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Indice

Storia della Torre      

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-indice analitico

-introduzione

-biografie di personaggi e artisti

-chiese

-monumenti ed altri edifici

-fatti storici

-miscellanea


In evidenza:

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La Torre di Castel Bolognese                    

(a cura di Ettore Badiali)

Costruita nel 1394, l’antica torre costituiva l’unico ingresso al neo castello fondato dai bolognesi a ridosso della via consolare Emilia. Secondo la tradizione fu progettata dall’architetto Giovanni da Siena ma a questo si deve probabilmente attribuire solo la sopraelevazione attuata nel 1425 quando il castello venne ampliato e la torre da porta che era si trovò inglobata nel centro fortificato. Cessata la funzione di porta al posto della fossa interna, in disuso, rimase un canale attraversato in corrispondenza della torre da un ponte ad unica arcata in muratura. Entrambi furono interrati tra il XV e il XVI secolo e, solo recentemente, in seguito a lavori stradali il ponte è apparso integro.
La torre era edificata interamente in laterizio con muri di fondazione spessi oltre un metro, oggi seppelliti sotto la piazza di Castel Bolognese.
Un’ iscrizione oggi conservata nel portico della residenza municipale, è stata riferita da quasi tutti gli storici alla torre sulla quale era stata murata in occasione della sua sopraelevazione riferibile al 1425.
Trasformata in torre civica più tardi, ospitava alla sua sommità una cella con due campane. Il grande orologio con numeri romani, fu posto nel 1861 a spese del comune.

Così rimase la nostra torre salda per quasi 600 anni, immune dai danni che i terremoti provocarono a varie costruzioni del paese. Ma alla fine dell’ultimo conflitto mondiale, quando ormai indenne era passata attraverso le distruzioni operate dalla guerra, l’ultimo atto scellerato dei tedeschi in ritirata fu quello di farla saltare con una carica di esplosivo. Era il 4 febbraio 1945.
La torre portava impresse le origini tardomedievali di Castello e di esso era divenuta l’emblema.
Perché allora non ricostruire il retaggio più significativo lasciatoci dai nostri progenitori bolognesi? L’insistenza con cui oggi la rappresentiamo come figura simbolica, sembra dettata da un inconscio sentimento di colpa per averla seppellita, perché altrove una cultura più illuminata non ha esitato a conservare ed a ripristinare.


LA TORRE DI CASTEL BOLOGNESE

di Oddo Diversi
tratto da "La Piè", Settembre/Ottobre 1964

Per assicurare gli abitatori dai pericoli delle vicende guerresche, il Senato di Bologna determinò nel 1388 di ampliare la Bastia e di provvederla di buone mura, di fosse e controfosse. Dall’anno suddetto perciò i lavori s’incalzarono rapidamente. Nel 1391, sotto la direzione dell’ingegnere architetto Antonio di Vincenzo s’iniziò la costruzione della rocca; nel 1392 si decretò l’edificazione delle Moline; nel 1394 quella della Torre.
Questa fu eretta da Giovanni da Siena e serviva da unica porta d’ingresso al castello. Nel 1425 in occasione dell’ampliamento della cinta, anche la Torre venne innalzata ed in quella occasione venne murata in un lato della Torre la seguente lapide: "Correva l’anno del Signore millequattrocentoventicinque e cominciava il mese di settembre al tempo in cui Roma lieta venerava Sommo Pontefice Martino (V) della nobile e cavalleresca prosapia dei Colonna – Lodovico Arcivescovo della città – dava a Bologna un’insolita pace senz’armi; era di Arles, reggeva con giustizia e dignità; a lui fu Patria la fertile ed amena Savoia; nacque dalla famiglia degli Almanni (o Alemanni): mentre era in carica accentrando in sé il potere spirituale e il civile fece queste fosse più ampie con argine alto e largo, e di tale difesa cinse il forte castello da far volgere in dietro gli opposti nemici. – Domenico Sandri mi fece".
La Torre poggiava su un caratteristico arco a sesto acuto, era provvista di un ponte levatoio e s’innalzava al di sopra del Castello quale sentinella diuturna. Fu munita della prima campana nell’anno 1621 "essendo Pontefice Massimo Gregorio XV Ludovisi Bolognese".
La campana maggiore fu "rifusa l’anno del Signore XVIII del Pontificato di Clemente XI dall’Ill.mo Giovanni Contoli Console ed Ill.mo Alessandro Gottarelli. Gli Ill.mi Francesco Guerrini Dottore in ambo le leggi e Giacomo Tassinari, assunti Deputati dall’Ill.ma Comunità di Castel Bolognese. L’anno del Signore 1718. Gaspare Landi fondeva in Cesena".
La data che fu posto l’orologio nella Torre non ci è stato possibile rintracciare, risulta che il primo orologio era a sistema italiano cioè "colla divisione del giorno in un periodo solo, e col segnale delle ore a tocchi di campana, non da uno a sei, come nel sistema francese, ma da uno a dodici. Nella seduta consigliare del 3 giugno 1786 (sabato Santo Pentecoste) fu deciso di apportare le modifiche decretate dal Governo Repubblicano e cioè di adottare il sistema francese. In tale occasione venne inaugurato il pubblico orologio "fatto fabbricare di nuovo dal Municipio di Castel Bolognese dal Signor Abate Giacomo Careras, ex Gesuita Spagnolo".
Si accedeva alla Torre campanaria mediante una scaletta che posava in una catapecchia appoggiata alla torre; stonatura edile che solo nel 1926 venne risolta dalla genialità di Nicola da Castel Bolognese (liutaio). La catapecchia venne abbattuta e in sua vece fu aperta nel fianco della torre una porta stilizzata chiusa da una scala porta che si apriva e chiudeva mediante una manovella posta in una nicchia in basso, e innestata in un perno girevole.
La soluzione del noto liutaio castellano fu definita dal Soprintendente ai monumenti d’arte medioevale e moderna dell’Emilia e Romagna "abile, ingegnosa, singolare e pratica".
Durante gli ultimi lustri sia l’orologio a due quadranti che la Torre sono stati soggetti a manutenzione e cure, poi…La notte del 4 febbraio 1945, quando più dura si abbatteva la guerra su queste belle contrade romagnole, fu segnata la fine dell’antica e quadrata Torre. La dinamite tedesca la demolì completamente. Cinquecentocinquantuno anno di vita: cinque secoli e mezzo di storia.
I castellani non hanno più la loro torre; l’orologio non segna più le ore; le antiche campane non fanno più udire le loro note ai paesani. Ma il tempo passa ineluttabile….; la storia delle piccole e grandi cose continua.

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