La tragica morte dei camionisti Ballardini (San Piero a Sieve, 10 gennaio 1933)

(a cura di Andrea Soglia)

Tra le professioni più a rischio di incidenti sul lavoro c’è quella del camionista. Vari sono stati gli autotrasportatori castellani ad avere perduto la vita mentre erano intenti a compiere il loro dovere. Un fatto che suscitò enorme impressione in paese fu la tragedia dei fratelli Francesco (26 anni) e Umberto Ballardini (18 anni), periti in un incidente presso San Piero a Sieve il 10 gennaio 1933.
Dimoranti in Borgo Carducci e noti con il soprannome di “Mistrac”, i fratelli Ballardini da carrettieri si erano evoluti, immaginiamo fra i primi a Castel Bolognese, in autotrasportatori. La notizia dell’incidente (sulle cui cause non fu mai fatta completa chiarezza ed i cui particolari si possono leggere in un articolo dell’epoca, che riportiamo integralmente) arrivò a Castel Bolognese tramite un telegramma spedito dal Commissario prefettizio Bianchi del comune di Borgo San Lorenzo al Commissario prefettizio di Castello, il colonnello Ercolani. Le salme dei due fratelli, trasportate nell’Oratorio della Misericordia di Borgo San Lorenzo dove furono loro tributate commoventi onoranze, furono poi traslate a Castel Bolognese e, dopo un partecipatissimo funerale nella chiesa di San Petronio (di cui riportiamo la cronaca), furono sepolte nel nostro cimitero, dove riposano tuttora. Pochi mesi dopo morì anche il padre dei due ragazzi e fu sepolto accanto a loro.
Sul luogo della tragedia la famiglia collocò una lapide a ricordo dei poveri fratelli, lapide che esiste ancora sul muro di cinta di Villa Corsini a Le Mozzete a San Piero a Sieve. Dopo decenni di abbandono, come racconta il sito www.okmugello.it, e in occasione del 60° anniversario dell’incidente, nel 1993 un settimanale locale contattò i discendenti dei due fratelli i quali disposero un restauro della lapide e incaricarono una persona del luogo di provvedere con regolarità ad adornarla di fiori freschi. Dopodiché, nel 2016, un lettore segnalò ai sito okmugello.it un “nuovo” stato di abbandono, complice anche la folta vegetazione presente sul muro di cinta della villa, che aveva in buona parte nascosto la lapide. Nell’estate 2017, come fa fede google street view, dopo una pulizia radicale del muro, la lapide risultava perfettamente visibile.
Un minuscolo pezzetto di storia di Castel Bolognese è quindi presente anche nel Mugello e di tanto in tanto, come ci riferì Stefano Borghesi, è stato visitato da qualcuno che ne conosceva l’esistenza o da qualcuno che, semplicemente, l’aveva scoperto casualmente passandovi davanti.

