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Storia della Torre |
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La Torre Civica, costruita nel 1394, era a pianta quadrata,
ad unico fornice con arco ogivale, non troppo slanciata ed ospitava alla sua sommità tre
campane nonché il grande orologio con numeri romani, che guardava con un quadrante Piazza
Bernardi e con laltro Via Garavini. La scala interna che conduceva allorologio ed alla cella campanaria usciva dalla torre più o meno allaltezza dellarco del fornice, cosa che costrinse ad addossare al pilastro destro una piccola costruzione che racchiudeva il resto della scala. Tale stonatura edile fu risolta solo nel 1926 dalla genialità del liutaio Nicola Utili. La catapecchia venne abbattuta e in sua vece fu aperta nel fianco della torre una porta stilizzata chiusa da una scala porta che si apriva e chiudeva mediante una manovella posta in una nicchia in basso, e innestata in un perno girevole. La manovella era azionata quotidianamente da Giovanni Ravaglia che, oltre ad essere incaricato della manutenzione dellorologio, saliva a suonare la campana grande per avvisare linizio delle lezioni nelle scuole. Tale operazione suscitava sempre meraviglia e curiosità nei bambini che si recavano a scuola e nei ricordi dei piccoli castellani di allora viene descritta come una piccola magia. Un bambino privilegiato era Giovanni Ravaglia, nipote del Giovanni Ravaglia custode della Torre, il quale poteva seguire il nonno allinterno della Torre e scoprirne tutte le meraviglie interne. Nella testimonianza che segue, raccolta da Paolo Grandi, Giovanni Ravaglia ci fa rivivere questa specie di "cerimonia" che avveniva tutte le mattine sotto gli occhi dei bambini prima dellinizio delle lezioni : "Mio nonno Giovanni Ravaglia, detto Gianò, aveva avuto dal Comune lincarico della manutenzione dellorologio, provvedendo alle necessarie riparazioni degli ingranaggi di bronzo e mantenendolo sotto carica. Infatti il suo meccanismo funzionava a contrappeso come quello, per intenderci, di un orologio a cucù, e tutti i giorni occorreva far risalire i contrappesi che scorrevano allinterno della torre. Pertanto, ogni mattina il nonno vi si recava per un duplice scopo: quello della carica, e quello di suonare con la campana grossa. cento battute che chiamavano alle scuole i bambini del Castello e della campagna. Ero ben felice di seguirlo e di aiutarlo, specialmente per contare i rintocchi, che dovevano essere proprio cento esatti; ma qualche mattina mi recavo là da solo e, ligio alle sue raccomandazioni, non facevo salire nessuno, nemmeno i miei amici, che rimanevano giù nella piazza ad aspettarmi. Mi sentivo così più grande e più importante di loro: in fondo, svolgevo un servizio per la collettività. Per accedere alla torre occorreva ribaltare la porta che racchiudeva il primo tratto della scala, per mezzo della macchina ideata da Nicola Utili, estraendo da una nicchia, chiusa a chiave, la manovella che permetteva loperazione. Posati a terra anche gli ultimi scalini, abbastanza pesanti. tanto che, se ero solo, cercavo sempre qualcuno che mi aiutasse, potevo finalmente salire. Giunto allinterno della torre il secco e costante schiocco prodotto dal movimento delle lancette mi incuteva un po di timore: la mia fantasia immaginava la presenza di una strega o di una figura sinistra, oscura abitante di quellantro, intenta ad armeggiare tra gli ingranaggi. La scala di legno che conduceva fino alle campane girava lungo le pareti della torre, vuota al suo interno; dapprima si arrivava allorologio, ancorato ai muri con robuste travi di ferro. Era un incanto vedere muoversi i perni delle lancette che passavano da parte a parte tutta la torre. I due quadranti, uno affacciato sulla piazza, laltro su via Garavini, erano di vetro, divisi in dodici settori, sostenuti allinterno da un telaio di ferro, portanti ciascuno una cifra in numero romano. Sopra lorologio stava la cella campanaria, con tre campane. La più piccola non veniva suonata, la mezzana suonava i quarti dora, la grossa le ore. Mi piaceva affacciarmi dai fornici per ammirare i tetti e la campagna del nostro Castello. La guerra ci ha tolto anche la torre, alla quale ero molto affezionato. Dalle rovine ho salvato la lancetta delle ore di un quadrante che ho poi consegnato al museo cittadino, ove si custodiscono altri pezzi dellorologio". Di tutta questa operazione ci rimangono tre rare fotografie, scattate nel 1927 e conservate nel Fondo Utili della Biblioteca Comunale, che ci fanno vedere le varie fasi di discesa della scala e rendono perfettamente lidea di quanto fosse semplice loperazione descritta precedentemente nonché di quanto fosse ingegnosa e pratica linvenzione di Nicola Utili. Inoltre in Municipio, nella Donazione Utili, è tuttora conservato e visibile il modellino-progetto della scala : esso è datato 8 gennaio 1926 e anticipava fedelmente la modifica poi apportata alla Torre nel corso dello stesso anno. Sicuramente la nuova sistemazione dellingresso della Torre fu un piccolo evento che fece discutere il paese e che suscitò i timori e i dubbi di più persone, ironie e proteste dingegneri e preoccupazioni dei soprintendenti ai monumenti. Ma a lavoro finito tutto si placò e lo stesso Soprintendente ai monumenti darte medioevale e moderna dellEmilia e Romagna definì la soluzione "abile, ingegnosa, singolare e pratica". Tutta questa operazione viene raccontata con un tocco di poesia in un articolo di Francesco Balilla Pratella, apparso su La Piè del novembre 1927, il quale rende il dovuto omaggio alla genialità di Nicola Utili.
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