816 a cura
dellArciprete don Francesco Favolini dalla fonderia dei Fratelli Baldini di
Roncofreddo e furono benedette lotto novembre dello stesso anno dal Card. Antonio
Rusconi Vescovo di Imola. Il Gaddoni riferisce che pesavano libbre 1.200, 650, 390, 370
rispettivamente. La requisizione del bronzo promossa dallo Stato non le toccò: ci pensò
la guerra a travolgerle assieme al campanile verso le 12 della vigilia di Natale del 1944.
Il giuggiolo secolare. Merita la dovuta menzione una pianta di giuggiolo cresciuta nel cortile a ridosso del muro della chiesa non lontano dal campanile. Lalbero, che offre gustosissimi frutti allinizio dellautunno, potrebbe essere stato piantato allepoca della costruzione della chiesa, oppure essere più antico. PAOLO GRANDI
GALLERIA FOTOGRAFICA (cliccare sulle immagini per ingrandirle)
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