Artisti castellani
Un primitivo: Terenzio Monti

Basta guardarlo, sempre in tono dimesso,
senza preoccupazione di far bella figura, questo romagnolaccio dal facile eloquio, quasi
sempre in dialetto, sempre in contraddizione con se stesso (ama la donna che ritrae in
tutte le pose e non sposa, Si commuove per la sofferenza degli animali, si sofferma per
ascoltare il canto di un usignuolo o di una allodola e degli episodi francescani
preferisce la predica agli uccelli, ed è un veterano della caccia, ha una sua fede
sentita e non la professa) per riconoscere in Terenzio Monti, sempre in moto con
locchio vivace e la barbetta a punta, il temperamento di un artista primitivo e di
un uomo che non vuole dande o cavezze, ma segue, a dispetto di tutti, la sua inclinazione
e la sua ispirazione.
Non per niente il suo santo protettore al quale ha dedicato una parte della sua arte è il
figlio di Ser Bernardone, ribelle per amore alla famiglia ed alla società del benessere
del suo tempo, il suo filosofo è Alfredo Oriani (che ha plasmato a modo suo con
locchio accigliato, la bocca serrata, la barba fluente come un savio greco o un
senatore romano) sdegnato solitario che con "La lotta politica" ha colpito e
scolpito i tempi della nostra storia in piena libertà di interpretazione pur dei santoni
dellepoca e con "La rivolta ideale" ha fissato lo sguardo nel futuro, ad
una utopistica società, che non era certo quella del Regime, che laveva scelto, per
opportunità a precursore, il suo poeta è 0lindo Guerrini, non per le sue rime più che
boccaccesche, ma per la spregiudicatezza dello stile lontano da ogni artificio ed ogni
adulterazione zuccherata, così comune nella letteratura dellinizio del nostro
secolo.
Il carattere innato di cavallo brado lo portò in Africa dove rimase molti anni a contatto
della natura e dove scoppiò la sua arte di plasmatore. Senza aver frequentato scuole di
arte fece della creta il mezzo di trasmissione del suo pensiero e della sua fantasia e
delle sue mani agili e delicate, quando palpeggia il muso di un cane o il volto di una
donna già abbozzati e già vivi, gli strumenti vivi delle sue creazioni.
Sia per il carattere, sia per assenza degli altrui pregiudizi estetici, sia per
lambiente delle prime sue manifestazioni, il Monti non poteva essere che un
primitivo e quindi la sua arte non poteva non rispecchiare la verità del suo sentire.
Fra le opere che ha collezionato i volti delle donne africane sono i suoi prediletti:
ognuno ha una sua particolarità e rispecchia uno stato danimo ingenuo e sincero:
sono questi che fissano linizio di una attività che non ha un ordine fisso, che non
è programmata, ma che ha punte di "furore" con notti insonni e lunghe stasi che
portano lartista allaperto a parlar con i suoi cani o le sue gazze indiane o
con la doppietta e la cartucciera a cacciare in collina.
Come primitivo è legato alla realtà, come sentimentale imprime a questa il sigillo del
suo stato danimo proiettando la realtà nel regno del mito: nascono cosi "Vento
del deserto" viso tormentato dal vento del ghibli che ne disperde i capelli,
forgiandoli ad ali, "Tristezze" un volto, stagliato come un giglio, soffuso da
una tormentosa ansia interiore, "Filosofia e Poesia", sguardi soffusi di mistero
o sperduti nel sogno di una realtà trasfigurata, e sopratutto "Miserere", un
resto umano, un paria abbandonato a se stesso, un grido di vendetta contro un società
egoistica e distrutta, e "Bellezza" volto di popolana assunta a simbolo
dun arte spontanea e sincera.
Abbiamo detto che il Monti ama gli animali "perché anche se selvaggi non tradiscono
mai" e, sopratutto, i cani "amici fedeli delluomo": per questo non
deve stupire se nella sua produzione i cani abbiano gran parte: teste di lupi o di pastori
di varie razze, atteggiamenti momentanei di un boxer scrutante linvisibile padrone,
di un levriero ansioso in posta, di un pointer, il suo, pronto allo scatto, decine di
altri visti e riprodotti con occhio damore. Non manca allo studio del Monti
larte sacra: il Cristo soffuso, nel tormento da rassegnata dolcezza perché "ha
accettato il sacrificio per la salvezza dellumanità"; Francesco in due
atteggiamenti poetici, nel cantico del sole e nella predica agli uccelli, in pannelli che
attendono il seguito per una sintesi della vita dellassisiate: e non mancano volti
di bimbi sereni e tranquilli che hanno un nome: Sandro, Nicola, Gianni... Ma dominanti
nella stanza, fucina confusionaria di lavoro, e sempre in mezza oscurità, vi sono i busti
del Guerrini e dell0riani, due aspetti dellanima di questo romagnolo che si è
trovato allimprovviso un artista.
ANGELO DONATI
Testo tratto da La Piè, n. 1, 1973;
immagini tratte da un pieghevole stampato in occasione di una mostra di Terenzio Monti
tenuta a Imola nel 1979
Nota: Terenzio Monti nacque a Castel Bolognese il 14 febbraio 1909 da Terzo Monti
e Diomira Biancini. Scultore autodidatta, morì a Castel Bolognese il 17 gennaio 1987.
Personaggio caratteristico del paese, è stato uno degli ultimi castellani (se non
l'ultimo) a girare per il paese con la capparella, il tipico mantello romagnolo (nota a
cura di Andrea Soglia)

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