Ricordo di Fidelia Boschi, l’ultima ricamatrice

Il 3 marzo 2012 è scomparsa all’età di 84 anni Fidelia Boschi Cassiani. Era, quasi sicuramente, l’ultima ricamatrice (di professione) di Castel Bolognese. In un articolo pubblicato sul “Qui”, scritto da Oda De Sisti nel lontano 1993, e che qui si ripropone, Fidelia raccontò con passione la sua vita dedicata al ricamo. L’articolo cita anche un altro merito di Fidelia: fu donatrice emerita dell’AVIS e si fermò, con non poco rammarico, a un passo dalle 100 donazioni di sangue.

La vita appesa a un filo

Artigianato d’altri tempi. Tele, abiti, stoffe pregiate e decine di anni trascorsi con ago in mano a creare ricami, intagli, decori: incontro con Fidelia Cassiani, ultima ricamatrice di Castelbolognese

Chissà se Fidelia Cassiani crede al destino? Da ragazza non avrebbe certamente mai immaginato che quella che fu, all’inizio, una scelta di lavoro obbligata, col tempo si sarebbe rivelata l’espressione più consona alla sua personalità. Fidelia, giovanile e vivace, è forse l’ultima ricamatrice di Castelbolognese. Ci riceve nel soggiorno di casa sua, che è anche il suo posto di lavoro. Sul tavolo, piegate e ammonticchiate, ci sono molte tele: asciugamani, centrini, “americani”, fazzoletti, tovaglie… tutte ricamate in colori brillanti con motivi di fiori e frutta. Vicino alla finestra, appoggiata tra due sedie, c’è una grande tela ricamata a intaglio, forse una tenda, e indoviniamo che quello è il posto preciso della stanza in cui Fidelia si siede, durante le lunghe ore dedicate al lavoro. “Da piccola avrei voluto studiare, volevo fare la maestra, ma mio padre disse che solo i figli dei ricchi potevano permetterselo e così, a nove anni, fui mandata dalle suore a imparare a ricamare”. Punto a giorno, erba, ombra… e dietro a quei fili, i pensieri di una bambina che si faceva grande. “A quattordici anni ancora una volta non ebbi gran scelta: o andare a lavorare in fabbrica o andare a ricamare dalle sorelle Roda. Preferii il ricamo e imparai a farlo bene, così a ventidue anni, quando mi sposai, mi misi per conto mio”. Le sorelle Roda erano le più rinomate ricamatrici della zona: Caterina tagliava e predisponeva i disegni sulle stoffe, Iolanda si occupava dei ricami. Caterina era molto gelosa della sua arte e quando tagliava le tele per ricavare tovaglie e tovaglioli, lenzuola e federe, parures di ogni tipo, si chiudeva da sola in gran segreto in una stanza. Anche Fidelia sa tagliare e impostare i disegni: è un’abilità particolare che richiede grande concentrazione, per evitare errori e sprechi. Un tempo le famiglie facoltose amavano avere corredi con ricami sontuosi, che oggi ormai non si fanno più: diverse righe di “sfilature” e molti puntini, quadratini, triangolini, che obbligano la mano della ricamatrice a staccare continuamente il filo, senza che si debba vedere, a rovescio, il punto iniziale e finale. Fidelia faceva spesso anche le consegne per conto delle sorelle Roda e ricorda ancora, come fu sgridata quella volta che, in bicicletta e con la pila delle tele sul manubrio, perse l’equilibrio e cadendo rovinosamente, sporcò tutti quei bei ricami! Delle sorelle Roda, Fidelia conserva la scatola dei modelli per fare il complicato “punto Rinascimento”. E’ un ricamo, ci spiega, a intaglio, tutto in seta, che richiede una preparazione particolare: infatti tutti i cordoncini che servono per le parti in rilievo del ricamo, sono fatti uno per uno, a mano, con una tecnica precisa. Ora Fidelia ha rallentato il lavoro, ha incominciato a viaggiare e ogni tanto partecipa con soddisfazione a mostre di artigianato. E’ molto orgogliosa della “Fronda d’oro” che le hanno consegnato per le sue ottantacinque donazioni di sangue. Guarda con ottimismo al futuro e accetta con serenità la vecchiaia: “Dietro il ricamo ci ho messo una vita, ma finché avrò gli occhi buoni, continuerò a fare qualcosa”.

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Fidelia Boschi ritratta nel 1988 nella sede dell’AVIS mentre effettua una donazione di sangue. Si trattava della donazione n. 1500 dell’anno e perciò Fidelia venne omaggiata di un mazzo di fiori
(foto tratta dal volume “1961-2011 – 50° di Fondazione A.V.I.S. Castel Bolognese”

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