Indice |
Scritti e memorie sulla Torre |
||
|
-indice analitico -introduzione
-leggi l'archivio del registro di presenza
|
MARIA LANDI
(ascolta l'audio: La_Torr.mp3 628KB) Nessuno si meravigliava del tuo esistere : eri lì da sempre e da sempre ognuno ti trovava lì allinizio della vita e lo accompagnavi fino alla fine sei suoi giorni. Col suono della campana che viveva con te, chiamavi a raccolta i bambini della scuola, avvertivi del pericolo che incombeva sul paese e sugli abitanti, davi lestremo saluto a chi si incamminava nel suo ultimo viaggio. Poi ci fu quel triste giorno in cui fu decretata, con mentalità bieca, la tua fine e tu rovinasti al suolo, come tutto il paese. Il paese risorse, ma tu no e noi da allora siamo un po più poveri. La steva sempr'im pì 'te' fond dla piaza, Stava sempre in piedi in fondo alla piazza,/ alta, squadrata, fatta di pietre antiche/ che avevano preso il colore del tempo/ cotte dal sole, screpolate dai ghiacci./ Aveva cinque-seicento anni la nostra torre/ quando la conobbi io nel trentanove./ Andavo a scuola al suono della sua campana/ la "dolorosa"/ che la mattina alle otto rintoccava./ Arrivava una donna la "Panena"/ con una grossa chiave arruginita,/ apriva un finestrino con una manovella,/ faceva uscire adagio una scaletta/ andava su e dopo qualche minuto/ cominciava lo stormir del campanone./ Noi bimbi che venivamo dalla campagna/ un po meno svegli di quelli del paese/ cercavamo di arrivare prima delle otto/ per poter stare a veder la cerimonia/ della donna che suonava il campanone./ Poi andavamo di corsa dietro il Suffragio/ dovera la fontana di "Ravaiol"/ che dava unacqua fresca e rugginosa./ Non mi piaceva affatto il suo sapore,/ ma andavo a bere lo stesso laggiù in fondo/ dentro quel buco scavato nella piazza./ E poi via, alla scuola guardando verso la torre/ che aveva un grande orologio su due facciate,/ verso la montagna e verso la vallata./ Ho imparato a conoscere i numeri romani/ guardando il suo orologio tutte le mattine./ Sei anni ci siamo viste quasi ogni giorno,/ io andavo a scuola, lei restava lì,/ badando al suo paese steso lì sotto/ proteggendo i castellani di là in cima/ come fa una chioccia con i suoi pulcini./ Lacqua, il vento, le bufere, i terremoti,/ niente, non le hanno fatto mai niente/ era robusta come una montagna./ Anche la guerra con granate e bombe/ le avevan fatto soltanto scorticature./ Ma un brutto giorno, poco prima che finisse linferno,/ la minarono ai piedi con cattiveria,/ e con un botto tremendo cadde giù./ Era ormai primavera, i primi di febbraio./ Il mondo era rovesciato sopra e sotto./ La cattiveria aveva fatto sparire in un secondo/ il segno più bello del nostro povero paese./ Tornò il bel tempo dopo qualche giorno./ Il rotto fu riparato piano piano,/ le case, le strade, le chiese, i campi devastati/ tornarono a nuova vita, risorsero./ Ma per la torre, per via dellignoranza.../ ...la sua Pasqua deve ancora arrivare.
|