Tommaso Biancini (1801-1835)
Medico
di Andrea Soglia
Tommaso Biancini (1) nacque
a Castel Bolognese il 30 gennaio 1801 (2), da Giuseppe e Olimpia
Scardovi. Avendo egli dimostrato sin da fanciullo un non comune ingegno, fu collocato dal
padre nel prestigioso Seminario di Faenza, ove aveva studiato, qualche decennio prima,
anche il grande Vincenzo Monti. Una volta compiuto il corso di lettere umane, il giovane
Biancini si dedicò agli studi di filosofia e di geometria frequentando altre ottime
scuole di Faenza.
Trovando assecondata in famiglia la sua irresistibile inclinazione per gli studi
anatomici, nel 1820 il Biancini si trasferì quindi a Firenze dove, frequentando
lArcispedale di Santa Maria Nuova, conseguì, nel 1826, la laurea in Medicina e
Chirurgia.
Ottenuta la laurea, il Biancini potè dedicarsi completamente allanatomia e divenne
ben presto famoso per le sue preparazioni anatomiche che, oltre ad essere donate al Museo
anatomo-patologico dellArcispedale e a quello dellAccademia Medico-Fisica di
Firenze, furono persino spedite, a seguito di diretta richiesta, in America.
Il valore del Biancini fu ben presto riconosciuto anche dal Governo Toscano che, il 5
gennaio 1828, lo elesse a Dissettore e Ripetitore anatomico nellUniversità di Pisa.
Per opera sua fu istituito il Museo di Anatomia Umana, inaugurato il 15 novembre 1832.
Nel 1833, in sostituzione di un professore ammalato, si dedicò allinsegnamento
della fisiologia e della patologia in un modo talmente proficuo ed originale che, nel
settembre del 1834, un Motu Proprio sovrano gli conferiva il titolo di Professore nelle
sopracitate materie.
Appena tre giorni dopo la nomina a Professore il Biancini si ammalò gravemente,
sopravvivendo solo alcuni mesi. Morì, infatti, a Pisa il 16 febbraio 1835, lasciando la
moglie Francesca Alboni (sposata nel dicembre del 1825 (3) ) e due figli,
Francesco e Laura.
Il 7 aprile successivo, nella Chiesa di San Michele in Borgo, fu letto un Elogio funebre
in suo onore, scritto da Giovanni Carmignani.
Nel 1838 fu murata in sua memoria nel Museo Patologico di Pisa una lapide, con una
iscrizione latina. Anche il suo paese natale, Castel Bolognese, gli rese omaggio qualche
decennio più tardi, intitolandogli una via del centro storico.
Già dal 1823, quando era ancora studente, il Biancini iniziò a partecipare al dibattito
scientifico e pubblicò una dissertazione dal titolo Risposta di Tommaso Biancini
alla dissertazione del Sig. Giovanni Battista Bellini sopra la vera struttura
dellutero (4). In essa si dimostrava, attraverso osservazioni
ingegnose e nuovi argomenti di notomia comparata, lesistenza di fibre muscolari
allinterno dellutero.
Nel 1827 il Biancini si impegnò in ricerche anatomiche sui vasi linfatici, perfezionando
la tecnica di iniezione, inventata pochi anni prima da Paolo Mascagni, e pubblicando
sullargomento una monografia.
Nel 1828-29 Biancini studiò un feto privo di cervello e di midollo spinale, e scrisse una
memoria dal titolo Di una anencefalia. Osservazione anatomica fatta nel febbraio
1828. (5)
Nel 1833 Biancini di nuovo indirizzò i suoi studi verso lanatomia
dellapparato genitale femminile e stabilì dapprima la continuità del tessuto
fra lutero e la placenta, dimostrando che la comunicazione tra
luno e laltra era immediata, poi giunse a stabilire che la
placenta non è divisa in due parti, luna uterina laltra fetale, ma il suo
vero tessuto è unico, ramoso, reticulare, onde il sangue nutrica in un tempo stesso il
feto, e la placenta in cui si ravvolge.
I risultati di queste ricerche furono pubblicati in varie memorie, una delle quali si
intitola Sul commercio sanguigno fra madre e il feto (6).
Nel 1834, poco prima di ammalarsi, Biancini iniziò alcuni studi sul cuore e per primo
dimostrò che esisteva tra gli atrii, e i ventricoli un tessuto ligamentoso; nel
quale, come le radici di due diversi alberi in un terreno medesimo, le fibre musculari
delluna cavità, e dellaltra si impiantano. Fu dimostrata così la
continuità fra le fibre muscolari degli atrii e quelle dei ventricoli.
Per questi studi fu chiamato a partecipare a numerose Società Scientifiche, tra le quali
ricordiamo la Società Medica Chirurgica di Bologna (1828), la Società Medica di Livorno
(1830), lAccademia di Lettere, Scienze ed Arti Economiche di Bologna (1832) e la
Società Frenologica di Parigi (1834) (7).
(1) Gran parte delle notizie sulla vita del Biancini provengono da:
Elogio funebre alla memoria di Tommaso Biancini già professore nella Università di Pisa
detto nella Chiesa di S. Michele in Borgo il dì 7 aprile 1835, Pisa, 1835.
(2) La data di nascita corretta è dedotta dallatto di battesimo
(Archivio Parrocchiale di S. Petronio, Castel Bolognese. Registri dei Battesimi. Libro
XX). Lelogio funebre citato riporta come data di nascita il 21 ottobre 1801.
(3) Il Biancini sposò la faentina Francesca Alboni una volta ultimati
gli studi, dopo 6 anni di fidanzamento e di lontananza. La rara fedeltà degli sposi
colpì Giovanni Damasceno Bragaldi, illustre politico e letterato di Castel Bolognese, che
compose il sonetto di nozze.
(4) Risposta di Tommaso Biancini alla dissertazione del Sig. Gio B.
Bellini sopra la vera struttura dellutero, Firenze, 1823
(5) Di una anencefalia. Osservazione anatomica fatta nel febbraio 1828,
Pisa, 1829
(6) Sul commercio sanguigno fra madre e il feto. Lezione detta
allAccademia Medico-Fisica Fiorentina nelladunata del dì 9 dicembre 1827,
Pisa, 1833
(7) Biblioteca Comunale di Castel Bolognese: G. EMILIANI, Cenni storici
biografici di Castelbolognese, manoscritto.