I particolari della tragica morte di due autisti di Castelbolognese in Mugello
(dal Corriere Padano del 12 gennaio 1933)
Le prime sommarie notizie circa la tragica fine del due fratelli Umberto Ballardini di 19 anni e Francesco di 27 anni, autisti di Castelbolognese, noti in tutta la zona col soprannome di “Mistrac”, hanno prodotto la più penosa impressione, anche per il destino crudele ed avverso che da qualche tempo ha imperversato contro questa laboriosa famiglia.
Ieri sera le salme del due sventurati fratelli, che la morte ha colpito insieme in terra Toscana, sono state traslate per cura della famiglia nella nativa Castelbolognese ed hanno dato luogo a manifestazioni di rimpianto e di solidarietà.
Circa il modo come la disgrazia è avvenuta, pochi particolari oltre quelli già da noi pubblicati, si sono potuti conoscere, perché nessun testimone oculare era presente al disastro.
Ripetiamo che i fratelli Ballardini, lasciarono Castelbolognese poco dopo mezzogiorno di lunedì e col loro camion recante la targa 31-RA, muniti di rimorchio vennero a Faenza, per fare eseguire all’officina meccanica di Giuseppe Lorio, la riparazione al freno a pedale del camion.
Va notato che dei due fratelli, uno solo e cioè il maggiore, doveva partire. Il minore era invece riluttante. E fu il padre Giuseppe il quale pregò il figlio Francesco di portarsi dietro in ogni modo il fratello minore, perché data la giornata nebbiosa e fredda era meglio che facessero in due al comando della macchina.
I due fratelli, eseguita a Faenza la caricazione di cento quintali di grano per conto del signor Spada Francesco dimorante fuori Porta Imolese 115, lasciarono la nostra città a tarda sera, dirigendosi col loro carico verso Firenze.
Essi avevano già fatto il peggio della via, avendo superato l’Appennino. La notte era fredda ed anche burrascosa, tanto è vero che al mattino dopo i monti erano bianchi di neve.
La traversata dell’Appennino per il passo di Casaglia deve avere richiesto dai due autisti uno sforzo continuo. Niente quindi di più facile che arrivati in Valle di Mugello, dove la [strada non] presenta difficoltà di sorta, abbiano rallentato la loro forza di volontà, lasciandosi vincere dalla stanchezza e dal sonno.
A che ora precisa sia avvenuta la disgrazia non è stato possibile stabilire. Si sa però che alle ore 4,30 il noto commerciante in pollami Peotti Mario di Brisighella, che con un camioncino carico di gabbie da polli si recava dalla città. nativa verso Firenze, per partecipare a quel mercato del martedì, giunto al Bivio delle Mozzette, tra Borgo San Lorenzo e San Piero a Sieve, proprio quasi di fronte alla villa del marchese Don Lorenzo Corsini, si accorgeva che un autotreno carico aveva sbandato nel fosso laterale della strada, precipitandovi.
II Mario Peotti, non notando nessun movimento intorno al camion, intuì che qualche cosa di grave doveva essere successo. Fermò il suo camioncino e con l’aiuto dei riflettori di esso poté con raccapriccio, constatare che nella parte anteriore del camion sbandato vi erano due giovani immobili, già irrigiditi dalla morte e freddi: il che lascia supporre che la disgrazia sia avvenuta molto prima delle ore 4,30 e probabilmente verso le tre.
Il Mario Pesotti dava subito l’allarme a S. Piero a Sieve. Accorrevano i militi della Venerabile Confraternita della Misericordia, i quali dopo lunghi sforzi riuscivano a liberare i due cadaveri ed a trasportarli nella camera mortuaria di S. Piero a Sieve.
Accorreva anche sul posto li Pretore di Borgo San Lorenzo, il quale poteva constatare che l’autocarro, sbandandosi verso il fossato di destra, non molto profondo, vi si era rovesciato da un fianco. II grosso carico dei sacchi nella caduta aveva fatto pressione contro la parte anteriore del carro, in modo che il Ballardini Umberto, che si trovava in quel momento alla guida del camion era rimasto schiacciato fra il volante ed il cassone del camion stesso, mentre il fratello maggiore Francesco si trovava schiacciato dal peso dei sacchi nella piattaforma.
L’ipotesi più verosimile che si può fare sul fatto è quella di uno sbandamento dovuto al sonno del giovanissimo conducente. Infatti in quel punto la strada non presenta nessuna difficoltà. Quindi non può trattarsi di una rottura né di freni, né di volante.
Dopo una notte così faticosa il giovane conducente, a cui era stata affidata la guida della macchina, dopo la traversata dell’Appennino, compiuta certamente dal fratello maggiore, dev’essere stato preso da un colpo di sonno ed aver quindi perduto la padronanza del pesante veicolo, sbandando nel fosso, prima che il fratello maggiore se ne fosse accorto ed avesse potuto in qualche modo correggere la marcia.
Qui cade in proposito ricordare ciò che altre volte abbiamo detto su queste colonne: sono ormai troppi gli incidenti e le vittime che si verificano in questo modo, dovuti quasi sempre alla stanchezza ed al sonno dei conducenti. Occorre un provvedimento legislativo che regoli questa materia e che impedisca alle macchine ed ai loro uomini di sottoporsi ad uno sforzo continuo, che non sono in grado di sopportare.
Il cordoglio e le manifestazioni di dolore di Castelbolognese verso le due nuove vittime del loro lavoro e del loro dovere, sono prova della simpatia che essi godevano. Ciò sia di conforto per la sventurata famiglia, contro cui il destino si è accanito ferocemente. Infatti il Francesco Ballardini che lascia la moglie ed una bambina di un anno, aveva avuto recisa la mano sinistra dall’elica del motore del suo autocarro e suo fratello Luigi, rimasto il superstite della famiglia era stato il protagonista di un pauroso incidente al passaggio a livello della Bologna-Ancona presso Imola ed in cui ebbe miracolosamente salva la vita
Le dichiarazioni del parenti delle due vittime sembrerebbero escludere la versione data della disgrazia.
Infatti essi ritengono che il disastro non sia avvenuto perché il guidatore era stato preso dal sonno. C’è la prova che poco prima i due fratelli si erano fermati ad una casa colonica per dare acqua al radiatore, quindi non potevano giustamente essere stati presi del sonno poco dopo.
Inoltre dalla posizione in cui e stato ritrovato il fratello maggiore si arguisce che egli aveva tentato di saltar fuori dalla macchina, quando si accorse che essa sbandava.
Si presume allora che un grosso sasso caduto o posto sulla strada abbia fatto deviare la macchina, portandola sul fossato di sinistra.

Echi di un tragico fatto
I solenni funerali dei fratelli Ballardini
(dal Corriere Padano del 13 gennaio 1933)
Ieri sera, alle ore 18,30, con un autocarro funebre giunsero le salme dei fratelli Francesco ed Umberto Ballardini, così tragicamente periti in prossimità di S. Piero a Sieve, la notte del 10 corrente.
Fin dalle ore 17, una folla immensa si era data convegno nei pressi della chiesa di S. Sebastiano, e quando il convoglio funebre è giunto si può dire che tutto il popolo di Castelbolognese fosse presente.
Si è formato un mesto corteo, preceduto dal clero e fiancheggiato da torcie, che ha accompagnato le povere salme nella chiesa arcipretale di S. Petronio. ove sono rimaste fino a stamane, vegliate dai parenti e dagli amici intimi.
Questa mattina, alle ore 8, l’arcipretale era rigurgitante di popolo ed è stata celebrata una messa solenne di requiem.
Indi, alle ore 9.15, ha seguito il trasporto delle salme al cimitero comunale del capoluogo.
Tutto il paese, senza distinzione, ha preso parte a quest’ultima dimostrazione di cordoglio. Il corteo, lunghissimo, intercalato da numerose corone di fiori dei famigliari,. parenti ed amici, era preceduto da un plotone del Corso Premilitare cui l’Umberto Ballardini apparteneva, e dal clero, poi le salme portate a braccia dagli intimi e seguite da tutta la cittadinanza.
Alla famiglia Ballardini, così duramente provata da tanta sventura, giungano vivissime condoglianze.

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