La concorrenza dei brustolini…

Natala

Natalina Morbidelli

I semi di zucca essiccati e salati, comunemente detti brustolini o bruscolini sono da sempre una ghiottoneria ed un passatempo da gustare al cinema od in teatro. Così è sempre stato ed a Castel Bolognese per un certo periodo, prima della guerra, vi era una agguerrita concorrenza di “brustolinaie”.
La prima era “La Murina” Giuseppina Zagonara, mamma di Anna Negrini la quale ha felicemente superato il secolo di vita e che per tanti anni ha dapprima affiancato, poi sostituito il commercio materno sia sotto il portico della via Emilia tra l’osteria di “Badò” e la ferramenta Soglia che davanti le scuole con il suo tipico carrettino.
La seconda era la mia bisnonna, Natalina Morbidelli in Gianandrea, giunta col marito da Ancona a Castel Bolognese agli inizi del novecento in quella che fu la prima ondata migratoria in città dovuta alla creazione del nodo ferroviario di Castel Bolognese: ferroviere era appunto il marito Giuseppe Gianandrea.
La “Natala”, come tutti la chiamavano iniziò il suo commercio di brustolini a Castel Bolognese. Munita di un cestino che teneva sotto braccio si recava così a teatro od in altri luoghi ove si tenevano spettacoli per vendere il suo prodotto. Lo stipendio del marito era buono e non avrebbe avuto bisogno di quell’introito, ma la passione per la salatura dei semi di zucca la spinse sempre a continuare il suo commercio. Un bicchiere da vino era la misura, un cono di carta il contenitore, un soldo il costo.
I castellani gradivano molto i brustolini della “Natala” e li preferivano a quelli della “Murina”, cosicché un giorno le due rivali s’incontrarono ed una chiese all’altra i motivi del suo successo commerciale. “Eh, fiola mia –disse la mia bisnonna Natala con la sua parlata marchigiana- io vado ad Ancona, prendo l’acqua del mare e salo i brustolini con l’acqua del mare” così facendo finta di svelare alla rivale l’arcano segreto del suo successo. La “Murina” se ne andò paga, ma nessuno può sapere se lei si convinse o meno di ciò che la “Natala” le disse. Di sicuro, questa commentò con le nipoti l’incontro dicendo “Cojona, cosa crede che le dico così i miei interessi?”.
I brustolini di Natala in questo modo continuarono ad essere i più graditi dai castellani fino alla seconda guerra mondiale (lei morì nel 1945 poco dopo la fine della guerra). Cosa ci fosse in quelle ceste, tuttavia, nessuno la seppe mai né lo saprà. Natalina infatti voleva rimanere assolutamente sola mentre procedeva alla salatura dei semi di zucca, né ha mai trasmesso ricette o segreti alle sue nipoti, cosicché la sua arcana salatura è morta con lei. Le sue nipoti: Alma, Romana e Marta Zannoni che mi ha sempre raccontato questa storia, Rosina, Claudia e Natalina Gianandrea, pur spiando la nonna, e qualche volta prendendo pure la scopa nel sedere, mai riuscirono a carpirne i segreti.

Paolo Grandi

Contributo originale per “La storia di Castel Bolognese”.
Per citare questo articolo:
Paolo Grandi, La concorrenza dei brustolini…, in http://www.castelbolognese.org

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